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Cenni storici

Secondo un’antica leggenda, Todi fu fondata nel 2707 a.C. dalla tribù dei Veii-Umbri, stabilitasi lungo le rive del Tevere per costruire, in pianura, un nuovo villaggio. Un giorno, mentre gli uomini erano intenti a consumare il loro pasto, un’aquila scese rapidamente dal cielo e, afferrata la tovaglia, la depositò in cima al colle che sorgeva alle loro spalle. L’apparizione dell’aquila fu letta come un segnale divino: Tudero, a capo della spedizione, condusse i suoi uomini in cima al colle e in breve tempo furono costruite le mura della città. Il luogo esatto in cui fu tracciato il primo solco è indicato dalla tradizione nell’attuale rione che si stende alle spalle del Duomo, non a caso denominato Nidola o Nido dell’Aquila, poiché qui la mitologica aquila avrebbe costruito il proprio nido. Testimonianza di quanto questa leggenda sia radicata nella tradizione cittadina è il simbolo stesso di Todi: un’aquila ad ali spiegate i cui artigli sorreggono un drappo. Essa si trova rappresentata sui più insigni monumenti urbani, a cominciare dal tempio di S. Maria della Consolazione, ove si notano due aquile scolpite sul portale d’ingresso. Sulla sommità dei quattro pilastri portanti compaiono, inoltre, altrettante aquile ad ali aperte su cui poggiano due aquilotti. Questi ultimi alludono alle città di Terni e Amelia, sottomesse da Todi nel corso del XIV secolo. È soprattutto nella piazza cittadina, però, che il simbolo ricorre con maggiore frequenza. L’aquila in bronzo presente sulla parte più alta della facciata di Palazzo dei Priori fu realizzata nel 1339 da Giovanni di Giliaccio; altre aquile sono raffigurate sopra la scalinata che porta ai Palazzi Comunali, sullo stemma del re d’Italia Vittorio Emanuele II, sopra la porta della Sala delle Pietre e all’interno della Sala del Consiglio del Palazzo del Capitano. All’ultimo piano dei Palazzi Comunali, nella sezione Ceramica del Museo Pinacoteca si trova un affresco raffigurante la Leggenda della fondazione di Todi. Anche sul sagrato della chiesa di S. Fortunato è visibile un’aquila ad ali spiegate; se ne contano altre nove all’interno dell’edificio sacro. Scendendo lungo Corso Cavour, la parte ornamentale del semicerchio centrale della Fonte Cesia, fatta costruire nel 1606 dal Vescovo Angelo Cesi per convogliare le acque provenienti dalla Rocca e detta anche "Fontana della Rua”, unisce il simbolo della Città allo stemma gentilizio dei Cesi. (fonte: www.visitodi.eu)

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