RAVENNA

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Un po' di storia...

Grazie al suo glorioso passato, oggi Ravenna gode di un'eredità artistica che comprende ben otto edifici dichiarati dall'UNESCO Patrimonio dell'Umanità. Secondo il geografo greco Strabone, Ravenna fu fondata dai Tessali, ma circolano diverse leggende sulla nascita del centro urbano. Certamente fu occupata dagli Etruschi, certezza che deriva non solo dai ritrovamenti di fattura attribuibile a questa civiltà, ma dal suo stesso nome: il suffisso -enna pare sia tipicamente etrusco. Tra il IV e V secolo a.C. saranno gli Umbri a stanziarsi nel ravennate per spingersi fino al Po, informazione sulla quale insiste la storiografia. Durante gli ultimi anni del III secolo a.C., Ravenna diventa una "civitas foederata", un'alleata di Roma, ma non è nota l'età esatta in cui i Romani si impadroniscono del territorio. Di certo sappiamo che per i Romani, Ravenna rappresentava un punto strategico di grande importanza grazie alla sua posizione: isolata da più parti dalla terraferma ma con accesso diretto al mare: questo significava non solo godere di una notevole difesa naturale, ma avere anche la possibilità di ricevere approvvigionamenti e rinforzi dalle flotte marine. Ottaviano Augusto riteneva necessario costituire un punto di attracco per le sue navi, per questa ragione durante il suo regno diede origine al Porto di Classe, a circa 4 km a sud-est della città, base principale della flotta del Mediterraneo centrale; porto che venne successivamente potenziato per difendere l'Adriatico e i mari d'Oriente. La regione, grazie alle sue pinete, forniva il legname necessario alla costruzione degli scafi delle navi nei cantieri navali, e questi mezzi resero Ravenna molto forte dal punto di vista commerciale e industriale: i traffici per esportare legno e beni alimentari provenienti dall'agricoltura e dalla pesca erano fiorenti e agevolati anche dalla particolare struttura topografica della città: tanti isolotti collegati tra loro da ponti. L'imperatore Ottaviano Augusto ritenne necessario unire il grande porto militare attraverso la Fossa Augusta, un largo canale che prima di giungere a Ravenna si diramava probabilmente in due direzioni: una attorno alla mura a difesa della città e l'altra tra le abitazioni, favorendo così il commercio. Lo sviluppo economico portò inevitabilmente all'ampliamento urbanistico e all'aumento della popolazione. Seguendo la classica struttura della "oppidum" romana, anche la città fortificata di Ravenna ebbe il perimetro quadrangolare. Nella cinta muraria, quasi sicuramente innalzata durante il primo anno d'impero di Claudio, si aprivano due porte, denominate successivamente "Porta Salustra" e "Posterula Latronum". Sicuramente di epoca claudiana la Porta Aurea, fiancheggiata da due torri cilindriche, in quanto riportava l'iscrizione che ricordava Tiberius Claudius. Le torri furono poi demolite dai Veneziani (intorno al 1400) e, poco meno di 200 anni più tardi, la porta vera e propria fu abbattuta per consentire il passaggio di materiale da costruzione. Ravenna era priva di acqua potabile e per questo motivo venne fatto costruire un acquedotto nel quale furono convogliate le acque appenniniche. Tutto questo su ordine di Traiano, all'inizio del II secolo. Diversi ritrovamenti archeologici risalenti alla prima metà del XVIII secolo (alcuni piloni e archi che formavano l'acquedotto) testimoniano l'esistenza della costruzione che consentiva il fluire delle acque dalla zona di Teodorano verso Ravenna seguendo il corso del Ronco. All'inizio del V secolo, Ravenna divenne capitale dell'Impero d'Occidente. L'imperatore Onorio, costretto a lasciare Milano, scelse la città per la sua posizione strategica e questa divenne una vera e propria residenza imperiale, con fastose costruzioni