PARCO DELLE GROANE

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Oasi Lipu

I 4 chilometri di interessante percorso ad anello si snodano accompagnati da bacheche, numerosi pannelli a colori, punti di osservazione, grazie ai quali i visitatori acquisiscono una conoscenza adeguata della complessità e la ricchezza degli ecosistemi visitati e ottengono utili informazioni sulle diverse forme di vita che si incontrano. Consapevoli di trovarsi all’interno di un’oasi naturalistica, è necessario osservare il silenzio. Per gruppi e scolaresche le visite devono essere prenotate Il centro visite è aperto da mercoledì a domenica (a esclusione del periodo dal 24 dicembre al 6 gennaio e dei giorni di festività nazionale). Orario: 10.00 – 13.00 ; 14.00 – 18.00 (Fonte: www.parcogroane.it)
 
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Itinerari ciclistici

La vera ricchezza del Parco Groane sono il suo equipaggiamento di percorsi ciclocampestri, sempre in continua crescita. Già oggi è possibile passare una giornata interamente in bicicletta, su percorso protetto fra boschi, brughiere e campi coltivati, pur essendo nel cuore della metropoli lombarda. Il tratto agibile inizia nella Pineta di Cesate, corre lungo corso Europa, tange la Riserva naturale della Cà del Re, sottopassa la Statale Bustese (Saronno-Monza), per raggiungere il Centro Parco Polveriera di Solaro.
Da qui il percorso prosegue verso nord, a fianco di una vecchia attrezzatura militare, passa sotto la ferrovia, e attraversa i boschi di Ceriano Laghetto (notare il grazioso stagno “Foppa di S. Dalmazio”). I giri nel bosco di Ceriano portano verso l’altopiano di Seveso, estesa brughiera dove sopravvive il raro Salice a foglia di rosmarino, arbusto ben visibile lungo la pista. (Fonte: www.parcogroane.it)
 
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Villa Valera - Arese

Il complesso, in ottimo stato, strettamente connesso con l’antico nucleo della frazione “Valera”, risale alla prima metà del ‘700 e risulta composto da una villa a doppia corte, un giardino d’ingresso, un giardino principale e un parco: il fabbricato è circondato dall’area verde su tre lati, mentre il lato nord confina con il nucleo di Valera. I giardini sono ricchi di fontane, vasi, statue ed elementi di arredo. SITO INTERNET: www.lavalera.it INDIRIZZO: Via Allende, 7 – 20020 Arese (Milano) CONTATTI: Tel / Fax: 0332/31.09.48 Cell: 348/30.36.323 – 349/862.37.37 mail: lavalera@lavalera.it DESTINAZIONE D’USO: cerimonie private, concerti, festival, incontri, mostre, installazioni, performance, proiezioni, colazioni, pranzi, snack pomeridiani, aperitivi, degustazioni.
 
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Villa Arconati - Bollate

Appartenuta per quasi due secoli, il Seicento e il Settecento, alla nobile famiglia degli Arconati che attraverso notevoli investimenti resero il Castellazzo una delle “Ville di Delizie” del territorio di Milano più ricche e prestigiose, dopo varie vicissitudini, alla morte dell’ultima proprietaria, la marchesa Beatrice Crivelli è da alcuni anni di proprietà della società Palladium (più altri soci) e sede della Fondazione Augusto Rancilio. La Villa, splendido esempio di barocchetto lombardo, si sviluppò nel ‘600 intorno ad un nucleo più antico, ma ebbe la sua sistemazione definitiva a metà del 1700 su disegno dell’architetto Giovanni Ruggeri che al nucleo esistente, originariamente a pianta a U, con portico aperto verso il retrostante giardino, annetté il corpo sud-ovest: l’edificio padronale raggiunse così l’attuale conformazione con schema planimetrico ad H. SITO INTERNET: www.villaarconati.it INDIRIZZO: Via Madonna Fametta 1 – 20021 Castellazzo di Bollate CONTATTI: tel. 02 86.92.287, cell. 346 88.13.094, e-mail: info@villaarconati.it DESTINAZIONE D’USO: eventi (d’estate c’è il Festival di Villa Arconati) e iniziative culturali, per attività didattiche e visite guidate scrivere a: didattica@villaarconati.it
 
