ORVIETO

Cambia Comune

Storia

Storia

Il miracolo di Bolsena

Si racconta che il Duomo di Orvieto fu edificato per celebrare il miracolo di Bolsena del 1263: quell'estate, un prete boemo tormentato dal dubbio circa la presenza del corpo e del sangue di Cristo nell'ostia consacrata, si recò in pellegrinaggio a Roma per rafforzare la sua fede. Sulla via del ritorno, fermatosi a Bolsena per celebrare la messa sull'altare della Basilica di Santa Cristina, al momento della consacrazione vide stillare dall'ostia spezzata alcune gocce di sangue, che bagnarono il panno di lino usato nelle funzioni, il Corporale. Appresa la notizia del prodigio, il papa Urbano IV, che dal 1262 risiedeva a Orvieto, inviò a Bolsena il vescovo della città per condurre nella Chiesa di Santa Maria la reliquia del sacro lino che, accolta dal pontefice sul ponte di Rio Chiaro, fu accompagnata fino alla meta da una solenne processione. La cattedrale allora esistente sembrò alla cittadinanza orvietana troppo modesta per custodire una reliquia così preziosa, tanto che si decise di edificare un nuovo edificio religioso, adeguato a un così grande miracolo.
Storia

Cenni storici

La Rupe, un masso tufaceo scagliato nel corso delle imponenti eruzioni vulcaniche che hanno dato origine anche al lago di Bolsena, dopo l'insediamento di una prima comunità villanoviana intorno al IX secolo a.C, divenne il luogo eletto dagli Etruschi per l'edificazione di una delle più ricche città della loro cultura. Velzna, Volsinii per i Romani, si sviluppò a partire dal VII secolo, raggiunse l'apice nel VI-V secolo e svolse un ruolo primario all'interno della Dodecapoli etrusca, divenendo sede del luogo sacro delle popolazioni dell'Etruria, il Fanum Voltumnae, oggi al centro di scavi di grande interesse. La città etrusca intreccia la sua grandezza con la sua tragica fine, quando nel 264 a.C., anche in virtù delle divisioni interne, cadde nelle mani dei Romani che la rasero al suolo e ne deportarono gli abitanti nella vicina Bolsena (Volsinii novi), saccheggiandone le ingenti ricchezze. I pochi e importanti resti evidenziano una città a più dimensioni: la vasta superficie orizzontale dove si distribuivano abitazioni, monumenti, edifici sacri; le profondità delle viscere della rupe, dove si susseguivano cunicoli, gallerie, pozzi alla costante ricerca dell'acqua; e infine l'anello ai suoi piedi, lungo il quale si collocava la "città dei morti", la necropoli affiorata nel corso di lunghe campagne di scavo. Velzna vivrà poi una lunga decadenza fino a quando, nel III secolo d.C., in piena crisi dell'Impero Romano, la stessa Volsinii/Bolsena viene devastata e alcuni suoi abitanti ritornano sulla rupe orvietana. Con le invasioni barbariche dei Goti e dei Longobardi, la rupe torna lentamente a essere abitata a partire dal versante Ovest, in corrispondenza della prima e più antica via di accesso (Porta Maggiore); lungo l'asse dell'antico decumano, comincia a svilupparsi la città medievale. Urbs Vetus (poi Ourbibentos) è ormai il suo nome e dal 1137, data che documenta l'istituzione del Comune, attraverso tutto il secolo successivo, Orvieto diviene una roccaforte guelfa dell'Italia centrale, combatte contro i fuoriusciti ghibellini e gli imperatori svevi, estende la sua giurisdizione dal Monte Amiata a Orbetello; si creano in città le massime istituzioni, dal Consiglio dei Quattrocento (1215) alla figura del Capitano del Popolo (1250), alla Magistratura dei Signori Sette (1292). Si assiste contemporaneamente a una stagione di sviluppo demografico, edilizio e urbanistico, con l'inserimento dei numerosi complessi conventuali lungo il perimetro della rupe e con la costruzione dei maggiori edifici civili e delle chiese, che culmina, nel 1290, con l'avvio della costruzione del Duomo. Il potere comunale è tuttavia destinato a indebolirsi a causa delle continue lotte fratricide fra le due famiglie che dominano la città: i guelfi Monaldeschi e i ghibellini Filippeschi. Tra i