SERRAMAZZONI

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Dati Generali

Superficie: Kmq.93 Altitudine: mt 791 slm Prefisso telefonico: 0536 C.A.P.: 41028 Popolazione: 8.282 abitanti (aggiornato al 31/12/2015) Provincia: Modena Comuni confinanti: Fiorano Modenese, Maranello, Marano sul Panaro, Pavullo nel Frignano, Polinago, Prignano sulla Secchia, Sassuolo. Nome abitanti: serramazzonesi Patrono: Beata Vergine del Rosario Giorno festivo: 8 maggio
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Rocca S. Maria

Su una roccia calcarea, in posizione dominante rispetto alla sottostante pianura è possibile ammirare una delle più belle ed antiche Pievi della montagna modenese: Rocca S. Maria. Questo sacro edificio, di forma basilicale, costruito in pietra arenaria del luogo, presenta al suo interno tre navate divise da ampi ed imponenti archi a tutto sesto che poggiano su quattro colonne e quattro semi colonne basse e rotonde. I relativi capitelli, dall'intaglio vigoroso, sono diversi per forma e composizione. Basandosi soprattutto sulla ornamentazione di questi capitelli, oltre a tutta la struttura dell'edificio, gli studiosi d'arte sono concordi nel datare la sua edificazione tra l'ottavo e la metà del nono secolo. All'esterno della Pieve, nei pressi dell'antica Rocca, su un travaglio di ferro appena riparata dalle piogge, è posta una campana con lo stemma gentilizio dei Da Savignano e la data 1375. L'antico bronzo fu regalato alla comunità di Rocca S. Maria da Ugolino da Savignano, Signore di quei luoghi e della Podesteria di Monfestino. Rocca S. Maria, un tempo chiamata Castel Catoniano, nel 1038, a seguito di una permuta, fu ceduta dal Vescovo di Modena Viberto al Marchese Bonifacio III di Toscana, padre di Matilde di Canossa. La Contessa, a sua volta, nel 1108 la donò con tutte le terre e la Pieve al Vescovo di Modena Dodone. Nello stesso anno 1108, Matilde di Canossa tenne un placito nel suo castello di Montebaranzone in favore delle genti di Rocca S. Maria, che da generazioni erano obbligate a prestare la loro assistenza ai ministeriali di Gombola quando passavano in quei luoghi.
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Monfestino

A quattro chilometri dal Capoluogo, percorrendo una strada panoramica si arriva a Monfestino. La località ed il suo castello rappresentano una delle più importanti testimonianze del passato, sotto l'aspetto civile amministrativo, del territorio serramazzonese. Del castello non si hanno notizie certe sull'epoca della sua costruzione. Indubbiamente la parte più antica della rocca, che in tempi remoti si presentava con un'alta torre quadrata circondata da possenti mura, doveva costituire un avamposto dello sbarramento difensivo del Castro Feroniano che ritardò di circa duecento anni la penetrazione nel territorio della montagna soggetto alla Chiesa ed all'Esarca di Ravenna, da parte dei longobardi. All'inizio del secolo il castello era in condizioni di deplorevole degrado: le torri erano prive di copertura, i portali e la vecchia podesteria erano pericolanti. Acquistata dal Gr. uff. Fermo Corni, la rocca in pochissimi anni, a seguito d'importanti lavori di recupero, fu riportata allo splendore che oggi possiamo vedere. Ora, anche se non si può varcare il portone di questa rocca splendidamente conservata dagli eredi Corni, camminando per un verde sentiero se ne possono ammirare le rotonde torri e possenti mura, e proseguendo, si ha l'opportunità di spaziare con lo sguardo dalle più alte vette dell'Appennino ai bianchi ghiacciai delle Alpi. Nel buio della notte poi, come da un balcone, si può osservare la sottostante pianura illuminata da una miriade di luci. Monfestino presenta alcune antiche case; all'interno di una di queste, vi è un portale di pregevole fattura, opera di Mastro Antonio d'Ambrosino famoso artista del secolo XVI. Nella chiesina, che risale al 1304, è affisso un quadro, del sec. XVII, raffigurante S. Giovita che ha sullo sfondo il borgo ed il castello di Monfestino.
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Montagnana

