UNIONE COMUNI DEL CAMPOSAMPIERESE

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Breve storia di Campodarsego

Le prime notizie relative a Campodarsego risalgono alla fine del XII secolo. Si tratta nel dettaglio di un documento in cui si fa menzione ad un luogo denominato Villa Campi de Arsico. Tale toponimo fa riferimento ad un luogo disboscato e reso produttivo (campus) vicino ad un corso d’acqua (Arsicus). Il territorio conobbe tuttavia insediamenti umani in epoche ben più antiche. Nel periodo paleoveneto, infatti, l’Alto Padovano si presentava ricco di vegetazione e godeva di un clima piuttosto mite. I Romani furono in particolare i primi a sfruttare le caratteristiche morfologiche della zona, realizzando la centuriazione dell’agro padovano, che determinò sia l’organizzazione che l’aspetto delle campagne locali. Il “Graticolo Romano”, probabile opera del periodo augusteo, è tuttora visibile in questa parte della pianura veneta. Con la diffusione del Cristianesimo si costituirono le prime Pievi, importanti centri religiosi e politici. A Campodarsego operava la Pieve di Sant’Andrea, già documentata a partire dal VI secolo. Intorno all’anno Mille essa divenne proprietà di Speronella Dalesmanina, nobildonna singolare, alla quale dovevano essere versate obbligazioni tali da mantenere soldati e cavalli della scorta. Alla sua morte le sue proprietà passarono al figlio Jacopo, il quale dilapidò tutto il patrimonio in breve tempo. Nei secoli successivi, il territorio venne annesso al feudo di Camposampiero, quindi, nel 1405, alla Serenissima. Sotto la Repubblica di Venezia, la zona venne beneficiata da importanti interventi di carattere pubblico, che diedero impulso alll’agricoltura e al commercio locali. Con la caduta della Repubblica di San Marco alla fine del XVIII secolo, si avvicendarono i governi stranieri di Francia ed Austria, fino all’annessione all’Italia nel 1866.
 
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Breve storia di Camposampiero

Numerosi ritrovamenti archeologici nella zona di Camposampiero hanno confermato le origini romane del luogo. Una delle scoperte più importanti sono le fondamenta di un edificio rustico rinvenute in località Straelle nel 1986. A confermare l’antichità del luogo è anche la sua particolare collocazione geografica, lungo la via consolare Aurelia che collegava Padova ad Asolo ed il cui tracciato è ancora oggi riconoscibile nell’attuale Strada Statale che attraversa il centro. Occorre tuttavia attendere il Medioevo per assistere ad un vero e proprio sviluppo socio-economico di Camposampiero, grazie soprattutto all’intervento dei monaci benedettini che intrapresero un importante lavoro di bonifica finalizzato a recuperare il territorio alla produzione agricola. In epoca medioevale è inoltre documentata la presenza di una rocca circondata da una cortina muraria e torri. Nel 1231 Sant’Antonio da Padova, cogliendo l’invito del suo amico Tiso Camposampiero, giunse nella cittadina e soggiornò nel piccolo convento fatto costruire dai feudatari nelle vicinanze del castello, presso la Chiesa di San Giovanni Battista. Nel XIII secolo Camposampiero entrò nella giurisdizione della Repubblica di Padova, mentre nel XIV secolo passò sotto la dominazione dei Carraresi. Nel 1405 il borgo divenne una podesteria della Repubblica Veneta, con estensione del suo potere su altri ventisette comuni rurali. In funzione del ruolo acquisito, il centro mantenne istituzioni proprie e consigli locali liberamente eletti. Nel 1513 il Castello fu gravemente danneggiato dagli eserciti della lega di Cambrai, che, dopo aver incendiato Noale, rinnovarono l’attacco anche a Camposampiero: i danni subiti produssero un progressivo declino del castello, fino alla sua quasi totale distruzione avvenuta nel XVIII secolo. Caduta la Repubblica Veneta nel 1797, con l’avvento di Napoleone, Camposampiero fu eletto a sede di una viceprefettura alle dipendenze di Padova, che comprendeva tra gli altri i centri di Cittadella e Mirano. Dopo la caduta di Napoleone Camposampiero passò sotto il dominio austriaco e la popolazione prese parte con fervore alle lotte risorgimentali.
 
