VEROLANUOVA

Cambia Comune

Storia

 
Storia

CENNI STORICI

La formazione geologica: Il suolo verolese è costituito dai depositi alluvionali del periodo Olocene, datato quindi a partire da 20.000 anni fa e non ancora conclusosi. Questi depositi formano strati consistenti che poggiano su una coltre più antica, generalmente impermeabile. La pianura verolese, pertanto, è prodotto dell'opera millenaria dovuta al trasporto, al riempimento del mare preesistente ed alla sedimentazione dei materiali portati dai fiumi Oglio, Strone, Mella e tanti altri ora ridotti a fossi, scarpate o scomparsi del tutto. Questo lentissimo ma grandioso lavoro iniziato nell'era Quaternaria, subisce una intensificazione soprattutto dopo le glaciazioni e durò più di 3 milioni di anni. La nostra pianura è dunque l'esito di una colossale opera effettuata dai ghiacciai e dai fiumi che erodono le Alpi e trasportano materiale a valle. Secondo la pendenza, la velocità ed il percorso dei fiumi, tali materiali si sono depositati dai più grossi (pietre, ciottoli) ai più fini (ghiaia, sabbia, argilla e limo). Sul finire delle glaciazioni la pianura padana si presenta come un'area malsana e paludosa. Ciononostante verranno a prendervi dimora i primi uomini. Siamo così alle soglie della preistoria. Nel territorio verolese non vi sono tracce rilevanti di presenze umane. Lungo il corso del fiume Oglio, tuttavia, sono testimoniati spostamenti e frequentazioni con piroghe di gruppi preistorici, certamente dal Neolitico in poi, come dimostrano tanti ritrovamenti di resti di queste imbarcazioni nel suo alveo. La mancanza di abbondanti reperti non significa che questa zona fosse allora sconosciuta o non attraversata dagli uomini del tempo ma, soltanto che essi non vi si stanziarono per lunghi periodi. C'è da ricordare che la zona era paludosa, che il Mella sfociava nell'Oglio e che questi fiumi, parecchio più estesi di oggi, erano caratterizzati da forte instabilità. A Verolanuova, in località "Dosso Negrone", sono stati trovati nell'ottocento, due reperti di bronzo attribuiti alla "Cultura del Bronzo medio". Prima dell'invenzione e dell'uso diffuso della scrittura in Lombardia si registrano fenomeni antropologici di notevole interesse. Nella bassa pianura a nord dell'Oglio le genti che vi risultano stanziate presentano una maggiore e meglio definita territorialità stabilita sulla base dei caratteri di somiglianza e sulla scorta della loro cultura materiale ovvero, su quali utensili adoperavano. L'epoca successiva (500-350 a.C.) ci introduce nella storia tramite un lento ma evidente cambiamento tecnologico e culturale dovuto all'arrivo in pianura di genti portatrici: Liguri, Veneti, Etruschi e Celti. Nel territorio del bresciano si stanziò il popolo celtico dei "Cenomani". Queste tribù si sono diffuse nelle zone più fertili della pianura e di preferenza su dossi o terrazze nei pressi dei fiumi. La pianura a sud di Brescia è stata teatro di vari e travagliati avvicendamenti aventi come discriminante sempre il fiume Oglio. In epoca romana, tale confine naturale, per quanto a lungo rispettato, ad un certo punto non fu più limite ai coloni del territorio di Cremona che si spinsero a nord del fiume per una profondità di parecchi chilometri. In epoca comunale fu operata una grande sistemazione idraulica con la deviazione dall'Oglio di numerose rogge della pianura. Il momento di Augusto fu decisivo per lo sviluppo della rete viaria e l'intensificarsi della rete dei traffici. L'importanza delle singole strade variò nel tempo, a seconda delle funzioni cui esse assolvevano, ma tra le molte vie si distinguevano la Brescia - Cremona nel periodo repubblicano e la Milano - Verona in quello imperiale. Il quadro dei rapporti di Brescia con le altre città, per quanto frammentario, indica legami particolarmente intensi con Verona e Cremona. Da tutto ciò si nota che la zona tra Brescia e Cremona assunse nell'epoca romana una enorme importanza e da qui si può risalire alle origini romane di molti paesi della bassa bresciana quali Pontevico, Manerbio ed altri. Questi centri sorsero lungo i tre principali Decumani: strada Cremona-Manerbio-Brescia, strada Cremona-Quinzano-Brescia, strada Cremona-Orzinuovi-Brescia, costruiti dai Romani per