RUBIERA

Cambia Comune

Storia

Storia

Cenni storici

Sul finire del secolo XII, prima che nascesse il borgo, il contado rubierese risultava fertile, popolato, coltivato e conteso fra grandi proprietà ecclesiastiche, una struttura feudale più nominale che effettiva e i piccoli e medi proprietari che conducevano direttamente i loro fondi. Dai secoli dell'Alto Medioevo, il toponimo diversamente declinato - Erbaria, Erberia, Herberia, Hirberia - indicava, piuttosto che una precisa località, quella vasta fetta di pianura che si stende intorno alla Pieve di San Faustino. Ma di sicuro esisteva la strada. La via Emilia, interrotta per la caduta dei ponti e mancante di manutenzione, non era stata però mai del tutto abbandonata, né si era confusa con il fascio di sentieri che caratterizzava la viabilità nel Medioevo, rispetto al quale il tracciato romano avrebbe conservato una forte identificabilità. Superata infine la lunga temperie delle invasioni, delle calamità naturali e della guerra fra longobardi e bizantini che aveva compromesso l'unità territoriale della pianura del Po, la strada regale per eccellenza cominciava a risentire favorevolmente sia dell'incremento dei porti adriatici meridionali sia del complesso sistema difensivo-diplomatico attivato da moltissimi Comuni dell'Emilia Romagna. Di nuovo sicura e attrezzata per le lunghe percorrenze, la via Emilia - punto di partizione e di raccordo tra il monte e il piano - tornava così a rappresentare la principale traiettoria di attraversamento della pianura padana, uno fra i più importanti collettori del traffico proveniente per via di terra dal nord Europa e diretto verso il nord Europa. L'antico ponte romano ricostruito nel 259 d.C. su tredici piloni di pietra, ancora riconoscibili nell'alveo del fiume nel 1607, doveva essere crollato grossomodo insieme all'Impero in disfacimento. L'unico tentativo di rimetterlo in piedi risale al XII secolo, ma anche questo ponte, eretto più a sud di quello romano, con la parte superiore in legno poggiante su pile di mattoni, calce e conci di pietra, era destinato ad avere vita breve. Poco dopo la metà del secolo ne restavano solo il nome e gli avanzi dei piloni, ancora visibili nell'alveo del fiume fino al 1966. Da allora e fino al 1791 di un ponte sul Secchia a Rubiera non si sarebbe più parlato. Del primo ospitale per pellegrini - destinato ad essere abbattuto per motivi di sicurezza nel corso del XVI secolo e poi sostituito dalla più illustre struttura patrocinata dalla nobile famiglia Sacrati e giunta fino a noi - pochissimo si conosce. Dedicato a Santa Maria, collocato a capo del ponte, fondato in un momento imprecisato dopo il volgere del Mille, doveva essere tenuto e amministrato da una piccola comunità di frati e di conversi sotto la direzione di un priore e forse riscuoteva un pedaggio per l'attraversamento del fiume. Annessa all'edificio sorgeva una chiesa intitolata a sua volta a Santa Maria. Di questo più antico ricetto per pellegrini e viandanti sopravvive forse una sola traccia: le colonne - ben distinguibili da quelle più eleganti del chiostro - recuperate e murate sulla destra dell'atrio d'accesso all'ospitale nuovo, ricostruito nel pieno del Rinascimento in campagna, a nord del centro abitato, per volontà dei Sacrati, con l'apporto di maestranze provenienti dalle città vicine e gli affreschi del celebre Benvenuto Tisi, il Garofalo, fra i più illustri rappresentanti, all'epoca, della scuola pittorica ferrarese. “Prima di Rubiera”, dunque, a Rubiera non c'erano che il fiume e la strada, un ospitale per pellegrini con una piccola chiesa annessa e forse qualche casetta di servizio alla struttura. Persisteva però - mai perduto dal tempo dei romani - il privilegio di una collocazione strategica. In questo contesto Rubiera nasce intorno all'anno 1200 come castrum novum, come nuovo paese fortificato, cioè, accanto al modestissimo burgum Herberie che preesisteva, e non come semplice ampliamento dell'abitato