NARNI

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Dati generali

Regione: Umbria; Provincia: Terni; Altitudine: 240 m s.l.m.; Superficie: 197,99 km²; Abitanti: 19.931; Densità: 100,67 ab./km²; Comuni confinanti: Amelia, Calvi dell'Umbria, Montecastrilli, Orte (VT), Otricoli, San Gemini, Stroncone, Terni; Cod. postale: 05035 - 05036; Prefisso: 0744.
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Rocca Albornoz

La Rocca di Narni, per i caratteri e per la posizione è la classica fortezza militare di controllo e dominio della città, espressione della politica di restaurazione papale operata attivamente dall'Albornoz. Il castello, a quota 322 s.l.m., domina la città e conclude a sud il sistema delle fortificazioni. Massiccia nelle fattezze la Rocca venne edificata sul luogo ove prima era un monastero di clarisse e prima ancora una torre. Iniziano nel 1367 i lavori preparatori per la costruzione di una fortezza su Narni e sulla Via Flaminia e concludono nel 1378. Anticamente circondata da fossato e da doppia cinta di mura ha all'interno un bel cortile con una cisterna in travertino e una cappella.
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Ponte di Augusto

Il ponte fu costruito intorno al 27 a.C. in relazione agli interventi di risistemazione e potenziamento della via Flamina intrapresi dall'imperatore Augusto. Posto poco prima dell'ingresso del fiume Nera nelle strette gole tra lo sperone su cui sorge la città di Narni e il Monte Santa Croce, è un'importante testimonianza dell'età aurea romana. Del ponte d’Augusto si conservano oggi la prima grande arcata, un rudere imponente e monumentale, e pochi ulteriori elementi nell’alveo del fiume ridotti a frammenti da ripetuti crolli. La forma originaria era di quattro archi di luce differente. La sede stradale, con due carreggiate e marciapiedi doveva correre oltre 30 metri sopra il livello del fiume, la larghezza doveva essere di circa 8 metri e la lunghezza di circa 130 metri. Il rapporto tra le due dimensioni evidenzia immediatamente un forte sviluppo verticale che genera l'effetto di grande imponenza che ancora oggi caratterizza le rovine. Il ponte è costruito con grandi blocchi di travertino squadrati e bugnati posti di testa e di taglio secondo le tecniche edilizie romane. Un grave terremoto nell'847 danneggiò il ponte e, successivamente una grande alluvione, nel 1053, ne provocò la caduta, da quel momento nelle fonti è ricordato come ruptum o dirutus. L’ultimo rovinoso cedimento è avvenuto nel tardo pomeriggio di martedì 14 luglio 1885.
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Ponte Cardona

Ponte Cardona è parte integrante dell'antica Formina, l'antico acquedotto di età romana fatto costruire venti secoli fa dal prefetto delle acque M. C. Nerva e che riforniva di acqua potabile la città sino ai primi del novecento e ancora oggi rifornisce alcune fontanelle. E’ un ponte romano realizzato in opera quadrata con conci di calcare locale. La sua architettura si richiama a quella dell’età Augustea. E’ ad un solo arco a tutto sesto, leggermente rialzato. Un’architettura vecchia di duemila anni emerge nel groviglio di una vegetazione spontanea e forte, a voler ricordare come l’uomo, quando vuole, possa accordarsi perfettamente con la natura. L’acquedotto della Formina è in parte stato scavato in galleria e parte costruito in muratura.
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Porta ternana

Chiamata anche Porta delle Arvolte, fu compiuta tra il 1471 e il 1492 e costituiva un bastione fortificato, austero e maestoso nella parte in cui le mura est della città facevano angolo con un lato che saliva fino alla Rocca. Le mura tutt'ora visibili, erano munite di tre torri per ogni lato, in parte sfruttate per abitazioni ed in parte rimaste all'altezza delle mura. Gli stipiti della porta e l'arco e sono di pietra a bugnato a punta di diamante, ai fianchi dell’arco sono visibili due torrioni,dove si notano ancora le feritoie e le bocche di fuoco. Internamente si aprivano delle stanze semicircolari, che erano utilizzate dai soldati della guarnigione. Nel 1832 la porta fu rialzata di circa 2 metri, il bugnato che ora coincide quasi con la sommità della merlatura prima della modifica arrivava a filo del cordone dei due avancorpi.
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Porta della Fiera

