UNIONE COMUNI DEL CAMPOSAMPIERESE

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Cosa visitare a Campodarsego

La Chiesetta di Panigale è uno dei monumenti più antichi del territorio di Campodarsego. Di linee paleocristiane, venne fondato presumibilmente tra il VII e l’VIII secolo. Un’ulteriore prova delle vetuste origini del luogo sono i reperti romani rinvenuti durante gli scavi effettuati per documentare l’antichità della struttura. Tra questi alcuni mattoni con il timbro della fornace “Cartorian”. L’edificio venne tuttavia ufficialmente citato in alcuni documenti storici solamente nel XIII secolo. La Parrocchiale di Sant’Andrea venne costruita ex novo tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo.
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Cosa visitare a Camposampiero

La maggiore attrattiva del territorio comunale è rappresentata dai luoghi che testimoniano il passaggio di Sant’Antonio a Camposampiero: il Santuario del Noce, la Chiesa di San Giovanni Battista, dove si trova la cosiddetta Cella della Visione e il Convento dei Frati Minori Conventuali: oltre a rappresentare punti di riferimento importanti per ricostruire gli ultimi mesi di vita del Santo, sono edifici di notevole pregio artistico. Il Santuario del Noce fu edificato in più fasi a partire dal XV secolo nel luogo dove secondo la tradizione popolare si trovava il noce dal quale Sant’Antonio predicava e sotto il quale accorreva il popolo ad ascoltarlo. Nella prima metà del Cinquecento il piccolo santuario fu abbellito da un ciclo di affreschi di Girolamo Tessari, detto Del Santo, raffiguranti i miracoli di Sant’Antonio. La Chiesa di San Giovanni Battista, per la sua collocazione al di fuori della originaria cinta muraria, fu probabilmente costruita in epoca antecedente al castello. Sant’Antonio soggiornò nel Convento annesso alla Chiesa durante l’ultimo mese della sua vita. La Chiesa e il Convento furono ricostruiti nel Quattrocento, poi ulteriormente ampliati nel Seicento, secondo il gusto barocco dell’epoca, con l’aggiunta di una navata, di alcuni altari e varie cappelle. Il convento fu soppresso dalla Repubblica di Venezia nel 1767 e i frati furono costretti ad abbandonare l’edificio: il complesso andò in rovina, fino a quando, alla metà del XIX secolo, i diritti sul convento furono ceduti al Comune. L’attuale chiesa fu edificata nel 1895, anno in cui i frati francescani fecero ritorno al loro convento. Luogo di notevole interesse e meta di pellegrinaggio è, all’interno, la Cella della Visione, così chiamata perchè, secondo la tradizione, questo fu il luogo in cui Tiso Camposampiero trovò il Santo in adorazione del Bambino Gesù. I tre secoli della dominazione veneziana hanno lasciato un’impronta decisiva sul patrimonio artistico di Camposampiero. In particolare le ville disseminate all’interno del Comune rappresentano un’eredità splendida di questo periodo. Le ville erano aziende agricole dotate di casa padronale e rustici annessi, spesso abbellite da barchesse e oratori. Tra quelle di maggior pregio ricordiamo Villa Querini, che sorge lungo il corso del fiume Muson vecchio: si tratta di un bell’esempio di villa seicentesca, arricchita da un bell’oratorio. Ottocentesca è invece la bella Villa Campello, in stile neoclassico, attuale sede della Biblioteca Comunale. Attuale sede del Municipio, Palazzo Tiso è l’originario palazzo residenziale della famiglia dei Camposampiero, l’importante famiglia guelfa giunta in Italia nell’XI secolo al seguito dell’imperatore tedesco Enrico II, da cui il Comune ha tratto il nome. La fondazione del palazzo risale probabilmente al 1085 per opera di Tiso II e Gherardo I. Attualmente la facciata dell’edificio è suddivisa in due fasce distinte: quella inferiore è abbellita da lastroni in pietra, mentre la parte superiore è alleggerita da ampie aperture. A fianco del Palazzo si trova la Torre Civica, testimonianza dell’antica funzione difensiva del borgo durante il Medioevo. La Torre, alta circa 32 metri, presenta alla base ancora i suoi tratti originari. La Chiesa Parrocchiale di San Pietro è di origine antichissima e deve il suo nome al sacello che San Prosdocimo, primo vescovo di Padova, qui eresse a nome dell’apostolo. A partire da questo primo luogo di culto, si succedettero diversi edifici, tra cui una Pieve di cui si ha notizia in un documento del 1152. Nel corso degli anni subì diversi rimaneggiamenti, fino alla sua completa demolizione nella prima metà del Novecento. La nuova costruzione, dalle dimensioni grandiose, è ben articolata dal punto di vista architettonico. L’interno, a navata unica, conserva opere d’arte provenienti dal vecchio edificio, come l’altare maggiore, il cassone ligneo dell’organo che risale al Settecento, un battistero con coperchio e una pala cinquecentesca attribuibile a Palma il Giovane. Di fronte alla Chiesa di San Pietro si trova la Chiesa Parrocchiale di San Marco: il primo documento che ne dà notizia risale al 1190; sappiamo che l’edificio fu ricostruito e riconsacrato nella seconda metà del Quattrocento: successivamente, nel 1733, la chiesa fu innalzata e prolungata, mentre risalgono all’Ottocento la cappella dedicata al Sacro Cuore di Gesù e quella dedicata ai Santi. Un ultimo modesto ampliamento, avvenuto nel 1923 ha previsto l’aggiunta di due navate laterali e l’abside semicircolare. Nella frazione di Rustega, luogo isolato della campagna che fu comune rurale in epoca veneziana, si conserva la Chiesa Parrocchiale di Santa Maria Assunta. Nel centro storico di Campodarsego rimane la Chiesetta intitolata alla Madonna della Salute: questo edificio nacque come oratorio di San Giacomo Maggiore, annesso ad una delle ville patrizie che sorsero nel centro storico di Campodarsego, costruita nella Piazza del Municipio nel XV secolo e poi demolita agli inizi dell’Ottocento.
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Cosa visitare a Loreggia

