ROMANO D'EZZELINO

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Origini di Romano d’Ezzelino

Il toponimo è citato per la prima volta in un documento del 1076 come “Romanum”, l’aggiunta “d’Ezzelino” avvenne il 20 novembre 1867, dopo l’Unità d’Italia per non venir confuso con l’omonimo lombardo e piemontese. Questo paese che sta ai piedi del Grappa, ha accostato il suo nome di origine latina al personaggio più famoso della sua storia: il signore della marca gioiosa, il vicario imperiale e genero di Federico II, tale Ezzelino III da Romano (1194-1259). Un condottiero che ha dato lustro alla dinastia e al paese facendo echeggiare il suo nome in tutto il Nord Italia nella prima metà del XIII secolo.
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Dante Alighieri

Dante Alighieri eternò il Col Bastia nelle terzine della Divina Commedia. Al IX canto del Paradiso, Dante guidato da Beatrice arriva nel cielo di Venere e all'improvviso gli si avvicina lo spirito luminoso di Cunizza, sorella di Ezzelino III da Romano: “...Ed ecco un altro di quelli splendori ver' me si fece, e 'l suo voler piacermi significava nel chiarir di fuori. Li occhi di Beatrice, ch'eran fermi sovra me, come pria, di caro assenso al mio disio certificato fermi. Deh, metti al mio voler tosto compenso, beato spirito, dissi, e fammi prova ch'io possa in te refletter quel ch'io penso! Onde la luce che m'era ancor nova, del suo profondo, ond'ella pria cantava, seguette come a cui di ben far giova: In quella parte de la terra prava italica che siede tra Rialto e le fontane di Brenta e di Piava, si leva un colle, e non surge molt'alto, là onde scese già una facella che fece a la contrada un grande assalto. D'una radice nacqui e io ed ella: Cunizza fu chiamata, e qui refulgo perché mi vinse il lume d'esta stella; ma lietamente a me medesima indulgo la cagion di mia sorte, e non mi noia; che parria forse forte al vostro divulgo,...” Nell’opera, Dante cita pure Ezzelino relegandolo nel VII cerchio dell’Inferno: “...E quella fronte c’ha ‘l pel così nero, è Azzolino...”. Una terzina questa che rimarca la figura del signore Da Romano come tiranno, ma screditata negli ultimi anni dagli storici in quanto gli avversari Guelfi dell’epoca non erano da meno. Il 21 aprile del 1914, su iniziativa del comitato “Dante Alighieri”, a lato della Torre campanaria Ezzelina, viene eretto il monumento al sommo poeta fiorentino, con incise le celebri terzine rievocanti il Colle Bastia. Così un documento dell'epoca ricostruisce l'evento: “...E quando la folla attenta fu radunata attorno al colle, tutto rivestendolo fino alla vetta, il presidente del comitato, Guglielmo Gobbi, con la parola semplice e nobilissima il cui fremito tradiva l'interno tumulto dei sentimenti, ringraziava i cittadini saliti lassù a dire il loro consentimento all'idea attuata dalla “Dante” ed ordinava che il monumento venisse scoperto...”
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I Da Romano: Ezzelino III e Cunizza

La dinastia dei Da Romano iniziò con Arpone, poi ci furono Ecelo, Alberigo, Ecelino il Balbo, Ecelino II il Monaco e poi, nel 1194, venne Ezzelino III detto anche il Tiranno. Nato dal matrimonio di Ezzelino il Monaco e la toscana Adelaide dei conti Mangona detti anche Rabbiosi, Ezzelino fu il personaggio che fra tutti diede il maggior prestigio alla dinastia. Grazie alla sua condotta politica e alla particolare vocazione militare riuscì a creare una sorta di signoria Ezzeliniana per un territorio che andava da Trento a Padova e da Belluno a Brescia. Ghibellino “indipendente”, più volte il suo cammino si incrociò con alleanza all’imperatore Federico II (a differenza dei rispettivi nonni, Ezzelino il Balbo e Federico Barbarossa, nemici dichiarati) tanto che nel 1238 ne divenne vicario imperiale sposando Selvaggia, la figlia dell’imperatore stesso. Ma stare con l’imperatore, voleva dire andar contro il potere temporale dello Stato Pontificio così ad Ezzelino III furono date 2 scomuniche e gli fu indetta una crociata contro (1255, Papa Alessandro IV). Il destino del nostro condottiero fu sempre contrassegnato dall’antagonismo esasperato con Padova ed Este, città guelfe, perse e riconquistate a più riprese e dalle quali spesso gli sono arrivate imboscate o congiure da famiglie potenti. Amava circondarsi di una corte letterata ed artistica; inoltre aveva ereditato dalla madre Adelaide doti e nozioni di astrologia al punto che per lui diveniva fondamentale lo studio degli astri prima di ogni mossa politico militare. Abile stratega ed inventore di armi d’assalto, effettuò molte imprese al punto che il suo nome echeggiava in tutto il Nord Italia e nel 1259 il signore da Romano tentò la conquista di Milano. Ma il tentativo di un attacco a sorpresa alla città andò storto. Il condottiero si ritirò ed ebbe la peggio a Cassano d’Adda dove fu ferito da una freccia. Catturato e condotto alle prigioni di Soncino morì il 27 settembre. Successivamente, Vicenza, Bassano e altre città della Marca si consegnarono ai padovani. L’anno dopo, il 1260, i padovani distrussero l’ultimo rappresentante dei da Romano, trucidando tutta la famiglia di Alberico a San Zenone. Il castello di Romano venne raso al suolo. La sorella Cunizza che stava a Verona, riuscì a scappare all’eccidio e visse per sempre lontano dal Col Bastia rifugiandosi “vecchia e pentita” a Firenze. A testimonianza della sua presenza nel capoluogo toscano, c’è un documento di Cunizza, rogato il 1 aprile 1265 dove ella libera i suoi servi. Cunizza morì nel 1279 circa.

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