Anticamente chiamata porta di San Vittore dal nome di una chiesa che sorgeva nelle vicinanze, le sue fondamenta furono gettate il 28 gennaio 1557 in seguito alla costruzione della nuova cinta di mura. Nella parte interna si possono vedere i canali lungo i quali scorreva la porta a saracinesca. Nel campo sottostante ancora visibili alcuni resti delle mura romane.
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Porta Polella

Risale all'ultimo periodo del 1300 ed era la porta di accesso all'antico quartiere di Sat'Apollinare prima della distruzione da parte dei Lanzichenecchi nel 1527. Nei locali sovrastanti la porta avevano sede i soldati di guardia, le guardie civiche e i gabellieri.
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Mura antiche

Adagiata sull’ultima propaggine dei monti Sabini verso la conca ternana, Narni presenta la singolare caratteristica di essere difesa per metà dalle mura in doppia cinta e per l’altra parte dallo scoscendimento sulla valle del Nera, impervio e composto di molti speroni rocciosi: in antichità ed in epoca medievale ne viene una città imprendibile. Tratti di mura sono ancora visibili nei pressi delle porte di accesso alla città, Porta della Fiera, Porta Polella, Porta Ternana, da Porta Romana a tratti fino alla Rocca Albornoz e vicino Porta Pietra.
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Castello di San Girolamo

Il Castello di S.Girolamo è un antico convento francescano fondato dal cardinale Berardo Eroli nel 1471, di cui oggi rimangono la chiesa, la base del campanile e pochi altri elementi incorporati nell'odierna costruzione risalente al XIX secolo. L'Incoronazione della Vergine del Ghirlandaio si trovava in questa chiesa; dopo essere stata conservata per anni al Palazzo comunale di Narni oggi è conservata nel Museo Eroli.
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Palazzo Vescovile

Edificio del Medioevo, ristrutturato nel 1600 per opera del vescovo Raimondo Castelli. Il primo piano del palazzo ospita il Centro Diocesano per la Documentazione, che conserva i fondi antichi di proprietà della Curia Vescovile e del Comune di Narni, oltre all'archivio storico diocesano. Fino al 2007 è stata pinacoteca comunale, ora trasferita a Palazzo Eroli.
 
