VEROLANUOVA

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Palazzo del Municipio (già Palazzo GAMBARA)

Il corpo principale è attribuibile alla fine del secolo XVI. Il fabbricato originale era probabilmente su una planimetria a forma di U, il terzo piano è stato aggiunto nel Settecento; un’altra ipotesi, riconduce la planimetria ad una forma a T. Bello il porticato, formato da dieci arcate strette e alte, con colonne toscane in marmo di Botticino; fatto raro in architetture di questo tipo, è il numero pari di campate.
 
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Piazza Libertà

La Piazza si presenta come un anfiteatro racchiuso tra gli edifici del centro storico. L’accesso alla piazza è possibile da 4 ingressi e dal ponte sul Gambaresca, il corso d’acqua che un tempo divideva il Palazzo signorile dal resto del tessuto urbano.
 
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Basilica Romana Minore S.Lorenzo M.re

La chiesa parrocchiale fu consacrata dal vescovo di Brescia Morosini il 30 giugno 1647. Questo nuovo tempio andava a sostituire il precedente, troppo modesto per le crescenti esigenze di una comunità in continuo sviluppo. L’ampia navata è formata da 6 cappelle laterali con volta a botte e finestre laterali a tutto sesto. LA FACCIATA: Rimasta incompleta, accenna motivi ornamentali a testimonianza di un preciso intento decorativo. L'ampio ed alto frontone, a timpano triangolare, è completato da due torricelle, impostate sugli angoli della facciata: un impianto architettonico di non facile riscontro in territorio bresciano. La semplicità delle linee di ordine toscano sottolineano l'essenzialità dell'intero organismo, rendendo, unicamente alla cupola, senso di grande spazialità. Di stile composito, a doppio ordine, è il pregevole portale. L'INTERNO L'imponente composizione spaziale interna a croce latina, di tipica concezione controriformista, voltata a botte liscia, trovasi costantemente cadenzata da larghe ed alte lesene corinzie, sormontate da un elaborato cornicione a fregio rinascimentale in rilievo, dalla costante e continua linea d'ornato, che si sviluppa per tutto l'intero contorno. L'ampia, unica navata si presenta ritmata dalle laterali cappelle (tre per parte), interposte alla portante struttura, aperte da alti archi e sottolineate dalle corinzie lesene. In relazione alle sottostanti cappelle, il grande vaso presenta la volta alleggerita da sei semicircolari lunette sovrastanti altrettanti finestroni a tutto sesto, separati da intercapedine muraria rispetto agli ampi varchi esterni. Il transetto trovasi delineato dallo spazio di intervallo fra i quattro archi trionfali a tutto sesto, anch'essi impostati su lesene corinzie, che sorreggono, al centro della pianta cruciforme, l'alto tamburo della cupola. Nei pennacchi angolari d'incrocio degli archi del transetto trovano luogo quattro altorilievi a medaglione. Così concepita, la composizione basilicale sottolinea le due grandi cappelle poste all'estremità del transetto, approfondendo maggiormente il presbiterio, già di per sé allungato, in cui la curva dell'abside si richiude superiormente a catino, seguendo la pianta semicircolare del coro. Il pavimento della sala in lastre di pietra, ribassato rispetto al pavimento policromo del presbiterio e delle laterali cappelle, sottolinea anch'esso le linee della composizione. La luce, oltre che dalle finestre del tamburo, entra anche dalle due alte ed ampie finestre poste in corrispondenza del timpano della parete di fondo delle cappelle laterali del transetto e dalle due grandi finestre laterali del presbiterio. L'effetto complessivo‚ è veramente di grande suggestione. LA CUPOLA: Sopra i pennacchi d'incrocio degli archi del transetto, impostato su di un primo cornicione rinascimentale, munito di