RIMINI

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Storia

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Cenni storici

Le prime fonti di Rimini risalgono all’età del neolitico, abitata dai Villanoviani, dagli Umbri e dai Gallici ma il primo assetto urbano gli venne conferito dai romani nel 268 a.C., che la conquistarono per la posizione geografica strategica favorevole per conquistare la Pianura Padana sotto il dominio dei Galli, per la fertilità del suo suolo e per la bellezza delle sue coste. I romani la chiamarono “Ariminum”, fondando così la più antica colonia romana della Pianura Padana. Rimini ebbe il suo massimo splendore grazie all’Imperatore Augusto, nel cui periodo furono costruiti il Ponte Tiberio, l’Arco di Augusto e l’Anfiteatro. Nel 538 la città venne assediata dalle truppe del goto Vitige, intenzionato a farne un presidio militare per la difesa di Ravenna, fu occupata dai Goti nel 549 e infine conquistata dal generale bizantino Narsete. L'Italia Settentrionale fu così suddivisa in Longobardia e Romània (così denominata in quanto i bizantini erano riconosciuti come "eredi" dei romani). Sotto la dominazione bizantina fu costituita la Pentapoli marittima, composta dalle città di Rimini, Pesaro, Fano, Senigallia e Ancona. Il territorio della Pentapoli, insieme a quello dell'Esarcato, fu donato alla Chiesa nel 756 dal re dei Franchi, Pipino. Nel XIV secolo la città divenne Comune, durante il periodo delle lotte per le investiture tra Chiesa e Impero e successivamente, nel 1295, la capitale della Signoria appartenente a Malatesta da Verucchio, i cui territori si estendevano fino a San Marino. Il pontefice, nel tentativo di impedire la formazione di un'unica grande signoria, inviò il cardinale Egidio Albornoz a occupare i castelli malatestiani più esterni e concesse ai due fratelli il vicariato di Rimini, Pesaro, Fano e Fossombrone, legittimando in questo modo il dominio malatestiano ma subordinandolo all'autorità della Chiesa. Il Malatesti più significativo della storia di Rimini fu Sigismondo Pandolfo Malatesta, salito al potere nel 1432, che militò prima al soldo pontificio contro i Visconti, poi a fianco di Francesco Sforza contro il Papa, con la lega tra Firenze e Venezia, con i Senesi e infine contro Pio II. Si assicurò prestigio dinastico attraverso accorte sistemazioni matrimoniali, ma nel 1463 fu sconfitto dalle truppe pontificie guidate da Federico da Montefeltro, duca di Urbino e suo acerrimo rivale. Alla sua morte la casata malatestiana andò in progressivo declino, fino all'annessione allo Stato della Chiesa. Negli stessi anni a Rimini si sviluppa una fiorente comunità ebraica, man mano sempre più oltraggiata, fino a quando, nel 1555 vengono reclusi nella contrada di Sant'Andrea (corrispondente all'odierna via Bonsi), in un tratto che va dall'angolo degli attuali Bastoni Occidentali (detti allora «Costa del Corso») sino all'oratorio di Sant'Onofrio. All'inizio ed alla fine del ghetto sono posti due portoni. Nel 1615 il ghetto è distrutto da una rivolta popolare. Nel 1509 ebbe inizio il governo pontificio della città, che divenne parte per quasi trecento anni della Legazione di Ravenna. Rimini ormai non era più capitale di uno stato autonomo, ma città marginale dello stato pontificio. Nel 1531 la città fu duramente provata dal passaggio dell'esercito imperiale di Carlo V e dal transito delle truppe francesi nel 1577, dalle frequenti inondazioni provocate dalle piene del Marecchia, dalle gravi epidemie e carestie che colpirono periodicamente la città e le campagne. Ma nonostante la decadenza dei traffici marittimi, dovuta alle nuove rotte atlantiche e all'egemonia turca sul Mediterraneo, il porto di Rimini rimase il più importante della Romagna sia per la pesca che per il commercio di prodotti agricoli. Il XVIII secolo fu caratterizzato da una grande vivacità della vita cittadina, da un rinnovamento del tessuto edilizio e da una generale ripresa economica, nonostante il ripetersi di alluvioni, passaggi di eserciti e terremoti, distinguendosi nell'ambito degli studi scientifici e letterari. Nel 1797 Napoleone Bonaparte entra in città. Rimini viene annessa alla Repubblica Cispadana prima, e a quella Cisalpina poi. Alla città fu conferito, anche se per breve tempo, il titolo di capitale del Dipartimento del Rubicone, qualifica che mantenne fino all'unificazione dei due dipartimenti romagnoli, avvenuta nel 1798. Il 30 Marzo 1815 Gioacchino Murat lancia il Proclama di Rimini, attraverso il quale esorta gli italiani a combattere uniti per la costituzione del Regno d'Italia. Nel 1831 le truppe austriache calarono in Romagna per reprimere l'insurrezione scoppiata nello Stato pontificio che aveva portato alla creazione del governo delle Province Unite Italiane da parte delle legazioni di Ravenna, Forlì, Bologna e Ferrara. Alle porte della città, in località Celle, duemila volontari combatterono contro gli austriaci; lo scontro, ricordato da Giuseppe Mazzini nel suo scritto “Una notte di Rimini”, si concluse con la restituzione del territorio romagnolo allo Stato pontificio. Il 30 luglio 1843 fu inaugurato il primo “Stabilimento privilegiato dei Bagni Marittimi”. Nel 1860 Rimini viene annessa al Regno d'Italia e l'anno seguente è raggiunta dalla ferrovia Bologna-Ancona, contribuendo in modo decisivo al grande sviluppo dell'economia turistica. Durante la Prima Guerra Mondiale subì gravi bombardamenti navali e ferroviari con gravi ripercussioni sull'economia cittadina a causa della chiusura della stagione balneare. Durante la seconda guerra mondiale, più dell'80% di Rimini viene rasa al suolo. Tra il 25 agosto e il 30 settembre 1944 le forze tedesche e le forze alleate si scontrarono presso Rimini, combattendo una delle più sanguinose battaglie di tutta la Campagna d'Italia. Rimini fu liberata il 22 settembre. Il secondo dopoguerra fu caratterizzato da una rapida ricostruzione e da un'enorme crescita del settore turistico, divenendo una delle più importanti località turistiche d'Italia e d'Europa, divenendo di recente capoluogo dell'omonima provincia e ottenendo così l'autonomia amministrativa dalla Provincia di Forlì.

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