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Cattedrale di San Giovenale

La Cattedrale nasce in stretta contiguità con l’oratorio di San Giovenale, primo vescovo e patrono della città. Il sacello che ospitò la prima sepoltura del Santo, ancora integra sebbene la reliquia sia stata traslata sotto l'altare maggiore, è praticamente ricavato aderente alle mura urbiche, a poca distanza dall’Arco Romano (Porta del Vescovo). Dilatandosi il culto del Santo, intorno all’anno Mille la stagione delle cattedrali indusse anche i narnesi ad edificare la propria. La costruzione venne avviata nell’anno 1047 e la consacrazione avvenne un secolo dopo ad opera del Papa Eugenio III, nell’anno 1145. L’opportunità funzionale di unire il primitivo oratorio alla nuova chiesa generò la quarta navata che resta ancor oggi una delle peculiarità della fabbrica. L'ingresso principale della Cattedrale è quella di Piazza Cavour, anche se più imponente è quello laterale di Piazza Garibaldi. La volta di tutta la Chiesa risale al sec. XV. Nel XIV secolo fu creata la quarta navata aprendo gli archi della parte destra: questa nuova strutturazione fu motivata dalla volontà di inglobare l'antico Oratorio - Sepolcro del Santi Patroni che era situato tra la Chiesa e la roccia su cui poggiano le mura romane; al Sepolcro si giungeva attraverso un vicolo che dalla piazzetta antistante la Cattedrale portava al Sepolcro stesso. Dopo la ricognizione (1642) delle reliquie di san Giovenale e la loro traslazione sotto l'altare maggiore, il Capitolo e la Cittadinanza decretarono la costruzione del nuovo altare della Confessione, che fu completato solo nei primi anni del 1700. Il sacello, legato alla memoria di san Giovenale, è senza dubbio il monumento più importante che precede e sopravvisse ai secoli romanici. Nel suo interno si riconosce agevolmente la grotticella col sarcofago di calcare, non anteriore al secolo VIII, in cui fu composto il corpo di san Giovenale quando fu riportato a Narni, a riparazione della rapina sacrilega del margravio Adalberto marchese di Toscana. E' quella grotticella che fu occultata alla fine del IX secolo e fu scoperta il 16 aprile 1642, quando il vescovo Giampaolo Bocciarelli ritrovò le sacre spoglie. Ma più di ogni altra cosa è notevole il pavimento: è formato di tronconi, si direbbe, o almeno di relitti d'una pavimentazione precedente, di fattura nettamente cosmatesca; e i frammenti, insignificanti in se stessi, sono accostati in modo così rozzo da stupire. In un luogo tanto venerato e ornato, un pavimento così informe può dar luogo a una sola ipotesi: che quei frammenti, provenienti di certo da una demolizione, siano stati considerati di grande valore, quasi come altrettante reliquie, in quanto parti del sacello più antico, quale lo videro gli architetti che (forse del Seicento) diedero l'ultima sistemazione al celebrato monumento La cripta, settecentesca, è sistemata con un certo fasto e ricchezza di fantasia sotto il presbiterio. La data del 15 aprile 1642 rimanda al giorno in cui fu scoperta la tomba di san Giovenale, tenuta ben nascosta, come si è detto, dopo il sacrilegio del margravio Adalberto. Davanti all'altare sono state raccolte le spoglie del Vescovi che erano sepolti in Cattedrale: Picarelli, Avi, Terzago, Meloni, Borghi, Bocciarelli. Nella parte sottostante l'altare maggiore, tra marmi pregiati, si apre una grande vetrata da cui si vede l'attuale sarcofago di san Giovenale. L'altare fu fatto costruire dal Vescovo Bocciarelli dopo la ricognizione delle reliquie di san Giovenale. L'abside, in architettura gotica, è caratterizzata dalle sette Cappelle nelle quali l'architetto ha voluto collegare la singolarità dell'arco ribassato narnese con l'arco gotico. Le Cappelle, coperte dagli stalli del coro, conservano un rilevante patrimonio di affreschi (restaurati tra il 1987 e il 1989): i critici sono quasi tutti concordi nell'affermare che trattasi di pittura con matrice di scuola locale (gli affreschi sono attribuiti al Maestro di Narni del 1409 e alla sua bottega), pittura testimoniata da opere analoghe diffuse nel territorio di Narni e di Temi, risalenti ai primi del '400. Nella seconda cappella dell'abside viene dedicato un ciclo pittorico di quattro episodi al santo provenzale Egidio. Nella cappella è anche raffigurata la Crocifissione, l'Annunciazione, una Maestà con Bambino e 4 santi. Nella terza cappella dell'abside: Madonna con Bambino e san Francesco; Madonna con Bambino e sant'Egidio; Madonna con Bambino fra santi; san Benedetto, san Giovanni Evangelista, san Giacomo; la Crocifissione. Nella quarta cappella: Madonna della misericordia; Sant'Antonio abate e san Leonardo. Nella quinta cappella: quattro santi. Il Coro costituisce un altro elemento importante dell'abside. Il coro (1474), dono del cardinale narnese Berardo Eroli, in parte rappresenta un elemento di disturbo alla grandiosità dell'ambiente ma, nel suo insieme, costituisce un'opera degna di attenzione per la finezza dell'intarsio che si presenta come un merletto delicato. Degni di rilievo sono i pannelli