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Breve storia di Loreggia

Centro attraversato dall’antica via Aurelia, dalla quale, pare, derivi anche l’attuale toponimo, Loreggia trova menzione per la prima volta in un diploma dell’Imperatore Ottone I di Sassonia, datato anno 972. Il luogo fu in seguito oggetto di aspre contese tra padovani e trevisani, placate solo con l’affermazione del dominio veneziano, a cui seguirono secoli di pace e benessere interrotti solamente dalla guerra della Lega di Cambrai. In epoca moderna il paese seguì le sorti dell’intera regione, assistendo al crollo della Repubblica di San Marco, all’arrivo dei francesi e degli austriaci e all’annessione all’Italia nel 1866.
 
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Breve storia di San Giorgio delle Pertiche

Il territorio sangiorgese si presentava nell’antichità ricoperto di paludi, a causa dei numerosi corsi d’acqua che attraversano la zona. Le prime bonifiche vennero operate dai romani. Ad essi si deve anche la realizzazione di una delle principali vie di comunicazione della zona, l’antica Via Aurelia, attuale Statale del Santo. Ai Romani succedettero i longobardi, i quali lasciarono importanti tracce della loro cultura. Ad essi sembra risalire anche l’origine del toponimo: San Giorgio, infatti, era uno dei santi più amati da questa popolazione. Per quanto riguarda la derivazione “delle pertiche”, invece, le ipotesi sono diverse: alcuni studiosi ne attribuiscono l’origine ad un’usanza funeraria longobarda (quella di piantare aste di legno, sormontate da colombe, in ricordo dei morti sepolti in altri luoghi), mentre altri la fanno risalire al termine romano utilizzato per misurare il terreno (la pertica appunto). Già nel XII secolo la città era conosciuta con questo nome. In quei tempi San Giorgio delle Pertiche era sottoposto alla giurisdizione del Vescovo di Padova, che qui possedeva numerose proprietà (tra cui un castello e un palazzo dominicale), e il quale amministrava queste terre con i cosiddetti “marici” concedendo anche Statuti particolari (tra i primi ad essere promulgati su tutto il territorio del padovano). A San Giorgio esisteva anche un castello, probabilmente collocato dove ora sorge la parrocchiale, distrutto con l’inizio della dominazione della Serenissima. Durante il medioevo la Chiesa di San Giorgio delle Pertiche acquisì notevole importanza politica ed ecclesiastica, diventando Pieve. Ad essa appartenevano diverse chiese, tra cui quelle di Santa Maria di Panigale, Arsego, Santa Giustina in Colle, Campodarsego, Fratte, San Martino “de Carbantone”. La frazione di Arsego, deriva il suo toponimo da un probabile fiumicello che scorreva nel suo centro. Anche questo nucleo è di origini molto antiche: viene infatti citato già nel 1130, in un atto vescovile. In quel periodo era già esistente anche la Chiesa, dedicata ai Santi Lamberto e Martino di Tours. L’attuale edificio è invece di origine settecentesca. Tra gli altri centri abitati ricordiamo Cocche (dove sorge la piccola Chiesa delle Mercede, voluta dalla popolazione per l’immunità ottenuta da un’epidemia di colera), e Cavino, il quale deve il suo nome alla centuriazione romana. In questa località sorge la Chiesa dedicata al Sacro Cuore di Gesù, che durante la Seconda Guerra Mondiale custodì importanti reliquie di Santi.
 
