VALLEFOGLIA

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Montefabbri

Un borgo dove il tempo si è fermato e da dove si gode di un emozionante colpo d’occhio sulle colline e campagne circostanti, immersi nel silenzio. Posto sull'antica via che da Colbordolo porta a Urbino, il castello di Montefabbri svetta solitario, protetto dalle sue mura che hanno contribuito a mantenere nel tempo gli antichi caratteri e un ritmo di vita scandito dalle leggi delle stagioni. E all'interno del borgo, dentro la cinta muraria del XII secolo, tante meraviglie... Sopra l’arco d'ingresso fa bella mostra di sé la Madonna del latte, in pietra arenaria del XV secolo. Ma la vera sorpresa è la pieve di San Gaudenzio che conserva le più antiche opere decorative in stucco delle Marche, scagliole in bianco e nero di uno stesso autore ignoto: paliotti, pannelli e lapidi risalenti alla fine del XVII secolo. La chiesa è ricca di marmi, ha una cripta del XII secolo dove sono custodite le spoglie di Santa Marcellina (patrona del borgo) e una quattrocentesca torre campanaria alta 25 m. Si racconta che sul catino del battistero, ricavato da un cippo marmoreo romano, sia stato battezzato il Beato Giansante Brancorsini di Montefabbri. Il castello vive la sua rinascita economico-sociale dalla metà del XVI secolo fino al 1744 con il conte del feudo, l’architetto civile e militare Francesco Paciotti e la sua famiglia.
 
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Colbordolo e il Centro culturale Giovanni Santi

Il centro storico di Colbordolo, posto tra Pesaro e Urbino nella vallata del fiume Foglia, conserva una torre e le antiche mura del castello risalenti al XII secolo, che documentano la sua funzione storica in epoca medioevale e rinascimentale: ambito e privilegiato borgo d'avvistamento, conteso tra i Malatesta e i Montefeltro. Incendiato e distrutto nel 1446, "... el paternal mio nido..." di Giovanni Santi, dedica alla memoria dell’illustre cittadino l'omonimo Centro Culturale, che ospita una mostra documentaria permanente con riproduzioni delle sue opere, dove è presentata una sintesi dei vari aspetti dell'attività dell'artista: pittore, letterato, scenografo e autore di rappresentazioni teatrali, e padre del grande Raffaello. Nella chiesa romanica di San Giovanni Battista si ammira una pregevole tela di Claudio Ridolfi, la Madonna col Bambino e i Santi (1605).
 
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Talacchio

Ancora un piccolo centro del Comune di Vallefoglia, un tempo castello fortificato di cui restano le tracce nell'assetto territoriale. Gravitante sulle vicende storiche di Urbino è ricordato per il valoroso condottiero di Federico II da Montefeltro, Belenzone. Del passato il borgo conserva la chiesa parrocchiale risalente ai primi dell'800 in cui ammirare una tela di S. Michele Arcangelo attribuita a Claudio Ridolfi (1574-1644). Il prodotto tipico del luogo è la crescia di Pasqua -protagonista di una conosciuta sagra del Lunedì dell'Angelo-, una sorta di panettone salato a base di formaggio pecorino, che si accompagna con salumi locali, uova sode e vino dei Colli Pesaresi.
 
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Pontevecchio: il mulino e il ponte

Una località densa di storia. Lo testimoniano un ponte romanico costruito ad arcate a tutto sesto, alto oltre venti metri e lungo sessanta, semidistrutto dal passaggio dell’ultimo fronte bellico e un mulino idraulico di epoca medioevale. Costruito insieme al ponte in epoca rinascimentale, svolgeva funzioni molitorie, difensive e di controllo delle vie di comunicazione, grazie alla sua posizione strategica sulle sponde fluviali vicino al confine di stato. L'edificio, dotato di mura possenti, è rimasto in funzione fino ai primi anni del '900, integrando e arricchendo nel tempo le sue attività con la macina per l'olio di seme di lino, l'ingualchiera per la follatura di tessuti e la turbina per la produzione di energia elettrica. Il mulino è entrato in un programma di recupero promosso dalla Regione Marche nel 2002 per curarne il restauro. Oggi trasformato in Centro visite delle attività molitorie, l'imponente manufatto rinasce con nuove funzioni sociali, culturali ed economiche ospitando abitazioni, aule didattiche, risorse documentarie, mostre.
 
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Sant’Angelo in Lizzola

Sede del Comune di Vallefoglia il centro storico di Sant'Angelo in Lizzola, che dalla sua cinta muraria offre magnifici scorci delle vallate circostanti, nasce anticamente dall'unione di due castelli vicini tra loro. Appartenuto ai monaci, poi alla città di Pesaro e infine alla corte roveresca urbinate, è trasferito dai Della Rovere al loro gentiluomo di fiducia Giulio Cesare Mamiani, cui si deve la costruzione di una superba residenza ora sede municipale. Dell'edificio originario, forse progettato dal geniale e illustre concittadino Giovanni Branca e danneggiato nella II guerra mondiale, resta oggi solo la torre, che con i suoi 20 metri di altezza domina l'intero paese. A fianco del palazzo Mamiani, si ammira la chiesa di San Michele Arcangelo, costruita tra il 1689 e il 1710 in stile rinascimentale, che custodisce pregevoli dipinti e arredi. L'altra nobile famiglia che segna le vicende di Sant’Angelo in Lizzola è quella dei Perticari, mecenati e vivaci animatori di un cenacolo intellettuale frequentato dai più brillanti ingegni dell'epoca: Vincenzo Monti, Gioachino Rossini e Giacomo Leopardi. A loro si deve la costruzione della chiesa di Sant'Egidio, oggi recuperata, che spicca con la sua facciata neocinquecentesca in laterizio. A pianta ottagonale, costruita tra il 1684 e il 1688, la struttura mostra intatto l'im-pianto decorativo originario, con le tele di Giovanni Venanzi di Ginestreto (1627-1705, allievo di Guido Reni e di Simone Cantarini) e l'altare rivestito in oro zecchino.

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