NOVATE MILANESE

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Cenni storici

Fino al secolo scorso, il Comune si chiamava semplicemente Novate; poi, per non confonderlo con altri due centri della Lombardia con lo stesso nome, nel 1862, gli fu aggiunto quello di Milanese. Per quanto riguarda il più probabile significato del suo nome, la teoria più fondata, sembra quella che fa derivare il nome Novate dal nome latino di "novatum", che significa “campo rimesso a coltura, dopo un lungo periodo di riposo”. Questo risulterebbe confermato anche dall'antica origine agricola di questa terra. Il primo, più antico documento che ricorda Novate, è una pergamena, datata Trenno 17 marzo 877: si tratta di un atto notarile che contiene il verbale della presa di possesso di alcune terre di Novate, da parte di due sacerdoti della basilica di S. Ambrogio di Milano. In quel tempo, Novate, dal punto di vista religioso, è parte della cosiddetta Pieve di Bollate. Dal punto di vista politico, Novate è invece parte del contado della Martesana che comprendeva all'incirca tutte le terre situate fra Milano ed il Lago di Como. Pur dipendendo politicamente dal contado della Martesana, Novate risente certamente delle movimentate vicende politiche che si maturano nella vicina Milano. In numerosi documenti notarili del X e dell'XI secolo, Novate viene costantemente denominata come un "vicus", ossia come un borgo agricolo periferico. Nel 1385, la pieve di Bollate - e pertanto anche la terra di Novate - viene scorporata dal contado della Martesana, e viene aggregata al contado di Milano. Cominciano intanto a farsi conoscere, in diversi documenti, sia pubblici che privati, i nomi di alcuni personaggi “della famiglia da Novate”: fra tutti questi personaggi, il più importante risulta essere Bertola da Novate, valente ingegnere idraulico, che si era specializzato nella progettazione e nella costruzione di canali e navigli (il naviglio di Parma, di Mantova, di Bereguardo e Binasco, della Martesana, di Cremona ed il Castello di Milano). Il 1476 costituisce un anno particolarmente importante per la storia di Novate: il duca di Milano Galeazzo Maria Sforza stralcia la terra di Novate dal contado di Milano, e la inserisce in un feudo appositamente costituito - il feudo di Desio - investendone contestualmente una sua cortigiana: Lucia Marliani. Il Senatore ducale Bernardino Busti, che possedeva a Novate diverse terre, con suo testamento del 28 maggio 1529, nomina suo erede universale il Luogo Pio Elemosiniero della Misericordia, di Milano. Però, pone a carico di questa Opera Pia, un onere ben preciso: quello di far costruire dopo la sua morte, a Novate, una chiesetta dedicata a S. Celso (l'attuale chiesetta del Gesiö), nella quale far celebrare quotidianamente, da un cappellano nominato dallo stesso Luogo Pio, una Messa a suffragio dell'anima del suo fondatore. Nella seconda metà del 1500, si inserisce la figura di un altro illustre novatese, ricordato a Novate dal nome di una sua via: lo scultore Bernardino da Novate, autore della statua del patrizio genovese Cattaneo Pinelli (Genova, 1555), delle due statue della Fama e della Vittoria, situate agli estremi del mausoleo del Duca Giangaleazzo Visconti, nella Certosa di Pavia (1560), e della tomba del nobile genovese Ceva Doria, nella chiesa di S. Maria della Cella di Sampierdarena (1574). Il 25 e il 26 luglio 1573, l'Arcivescovo di Milano, il Cardinale Carlo Borromeo, in visita pastorale alla parrocchia, ordina di far costruire una chiesa nuova e più grande di quella allora esistente. Il 25 aprile 1574 viene compilato il primo "stato delle anime" della nostra parrocchia, un vero e proprio censimento di tutti i componenti della parrocchia, che conteneva la elencazione nominativa di tutti i cittadini di Novate (792 anime), con la indicazione - per ciascuno di essi - dell'età e della sua professione. Il 7 maggio 1580, il feudo desiano è venduto all'asta - per 63.000 lire imperiali - a Giorgio Manrique de Lara. La nostra terra rimane infeudata alla famiglia Manrique per 96 anni. Al 1618 risale il ricordo del nome del primo Sindaco di Novate: Luigi Carcano. Nello stesso anno, Camillo Procaccini esegue lo splendido dipinto ad olio, che ancora oggi adorna una delle pareti della nostra chiesa parrocchiale: la Natività della Vergine. Il 19 aprile 1674, il marchese Giovanni Manrique retrovende le terre di Novate e di Roserio alla Regia Camera Ducale: Novate viene definitivamente scorporata dal feudo desiano e diventa il centro di un nuovo feudo, con la vicina terra di Roserio. Nel 1722 viene compilato il primo catasto del nostro comune: questo documento si rivela molto interessante, in quanto non solo ci consente di conoscere la forma e la estensione delle diverse proprietà terriere di quel tempo, con il nome dei loro rispettivi proprietari ma anche di poter studiare dettagliatamente la configurazione topografica del centro urbano del nostro comune, nella prima metà del 1700. In forza di una legge del 30 dicembre 1800, il governo francese abolisce definitivamente tutti i diritti feudali: Novate, dopo 324 anni, si libera definitivamente da ogni vincolo di natura feudale. La storia di Novate, dal 1800, viene praticamente ad identificarsi con quella della Lombardia. Nella nostra chiesa parrocchiale, nel 1815, viene allungata la sua navata centrale e vengono costruite due nuove navate laterali, nel 1824 viene ampliato il coro, mentre nel 1829 è ristrutturato tutto il campanile, che viene dotato di un nuovo concerto di 5 campane. Il 17 marzo 1861, anche Novate entra a far parte del nuovo grande Stato unitario del Regno d'Italia.

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