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Breve storia di Santa Giustina in Colle

La prima popolazione che abbia abitato l’attuale territorio di S. Giustina in Colle è stata quella dei Veneti, che verso la metà del I secolo d.C. si è fusa con la dominante cultura romana. E’ in questo periodo che il territorio, prevalentemente paludoso per la presenza di numerosi fiumi, viene bonificato mediante canali che convogliano le acque lungo gli assi della centuriazione, dando vita a tanti appezzamenti di terreno abitabili e coltivabili. Questa organizzazione del territorio chiamata oggi “Graticolato romano” non ha subito sostanziali modifiche fino ai periodi a noi più recenti, almeno nelle zone al di fuori dei maggiori nuclei abitati. Di fondamentale importanza per questo territorio è la nascita dell’antica pieve di Santa Giustina, tra il IV e il V secolo d.C., che assume notevole importanza religiosa fino almeno al 1138 quando sarà affiliata alla chiesa di San Giorgio delle Pertiche. La civiltà e l’organizzazione create dalla dominazione romana vengono spazzate via dalle devastazioni barbariche fino all’epoca di Carlo Magno che dà inizio alla ripresa di un’organizzazione regolare. Risalente al periodo medioevale è il castello di S. Giustina che doveva trovarsi presso il fiume Tergola, appartenente alla nobile famiglia Tergola appunto, vassalli del vescovo di Padova; una residenza signorile, simile alle posteriori aziende agricole, purtroppo andata distrutta. I secoli XIII e XIV sono tristemente caratterizzati dalle lotte fra i signori e le città vicine, alle quali partecipano indirettamente le zone rurali devastate da ruberie e violenze. A questo periodo negativo pone fine la Repubblica di Venezia che nel XV secolo acquista tutto l’entroterra veneto portando finalmente pace e benessere, una tranquillità interrotta purtroppo da ricorrenti pestilenze. Nel 1797 con il Trattato di Campoformio, Napoleone Bonaparte pone fine alla Serenissima e assegna agli Asburgo i suoi territori. Durante il napoleonico Regno d’Italia S. Giustina in Colle diventa sede di un Delegato Comunale. Dopo il Congresso di Vienna il Veneto torna agli Asburgo; al Comune di S. Giustina viene inglobato il territorio di Fratte. Dopo le guerre di Indipendenza la storia del Comune si lega a quella del Regno d’Italia di Vittorio Emanuele. Date significative per la vita di S. Giustina saranno successivamente il 1877 anno in cui nasce la linea ferroviaria Padova-Camposampiero-Fratte-Cittadella-Bassano, che cambia notevolmente le abitudini dei suoi abitanti, come pure il 1938 quando arriva nel Comune la luce elettrica.
 
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Breve storia di Villanova di Camposampiero

Le prime testimonianze storiche in merito al territorio di Villanova risalgono all’epoca romana, con la centuriazione dell’Agro Padovano. I primi insediamenti sono tuttavia documentati solo a partire dal Medioevo, quando le abitazioni cominciarono a raggrupparsi intorno alle chiese principali, dette Pievi. A Villanova si fondò la Pieve di San Prosdocimo oltre Brenta, che alcuni studiosi ritengono edificata prima dell'arrivo dei Longobardi, nel 568. Le prime fonti storiche a fare menzione all’abitato di Villanova risalgono ai primi anni del XII secolo e, più tardi, nel 1173, quando gli Alvarotti, antica e nobile famiglia padovana, acquistarono la signoria del luogo da Cunizza, moglie del conte padovano Giacomo Manfredini. Il XV secolo segnò l’affermazione del dominio veneziano sul territorio: Villanova venne divisa in due ville, Villanova con la Pieve di S. Prosdocimo e Murelle, ognuna organizzata intorno alla propria chiesa. A sua volta queste vennero divise in Comuni da loro dipendenti. Il Comune di Villanova nei suoi confini attuali venne istituito il 28 settembre 1810, mentre l’11 Agosto 1867 venne ufficialmente denominato Villanova di Camposampiero.
 