pontefici spicca la figura di Bonifacio VIII, che procede contro la città con scomuniche e interdetti per ridurla all'obbedienza. La ottenne, fino a essere nominato capitano del Popolo, fino ad avviare la costruzione del Palazzo Papale (Palazzo Soliano) e a far porre due sue statue al di sopra delle porte più importanti della città: Porta Maggiore e Porta Postierla. Nel corso del Trecento il potere comunale si indebolisce sotto le Signorie dei Monaldeschi, a causa delle divisioni interne tra i quattro rami della famiglia, mentre sulla popolazione, già duramente provata, si abbatte il terribile flagello della peste del 1348. Alle alterne e drammatiche turbolenze pone fine l'arrivo del cardinale Egidio Albornoz: a lui vengono consegnate le chiavi della città, che dal giugno 1354 perde la sua autonomia, per poi venire annessa allo Stato della Chiesa, sotto cui resterà fino al 1860. In questa stagione domina sulla rupe la verticalità, l'imponenza delle chiese romanico-gotiche e delle torri andate in gran parte distrutte, e svetta arditamente quella che diventerà l'immagine di Orvieto nel mondo: il Duomo, definito "Giglio d'Oro" delle Cattedrali. Nel ventre sotterraneo della città, invece, continua a brulicare una vita invisibile che utilizza il labirinto dei cunicoli, delle cantine e dei butti, delle cisterne e dei pozzi come approvvigionamento della preziosa acqua di cui da sempre la città temeva la penuria. Nel 1527 il Papa Clemente VII, rifugiatosi a Orvieto durante il sacco di Roma, fa realizzare dal grande architetto Antonio da Sangallo il Giovane il celebre Pozzo della Rocca, poi chiamato di San Patrizio, che con un arduo sistema di scale concentriche raggiungeva le falde acquifere del fiume Paglia. Il pozzo, da subito riconosciuto come una delle "tre meraviglie di Orvieto", non servì mai allo scopo per cui era nato e Clemente VII morì prima di poterlo vedere concluso. La stabilità politica del Papato portò anche a Orvieto, dove risiedettero molti pontefici, un periodo di relativa pace e di rinnovato vigore artistico e architettonico. Il Seicento è l'epoca che segna il rinnovamento in forme barocche. All'arrivo dei Francesi, che nel 1798, all'indomani della Rivoluzione, insediano in Orvieto una Municipalità provvisoria, risponde una sommossa del popolo orvietano, che li vuole cacciare; ma l'esercito francese il 15 aprile entra in città, soffoca la sommossa e fa erigere l'Albero della Libertà in Piazza Maggiore. Nel 1816 torna a far parte dello Stato Pontificio come sede di Governo distrettuale della Delegazione di Viterbo. Nel 1860 i volontari orvietani e umbri costringono le truppe pontificie del presidio orvietano alla resa. Orvieto riesce a ottenere l'annessione al costituendo Regno d'Italia e diventa un fervido centro del movimento nazionale risorgimentale. La vita culturale nell'ultimo ventennio del XIX secolo è caratterizzata dall'attività dell'Accademia La Nuova Fenice, da fondamentali studi storici e da grandi restauri. Da segnalare, all'interno della Rocca dell'Albornoz, la costruzione di un anfiteatro per la corsa dei cavalli e l'avvio della costruzione del nuovo Teatro. Nel 1888 la città venne dotata di una funicolare ad acqua che collegava la stazione ferroviaria con Piazza Cahen, mentre a fine secolo arrivò in città l'energia elettrica. Orvieto tenta un balzo in avanti negli anni '80 e decolla verso una nuova economia in cui turismo, cultura e qualità della vita diventano motori di cambiamento e di benessere. Attraverso il "Progetto Orvieto" si attua una vasta opera di riqualificazione. È in questi anni che, insieme alle opere di bonifica e di consolidamento della rupe, molti edifici storici vengono ristrutturati e rifunzionalizzati, per essere messi a disposizione della vita culturale e sociale della città.

Visita per

Scarica la App

Tutti i contenuti di ilmiocomune.it a portata di mano sul tuo smartphone!

Scarica l'app

Scopri i contenuti in mobilità con l'app completamente gratuita