ROMANO D'EZZELINO

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Dati generali

Provincia: Vicenza; Superficie comunale: Kmq. 21,41; Altitudine: 130 mt slm; Prefisso telefonico: 0424; C.A.P.: 36060; Popolazione: 14.500 abitanti; Comuni limitrofi: Pove del Grappa, Cassola, Borso del Grappa, Mussolente, Bassano del Grappa. Frazioni: Romano, San Giacomo, Fellette, Sacro Cuore.
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Il Colle Bastia e il Castello

Situato ad Est del capoluogo, è uno dei posti più suggestivi del paese, dal quale si possono ammirare le colline contermini, l’incantevole zona del Mardignon, il contrasto della pianura urbanizzata, la suggestiva valle Santa Felicita e tutta la pedemontana. Un colle così strategico non a caso era divenuto la roccaforte di Ezzelino III, il condottiero Da Romano che con la sua abilità politica e militare era riuscito a creare una sorta di signoria da Trento a Padova e da Belluno a Brescia. Del castello ci sono poche notizie, ed è preziosa la testimonianza dello storico Giovanni Battista Verci: “...Questo e per natura e per arte era quasi inespugnabile; perché la collina a levante, a mezzodì e a ponente è molto ripida e malagevole a salirsi, e dalle poche vestigia che appariscono desumesi quanto il castello era da ogni parte ben munito a lunga resistenza. Avea figura quadrangolare con doppio recinto di grosse mura, e l'esterno, oltre alcune torricelle, avea a mezzodì uno sporto ad angolo acuto guernito di un forte baluardo. Tra l'uno e l'altro recinto v'erano abitazioni per la guarnigione. Dentro il secondo cerchio poi sorgeva il palazzo oltre ad una ragguardevole torre. L'ingresso era dalla parte di settentrione munito ancora questo di validi baluardi e di torri; e per avvicinarsi bisognava superare per angustosi viottoli l'erta e la disuguaglianza d'altre più basse colline; il che giovava non poco a render più forte il castello…” Al centro dell'area del castello di Ezzelino si ergeva un'alta torre che, a furor di popolo, fu distrutta fino alle fondamenta nell'agosto del 1260. Per il popolo questo fu quasi un atto di liberazione dal dominio di Ezzelino. Un modo per cancellare dalla mente i tristi ricordi di un recente passato. Morto Ezzelino, la fortezza ezzelina divenne in un primo tempo sede di un capitaniato di Treviso e poi avamposto della podesteria di Asolo, che dipendeva dalla Repubblica Veneziana. Dopo una breve parentesi di dominio Carrarese, nel decennio che va dal 1379 al 1388, nel castello Ezzelino riprese a sventolare il leone di San Marco. Ma oramai, un volta allargati fino all'Adda i confini della Serenissima Repubblica Veneziana, la fortezza perse quella prerogativa di avamposto militare che per oltre quattro secoli l'aveva contraddistinta, diventando invece sede della giurisdizione ecclesiastica. Proprio sui resti della Torre centrale fu costruita nel 1827 l'attuale torre campanaria. A progettare la sua forma rotonda e crestata fu Giovanni Zardo detto Fantolin, discendente dei Canova. La Torre Ezzelina è stata restaurata nell'ottobre del 1996.
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L’antica Chiesa

C’è un documento del 1085 che parla di una Chiesa nel villaggio di Romano dedicata alla Santa e Beatissima Vergine. Essa era posta sul lato Nord del Col Bastia. Negli anni a seguire questa subì continui restauri, addirittura a volte il decadimento era tale che il recupero diveniva quantomai difficile. Nonostante il luogo sacro contenesse opere pittoriche interessanti e una pala di Jacopo da Ponte, la struttura muraria continuava ad esser sempre precaria finché, nel 1742, venne costruita l’attuale chiesa sul colle. Il 13 novembre 1818 essa venne elevata ad Arcipretale, ma poi il degrado e l’aumento della popolazione, convinse la comunità ad optare per una soluzione diversa: così il 4 aprile 1880 si posò la prima pietra per costruire il nuovo Tempio, in pianura, la cui inaugurazione avvenne l’8 dicembre 1903. Spogliata dei beni preziosi per custodirli nella nuova parrocchia, oggi la chiesetta conserva incastonato nel muro un reperto di probabile epoca bizantina (V-VI sec. d.C.) sul lato interno della parete Sud. Si tratta di un pluteo, un ornamento tipico degli altari, in pietra di Custoza, lavorato in bassorilievo con disegno a cerchi e nodi rinvenuto durante gli scavi per la sistemazione del nuovo cimitero. Scendendo la strada dal colle, la prima costruzione che si incontra è la più antica casa di Romano: nel 1270 essa divenne canonica del pievano e rimase tale fino alla costruzione del Tempio in pianura.
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Valle Santa Felicita

La valle probabilmente prende il nome dalla Santa Felicita conservata nella chiesa di Santa Giustina di Padova, oppure dalla benedettina Felicita che fondò il convento sulla valle. In ogni caso, questo suggestivo anfiteatro naturale, una volta molto urbanizzato, ha nel suo DNA l’antico mercato ed il monastero. In un documento del 1000, l’imperatore Ottone III concedeva il mercato di Santa Felicita. L’aspetto curioso è che quel mercato era divenuto così importante che quando Montebelluna chiese a Treviso di aprirne uno tutto suo, non doveva intralciare le fiere di Santa Felicita, Santa Lucia e Castelfranco. Il convento benedettino ha avuto i suoi splendori fino al XV secolo. In quel periodo, precisamente nel 1445, fu annesso all’abbadessa del monastero di Santa Felicita un terreno con casa a Casale (Semonzo) tramite permuta: si trattava dell’attuale pizzeria “Antica Abbazia” all’epoca adibito ad ospizio. Negli anni successivi, con la crisi dei Benedettini nel Nord-Est, i monaci e le suore abbandonarono il posto ed iniziò la presenza degli eremiti che trasformarono i locali in monasteri per tutto il XVI secolo. Ma anche per questi vi fu il declino, nel secolo successivo, con il definitivo abbandono. La presenza religiosa in valle oggigiorno è simboleggiata dal capitello della Madonna del Buon Consiglio.

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