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Villa Mirabello - Lentate

Villa Mirabello fu fatta costruire nel 1756 da Gabriele Verri, padre di Pietro e Alessandro, fondatori del “Caffè” letterario e, per questo, frequentata da intellettuali dell’illuminismo, tra cui Giuseppe Parini e Alessandro Manzoni. I Verri potenziarono nella zona l’allevamento del baco da seta e per questo motivi annesse alla villa anche una filanda, per lavorare direttamente i bozzoli allevati localmente sui numerosi filari di gelsi (mürun). La villa ha conservato l’originario assetto architettonico con la sua caratteristica torretta belvedere e la ciminiera della filanda. La struttura, semplice ed elegante, è circondata da un giardino novecentesco caratterizzato da vialetti in ghiaia che lo ripartiscono in settori regolari e da aiuole, contenenti arbusti da fiore e alte conifere. SITO INTERNET: www.amiciarte.it INDIRIZZO: via Manzoni – 20823 Lentate sul Seveso CONTATTI: ASSOCIAZIONE AMICI DELL’ARTE Via Monte Santo, 2 – fraz. Camnago – 20823 Lentate sul Seveso (MB) Tel. 3664511175 (18-21) DESTINAZIONE D’USO: abitazione privata. Prenotazioni per visite (15-30 partecipanti): prenota@amiciarte.it
 
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Villa Raimondi - Birago di Lentate

Maestosa villa, domina con la sua imponente facciata la Comasina. Sorse nel 1630 circa a cura del Marchese Casnedi che affidò il progetto all’architetto Pier Francesco Cantoni. Nel 1803 fu acquistata dai marchesi Raimondi di Como. Durante la prima guerra d’indipendenza fu occupata dalle truppe austriache che la devastarono. I Raimondi ripararono, ma non del tutto, i danni causati. L’edificio è strutturato con due corpi a U, aperti rispettivamente verso il Parco delle Groane a occidente e verso il ricco giardino. Splendidi gli affreschi parietali al primo e al secondo piano del corpo centrale, anteriori al 1740, attribuiti a discepoli del Tiepolo. SITO INTERNET: www.amiciarte.it INDIRIZZO: Via Raimondi Mantica, 18,20,22,24 – 20823 Lentate sul Seveso (MB) CONTATTI: ASSOCIAZIONE AMICI DELL’ARTE Via Monte Santo, 2 – fraz. Camnago – 20823 Lentate sul Seveso (MB) Tel. 3664511175 (18-21) DESTINAZIONE D’USO: abitazione privata. Prenotazioni per visite (15-30 partecipanti): prenota@amiciarte.it
 
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Villa San Carlo Borromeo - Senago

La splendida villa (7mila mq.) situata sulla sommità di un’altura artificiale (base di un insediamento celtico dell’VIII secolo a.C.) si rifà al barocco lombardo e si presenta come un elegante complesso monumentale. Quella che ci appare ora fu inizialmente un modesto castello acquistato nel 1630 dal cardinale Federico Borromeo. Alla fine del ‘600 Gilberto IV Borromeo effettuò sostanziali interventi di trasformazione. L’ultimo importante restauro fu curato dagli architetti Fausto e Giuseppe Bagatti Valsecchi dopo la II guerra mondiale. Il grande parco che la circonda ospita esemplari arborei di notevoli dimensioni. In sette secoli, molti raccontano di avere frequentato la villa: Leonardo da Vinci, san Carlo Borromeo, Ippolito Pindemonte, Stendhal, Alessandro Manzoni, Benedetto Croce, Giovanni Verga e Luigi Pirandello, tanto per citarne alcuni. www.villasancarloborromeo.com Piazza Borromeo, 20 – 20030 Senago (Milano) Tel: 02/99.50.07.22 Mail: info@villaborromeo.com DESTINAZIONE D’USO: meeting, congressi, manifestazioni, corsi di formazione e di aggiornamento, esposizioni e mostre, hotel e ristorante. Ospita l’università internazionale del secondo Rinascimento e l’istituto internazionale di scienze della comunicazione. Ospita inoltre un museo con esposizioni permanenti e temporanee (per info e visite guidate 02/99.50.07.22)
 