la conquista della Gallia. Verolanuova, però, non ha origini romane accertate, a causa della sua posizione decentrata, si trova infatti esattamente tra due Decumani. Comunque le prime notizie con una certa base storica dell'insediamento abitato possono risalire al 1100. Scrive il Guerini:"Il territorio di Verolanuova, come quello di Verolavecchia, apparteneva al pubblico Demanio. Ancora nel sec. VIII era incolto e denso di boscaglie. Intorno al 760 dagli ultimi re longobardi venne assegnato alla nascente Badia di Leno da essi fondata, la bonifica agraria, che doveva essere compiuta da monaci e dai loro vassalli. Difatti nei diplomi imperiali, dove vengono elencati i beni della Badia Leonense si trova sempre accennata una Erola. Si è dunque dinanzi al nucleo primitivo della bonifica compiuta nei secoli VIII-IX-X-XI dove, furono compiute opere ingenti di incremento agrario dai feudatari del monastero. Fra questi spicca principalmente la famiglia dei Capitani di Gambara, alla storia della quale è legata la storia delle due Verola, tanto che Verolanuova era chiamata "Verola Alghisia" dal nome di Alghisio Gambara". Dal nord provengono gli Ongari lungo i tre Decumani che attraversano la pianura. Questo popolo forma il primo insediamento Verolese sulle rive a nord del fiume Strone. La zona più antica è individuabile nel quartiere che sorge intorno al Castel Merlino, residenza della famiglia Gambara. Attorno al 1630 viene fondata la chiesa principale del paese, dedicata a S. Lorenzo martire. La costruzione del palazzo comunale di Verolanuova risale agli stessi anni. Da una carta del Catasto Austriaco del 1852 si nota che nell'arco di 45 anni lo sviluppo urbanistico è tutto sommato ridotto, il vero grande cambiamento si nota nell'area chiaramente destinata alla ferrovia; Dal 1809 al 1898 l'ambiente urbano non si è espanso, ha però subito un completamento, ovvero sono state edificate abitazioni e cascine che hanno dato più organicità alla struttura dell'abitato. Giunti alle soglie della Prima Guerra Mondiale con una situazione stabile si può notare che non esistono significative espansioni abitative, si può solo ipotizzare la costruzione di singoli edifici. Punti salienti dell'intero sviluppo del primo periodo post bellico sono alcune delle zone industriali più importanti del Comune quali l'Ocean , sorta sul confine con Verolavecchia a Sud del fiume, un gruppo di calzaturifici a Nord - Est, adiacenti alla strada che porta a Breda Libera ed un grande complesso per la lavorazione dell'amianto oggi riconvertito. Alla stessa epoca risalgono anche le costruzioni del campo sportivo, della scuola elementare, della scuola media e della casa di riposo per anziani. All’inizio degli anni Ottanta si assiste ad un'espansione di caratteristiche analoghe a quelle della precedente: a Nord dello Strone una fascia limitrofa al preesistente, a Sud invece il completamento della maglia urbana. E' da evidenziare il fatto che a questi anni risale la costruzione del quartiere delle "ville nel verde", del complesso industriale che travalica la circonvallazione Nord, delle due aree industriali presso le cascine Caselle e Bettolino e della scuola superiore di ragioneria. Gli anni Novanta vedono sostanzialmente un forte incremento industriale nelle aree già a questa vocazione ed il completamento del tessuto abitativo con le tipologie a schiera e a condominio. Cadignano frazione di Verolanuova Le prime notizie certe su Cadignano risalgono al 1192 con l'atto dei feudi di Leno che attesta la consistenza del feudo di Delfino di Cadignano. Come per Verola ,proprio durante il regno di Desiderio, nel 760 il territorio di Cadignano viene donato alla Badia di Leno. Sembra accertato ancora che dopo il Mille Cadignano come paese non esistesse ancora, ma facesse parte di un comprensorio di alcune "curtes", collegate da una strada rotabile romana e di un ospizio "curtis" intitolato ai Ss. Nazaro e Celso. Le opere di bonifica e l'aumento di popolazione fecero poi di Cadignano un ricco centro agricolo, tanto che nel 1400 già esiste un castello e un Comune, in cui è certa la presenza di un fabbro e di un mulino sulla strada per Scarpizzolo. Da un documento 1195 sembra ci fosse a quel tempo un convento benedettino nel paese