SANTARCANGELO DI ROMAGNA - POGGIO TORRIANA - VERUCCHIO

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Storia

 
Storia

SANTARCANGELO DI ROMAGNA

La zona fu abitata fin dall’epoca preistorica, come evidenziano numerose frecce ritrovate e datate al tardo Neolitico. In epoca successiva, i Romani occuparono il territorio, dopo aver fondato Ariminum (Rimini) nel 286 a.C. e diedero inizio alla poderizzazione delle terre circostanti. Il paese era allora conosciuto come “pagus Acerbolanus” e, recentemente, sono emersi diversi reperti del periodo (alcune fornaci per la produzione di anfore) che testimoniano la presenza nel villaggio di una florida attività artigianale e commerciale intorno al III secolo a.C. Nel medesimo arco di tempo, venne costruita la via Emilia, la quale univa Santa Giustina a Savignano, e che ora è conosciuta come via Emilia Vecchia: essa poi era dotata di un ponte, edificato in prossimità dell’antica pieve dei Santi Vito e Modesto, che permetteva il transito al di là del fiume Uso: lastruttura, intitolata a San Vito e realizzata probabilmente con blocchi di pietra d’Istria, venne distrutta nel corso del XIV secolo da una piena del corso d’acqua. Di questa costruzione ora rimane una sola arcata, mentre esisteva un altro ponte, poco distante, risalente all’epoca repubblicana e raso al suolo nel corso della Seconda Guerra Mondiale. Nei decenni successivi, nonostante l’avverso parere degli abitanti che si opposero alla demolizione della via originaria, fu inaugurata una nuova strada in direzione Santa Giustina: per un certo periodo ci furono due tracciati principali, fino a quando la parte più antica venne ridimensionata a transito di minore importanza (via Emilia Vecchia). Il nome della città risale all’epoca bizantina: nel IX secolo, l’Arcivescovo di Ravenna, in un atto di concessione territoriale, nominò per la prima volta la Basilica di Santarcangelo, fondata nel luogo conosciuto come Acerbolano. Intorno al Mille, il borgo era già ubicato sul Monte Giove ed era soggetto al Vescovo di Rimini, mentre nel 1164 Federico Barbarossa soggiornò nel castello di Santarcangelo, ormai fortificato e cinto da mura. Il secolo successivo fu caratterizzato da dure lotte, le quali si risolsero con il passaggio della città sotto il Comune di Rimini. Qualche tempo dopo, però, i Malatesta, consolidata in precedenza la loro potenza nel vicino territorio di Verucchio con Giovanni della Penna dei Billi (detto appunto il Malatesta), cominciarono ad espandersi e ad acquistare case e poderi nella zona di Santarcangelo: nel corso del XIV e del XV secolo il paese si trovava ormai sotto il dominio diretto dei Malatesta, un potere sancito da Papa Bonifacio IX nel 1391, quando assegnò il Vicariato di Santarcangelo a Carlo e Pandolfo Malatesta. Nel 1505 il territorio fu di nuovo assoggettato al controllo diretto della Chiesa e venne infeudato agli Zampeschi; successivamente, nel 1548, Papa Paolo III concesse il castello alla famiglia Sforza Pallavicini, la quale amministrò il borgo per quasi un secolo, senza lasciare monumenti significativi. Nei periodi seguenti, la zona fu governata da nobili laici ed ecclesiastici e nel corso del Settecento Santarcangelo fu protagonista di un profondo rinnovamento urbanistico e di uno sviluppo economico considerevole, rafforzato dalla presenza di un importante mercato agricolo. Nel 1769 Lorenzo Ganganelli, cittadino santarcangiolese, divenne Papa con il nome di Clemente XIV e fu solennemente celebrato dai suoi compaesani con un arco trionfale. L’invasione delle armate napoleoniche determinò l’instaurarsi di una condizione politica del tutto nuova, accettata di buon grado dalla cittadinanza, mentre con la Restaurazione Papa Leone XIII elevò Santarcangelo al grado di città: nonostante questo, molti abitanti parteciparono ai moti rivoluzionari, all’Assemblea Costituente Romana e alla spedizione garibaldina. Dopo la formazione del nuovo stato italiano, la città ospitò la Società Operaia di Mutuo Soccorso, la cui sede venne ricavata nella Cella Zampeschi. Tracce della vita economica santarcangiolese risalgono al 1358, quando, in un documento dell’epoca, vengono nominate fabbriche di bombarde; successivamente, nella seconda metà del Cinquecento si introdusse la coltivazione del riso. Nel XVII secolo fu costruita una bottega per la produzione di tele, ancora esistente, nella quale si conservano le matrici per la tintura e un mangano per la tiratura della tela. L’artigianato locale si arricchì, all’inizio dell’Ottocento, con l’apertura di alcuni opifici per la produzione di stoviglie, di una bottega per la lavorazione della seta, di fabbriche di cuoio, di tabacchi, di acquavite e di sapone. Dopo l’Unità d’Italia fu istituita anche un’attività per la concia delle pelli e ai primi del Novecento si costituì una Cooperativa di Falegnami. Ora l’economia del paese mostra un’importante produzione industriale di cementi, laterizi, vetro, infissi, calzature e abbigliamento: esistono ancora botteghe artigiane, come falegnamerie, serigrafie, stamperie e tipografie. Santarcangelo è anche caratterizzata da una florida agricoltura, incentrata sulla coltivazione di ortaggi, frutta e viti, le quali producono vini rinomati, come il Sangiovese, il Trebbiano e l’Albana. Delle antiche fiere che avevano reso un tempo famoso il paese rimane solamente la Fiera di San Martino, una volta frequentata da mercanti di bestiame provenienti da varie parti d’Europa.
 