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Villa Ponti - Senago

La villa, di proprietà privata, in stile neogotico (la costruzione risale ai primi del ‘900) è circondata da un vasto parco, in mezzo al quale sopravvivono i ruderi di una torre di epoca viscontea (XIV secolo). INDIRIZZO: Via XXIV Maggio – 20030 Senago (MI) DESTINAZIONE D’USO: privato
 
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Villa Dhò - Seveso

Realizzata nei primi anni del 1800, la Petitosa o Maiocca, denominazione derivante forse dal nome del primo proprietario, può essere considerata la prima vera e propria villa di Seveso, ma anche la più “giovane” di quelle incluse nell’area delle Groane. Situata in un punto panoramico sull’altopiano di Seveso si presenta come edificio lineare sviluppato su due piani con torretta belvedere sormontata da balaustra in ferro battuto, con merli di tipo ghibellino a coda di rondine, mentre la facciata principale è di stile neoclassico. Bellissimo il parco, adibito a percorso Vita. SITO INTERNET: www.comune.seveso.mi.it INDIRIZZO: Via Cacciatori delle Alpi, 3 – 20822 Seveso (MB) CONTATTI: mail: cultura@comune.seveso.mb.it DESTINAZIONE D’USO: abitazione privata; parco pubblico con Percorso Vita coi seguenti orari comunali: maggio/settembre ore 9.00-21.00, ottobre/novembre ore 9.00-19.00, dicembre/febbraio ore 9.00-17.00, marzo/aprile ore 9.00-19.00.
 
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Le fornaci

Le Groane sono un territorio di brughiera di particolare interesse geologico, costituito da ripiani argillosi “ferrettizzati” che rendono l’ambiente assai particolare. Devono il loro nome, probabilmente, proprio al suo terreno duro e poco coltivabile, formatosi durante l’epoca preistorica quando il vento depose il “loess”, una sorta di manto di parecchi metri di spessore composto di argilla, sabbia, silt (materiale detritico).
 Nel periodo glaciale le Groane furono così coperte da un manto di argilla. La testimonianza. Scriveva Scipione Breislak, Ispettore del Governo Austriaco nel 1822 a proposito delle Groane: “Dove l’argilla è coperta di uno strato sufficiente di terra vegetale, abbiamo buoni pascoli ed ottime praterie: la tenacità colla quale l’argilla ritiene e conserva l’acqua piovana o quella d’irrigazione contribuisce molto a mantenere l’umidità e la freschezza nello strato superiore della terra: ma non è così dove l’argilla si presenta quasi scoperta alla superficie del suolo. Tra le brughiere che sono alla sinistra dell’Olona ve ne è una detta la Groana, la di cui costituzione fisica è diversa dalle altre. Si estende la medesima da Solaro a Ceriano al sud est di Saronno verso Garbagnate e Senago, ed in quella estensione di terra di circa sei miglia in lunghezza, sopra un miglio di larghezza media, non vi germogliano che poche scarse piante di erica. Nel suolo di tale brughiera predomina l’argilla e perciò in diversi luoghi le acque delle piogge vi si arrestano in modo che vi formano molte pozzanghere e piccole paludi”. Le origini. L’agricoltura non poté certo prosperare su questo tipo di terreno che, tuttavia rappresentò, e in parte rappresenta ancora, un’attività industriale. Infatti l’uomo nel corso della storia aprì cave per l’estrazione dell’argilla, la quale può essere lavorata, impastata, modellata, essiccata e cotta in fornaci. Sorsero così alle porte di Milano, sul luogo del “giacimento” le fornaci; hanno estratto, lavorato e cotto, modificando nel tempo con tecnologie sempre più moderne il paesaggio con le loro cave che hanno ribassato di un paio di metri buona parte del territorio. 
Le fornaci sono stabilimenti industriali, un grande sistema ingegnoso con un’unica alta ciminiera e con tanti forni collegati l’uno all’altro nei quali vengono cotti mattoni per ogni tipo di costruzione. Alcune delle fornaci del Parco risalgono addirittura alla metà del Settecento. Molte di esse sono oramai ruderi tra boschi e brughiere, importanti e suggestive testimonianze di archeologia industriale; altre sono state inglobate, trasformate o adattate ad altro tipo di attività. Nel dopoguerra se ne contavano 21, negli anni ottanta erano 7; oggi solo 2 fornaci rimangono in piena attività. Il Parco delle Groane ha promosso un Piano di settore Fornaci per stimolare il recupero intelligente di questi siti che con tutte le loro cave saranno recuperati a boschi, prati e sentieri per i cittadini. 