civili e religiose interamente rivestite da mosaici. Con l'entrata in Ravenna di Odoacre, primo barbaro in Italia con il titolo di re, l'Impero di Occidente vide la sua fine; verso la fine del V secolo fu Teodorico ad impadronirsi del territorio mostrandosi un sovrano saggio ed illuminato: egli favorì l'attività edilizia, bonificò le paludi circostanti e fece compiere lavori di rifacimento all'acquedotto di Traiano. L'attuale cattedrale dello Spirito Santo è, con grande probabilità, il primo edificio fatto erigere dal goto Teodorico (Anastasis Gothorum) e che egli dedicò al culto ariano, consacrandolo alla Resurrezione del Signore. Una volta cacciati i goti, la chiesa venne dedicata a S. Teodoro e successivamente allo Spirito Santo. Nel 540, con l'entrata in Ravenna del generale Belisario, la città passò in mano ai Bizantini di Giustiniano, più tardi Ravenna diventò sede della prefettura d'Italia. Tutti i beni immobili dell'ariano Teodorico passarono ai cattolici, e in quel periodo il cattolicesimo si riaffermò potentemente. La magnificenza del passato di Ravenna proseguì grazie allo sfarzo dei Bizantini che adornarono gli edifici con marmo pregiato e mosaici orientali, ma lo splendore artistico subì un arresto. Il glorioso porto di Classe, rimasto inutilizzato, perse la sua efficienza anche perché, col tempo, si era interrato in buona parte. I traffici e i commerci diminuirono notevolmente e gli Esarchi, che la mal governarono per quasi duecento anni, e successivamente i Longobardi e i Franchi, la ridussero allo stremo. Tra la seconda metà del 900 e i primi anni del 1000, gli imperatori Ottone I, II e III, ressero l'impero consentendo alla città di riprendere un po' di vita. Fu sotto il dominio di Ottone I che a Ravenna venne costruito l'ultimo edificio imperiale, oggi scomparso. Sorse il Comune e con esso uno Studio e una scuola di ars notaria. Ma il potere passò presto in mano a famiglie guelfe o ghibelline che erano continuamente in lotta fra di loro. Tra il 1275 e il 1441 si impose la signoria dei Da Polenta, principale famiglia guelfa fra i cui membri è noto in modo particolare Guido Novello per aver ospitato Dante Alighieri esiliato da Firenze. Il Sommo Poeta morì a Ravenna nella notte fra il 13 e il 14 settembre del 1321, la sua salma si trova ai Chiostri Francescani, accanto ad essi c'è la Tomba di Dante, piccola e modesta costruzione in stile neoclassico, eretta nel 1780 dall'architetto Camillo Morigia per volere del Cardinale Legato Luigi Valenti Gonzaga, il cui stemma sormonta appunto la porta d'ingresso. Dopo il 1441, Ravenna venne dominata direttamente dalla Repubblica veneta per sessantotto anni. Nel 1509 passò, per trattato, alla Chiesa. Tre anni più tardi, durante la guerra della Lega Santa, la città venne presa dai francesi che la saccheggiarano con grave strage dei suoi cittadini. A seguito di lotte civili e di un breve predominio veneziano, nel 1530 Ravenna rientrò nello stato della Chiesa, grazie alla pace di Cambrai. In età napoleonica saranno tanti gli eserciti a invadere il territorio: i francesi nel 1796 gli austriaci, ancora il battaglione francesce, nuovamente quello austriaco e, nel 1813, il suolo viene calpestato dagli inglesi. Altre vicende segnano la città per poi tornare alla dominazione pontificia alla caduta Napoleonica. Il dominio di Napoleone aveva suscitato grandi speranze fra i ravennati, che andavano a scontrarsi con la grettezza conservatrice dei governanti; ciò favorì l'accendersi a Ravenna delle tensioni liberali. Durante i Moti del 1831 essa fece parte delle Province Unite e nel 1849 della Repubblica Romana che era appoggiata da larga parte della popolazione. Nel 1859 la città ottenne l'annessione al regno di Sardegna, e nel 1861 ne divenne provincia.

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