La frazione di Montagnana è posta sulla Via Giardini a dieci chilometri dal Capoluogo e a sette da Maranello. La sua chiesa, dedicata all'apostolo S. Andrea e costruita nel 1883 su progetto dell'Ing. Antonio Vandelli, conserva al suo interno la campana più antica della Provincia di Modena. In essa è scritto: “anno del Signore 1262”. E' probabile che la chiesa di Rocca S. Maria, che ha più antica storia ed era la chiesa plebana della zona, avesse donato la campana alla chiesa “figlia” di Montagnana. Poco distante, percorrendo la via Giardini in direzione della pianura, è possibile visitare la Chiesetta della Resistenza costruita nel 1965 per ricordare il contributo degli abitanti della montagna modenese alla lotta partigiana negli anni 1943/45. Montagnana, dagli anni che videro il completamento della Via Giardini (1777/80), per la sua collocazione al termine della terribile salita del Taglio ebbe sempre nella trattoria la Noce un punto di riferimento e quindi di ristoro per coloro che transitavano su carrozze trainate da cavalli, per i birocciai, che dopo avere trasportato carbone in città, ritornavano alla montagna carichi di sale e tabacchi e per i conducenti degli omnibus che sin dai primi anni del ‘900, in fase sperimentale e provenienti da Maranello, li si fermavano per festeggiare l'impresa compiuta e per aggiungere acqua alle auto a vapore.
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Ligorzano

A Ligorzano, che dista due chilometri dal Capoluogo si possono vedere: la torre della Bastiglia, antica fortificazione costruita in appoggio al Castello di Monfestino e poco distante il nuovo stadio di calcio, inaugurato nel 1985. Più in basso, lungo la Via Giardini, si può bere l'acqua freschissima della conosciutissima Fontanina, meta ambita di ogni ciclista e anche dello scrittore Alfredo Panzini che li si fermò a dissetarsi per poi riprendere con la bicicletta la strada verso l'Abetone.
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Riccò

Riccò, anticamente chiamata Farneta, dista dieci chilometri dal Capoluogo ed é posta sulla strada provinciale Serramazzoni - Puianello. Una quattrocentesca torre quadra ricorda il luogo dove si trovava la fortificazione della Famiglia Balugola feudataria del Vescovo di Modena il cui territorio corrispondeva circa all'estensione dell'attuale Comune di Serramazzoni. La chiesa, dedicata a S. Lorenzo, fu costruita nel 1859, ampliando un oratorio già esistente.
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Via Vandelli

Percorrendo la Strada Serramazzoni -Sassuolo, a pochi chilometri dal Capoluogo, tra i verdi boschi e castagneti che ricoprono il versante Nord di Faeto, chiamati Carbonara, é possibile percorrere a piedi un tratto con l'originale selciato in sassi della Via Vandelli, che partiva da Sassuolo e, salendo a Campodolio Varana, Carbonara, Serra dei Mazzoni, casa Ghinelli, casa Chiozza, si andava a congiungere con il tratto principale della Via Ducale (Vandelli), che da Modena saliva lungo la Val Tiepido, passava per Riccò, S. Dalmazio, Selva, Chiozza, per poi proseguire verso S. Pellegrino e Massa Carrara. Sul territorio serramazzonese, dunque, sono stati costruiti, tra il 1739 ed il 1749, due tracciati della Via Vandelli.
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Pazzano