elegante ringhiera, si innalza un alto tamburo, coronato da un secondo cornicione, su cui poggia la cupola: altro elemento di rarità nell'architettura bresciana del Seicento. La struttura muraria del tamburo, ad andamento interno circolare, assume all'esterno forma prismatica ottagonale, con una snella finestra per lato. La soprastante cupola, in struttura muraria dal profilo interno sferoidale, risulta coerentemente risolta all'esterno in forma di calotta ad otto spicchi, su complessa ed indipendente struttura lignea centinata, rivestita da lastre di piombo. Il profilo esterno è poi coronato da una lanterna ottagonale, aperta a belvedere, che porta al culmine un angelo in rame sbalzato, girevole sul proprio asse, recante sul petto lo stemma cardinalizio dei Conti Gambara e la data del 30 novembre 1674 con il nome di Lucrezio Gambara, prevosto pro-tempore. Ai primi del'700 la chiesa, anche se disadorna, si presentava completa nelle sue strutture murarie Le opere d’Arte: Nel frattempo avevano trovato collocazione al suo interno alcune opere di artisti della fine del'500, che probabilmente provenivano dalla precedente parrocchiale. Vi troviamo, infatti, importanti opere del Trotti detto il Malosso, del Mainardi detto il Chiavechino riferibili alla fine del '500 e di Pietro Ricchi detto il Lucchese della prima metà del'600. Alcuni pregevoli altari in legno intarsiato di scuola bresciana e cremonese, iniziati nella seconda metà del XVII secolo, ed ormai compiuti, si arricchivano poi, specialmente durante il XVIII secolo, di opere d'arte di immenso valore. Il merito dei Gambara mecenati fu quello di aver scelto fra i migliori artisti del tempo, incominciando da Francesco Maffei (1625-1660) il cui momento verolese coincide forse con la fase più forte della sua creazione, ad Andrea Celesti (1637-1712) i cui grandiosi teleri si montarono nel primo decennio del '700, continuando con Giovanni Battista Tiepolo (1696- 1770) con le sue ariose scene bibliche di rilevanza estrema, per arrivare a Ludovico Gallina (1752-1787) che con ampiezza di respiro venne a compiere la sua ultima opera, finita dallo scolaro Tantin. Si può tranquillamente affermare che la scuola pittorica veneta è qui presente in tutta la sua evoluzione, riassunta nei suoi contenuti più grandi ed espressivi. Nel tempo, l'interno andava poi completandosi con altre preziose opere, come le marmoree balaustre di varia tonalità ad incastri floreali (1683), le cantorie di scuola cremonese, il settecentesco coro, l'altare maggiore in marmo striato verde (1832) ed il prezioso organo dei fratelli Lingiardi (1875). Per le decorazioni, volute dal Prevosto Don Francesco Manfredi, bisogna arrivare ai primi del '900. L'architetto Antonio Tagliaferri ne segui i lavori, ispirandosi per l'ornamentazione al Gesù di Roma, chiamando a compiere le decorazioni d'omato i manerbiesi fratelli Cominelli e con essi altri pregevolissimi pittori, quali i verolesi Roberto Galperti e Benedetto Lò. Il lavoro d'ornato della cupola è opera di Angelo Cominelli, il medaglione della volta e gli Apostoli sono opera del valente pittore bresciano Gaetano Cresseri (morto il 17 luglio 1933), gli Angeli della cupola sono del Galperti. Mentre l'interno della chiesa veniva così completato, l'architettura esterna del fabbricato rimaneva incompiuta nella sua maestosa solidità, nella semplicità delle sue linee di ordine toscano piane e severe, nonostante la facciata accenni a qualche motivo ornamentale. Nel 1901 l'architetto Antonio Tagliaferri ebbe a ridisegnare la facciata, cercando di legare con lo stile del portale ed abbondando in fregi ed ornati: il progetto, contrastante con le linee e le robuste partiture architettoniche esistenti, non ebbe seguito, rappresentando così una semplice esercitazione accademica.
 