di cui però ai nostri giorni si è persa quindi ogni traccia. Quando nel sec. XIV, per motivi politici, religiosi e tecnico - economici, crolla l'organizzazione dell'abbazia lenese, anche perché sono venute meno le vocazioni monastiche e sono rimasti deserti i monasteri, Cadignano diventa un Comune e si trova a gestire in parte i beni monastici rimasti. Nel 1410 si ha notizia di una parrocchia di Cadignano. Le notizie successive a questi anni sono frammentarie e di difficile reperimento, Cadignano infatti non è ancora parte del territorio verolese, non rientra quindi in alcun catasto ne Napoleonico ne Austriaco del comune di Verolanuova. L'accorpamento con Verolanuova avverrà solo in epoca fascista nel 1928. Da rilevare che dallo stesso anno e fino al 1948 nel medesimo comune è annessa anche Verolavecchia. Breda Libera frazione di Verolanuova: Non se ne conoscono le origini che, a giudicare dal nome sembrerebbero longobarde. Bisogna notare con attenzione la posizione strategica di Breda Libera situata, a brevissima distanza, a sud di un incrocio fra due strade romane: quella che, da Offlaga scende in linea retta da Nord verso Verolanuova e l'Oglio, quella che collega trasversalmente la via cremonese con la via quinzanese. Non è improbabile che i Longobardi vi tenessero non solo un allevamento di cavalli e di bestiame, ma anche una piccola guarnigione, per il controllo sia dell'allevamento, sia delle due importanti strade. La prima notizia su Breda Libera è un atto notarile di compravendita tra Guelmino, figlio di Ottone, e Alberto Gambara per un piccolo appezzamento di terreno su cui nascerà il castello Gambara. L'atto risale al 1197. Sulla carta malatestiana del 1408 non compare comunque Breda anche se già esistente. La prima carta che dà indicazioni urbanistiche su Breda è il Catasto Napoleonico del 1809. Da qui si può vedere l'estrema regolarità dei confini di Breda Libera, delimitata su tutti i lati da strade perpendicolari fra loro. Nel 1898 Breda non è cambiata molto, sono state edificate due aree a sinistra di via della Chiesa e sotto via degli Abbeveratoi. Fino agli anni 1965-1970 Breda Libera non cambia in modo sostanziale la sua configurazione urbanistica, sorge quindi, in quel periodo, un complesso industriale di dimensioni consistenti, all'incrocio tra la strada che congiunge Cadignano con Manerbio e la strada che congiunge Verolanuova con la statale Orzinuovi-Brescia-Mantova. Successivamente Breda Libera non subisce ulteriori apprezzabili sviluppi del tessuto urbano. -Verolanuova: secondo Guerrini Verola deriverebbe da vigriola, termine che significa 'terreni incolti'; in un altro opuscolo basandosi sul dialetto erola, egli risale all'etimo era = aia e conclude che verola significa piccola aia; secondo Olivieri il nome di Vérola sembrerebbe riflettere villula, se pure non un latino viriola, 'cerchietto', allusivo, in tal caso, al fiumicello Verrone (che oggi è detto Strone); secondo Gnaga Verola è il nome volgare dell'edera elix; Vegher = terreno incolto e non lavorato; etimologia: se la pronuncia è Veròla forse è l'alterazione di Verona, nome reto-ligure, se è Vérola forse è derivato da villula; secondo Bottazzi in origine Virola o Verola si riferisce probabilmente al fiume locale largo una dozzina di metri e che venne nominato poi Strone dai Longobardi da "stro" che nelle lingue germaniche significa fiume. Il nome di Virola passò o rimase ai due villaggi che sorsero o che sorgevano nei due luoghi ove il fiume abbandonando il suo rettilineo andamento da nord verso sud fa un doppio gomito a forma di Z per poi riprendere in entrambe le località la sua direzione normale. E' a questo virare del fiume che deve risalire Verola, toponimo al diminutivo. -Cadignano: Il toponimo ha assonanze col gallico e con il latino e potrebbe significare 'punto di passaggio di un fiume', da gat (in gallico passaggio), in-agno (in latino fiume, gallico acqua). -Breda Libera: Il toponimo viene dal germanico-longobardo e significa "spazio vuoto", "pianura aperta" o "aperta campagna". Prima recava il genitivo "gambara" e poi "maggia", dai suoi proprietari Gambara e Maggi. L'aggettivo "libera" fu apposto dai giacobini nel 1797.

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