<< top >> LE VIE DEL MATTONE Vale davvero la pena di programmare una visita al Parco Groane solo per raggiungere i siti che ospitano le testimonianze più interessanti. Possiamo organizzarci secondo tre direttive: Settore A (Castellazzo, Garbagnate, Senago, Cesate) Settore B (Solaro, Ceriano Laghetto, Cesano Maderno, Limbiate) Settore C (Cogliate, Misinto, Mazzate, Lentate sul Seveso, Barlassina) Settore A Castellazzo
. Segnaliamo nell’area verde in prossimità della Villa Arconati, i ruderi di due forni Hoffmannn. Attivi dalla fine dell’800, furono gravemente danneggiati nel 1917 dall’esplosione della vecchia polveriera di Castellazzo; ripresero la produzione a fasi alterne fino agli anni trenta quando furono smantellati. 
Rimane la struttura del forno della Società Anonima Laterizi di Bollate, diventata famosa per le dimensioni dei propri mattoni pieni con effetto da “bugnato”, utilizzati, tra l’altro, per le facciate di varie chiese di Milano (S. Giovanni alla Creta in Via Inganni, Quattro Evangelisti in Via Pezzetti, Santi Giovanni e Paolo in Via Maffucci). Senago
. I ruderi della vecchia fornace Parodi, a cavallo del Villoresi, rappresentano un classico esempio del vecchio forno Hoffmann a 16 camere di cottura con ciminiera a bocche laterali. A poca distanza la nuova fornace Parodi, dotata di un forno Hoffmann a teste tagliate. Garbagnate Milanese. 
Fornace Fusi: tutto il complesso offriva uno spaccato dell’intero ciclo produttivo: dall’essiccazione sulle gambette alla cottura dei mattoni pieni nel forno. Visibile dal treno. 
 Fornace Gianotti Beretta: ai lati delle Ferrovie Nord Milano, famosa ai tempi per la lavorazione di mattoni pieni per usi speciali: cunei per ciminiere e sagomati vari per chiese e cappelle funerarie. Al suo interno conserva una grandiosa doppia capriata in legno. (Non visitabile perché, purtroppo, pericolante.)
. Fornace Macciacchini: la tipologia originaria dell’impianto è ancora inalterata ed è perfettamente riscontrabile, soprattutto nella parte posteriore del complesso. Questa fornace era conosciuta nella zona per un’attività collaterale che la legava ai cavalli: curiose opere in terracotta raffiguravano teste di cavallo, confermando la vocazione equestre spontanea, nata e coltivata nel contesto naturale e consono delle Groane. La fornace è andata a fuoco nell’estate 2003.
 Fornace Inverni: Sulla strada per Senago, è il complesso che negli anni ’40 Luigi Invernizzi ampliò fino a raggiungere una superficie di produzione utile di mq 160mila con oltre 400 addetti. Dotato di 3 forni Hoffmann, fu uno dei primi esempi di industrializzazione del settore a lanciare sul mercato i laterizi forati. E’ stata destinata ad altra attività. Settore B Solaro. 
Fornace “Borghi e Cattaneo”: in totale rovina, la sua fama è, purtroppo, collegata agli effetti disastrosi della ciminiera che all’inizio del ‘900, investita da un ciclone, crollò assieme a parte del forno causando la morte di 16 persone. Limbiate. 
Fornace “Produzione Commercio Laterizi”: d’impianto ed organizzazione assolutamente moderni, ricorda solo in parte la struttura originaria già descritta nel 1837. Oggi i vari impianti di lavorazione, i nastri trasportatori, i silos, gli essiccatoi moderni, il forno a tunnel, i circuiti produttivi controllati elettronicamente hanno sostituito la tradizionale organizzazione del forno Hoffmann.
 Fornace “Aliberti”: la sua produzione è cessata da tempo e l’impianto al suo interno oggi accoglie altre funzioni. Il forno, ben visibile nel suo perimetro esterno, è affiancato dalle gambette per l’essiccazione. L’area un tempo ospitava una clinica di reintegrazione dell’attività motoria dei cavalli da corsa. Cesano Maderno. 
Fornace SNIA: fu acquistata dalla SNIA per essere utilizzata in proprio nell’opera di edificazione dello stabilimento in Cesano Maderno. Tipologicamente intatta nelle sue strutture perimetrali, nel percorso interno del forno e nei capannoni di servizio, costituisce ancor oggi uno degli esempi più pertinenti di fornace tradizionale.
 Fornaci Giussani: le fornaci “Enrico e Cesare Giussani” sono situate a poche centinaia di metri l’una dall’altra, sulla strada che congiunge il centro storico di Cesano Maderno con il villaggio operaio della SNIA. Soprattutto la prima “Enrico Giussani”, in stato di totale abbandono, merita di essere segnalata quale testimonianza di strutture produttive basate sul forno Hoffmann. Settore C Cogliate
. Fornace Pizzi: è forse la fornace, più “documentata” di tutte le Groane. Si hanno infatti notizie certe sulla sua storia, le sue trasformazioni e l’organizzazione interna. In funzione dal 1924, la produzione cessò nel 1971, lasciando sul terreno opere che il tempo ha risparmiato dalla distruzione totale: segni dell’antico percorso della linea ferroviaria a scartamento ridotto, edifici di servizio della produzione, impianti di produzione, gambette per l’essicazione dei mattoni, la portineria, i capannoni e i rustici per l’ammasso dei mattoni, che rappresentano un ideale strumento didattico-esplicativo. Oggi il sito è completamente inglobato in un rigoglioso giovane bosco naturale. Sotto una tettoia un artigiano deposita la propria attrezzatura. (Notizie tratte da “L’archeologia industriale nelle Groane” di Edo Bricchetti)