Chiesa Parrocchiale di Loreggia: dedicata alla Purificazione della Beata Vergine Maria, l’edificio attuale venne costruito nel 1625, in sostituzione di una chiesa precedente, consacrata nel 1437. Ulteriori modifiche vennero in seguito apportate nel corso del XVIII secolo. In particolare nel 1727 la struttura venne ampliata e si spostò l’entrata da ovest verso est. Nel 1752 venne costruito il pavimento in marmo. Venne consacrata nel 1777 dal vescovo di Treviso. L’interno è decorato da affreschi del pittore veneziano Sebastiano Santi. Il campanile, cinquecentesco, in stile tardo romanico, venne innalzato sui resti di una torre romana che i Camposampiero utilizzavano quale torretta di avvistamento. Villa Rana, ora Palazzo Municipale, è posta sull’antica via Aurelia, odierna “Strada del Santo”, e risale al XVI secolo. L’edificio, passando sotto numerosi proprietari (dai Da Mosto, ai Carminati, ai Rana, solo per citarne alcuni), venne acquistata dal Comune il 12 aprile 1927. La facciata, scandita da due logge sovrapposte, decorate a stucco, presenta un timpano con le iniziali di Luigi Rana. L’edificio subì un attento intervento di restauro nella seconda metà del Novecento in seguito ad un devastante incendio. Tra il 1995 e il 1998, infine, al complesso si aggiunse un’ala nuova. Villa Polcastro, Wollemborg, Gomiero venne fatta erigere nel XVI secolo dai Polcastro, la villa fu in seguito residenza di Leone Wollemborg, fondatore della prima Cassa Rurale d’Italia. Il complesso è caratterizzato da uno splendido giardino romantico, ideato dall’ingegnere Giuseppe Jappelli, fatto di laghetti, giochi d’acqua, cascate, siepi e boschetti. Villa Giulia, altrimenti conosciuta come Villa Giustinian, Venier, Ascoli, Angeli - Bonsembiante, dalle numerose famiglie che l’ebbero in proprietà, risale al XVII secolo, conservando, ad oggi, buona parte dell’originaria struttura. L’edificio si distingue per la particolare pittura esterna a losanghe che decora la facciata. Il parco antistante venne realizzato nei primi anni del XIX secolo. Tra le numerose ville che caratterizzano il territorio comunale di Loreggia si ricordano anche Villa Soranzo, Soffia, costruita nella prima metà del Seicento, la settecentesca Villa Arrigoni, Vinello, Marcon, dalle linee architettoniche semplici e pulite, Villa De Portis, Villa De Cecchi, Casa Dalla Costa-Zanchin, tardo ottocentesca, e Casa Chinellato.
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Cosa visitare a San Giorgio delle Pertiche