terminali, scolpiti con le figure dell'Angelo Gabriele e della Madonna per rappresentare l'Annunciazione. La loro perfezione li fa attribuire al Vecchietta che in quegli anni scolpì la statua di Sant' Antonio abate, su cui ci soffermeremo più avanti, e il san Bernardino che ora si trova al Bargello di Firenze. La tela dell'abside rappresenta la gloria di san Giovenale; la tela è attribuita a Girolamo Troppa, pittore nato a Rocchette in Sabina nel 1636. Da altri critici la tela è attribuita al Trevisani o alla sua scuola. Scendendo dal presbiterio, sulla destra si passa alla Cappella di san Giuseppe edificata nel 1757 dal canonico Risi per la sua famiglia e particolarmente per la sepoltura del fratello Antonio, abate a Città di Castello. La Cappella costituisce un bell'esemplare di barocco. Tutto il complesso è in legno finemente scolpito e decorato con sculture rappresentanti le virtù. La tela dell'altare rappresenta il transito di san Giuseppe; l'ovale di destra illustra la nascita di san Giovanni Battista e quello di sinistra la Santa Famiglia. L'autore di queste opere è il pittore palermitano Giuseppe Sortini (1760). Ci portiamo verso la navata sinistra nella cui parete terminale si nota un interessante frammento di affresco del 1238 e, a lato, una bella immagine di santa Lucia (sec. XV). Attualmente, questo angolo ospita la statua di sant' Antonio abate (1474) di Lorenzo di Pietro detto il Vecchietta. La statua (restaurata nel 1995) fu commissionata dalla Compagnia di sant'Antonio per la propria Chiesa esistente nei locali sottostanti la Sagrestia della Cattedrale (nella parte destra dell'attuale Piazza Garibaldi). Negli inventari si parla della statua posta, appunto sull'altare della Chiesa. Si incontra, quindi, un bell'esemplare di architettura toscana: la Cappella della Consolazione, detta del Coretto. Ad essa si accede attraverso una vetrata posticcia del 1700 che chiude un bellissimo arco sorretto da quattro colonne quattrocentesche. La Cappella è stata costruita per volere del vescovo Pietro Gormaz, spagnolo, che resse la Chiesa di Narni dal 1490 al 1515. La dedicò alla Madonna della Consolazione, facendovi erigere una edicola di marmo scolpito, in cui fece racchiudere una tavola quattrocentesca; essa rappresenta la Madonna della Consolazione, di ispirazione bizantina. Al lato destro, opera di marmorari toscani o lombardi (scuola del Bregno), l'imponente sepolcro che il vescovo Gormaz si fece costruire; nel fondo la Madonna col Bambino, ai lati i santi Giovenale e Cassio e i santi Pietro e Paolo. Gli stalli del coro (1726) sono di pregevole fattura, ma la loro presenza ha fatto perdere alla Cappella la sua unità architettonica. Nella parete esterna, appena usciti dalla Cappella, notiamo il ritratto (1600 circa) del Vescovo narnese Erolo Eroli. Appresso alla Cappella della Consolazione, in una nicchia, è conservato un Crocifisso ligneo a grandezza naturale del sec. XV, opera di un artigiano locale; da alcuni è attribuito a scultore tedesco (Giovanni Teutonico). Segue il monumento al senatore Pietro Cesi, opera attribuita a Bernardo da Settignano (1477) detto il Rossellino, ricordata dal D'Annunzio nella poesia dedicata alla città di Narni. Bello, anche se cadente, l'affresco della lunetta raffigurante la Madonna con il Bambino, che qualcuno attribuirebbe a Pier Matteo d'Amelia; però gli evidenti caratteri toscani del dipinto fanno dubitare di questa attribuzione. L'altare di San Pietro, con sfondo architettonico rinascimentale, presenta una tela del forlivese Livio Agresti (firma dell'autore): la consegna delle chiavi a san Pietro (1560). L'altare e la tela di san Biagio, è di autore ignoto, ma che certamente ha lavorato a Narni e nel suo territorio come testimoniano diverse tele esistenti nelle varie Chiese della città. La tela è datata 1675. Al termine della nostra visita, un affresco (sec. XIV o meno probabilmente tardo XIII), è "riconoscibile" in prossimità della navata sinistra. L'affresco è di estremo interesse. Sebbene le condizioni in cui ci è pervenuto non permettano di gustarne a pieno le qualità estetiche, rimane la sua importanza storica. La rappresentazione, infatti, di una scena di carattere civile (la stipula di un contratto con la presenza di quattro o cinque amanuensi) nell'ambito di una struttura ecclesiale è fatto significativo e notevole, in quanto raro. E quante volte il grifo, animale mitologico emblema araldico della città, tuttora elemento esclusivo dello stemma e del gonfalone, è scolpito nelle pietre della Cattedrale? Tante volte, a significare lo stretto ed in interrotto legame tra Narni e la sua Cattedrale, luogo di fede ma anche di civico orgoglio. Uscendo dalla Cattedrale, si prende via Garibaldi: il Cardo della Narnia romana. A sinistra, in fondo alla caratteristica via del Campanile, troviamo la torre campanaria. E' una costruzione su base romana coronata da elegante architettura del sec. XV. Importanti le maioliche rinascimentali istoriate e incastonate nel muro.
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Mulino dei Marchesi Eroli

