S. SOFIA - GALEATA - CIVITELLA DI ROMAGNA

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CIVITELLA DI ROMAGNA - Cenni storici

Comune della Valle Bidentina fa derivare il nome dal latino medievale (diminutivo di civita, da civitas). L’importanza storica del territorio è legata, in epoca romana al centro di Mevaniola (Galeata) e successivamente all’abbazia di Sant’Ellero. Medioevali sono le maestose rovine della Rocca di Giaggiolo. Castello della contea di Giaggiolo, nel 1269 fu acquistato dai Malatesta il cui conte Paolo fu immortalato da Dante nel V canto dell’Inferno assieme all’amata Francesca. Nel XV secolo con l’estinguersi delle signorie, la valle venne suddivisa: la parte più alta passò sotto Firenze, mentre quella inferiore, compresa Civitella, venne assorbita dalla Chiesa. Terremoti e battaglie furono, nel corso dei secoli, una costante spada di Damocle posta su queste popolazioni. L’ultimo evento bellico risale al 1799 quando Civitella fu saccheggiata dopo una battaglia tra francesi e papalini. In seguito diede il suo contributo alle lotte risorgimentali per l’unità d’Italia. Tra gli edifici di interesse artistico, oltre ai ruderi del castello e al santuario della Suasia si annovera il teatro Golfarelli del XIX secolo, progettato dall’architetto forlivese Giuseppe Missirini e fatto costruire da Lorenzo Golfarelli. Altro centro urbano del comune è Cusercoli (il toponimo deriva da clausum herculis, chiusa d’Ercole) la cui importanza è legata al castello con rocca costruita su uno sperone roccioso. Nell’ambito del patrimonio storico-artistico diverse sono le località rurali, di questo territorio, che hanno assunto una precisa fisionomia attraverso i secoli e che conservano un certo pregio architettonico.
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GALEATA - Cenni Storici

Galeata, cittadina dell'Appennino Romagnolo in provincia di Forli - Cesena, si trova sulla sinistra del fiume Bidente, incastonata tra le verdi colline e dominata dalla possente Rupe. La sua terra, densa di storia, è stata segnata da continue tracimazioni di popoli, scelta da eremiti e uomini di fede. Visitando il territorio, passo dopo passo, sfilano le tappe di un passato che ha molte facce diverse: le vestigia romane di Mevaniola, i borghi silenziosi di Pianetto e Mercatale, le chiese, i conventi, con il loro patrimonio di archeologia, architettura, scultura e pittura. I resti protostorici di Galeata testimoniano tracce di frequentazione eneolitica mentre, durante l'età del ferro, il territorio è interessato da quel movimento di genti italiche che si verifica in Romagna tra il VI e il IV secolo a.C., in particolare di Umbri. La città è l'erede dell'antica Mevaniola che sorgeva a un miglio da Galeata, su un pianoro in vista di Pianetto. Il territorio era abitato da popolazioni umbre che vennero assoggettate dai Romani intorno al 266 a.C. In seguito Mevaniola divenne municipio, con impianti e servizi, quali un edificio termale e un teatro di ispirazione greco-ellennistica tuttora visitabile. L'attuale Galeata nacque sotto il colle ove sorgeva l'abbazia fondata sul finire del V secolo d.C. dall'eremita Ellero. Alla morte del Santo, i discepoli ne continuarono l'opera e l'abbazia divenne la massima autorità religiosa e civile della valle, protetta da fortilizi come la rocca di Pianetto. A Galeata, terra di confine lungamente contesa tra diverse entità politiche, storia e leggenda s’intrecciano dando vita ad una tradizione che vede Teoderico, venuto nella valle bidentina per far restaurare l'acquedotto di Traiano che alimentava Ravenna, farsi costruire un palazzo di caccia. Gli scavi condotti nel sito hanno confermato l'esistenza di strutture e materiali di età teodericiana e hanno riportato in luce il vasto settore termale di una sontuosa residenza privata. In età bizantina il territorio galeatese venne a trovarsi ai margini della provincia delle "Alpi Appennine", voluta dai bizantini quale sbarramento dei transiti appenninici per la Toscana longobarda. Dopo la dissoluzione delle "Alpi Appennine" assistiamo alla nascita di un territorio autonomo noto come "Vicariatus Flumanarum Galliatae" (di Galeata) Casatici (del Montone) Raiborum (del Rabbi), al cui centro si trova il borgo della pieve di Galeata. Il "burgus Galliatae" nel 1424 entra a far parte della signoria fiorentina, rimanendo all'interno del Granducato di Toscana fino al 1859. Nel 1775 il Granduca di Toscana, Pietro Leopoldo, accorpa tutti i piccoli comuni della zona ad un' unica amministrazione ubicata a Galeata. Esaurita l'esperienza francese e, successivamente, la creazione del comune autonomo di S. Sofia, il territorio galeatese torna sotto la giurisdizione Granducale. Il plebiscito del 5 marzo 1860 sancisce l'annessione della Toscana alla monarchia costituzionale di Vittorio Emanuele 11. Anche Galeata, nel 1923, diventa forlivese con la ridisegnazione dei confini tra Romagna e Toscana.

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