 
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Il Centro Parco Groane della Ex Polveriera

Grazie al finanziamento di un miliardo e 650 milioni di lire, stanziati dal Ministero Ambientenel 1996 nel quadro del Programma Triennale per le Aree Protette, dalla Provincia di Milano, dall’Unione Europea e dalla Regione, l’ex posto di guardia della Polveriera di Ceriano e Solaro è diventato il primo Centro Parco delle Groane. La nuova sede dell’Ente Parco Groane, che prende il posto dell’insufficiente spazio di Cesate, copre una superficie di 700 mq e ospita gli uffici della Polizia Locale e quelli delle Guardie Ecologiche Volontarie. Il Centro, pur moderno ed elegante, interpreta e si adegua nella sua struttura all’ambiente e alla storia del territorio: ne è prova il grande salone polifunzionale di 342 mq capace di 150 posti, che evoca le vecchie fornaci Hoffmann delle Groane, sia nella forma sia nell’uso del cotto come materia di finitura, con una grande vetrata che si apre suggestivamente sui boschi del Parco. 
Progettato dall’architetto Fabio Lopez Nunes, il Centro Parco Groane rappresenta un punto di riferimento per il pubblico, un luogo aperto dove promuovere la cultura dell’ambiente e stimolare la scoperta della natura, ma anche luogo di riferimento per un sistema dei parchi di tutta Europa, grazie alla partecipazione del Parco delle Groane alla Federazione dei Parchi naturali e nazionali d’Europa, e all’inserimento delle Groane nella rete dei siti di importanza comunitaria. 
Alla sede si può accedere comodamente in bicicletta, grazie alla rete di piste ciclabili o, altrimenti, in auto dalla strada statale Saronno – Monza.

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