ZOLA PREDOSA

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Cenni Storici

Numerosi e importanti ritrovamenti archeologici attestano l'insediamento umano in questi territori già dall'Età del Bronzo, in particolare frammenti di strumenti lapidei e di vasi con manico ad anello; il Museo Civico Archeologico di Bologna custodisce alcuni splendidi reperti che documentano e raccontano delle culture villanoviana, etrusca (pregiati corredi funebri, vasi) e romana (spade e lance in ferro, bellissime figure in bronzo e monete di età augustea). Il territorio comunale si sviluppa lungo la Via Bazzanese, l'antica Via Claudia romana il cui tracciato, anche se in parte modificato, si sovrapponeva alla ancor più antica Via Petrosa, probabilmente villanoviana, che collegava Bologna a Modena. Notizie risalenti al Medioevo si evincono da documenti conservati nell'Archivio di Stato di Bologna ed in quello dell'Abbazia di Nonantola: prima di appartenere al Comune bolognese le comunità di Gesso, Zola e Predosa rientravano fra i possedimenti di Matilde di Canossa. Nel 1144 Zola giura fedeltà a Bologna e nel 1164 anche Gesso viene sottomesso. Pochissime le tracce giunte fino ai giorni nostri: le lunghe guerre fra Guelfi e Ghibellini, le ripetute invasioni straniere e soprattutto il sempre più crescente dominio bolognese hanno causato la distruzione dei castelli di Gesso e Zola, così come di molte chiese, riedificate nei secoli successivi. Il XII secolo vede una fiorente attività di produzione vitivinicola: nella metà del Duecento infatti nasce la “Strada dei brentani”, realizzata per agevolare il trasporto di vino dalle valli del Lavino e del Samoggia verso Bologna. Oggi, in un progetto di ripresa e valorizzazione, tale strada (solo simbolicamente corrente sul tracciato originario) è denominata “Strada dei vini e dei sapori”. Nel XVI secolo il territorio di Bologna, e quindi anche Zola Predosa, entra a far parte dello Stato della Chiesa e vi resta per circa tre secoli, governata dal Cardinale Legato, incaricato dal Papa, e da un Senato formato dai rappresentanti delle famiglie nobili, tra le quali gli Albergati, i Magnani, i Pepoli; la stabilità politica del periodo permette e favorisce le tappe dello sviluppo economico, sociale e culturale di questi territori, visibile ancora oggi attraverso testimonianze architettoniche, artistiche e ambientali. In particolare fioriscono le attività manifatturiere: una delle più importanti è la produzione di laterizi e gesso, che comporta la realizzazione di varie fornaci oggi scomparse. Nel 1805, nel Piano di aggregazione dei piccoli comuni e di distrettuazione del Dipartimento del Reno, elaborato dalle classi dirigenti del napoleonico Regno d'Italia, il Comune di Zola Predosa viene inserito nel Cantone di Bazzano all'interno del Distretto di Bologna. Cinque anni dopo è compresa nel Cantone e nel Distretto di Bologna ed unisce a sé, in qualità di aggregato, la località di Gesso. Con la restaurazione del primato pontificio su Bologna, il Comune di Zola, con la località di Gesso, fa capo alla Podesteria di Anzola dell'Emilia nel Governo di Bologna. Essendo stato insignito della Croce di guerra al Valor Militare per i sacrifici delle sue popolazioni e per la sua attività nella lotta partigiana durante la seconda guerra mondiale, Zola Predosa fa parte delle città decorate al Valor Militare per la Guerra di Liberazione.

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