Tra le testimonianze storiche più antiche di San Giorgio delle Pertiche vi è la Torre Campanaria l’unica rimasta delle quattro del castello, demolito dai Veneziani all’inizio del Quattrocento. In puro stile romanico, essa è alta quasi 38 metri e larga oltre 6 metri per lato. Il monumento ha un solenne aspetto di fortificazione medievale. La Chiesa di San Giorgio delle Pertiche venne eretta nelle forme attuali tra il 1838 e il 1868. Al suo interno si trovano preziose tele di Palma Il Giovane e della bottega della Tiziano. A Torre di Burri si trova l’elegante Villa Prevedello di realizzazione secentesca, con una attigua chiesetta dedicata a Santa Maria Maddalena. Villa Meneghelli Cassinari, ora Peroni Masiero si trova in località Caselle. Altre ville presenti sul territorio di San Giorgio delle Pertiche sono anche la storica Villa Pugnalin Valsecchi Carnaroli, ora Mella, e la settecentesca Villa Giustiniani ad Arsego. La chiesa parrocchiale di Arsego risale alla prima metà del Settecento, con posteriori aggiunte e ampliamenti.
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Cosa visitare a Santa Gustina in Colle

La Chiesa Parrocchiale dedicata a Santa Giustina, si sviluppa sulla originaria struttura a tre navate che dal secolo XIX ha subito diverse modifiche. Fra queste modifiche significativa è la costruzione del nuovo campanile nel 1864 caratterizzato da forme gotiche ed eleganti bifore. All’esterno della chiesa lungo il muretto che delimita il sagrato della chiesa si trovano le immagini delle 24 innocenti vittime della seconda guerra mondiale, uccise dai tedeschi durante la loro ritirata. Villa Morosini, Custozza, Rosa è un esempio di villa veneziana costruita verso la prima metà del Seicento dalla nobile famiglia Morosini al confine tra S. Giustina e Fratte. La Chiesa Parrocchiale di Fratte è dedicata a San Giacomo minore apostolo, ed era chiamata anticamente “S. Jacopo di Paluello” per le paludi che la circondavano. E’ una costruzione del secolo scorso fatta eccezione per il campanile risalente al Settecento.
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Cosa visitare a Villa del Conte

