ROTTOFRENO

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Il Castello di Rottofreno

Le prime notizie riguardanti il castello di "Rotofredo" risalgono a un documento del 996 stilato per il duca di Milano, Filippo Maria Visconti. E' noto che il complesso castrense già nel 1500 si presentava racchiuso in una cinta quadrata con torri rotonde agli angoli; in posizione mediana della cortina, rivolta a sud, era la torre di accesso munita di posterla e ponte levatoio. Verso Ovest, il recinto quadrilatero era diviso in due settori tramite un edificio che, partendo dalle immediate vicinanze della torre predetta, si saldava all'apposita cortina settentrionale. I fabbricati residenziali erano impostati nell'angolo Nord - Est del cortile, dove pure si ergeva il mastio, circondato su tre lati da un fosso, le cui acque erano alimentate dall'ampio fossato esterno. Nel 1752 la Camera Ducale Farnesiana prese possesso della metà del fortilizio e feudo di Rottofreno, già proprietà di Francesco del Maino, deceduto senza prole. Attualmente l'edificio è di proprietà privata ed il suo stato di manutenzione è buono. (da "I castelli del Piacentino" di Maggi e Artocchini)
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Chiesa Parrocchiale di San Nicola (San Nicolò)

La chiesa sorge lungo la via Emilia ed è orientata ad Ovest all' estrema periferia del paese. Di probabile periodo medioevale, ha subito vari rifacimenti e restauri fino a quando, nel 1664, ad opera del priore Antonio Mussi, ha assunto lo stile barocco. Nel 1896 il tempio è stato allungato di ben 12 metri ed è stata rifatta la facciata con stile neorinascimentale. La facciata è suddivisa in due parti da una cornice orizzontale: quella inferiore presenta una decorazione a lesene che inquadra i tre ingressi e due nicchie che contengono le statue di San Rocco e di San Giovanni Bosco, opere dello scultore Giovanni Perotti (1892 - 1977). Alla sommità un classico timpano sormontato da un angelo. L'interno si sviluppa in tre navate, una centrale molto ampia e di grande altezza e due laterali più ridotte. Il sistema di copertura è complesso in quanto la navata centrale presenta volte a botte alternate a soffitti simili a cupole ribassate, mentre le due laterali hanno volte a botte alternate a soffitti a vela. La volta della navata centrale è tutta affrescata con tre scene sacre opera del pittore milanese Mario Albertella, autore anche di altre opere presenti nella chiesa. Sono presenti alcuni interessanti affreschi del pittore Luciano Ricchetti fra i quali la Crocifissione e l'Ultima cena e un'opera del piacentino Emilio Perinetti. Il quadro più antico è di un pittore ignoto del Seicento e raffigura San Nicola mentre resuscita tre bambini. Presso la chiesa è inoltre custodito un antico organo Serassi risalente al 1819 (interamente restaurato) ed è stato ristrutturato l'abside per riportare alla luce i colori originali del 1696. Sono stati inoltre fissati e restaurati i decori presenti sulla volta e le lesene (colonnette laterali) sono state riportate allo stato originale.
 
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Villa Jemmi (San Nicolò)

Realizzata nei primi anni del 1900 dal signor Romeo Jemmi, che affidò il progetto al perito Giovanni Beotti e incaricò per la costruzione l'impresa edile Cesare Chiesa. Abbellimenti e decorazioni furono affidati ad alcuni decoratori milanesi e ad artigiani locali. L'esterno è caratterizzato da un loggiato con terrazza sorretto da colonnine leggere; interno presenta soffitti che richiamano le inferriate esterne. Villa Jemmi presenta elementi caratteristici dello stile Liberty, tipico degli anni '20, frammisti a particolari di Art - Decò (movimento artistico tipico degli anni '30): è un esempio di architettura borghese realizzata con particolare raffinatezza e priva di eccessi decorativi.
 
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Villa Celli (San Nicolò)

Villa di costruzione settecentesca realizzata in origine con stile di casa signorile di campagna dotata di un corpo centrale avanzato e da due ali laterali basse con terrazza. Nel 1856 la villa, che apparteneva al conte Antonio Soprani, fu acquistata dal marchese Pavesi Negri che vi soggiornò in occasione delle vacanze e nei mesi estivi ospitando personaggi noti come il poeta Aleardo Aleardi, il pittore piacentino Paolo Bozzini e altri. Nel 1889 l'edificio venne acquistato dal signor Cesare Celli, che lo ristrutturò dandogli l'aspetto attuale. Le trasformazioni attuate in tale periodo (fine '800) resero l'edificio più appariscente soprattutto per l'apposizione di una decorazione a balaustra che si estende lungo la linea di gronda ed è arricchita da cinque grandi statue. Al lato Sud - Est fu aggiunta inoltre una torretta suddivisa in tre terrazze quadrate corrispondenti ai singoli piani. La villa è posta in un grande parco, che si presume di origine tardo settecentesca, in cui si possono notare varie conifere, cedri del Libano ed altri alberi ad alto fusto. Un tempo vegetavano perfino le palme.
 