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Breve storia di Villa del Conte

La storia di Villa del Conte è strettamente legata alla dominazione veneziana in terraferma, durata quasi quattro secoli, nel corso dei quali la presenza veneta ha lasciato, da un lato, un patrimonio artistico e culturale molto ricco e dall’altro, ha realizzato una profonda trasformazione del territorio attraverso canalizzazioni, strade, sfruttamento delle zone boschive e ripartizioni agrarie. Fin dal XIV secolo, la conformazione geografica di Villa del Conte, bagnata dal fiume Tergola, ha rappresentato un elemento di attrazione per il patriziato veneto e lo sviluppo dei suoi interessi economici. Il fiume, infatti, non solo rendeva possibili spostamenti rapidi e poco dispendiosi delle merci ma favoriva anche la nascita di molte attività economiche legate all’acqua, come le pile da riso, i folli da panni e i mulini. Le terre comunali, dal canto loro, seppur poco fertili a causa della perenne umidità, costituivano un investimento economicamente redditizio e allettante, soprattutto nella prospettiva di sfruttare quelle terre per la coltivazione del riso. La coltura di questo cereale, seppur contrastata dalle autorità della Serenissima, trovò ampio spazio a Villa del Conte e in altri comuni limitrofi fino al XIX secolo, garantendo alla nobiltà veneziana rendite elevate. La prosperità e la ricchezza economica garantite dal dominio veneziano portarono alla costruzione di numerosi edifici dominicali e residenze signorili, alcuni dei quali si sono conservati fino a noi. I palazzi dominicali più antichi di Villa del Conte risalgono al ‘500 e vennero edificati dalle famiglie Morosini e Dolfin. Quest’ultima casata composta da diversi rami familiari, riuscì, tra la seconda metà del ‘400 e il secolo successivo, ad assumere il controllo di tutto il centro cittadino, nonché delle poche strutture pubbliche esistenti. Per affermare ulteriormente il loro potere politico ed economico, i Dolfin fecero affrescare il prospetto del palazzo affacciato sulla strada e decisero l’edificazione dell’oratorio di San Nicolò. I Dolfin divisero il monopolio della città con la potente famiglia Morosini, i cui primi possedimenti a Villa del Conte risalgono alla seconda metà del XV secolo. All’inizio del ‘600, questa famiglia era proprietaria di oltre 500 campi, a cui si doveva aggiungere la contea in località Sant’Anna (Morosina), creata dal ramo familiare detto della “Tressa”, a seguito delle concessioni di Pandolfo Malatesta, signore di Cittadella. Nella prima metà dell’800, entrambe le famiglie abbandonarono il paese: Leonardo Dolfin alienò tutte le sue proprietà alla famiglia degli Zara, mentre i Morosini le cedettero ai Calbo Grotta. Questi ultimi acquisirono anche il palazzo dei Lion, eretto nelle vicinanze di Palazzo Morosini, insieme all’oratorio dei SS. Pietro e Paolo. Nel 1826 la residenza passò al nobile Vincenzo Venier, che, declassandola a “uso rurale”, la destinò a sicura demolizione. Sul lato orientale del paese, si è mantenuto in buone condizioni Palazzo Tommasini-Todesco, risalente al XVIII secolo, il quale, tuttavia, è stato completamente ricostruito verso il 1891 dalla famiglia Zara, che lo acquisì agli inizi dello stesso secolo. Da segnalare anche Palazzo Sanudo, edificato per volontà dei coniugi Francesco Sanudo e Maria da Mosto. Nonostante le apparenze, questa residenza risale al ‘700, come testimonia un documento del 1748, con cui il vescovo di Vicenza autorizzava la costruzione di un oratorio annesso al palazzo. Nel 1826, l’edificio venne ceduto prima a Elisabetta Foscarini e, nel medesimo secolo, ai Piacentini. Dopo una breve parentesi in cui il palazzo appartenne alla parrocchia di Villa del Conte, la proprietà è passata a privati. In passato, esistevano altri due importanti palazzi dominicali: quello che sorgeva ad Abbazia Pisani, fatto costruire dai padovani Capodilista nella seconda metà del XV secolo, divenuto sede della contea Capodilista - Soranzo fino all’800 e adibito, infine, a cava di materiali da costruzione e la residenza dei Pasqualigo, in località Sega, oggi semidistrutta.

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