L’Oratorio di San Massimo, meglio conosciuto in passato come Oratorio di San Rocco, si trova in località Borghetto e ospita un piccolo museo che permette di ricostruire, da un punto di vista storico e archeologico, le origini del territorio comunale. Le prime notizie ufficiali sull’oratorio datano al X-XI secolo e indicano l’esistenza di un edificio più piccolo dell’attuale, spostato sul lato orientale che fa capo all’abside. Nel 1085 la chiesa campestre passò all’abbazia di San Pietro e Sant’Eufemia di Villanova e, durante il periodo medievale, divenne un importante centro spirituale ed economico, soprattutto grazie alla presenza del fiume Vandura, che favorì la nascita di due impianti per la molitura. Dopo il succedersi, tra il ‘300 e il ‘400, di potenti famiglie della nobiltà padovana e cittadellese sul territorio di Borghetto (Ovettari, Scrovegni, Lomizzi e Caponegro), nel 1444, con la morte dell’ultimo abate di San Pietro e Sant’Eufemia, terminò l’esperienza benedettina nella zona. Seguì un periodo di relativa decadenza, durante il quale l’oratorio di San Massimo fu affidato ad alti funzionari ecclesiastici. Solo a partire dal 1573, a seguito della visita pastorale del cardinale Giorgio Cornelio Corner, l’edificio fu sottoposto a restauro, insieme alla casa del curato, e la cura pastorale affidata a clero regolare. Risale a questo periodo sia la realizzazione dell’impianto attuale dell’oratorio, con il suo prolungamento verso occidente, sia l’esecuzione dell’affresco del Cristo in mandorla, opera di Lazzaro da Riva di Salò. Nei primi decenni del Novecento l’oratorio cadde progressivamente in uno stato di abbandono, accelerato sia dalla costruzione della curazia di Borghetto nel 1932, sia dall’erezione della chiesa parrocchiale di Borghetto (1945). Dopo le manomissioni operate negli anni ’30 in un tentativo di ampliamento dell’edificio sul versante meridionale, un primo tentativo di recupero fu fatto solamente a partire dagli anni ’70. Si dovrà, tuttavia, attendere il 1988 per vedere la nascita di un Comitato per la tutela e salvaguardia dell’oratorio, il quale promuoverà numerosi interventi di restauro e di valorizzazione dell’edificio, tra cui la realizzazione, nel 2003, del museo all'interno dell'oratorio. Relativamente all’architettura religiosa, si segnala, inoltre, la Chiesa dei Santi Giuliana e Giuseppe, ricostruita tra il 1740 e il 1742 con la pianta a croce latina. Oltre alla facciata decorata con statue del Bonazza, l’edificio conserva, al suo interno, una serie di tele dal pregevole valore artistico che ornano le pareti e il soffitto. Tra le strutture del patrimonio architettonico civile, si segnalano, invece, Palazzo Dolfin, esternamente affrescato; Villa Serego-Allighieri, con la sua pregevole cappella rinascimentale; Villa Morosini, situata proprio nel centro storico di Villa del Conte e particolarmente interessante per le decorazioni in cotto; Villa Tommasini-Todesco e Villa Piacentini.
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Cosa visitare a Villanova di Camposampiero

La Pieve di Villanova oltre il Brenta vanta origini molto antiche. Pare, infatti, che la sua fondazione possa risalire al periodo prelongobardo, anche se i primi documenti che ne fanno menzione risalgono al 1085. Di questa antica pieve resta solo il ricordo nella vecchia parrocchiale di Villanova. Essa si erge ancora al centro del paese, sovrastato dall’alto campanile della nuova Parrocchiale, costruita negli anni successivi la seconda guerra mondiale. In quest’ultima sono stati trasferite diverse opere appartenenti all’antica pieve, tra cui una tavola cinquecentesca di Andrea Previtali. Altri luoghi di culto presenti sul territorio di Villanova di Camposampiero sono, inoltre, l’Oratorio del Santo Rosario a Mussolini, risalente all'inizio del Seicento e la chiesa di Murelle, dedicata a Santa Maria Assunta. Al suo interno sono conservate tele che vanno dal Cinquecento al Settecento. La costruzione di Villa Badoer-Michieli, Ruzini risale al XVI secolo, sebbene le sue forme attuali rimandano ad un gusto tipicamente settecentesco, dovuto agli interventi voluti dalla famiglia Ruzini eseguiti nel corso del secolo XVIII.

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