SINALUNGA

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Dati generali

Superficie: Kmq 78,60; Altitudine: mt 361 slm; Prefisso telefonico: 0577; C.A.P.: 53048; Popolazione: 12.764 abitanti (aggiornato a Dicembre 2015); Provincia: Siena; Confini: Asciano, Rapolano, Lucignano, Foiano della Chiana, Cortona, Torrita di Siena-Trequonda; Centri abitati: Pieve, Guazzino, Bettolle, Scrofiano, Farnetella.
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Itinerario per la città

Indubbiamente la parte più interessante, dal punto di vista turistico, è costituita dall’antico borgo di forma ovoidale, venutasi a creare attorno all’antico castello, di cui oggi non esiste più traccia perché distrutto per far posto alla costruzione della Collegiata. Sono ancora chiaramente individuabili gli assi viari principali attorno ai quali si articolava l’antica strutturazione. Nel punto di intersezione era ed è posto il Palazzo Pretorio, antica sede dell’Autorità Civile, costruito nella prima metà del quattordicesimo secolo che, con l’antistante piazzetta, formava il cuore dell’antico “castrum”. La facciata e la Torre del Palazzo sono costruite con il tipico “cotto” toscano; particolarmente interessanti sono i numerosi stemmi, molti dei quali ricordano i Podestà che esercitano le loro funzioni sotto il dominio senese, altri sono medicei, dopo il passaggio sotto la sfera d’influenza di Firenze. Da notare, come curiosità, la nicchia posta a destra del portale d’ingresso in cui venivano legati i malviventi messi alla gogna. Giganteggia sulla Piazza centrale La collegiata di San Martino, con struttura in cotto e materiali provenienti dalla distrutta rocca. A croce latina e navata unica, verso la metà del diciottesimo secolo fu abbellita con una cupola a forma ottagonale. All’interno sono conservate molte opere pregevoli: un dipinto ad olio raffigurante la Madonna con Bambino tra S. Caterina da Siena e S. Francesco datato alla prima metà del ‘500 ed attribuito alla scuola del Sodomia e diverse tele ad olio, fra cui la prima di Rutilio Manetti, raffigurante lo Sposalizio della Vergine, la seconda di Giovanni Antonio Bazzi detto il Sodoma e raffigurante la Madonna con Bambino fra i Santi Sigismondo, Rocco, Sebastiano ed Antonio Abate; la terza con la Deposizione di Gerolamo del Pacchia, opera matura dell’artista datata verso il 1520. Molto più antica è La Chiesa di Santa Croce, dedicata a S. Martino, la cui facciata secentesca molto pulita è apprezzabile nella sua semplicità. Sempre sulla Piazza Garibaldi è ubicata la Chiesa dedicata alla Madonna Ss. delle Nevi edificata nella seconda metà del diciassettesimo secolo. Gli speroni di sostegno delle fiancate sono più tardi e la cancellata che racchiude la facciata è stata posta in opera ai primi di questo secolo. Sulla parete di sinistra è collocato un piccolo bassorilievo che raffigura la Madonna con il Bambino ed Angeli ritenuta opera di scuola senese del ‘400. Percorrendo Via San Martino arriviamo al Teatro, la cui origine è stata segnata nelle note storiche: è un piccolo gioiello del tardo ‘700 di delicata fattura e ottima acustica. Recentemente ristrutturato viene gestito dall’Amministrazione Comunale. Ancora da visitare l’Auditorium di Santa Lucia, mentre scendendo da Piazza XX Settembre e percorrendo una breve piaggia si arriva alla Fonte del Castagno costruita nel 1265, come testimonia l’iscrizione tuttora visibile. Lasciando Sinalunga in direzione di Collalto, si trova subito la via, detta popolarmente dei Frati, che in un breve tratto, piacevole a percorrersi anche a piedi, porta al Convento di S. Bernardino. Qui vi si venera l’immagine di Maria Ss. del Rifugio alla quale, dalla tradizione popolare, sono stati attribuiti tanti miracoli e che si vuole sia stata donata dal Beato Pietro da Trequanda, che dimorò per qualche tempo nel convento verso il 1460. L’unica perla del piano è la Pieve di San Pietro ad Mensulas. Si tratta di una costruzione romanica a tre navate, divise da arcate che poggiano su robusti pilastri quadrangolari. L’interno si presenta sobrio ed armonico. Vi sono conservati due cippi sepolcrali uno dedicato a Caio Imbricio e l’altro a Piramide Umbricia. Ci sono poi iscrizioni in latino tra cui la seguente NOMEN DI SANA, interessante perché molto antica. Merita di essere citata la villa granducale appartenuta ai Cavalieri di S. Stefano, con ingresso nella Piazza principale della frazione di Bettolle, costruita nella prima metà del ‘700 e l’altra villa denominata Casato ed appartenuta alla famiglia Piccolomini. Delle cinta murarie delle frazioni di Farnetella e Scrofiano restano tracce non facilmente leggibili, anche se comunque l’impianto architettonico è rimasto praticamente intatto e ricollegabile al riassetto del borgo risalente al XIII-XIV secolo. La visita si impone per la frazione di Rigomagno risalente al tredicesimo secolo perché è forse la testimonianza più chiara dei criteri di costruzione dei centri urbani senesi che si affacciano sulla Valle della Chiana.
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L’Amorosa

L’insieme di questo castello si presenta particolarmente suggestivo. Un’iscrizione sulla parete di sinistra del portico d’ingresso della casa padronale, posta da Niccolò Piccolomini attesta che la villa era di proprietà della famiglia già dal 1350. Al centro di questo gioiello rinascimentale si inserisce la chiesa dedicata a Maria SS. Assunta che appare in stile rinascimentale ma che è certamente più antica come si evince dall’affresco quattrocentesco di scuola senese dietro l’altare maggiore.
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La Fratta

Se ne ha notizia fin dai primi del tredicesimo secolo come castello assoggettato a Siena ed appartenente ai Conti di Guardavalle (ramo dei Cacciaconti). Ebbe tra i suoi signori Ghino di Tacco. Con il mutare del corso della storia fu trasformata da castello in villa al centro di una ricca tenuta. Attualmente si presenta come un insieme articolato di varie costruzioni che attorniano la villa padronale.
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La Chianina

È stato Ezio Marchi, nato nella frazione di Bettolle, professore in zoologia, il mentore della razza bovina “chianina”, insostituibile per un’autentica bistecca alla fiorentina. Può sembrare strano ma la chianina non è solo la carne di un animale appartenente alla storica razza dal manto bianco. Ci vuole pure la maestria dell’allevatore toscano che ne conosce e ne rispetta la particolare sensibilità. Mentre i bovini di altre razze raramente presentano problemi caratteriali, quelli di chianina hanno le loro pretese e le loro carni diventano dure e nervose proprio se l’animale viene innervosito: pretendono di essere accuditi sempre dallo stesso contadino, non accettano altri animali ospiti nella loro stalla, il vitello deve crescere vicino alla mamma. Non tollerano mangimi: o l’allevamento è stato semibrado o, se l’animale è tenuto sempre in stalla, pretende di alimentarsi di segato, un trinciato misto di erba fresca e fieno. E la carne sarà davvero buona quando la chianina sarà matura: avrà superato i 16-18 mesi di vita, pesando almeno 8 quintali con una resa di carne spesso di oltre 500 Kg.

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