Il Mulino dei Marchesi Eroli sorge sulle rive del fiume Nera, caratterizzato dall'antica via Flaminia, dal Ponte di Augusto e dall'Abbazia di San Cassiano. Il Mulino sorge a pochi metri dal ponte di Augusto; fra i più antichi dell'Umbria, è da tempo immemorabile proprietà della famiglia dei Marchesi Eroli. Più volte ristrutturato ed ampliato dalla famiglia nel corso dei secoli, è un interessante esempio di architettura rurale umbra e viene adibito con i suoi ampi locali e i giardini lungo la riva del fiume, a convegni, mostre, matrimoni, feste ed eventi di vario genere. I giardini, comprendenti una delle campate del Ponte di Augusto, sono aperti al pubblico da marzo a novembre su appuntamento con visita guidata per gruppi superiori a 10 persone e sono ricchi di varie specie di fiori ed alberi.
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Palazzo comunale

Il palazzo Comunale, chiamato anche del podestà o del Vicario, è costituito da tre torri affiancate che poggiano su fondamenta romane; la facciata è ornata di sculture, lapidi e fregi che ricordano personaggi illustri del passato. Le tre torri-abitazione furono acquistate dalle autorità comunali di Narni nel 1273 dalle famiglie proprietarie: Sinibaldi, Oddone e Omodei. Ognuna di esse aveva il suo arco di accesso di cui rimangono le tracce. Diversi furono i lavori di trasformazione tra il 1300 e il 1400 per rendere il complesso, degna abitazione del Magistrato o Vicario o Podestà. L'ingresso rinascimentale introduce nel bellissimo atrio dove si conservano alcuni reperti archeologici scoperti nei dintorni di Narni e una tomba romana. Salendo le scale si arriva nella sala del Consiglio. Nell'atrio sono rappresentati i castelli che appartenevano a Narni prima del 1860. Nella grande sala, fino al 2007 era custodita l'Incoronazione della Madonna del Ghirlandaio che occupava tutta la parete di fondo, oggi conservata nel museo di palazzo Eroli.
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Palazzo dei Priori

Le pareti del Palazzo dei Priori presentano tracce di iscrizioni, affreschi, finestroni e stemmi. Sopra il pilastro centrale della facciata si nota lo stemma degli Orsini e degli anelli di ferro testimoniano l’antica punizione della gogna. In epoca medioevale è stato sede delle magistrature cittadine. Attraverso i secoli ha subito molte trasformazioni fino a diventare nel 1618, sede dei Padri Scolopi, che vi fondarono lo studentato e la scuola cittadina. A fianco del palazzo dei Priori svetta la torre civica del 1200, che domina la città e tutta la vallata. Tra la torre e la loggia, c'è la loggetta del banditore dove venivano letti gli avvisi pubblici, e secondo la tradizione, San Bernardino da Siena vi predicò al popolo. Il giorno della Liberazione della città di Narni (13 Giugno 1944), inoltre, vi fu proclamato il primo sindaco.
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Palazzo Sacripante

Oggi è la sede distaccata della Facoltà di Scienze dell' Investigazione dell' Università degli Studi di Perugia. Inizialmente chiamato palazzo Bomcambi, dal nome del suo antico proprietario, fu acquistato nel 1711 dal cardinale Giuseppe Sacripante, che aveva bisogno di spazio per alloggiare l'ospizio da lui fondato nel 1639. L'edificio si affaccia su due livelli stradali di diversa altezza: mentre sul lato di piazza Galeotto Marzio si compone di due soli piani, più il sottotetto, nel lato rivolto verso est il palazzo si articola su quattro piani, poichè il livello stradale in questo punto è più basso. Una coppia di portali gemelli, costituiti da una fila di bugne lisce con bucatura a tutto sesto caratterizzano la facciata. Dal portale di destra si accede a una stanza con dei soffitti a cassettoni, decorati con degli elementi floreali e degli stemmi, tra cui quelli dei Cardoli e della famiglia Del Bufalo. Dal portale di sinistra invece si accede ad una loggia, che svolge anche la funzione di ingresso e permette di andare ai piani superiori e inferiori o alle stanze del pianoterra. In fondo si apre un elegante portale che offre una splendida vista del paesaggio a valle.

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