Pazzano dista sei chilometri dal Capoluogo e tre dalla Nuova Estense. In questi ultimi anni, la vicinanza, all'importante strada di scorrimento Nuova Estense ha portato a questa tranquilla località, una notevole espansione abitativa. Lungo la strada che porta a Granarolo vi sono case torri ed a corte chiusa risalenti ai secc. XVI e XVII che presentano pitture e portali di pregevole fattura. A Pazzano di sotto, è posto l’oratorio dedicato a S. Rocco, edificato da coloro che si salvarono dalla peste del 1630. L'attuale chiesa, dedicata ai santi Giovanni e Paolo, fu costruita nel 1727 su disegno di Antonio Vandelli. In essa, prima dei lavori di restauro e consolidamento, avvenuti negli anni 1970-80, si poteva vedere nel pavimento dinanzi all'altare dedicato a S. Giuseppe, una tomba con scolpito un guerriero e la scritta “Marcus Bazzanus et sibi natis el pasque nato proli hoc sepulcrum construxit A. MDLXXX”. Questa tomba, forse proveniente da altro luogo sacro più antico, era il sepolcro dell'importante famiglia dei Bazzani che annoverò uomini che ricoprirono importanti cariche nell'ambito dello Stato Estense. Pazzano, che è posta al centro della Val Tiepido, con le sue suggestive casine bianche attorniate dai tanti colori della natura, seppe negli anni 1940-1960, ispirare il poeta e scrittore Guido Cavani di Modena che qui era solito soggiornare e che di questi luoghi scrisse nel romanzo Zebio Cotal.
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Varana - Campodolio

Due sono i toponimi che identificano questa frazione: Varana, ora detta Varana Sassi, dal nome romano Varus, proprietario di quel luogo; Campodolio è di origine più recente e prende il nome da una graminacea, il loglio che qui si coltivava come foraggiera. Il campo dell'oglio, è citato, in una lettera inviata nell'agosto del 1573 dal Podestà di Monfestino ad Ercole Contrari per segnalare che in quel luogo era avvenuta una battaglia tra gli uomini di Ligorzano, appartenenti alla Podesteria di Monfestino, feudo dei Contrari, e gli uomini di Varana, luogo questo, appartenente ai Signori Pio di Sassuolo. Le due località, poste a poche centinaia di metri l'una dall'altra, distano 10 chilometri dal Capoluogo e circa 15 da Sassuolo. Due sono anche le chiese: quella di Varana Sassi, risalente al sec. XIV, è dedicata ai Santi Pietro e Paolo, e quella di Capodoglio, costruita negli anni 1861 - 1880, è dedicata alla Madonna della Ghiara o delle Grazie. Questa chiesa ha al suo interno, affissi ai muri ed alle colonne, una sessantina di ex voto, ossia tavolette in legno o lamiera dipinte da modesti ed occasionali pittori che però riuscirono, in maniera inequivoca, ad esprimere pittoricamente le grazie ricevute dai vari committenti che avevano implorato e pregato la Madonna. In tutte le tavolette è scritto P.G.R. (per grazia ricevuta).Il luogo più antico della frazione è Varana Sassi. Il Sasso, come quelli di Pompeano e Sassomorello, è di origine vulcanica sottomarina. E' una ofiolite serpentina. Sul Sasso più grande, un tempo, sorgeva una fortificazione con torre; ora funge da palestra per gli amanti dell'arrampicata. A Varana Sassi, per merito del locale Gruppo Naturalistico “L'Ofiolite di Varana”, è stato creato un orto botanico, all'interno del quale, con l'aiuto di esperti, è possibile vedere le più importanti erbe velenose ed officinali di questa parte dell' Appennino.
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Pompeano e il Castello sul Sasso