precedente, i cui pochi residenti vengono assorbiti dalla più numerosa popolazione fatta arrivare dall'esterno, dalle contrade e dai paesi vicini grazie alle concessioni e alle esenzioni fiscali promosse dal Comune di Reggio Emilia, all'epoca in guerra con i confinanti modenesi per il controllo dell'acqua del Secchia, la più preziosa fra le risorse che muovevano le attività e i traffici delle libere città allora in forte espansione. Di un centro abitato vero e proprio - e non di una fortezza isolata - doveva infatti trattarsi nei progetti del giovane Comune reggiano, un borgo franco come quelli che cominciavano proprio allora a sorgere in tutta Europa con una progressione che avrebbe raggiunto l'apice nel corso del XIII secolo. Un pregevole estimo delle case di Rubiera risalente al 1204 - quattro anni dopo la fondazione - consente di ricostruire sia il disegno del nuovo insediamento che le sue principali caratteristiche ambientali e abitative. Il castrum novum di Rubiera si sviluppava dunque all'interno di un perimetro rettangolare diviso in due parti leggermente asimmetriche, dalla strata regalis, la via Emilia, che si inclinava verso nord ovest. La metà meridionale del borgo, la più estesa, era attraversata da quattro strade perpendicolari alla via Emilia; la parte settentrionale, quella di sotto, la più piccola e frammentata, appariva suddivisa da sette strade che delimitavano isolati più stretti e meno densamente popolati. Semplice, lineare, compatto, il borgo di Rubiera - la cui struttura è ancora leggibile entro il perimetro delle strade che delimitano il centro storico -, pensato e progettato da una lucida mente ordinatrice, non prevedeva né una piazza - cuore simbolico delle città medioevali, il vuoto definito dall'importanza degli edifici circostanti - né un palazzo pubblico. Fondato e giuridicamente dipendente dal Comune di Reggio, nato con scopi precipuamente difensivi, il castrum non necessitava infatti né di uno spazio collettivo nel quale riunirsi per deliberare, né di un luogo all'aperto da destinare a mercato e alle transazioni commerciali, né di una sede amministrativa e di rappresentanza. Per averne una - il palazzo del Podestà, che oggi ospita la Biblioteca - sarà necessario aspettare il XV secolo e il passaggio di Rubiera alla dominazione estense. Ma un centro c'era, tuttavia, riconoscibile e carico di significato: la prima chiesa dei santi Donnino e Biagio, collocata con andamento parallelo alla via Emilia e l'abside liturgicamente rivolta a est, quasi a mezzo dell'abitato, nella parte di sopra. Alcuni resti della primitiva costruzione sacra - la nuova chiesa parrocchiale, che conserva lo stesso titolo, sarebbe stata edificata poco più a levante nel XVIII secolo - manomessi e inglobati in uno stabile destinato ad uso profano, costituiscono oggi l'unica, veneranda testimonianza superstite del più antico borgo di Rubiera. L'abside semicircolare decorata con lesene a sorreggere una cornice ad archetti intrecciati rivela infatti caratteristiche riconducibili agli anni tra il finire del XII e il principio del XIII secolo. La chiesa costruita sul bordo della strata regalis nel cuore del primo insediamento di Rubiera - volutamente dedicata a due santi della strada e della campagna, Donnino, martirizzato secondo la tradizione a Fidenza e conosciutissimo da chiunque viaggiasse lungo la via Emilia e Biagio, popolarissimo protettore delle sementi che riposavano sotto la neve - molto più della cappella annessa all'ospitale per i pellegrini, rimasta fuori, al limitare del nuovo abitato e destinata piuttosto ai forestieri di passaggio, dovette dunque rappresentare, per i primi borghigiani raccolti dalla campagna e dai villaggi circostanti, il luogo del riconoscimento, del radicamento e della sicurezza. Laura Artioli

Visita per

Scarica la App

Tutti i contenuti di ilmiocomune.it a portata di mano sul tuo smartphone!

Scarica l'app

Scopri i contenuti in mobilità con l'app completamente gratuita