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Palazzo Maggi in Cadignano

E’ un complesso architettonico assai rilevante di Cadignano, composto da unità residenziali e corti rustiche. L’esterno si presenta austero. Elegante la torretta, con passaggio arcuato, che consente la vista sulla campagna e sulla fascia boscata dello Strone. Una delle stanze interne è affrescata con importanti figure dipinte da Lattanzio Gambara. Tra i soffitti e le volte affrescate si possono mezionare opere di Giulio Campi e vari artisti di scuola bresciana. Mirabile è il camino nella sala che prende il suo nome: sono raffigurati i segni del fare scultura ed architettura del cinquecento.
 
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Le Piazze

Diverse piazze caratterizzano il paese: Piazza Madre Maurizio Malvestiti, su cui si affaccia la Basilica si San Lorenzo; Piazza Beata Paola Gambara; Piazza Alghisio, Piazza Donato.
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Castel Merlino

Fu la prima abitazione dei Conti Gambara all'inizio del dominio del loro feudo. Finito il dominio dei Gambara il castello è passato a proprietà private. Sede della Fondazione "Morelli", l'ultimo proprietario che l'ha lasciato in dono, con le sue proprietà, per l'istituzione della stessa, ospita un asilo nido. Di quel che fu un solido baluardo feudale abbiamo oggi una versione cinquecentesca. La merlatura, che lo caratterizzava è scomparsa in seguito a rifacimenti. Ha un profondo fossato, muratura a scarpa e cordolo in laterizio lavorato a toro che caratterizza tante nostre architetture del cinquecento. Segni del passato: Sul portone lo stemma in pietra della famiglia Gambara. Trattasi di un Gambero sormontato dall'aquila incoronata. Sono ancora presenti le feritoie per il ponte levatoio; All'interno, nel cortile, vi è l'antico pozzo con stemma nobiliare. Dalla lieve altura si coglie una bella vista sull'ampia area che degrada verso il corso fluviale. Nel 1463 nacque a Castel Merlino la Beata Paola Gambara.
 
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Itenerario Naturalistico - Parco del Fiume Strone

Comunemente si dice che il fiume Strone nasce dal laghetto di Scarpizzoli (San Paolo). In realtà, osservando le carte tecniche regionali si nota che nel laghetto si immettono lo Strone Basso o Stronelli e il Fosso Strone. Lo Strone Basso nasce da sorgenti il località Corno a Nord di Scarpizzolo. Il fosso Strone deriva dalla confluenza delle rogge Torcola e Fenarola nella quale confluisce la roggia Provaglia. La Fenarola nasce nella frazione di Gerolanuova in una località situata tra l’ex cascina Mangiaine e la cascina Celeste. Dal laghetto lo Strone scende a Cadignano e con corso molto tortuoso passa fra Scorzarolo e Verolavecchia per giunger, dopo un percorso di circa 10 km., a Verolanuova. L’ultimo tratto del fiume, di circa 8 km, fra Verolanuova e lo sbocco sull’Oglio, è accidentato e con notevole pendenza. Lo Strone ha inizialmente piccole dimensioni e diventa via via più grande, per l’apporto di vari affluenti. E’ alimentato da rogge, da risorgive e da colatori irrigui: dalla roggia Fiumazzo nei pressi di Cadignano e dal Rio Lusignolo, che va ad incanalarsi nella Seriola del Molino prima di immettersi nello Strone dopo Scorzarolo. A Verolanuova viene alimentato dalla Roggia Gambaresca. Presso la cascina Vincellate viene deviato con la “seriola comunale di Pontevico”, destinata all’irrigazione. E’ definito uno scolmatore naturale con ampio paleo alveo. Per le particolari ed importanti caratteristiche paesaggistiche e naturalistiche è stato istituito il Parco sovra comunale del Fiume Strone, comprendente l’intero corso del fiume e le relative zone golenali. La costruzione risale alla fine del XII secolo.

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