Pompeano fa parte del Comune di Serramazzoni solo dal 1860; prima di questa data, la sua storia é da ricercarsi nel Contado di Gombola i cui Signori, di origine longobarda, costituivano una delle Famiglie più potenti della montagna modenese. Nel 1416, i da Gombola perdettero il feudo in favore dei Cesi che lo tennero sino all'arrivo delle armate francesi di Napoleone nel 1796. Il castello é raggiungibile solo salendo una scalinata all'esterno delle mura. All'interno della cinta muraria si vedono un'antica torre quadrata; il palazzetto, in cattivo stato di conservazione, abitato dal Marchese Ferdinando Calori Cesi sino al 1885; il campanile, terminato nel 1886 ed in fine la “risorta” chiesa dedicata a S. Geminiano. L'edificio sacro ha una singolare storia di volontà, caparbietà e amore: divenuta da chiesetta castellana dedicata a S. Maria, parrocchiale dedicata a S. Geminiano, negli anni dal 1885 al 1900 per volontà del Parroco Don Vincenzo Tassoni e dei parrocchiani di Pompeano fu allungata ed alzata nella parte dell'abside. La chiesa, dopo la morte di Don Tassoni non fu più ultimata, anzi nel 1960, per la precarietà del tetto dovette essere chiusa. Nel 1986, dopo trent’anni di forzato abbandono, il Parroco e la popolazione di Pompeano, avvalendosi di tecnici e maestranze del posto con l'aiuto finanziario della Regione, della Provincia, del Comune, delle banche ed alcune imprese, in soli due anni hanno portato alla copertura gli edifici della Chiesa e della canonica.Il Sasso su cui si erge il castello di Pompeano, di colore verde scuro, tanto da sembrare quasi nero (ferro e magnesio), é una serpentina di origine vulcanica sottomarina (ofiolite) ed é attraversata al suo interno da una fenditura o faglia che ha dato origine ad una grotta della lunghezza di circa trenta metri. La grotta, dopo un ingresso assai angusto, diviene più percorribile: l'altezza é di circa 405 metri e la larghezza di circa 3 metri. Lungo il ripido e scivoloso percorso, tra pareti di verde serpentina, si possono ammirare esemplari di geotritoni, anfibi ed un laghetto la cui profondità e di circa 20 metri.
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Sasso delle Streghe

Lasciata la strada che conduce a Rocca S. Maria, all'altezza dell'ex scuola elementare, dopo circa un chilometro lungo uno scosceso sentiero, si arriva al Sasso delle streghe. Qui, all'interno di un bosco di roverelle, si alza per circa una decina di metri, un monolito di calcare contenente fossili marini. Trecento metri più a valle, verso i primi calanchi, tra argille e calcare sono presenti grosse bivalve.
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Salsa della Cintora

Nella frazione di Rocca S. Maria, partendo dalla Via Giardini (Montardone) ed inoltarandosi per una ripida strada, dopo circa un chilometro si arriva alla Salsa della Cintora. La Salsa ha le stesse caratteristiche di quelle della vicina Nirano: è un cono dell'altezza di circa un metro, da cui esce acqua salata, gas metano e fanghiglia d'argilla. Prima del 1975, anno in cui i proprietari lo tolsero con una ruspa, il cono aveva raggiunto un'altezza di 4 metri. La Salsa dagli abitanti del luogo è chiamata, in forma dialettale, Bòmba perché il cono o Salsa durante i temporali, emette suoni, quasi fossero piccole esplosioni.
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Cascate del Bucamante

Raggiungibili da Morfestino o da Granarolo, le Cascate del Bucamante sono una delle oasi naturalistiche più belle di questa parte dell'Appennino, più vicina alla pianura ed alle città. Oltre alle cinque cascate naturali che nascono dal Rio Bucamante, si può ammirare una particolare flora.
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Cascate del Rio delle Borre

Il Rio delle Borre nasce a Nord di Serramazzoni e precisamente nell'immenso bosco che dall’Hotel Pineta - Casa Mazzoni - Casa Gicacomone degrada sul versante che guarda Campodolio - Varana. Lungo il corso del Rio, non facilmente percorribile per la mancanza di un sentiero, tra una intricata vegetazione, è possibile ammirare importanti cascate ad ognuna delle quali l’esperto naturalista Sig. Termanini ha dato suggestivi nomi nel ricordo di un passato lontano. Le cascate sono raggiungibili a piedi partendo dal bosco sottostante l’Hotel Pineta (V. Europa), oppure molto più facilmente andando in auto lungo la strada che da Casa Bartolacelli porta a Varana fermandosi al ponte sottostante Casa Nuvola. Da qui, a piedi, a poche decine di metri al di sotto del ponte, è già possibile raggiungere la prima cascata, poi risalendo si possono ammirare le altre.

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