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Il Castello di Santimento

Il castello, sottoposto nel tempo a varie alterazioni specie nei locali interni, conserva all' esterno molti elementi originali; in particolar modo sul fronte principale dove il solido mastio a sezione quadrata, impostato a filo della facciata, è fronteggiato da un'altra torre più bassa e con funzione di posterla. Alla sua base si apriva l’ingresso con il ponte e il ponticello levatoi che superavano il fosso corrente tutt'attorno all'edificio; sopra gli incastri del ponte levatoio si nota un caratteristico fregio di mattoni in rilievo disposti a dente di sega. (da "I castelli del Piacentino" di Maggi e Artocchini)
 
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Chiesa Parrocchiale di San Giovanni Battista (Santimento)

Splendido esempio d'arte barocca presenta una facciata monumentale alta 36 metri, un elegante portale ed una torre architettonicamente molto ben proporzionata. La fondazione della chiesa attuale risale all'anno 1690 sui resti della più antica costruzione del 1291, sempre dedicata a San Giovanni Battista. Lo stesso Santo è raffigurato in un dipinto su tela custodito nella chiesa ed eseguito nel 1885 dal pittore piacentino Francesco Ghittoni. Si possono ammirare tante opere fra cui: l'altare maggiore in marmi pregiati donato dal Vescovo De Beaumont ai tempi di Napoleone, lo splendido crocifisso del 1600, la via Crucis scolpita nel legno dallo scultore Luigi Ferrari nel 1844, varie sculture in legno del 1600 -1700 e preziosi calici finemente lavorati sempre del 1700.
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Chiesa di Santa Maria della Neve (Centora)

Il tempio fu costruito intorno all'800. Retto originariamente dai monaci Benedettini, era dedicato a San Bartolomeo; in seguito la chiesa, dedicata alla Madonna della Neve, passò agli Olivetani di San Sepolcro. Presso la chiesa è situato uno splendido organo, che è stato oggetto di studio da parte di esperti del settore. Lo strumento, opera di ignoto, sembra risalire al primo Ottocento e ha dimensioni da organo "positivo". Fu venduto nel 1858 alla parrocchia di Centora da quella di Gossolengo con il benestare del Consiglio parrocchiale per 184 lire. Dispone di una tastiera con 50 tasti e ha i registri disposti su una colonna a destra dell'esecutore, mentre la pedaliera è a leggio con nove pedali. Sull'anta della segreta c'è la scritta 1800.
 
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Santuario della Madonna del Pilastro (Loc. Pilastro)

santuario della madonna del pilastro (loc. pilastro) Il Santuario della Madonna del Pilastro è situata all'estremo sud, nel Comune di Rottofreno sul confine con il Comune di Gragnano Trebbiense. L'origine del Santuario della Madonna del Pilastro, secondo un'antica tradizione tramandata dai nostri padri, è legata all'apparizione della Beata Vergine ad una sordomuta del luogo, miracolosamente guarita. L'evento prodigioso risale alla fine del 1300, nel momento in cui la giovanetta era in preghiera dinnanzi ad un'immagine della Vergine, dipinta su di un pilastro, che sorgeva lungo la strada, detta "montanara", perché collegava la pianura con le colline e la montagna, come accade ancora oggi. L'evento prodigioso è stato immortalato sulla volta del tempio dal pittore triestino Pittaco. Molto interessante l'artistica immagine della Madonna con Bambino, datata inizio '400, probabilmente opera di un pittore emiliano itinerante di passaggio, affrescata su di un antico pilastro, da cui deriva il toponimo "Pilastro". L'antica cappella è stata poi sostituita dall’attuale Santuario di origine secentesca, 1616 - 57, e presenta una struttura a un'unica navata con presbiterio adorno di pregevoli dipinti appartenenti alla Scuola Bibiena (secoli XVII - XVIII). La Soprintendenza delle Belle Arti di Parma ha elencato tali opere fra i più pregevoli capolavori pittorici della pianura trebbiense. Il Santuario è dedicato alla protezione dei pericoli della strada e alla memoria delle vittime di sciagure stradali che vengono commemorate ogni anno, nella terza domenica di settembre.

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