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TORRIANA - POGGIO TORRIANA

Torriana affonda le sue radici fino all'Età del Ferro: nel Museo Renzi di San Giovanni in Galilea (nel comune di Borghi) si conservano alcuni frantumi di vasi arcaici di provenienza torrianese relativi ad un insediamento "dipendente" da quello di Verucchio. Nel Museo Comunale di Rimini sono invece custodite ulteriori testimonianze di epoca preistorica e romana. Il toponimo Torriana è stato modificato nel 1938 per volere di Benito Mussolini; il territorio, prima di quella data, si chiamava "Scorticata", probabilmente a causa della conformazione del luogo perlopiù roccioso e quasi privo di vegetazione. Si fa menzione del castello di Scorticata già a partire dal 1141, quando era di proprietà della Chiesa riminese. Passato poi sotto al comune di Rimini, venne infine assegnato - nel 1186 - ai Malatesta. Lungamente conteso per la sua posizione dominante sulla valle del Marecchia, fu comunque possedimento dei Malatesta fino al 1462, anno in cui fu conquistato da Federico da Montefeltro. Dopo un breve dominio di Cesare Borgia e dei Veneziani, fu papa Leone X a infeudare Scorticata a Gian Maria Alemanno, suo parente, per passare successivamente, insieme a Verucchio, a Zenobio de' Medici e sua moglie Ippolita Comneno che, rimasta poi vedova, portò Scorticata in dote a Leonello Pio da Carpi, in seconde nozze. Alla fine del Cinquecento rientrò nuovamente nell'orbita politica della comunità di Rimini. Il centro abitato di Torriana, appoggiato ai piedi del gran masso calcareo, si costituì in tempi di molto successivi alle fortificazioni: è infatti di impianto ottocentesco con case che si inerpicano sul primo tratto dello scoglio roccioso. Il paese si stende lungo la via principale offrendo ai turisti uno splendido panorama. Dal 1° gennaio del 2014 Torriana, a seguito della fusione con la vicina frazione di Poggio Berni, il comune di Torriana cambia il suo nome in Poggio Torriana.
 
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VERUCCHIO

Sebbene l’assetto urbanistico di Verucchio mostri ancora l’originaria struttura medioevale, le origini dell’abitato sono in realtà molto più antiche. Tutta la zona, infatti, è stata oggetto di scavi archeologici durante i quali sono venuti alla luce numerosi reperti appartenenti all’età del Ferro. Si evince, pertanto, che Verucchio sia stato centro di un importante insediamento di cultura villanoviana, la cui storia é ripercorribile attraverso il materiale esposto nel locale Museo Civico. I primi rinvenimenti nell’area risalgono già al Seicento, ripetendosi poi nell’arco del XIX secolo, raggiungendo infine i risultati più interessanti negli anni ‘60 e ‘70 di quello scorso. Di grande importanza é soprattutto la varietà tipologica dei ritrovamenti: non solo ossuari, quindi, ma anche frammenti di tessuto, di armi, di utensili, nonché ampi corredi in ceramica e in bronzo. Le tracce più antiche risalgono all’XI - X secolo a.C., fino ad arrivare al VI secolo a.C. In età romana Verucchio, il cui toponimo ha probabile origine dal termine latino verruca, ossia “luogo aspro ed elevato”, faceva parte del territorio di Ariminum. Altro periodo di notevole interesse è poi l’età medioevale, quando Verucchio si configurava quale feudo malatestiano, orgoglioso dell'inespugnabile Rocca da cui la potente famiglia riusciva a controllare il proprio dominio fino alla costa e alle Marche. Nel 1462, dopo circa quattrocento anni, Federico da Montefeltro si impose sui Malatesta decretando in tal modo la fine della loro signoria sul feudo di Verucchio. Nel XVI secolo papa Leone X lo elevò al rango di città. Le famiglie comitali dominanti che si succedettero a Verucchio furono dapprima i Medici ed in seguito i Pio Comneno. La zona tornò infine ad essere proprietà della Chiesa.

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