MONTICHIARI

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Palazzo Monti

Datato al secolo XVIII, presenta un grandioso portale che dà accesso ad un ampio cortile caratterizzato da un elegante porticato sostenuto da colonne bianche tuscaniche in pietra di Botticino. Da qui si entra in un grande salone affrescato, già adibito a cappella aristocratica. Sulle pareti si possono ammirare grandi riquadri incorniciati da colonne tortili con festoni e putti e sulla volta un colonnato i prospettiva che racchiude al centro un medaglione raffigurante la Carità.
 
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Casa Montanari - ex Palazzo Foresti

Elegante dimora ubicata nella zona di Borgo Sotto, costruita nel XVI secolo. Da un grande portone esterno si accede al cortile principale, dominato dalla raffinata facciata dell'edificio. Il piano nobile è sostenuto da quattro arcate con colonne ioniche, le sei finestre del primo piano fanno da cornice ad un elegante balcone in ferro battuto. Un bellissimo cornicione in stucco sormonta l'alto solaio dalle finestre rotonde intercalate da cartelle dipinte nel 1700. L'interno presenta pregevoli sale, come quella dominata da un grande camino con lo stemma gentilizio.
 
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Palazzo Pilati

Una lapide presente sulla semplice facciata di Palazzo Pilati, ricorda il soggiorno dell'eroe risorgimentale Tito Speri, il quale trascorse all'interno della dimore alcuni periodi. Da una modesta porta d'ingresso si accede ad un ampio atrio dal quale, attraverso tre arcate di pietra con due pilastri centrali, si diparte un grandioso scalone creato dall'architetto Turbini. Notevoli affreschi con scene mitologiche decorano alcune parti della dimora.
 
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Palazzo Mazzucchelli

Ora Istituto Maria Immacolata, l'edificio è stato eretto in forme neoclassiche. Nel 1836 vi soggiornò Maria Luigia, moglie di Napoleone, in occasione delle grandi manovre dell'esercito austriaco. Altri ospiti illustri come Napoleone III e Vittorio Emanuele II si incontrarono per definire strategie militari, nonché Umberto I, Vittorio Emanuele III e il duca d'Aosta.
 
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Palazzo Secco d'Aragona

Oggi rimangono poche tracce dell'antico splendore dell'edificio costruito sul finire del Quattrocento che assunse, negli anni, le caratteristiche tipiche del manierismo cinquecentesco.
 
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Castello Bonoris

Si tratta di un vero e proprio fortilizio situato in posizione elevata che, per alcuni anni, assolse il compito di difesa fino all'introduzione delle armi da fuoco che ne ridusse l'efficacia. Oggi rimangono poche tracce della cinta e l'antica rocca. quasi completamente demolita, lasciò spazio all'attuale castello.
 
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Per quanto riguarda l'architettura religiosa citiamo

la Pieve di San Pancrazio per la quale alcune bolle papali ne collocano la costruzione al secolo XII. Edificata in stile romanico, con orientamento est-ovest, secondo i canoni liturgici e architettonici del tempo, grandeggia per la sua maestosità e l'austerità solenne delle sue eleganti linee. La pieve è interamente realizzata con conci squadrati di medolo color topazio e dalla facciata si evince la ripartizione interna in tre navate. La porta d'ingresso con arco a tutto sesto è impreziosita da una ghiera in pietra bianca di Botticino. Nel 1693 si aggiunge un campanile che non altera la pulizia delle sue linee. L'interno viene decorato quasi totalmente, dal XIV al XVI secolo, di affreschi di cui ancora oggi rimangono notevoli testimonianze.
 
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Il Duomo

I lavori dell'imponente edificio cominciarono nel settembre del 1729 per volere dell'allora cardinale Angelo Maria Querini. Modificato nel corso degli anni, a causa di interruzioni e difficoltà, oggi si presenta con due ordini uguali sovrapposti, decorati da due coppie di semicolonne e da due lesene alle estremità che sorreggono il frontespizio in cui campeggia lo stemma di Montichiari. Un solo elegante portale orna la facciata, mentre sul secondo ordine si trova un ampio finestrone che ne imita le forme. Quattro nicchie ospitano le statue rappresentanti la Speranza, la Carità, la Fede e la Religione. La possente cupola venne innalzata nel 1785, arricchita da una preziosa statua del Redentore benedicente, rivestita in lamina d'oro. Nel 1902 si aggiunge il campanile che completa l'elegante insieme. L'interno ha una navata unica in cui si trovano sette splendidi altari e numerose e pregevoli opere d'arte. La chiesa di S. Maria del Suffragio, iniziata nella seconda metà del 1600, viene costruita impiegando semplici pietre tonde di fiume. All'interno è arricchita da affreschi di Pietro Scalvini. La chiesa di S. Maria Immacolata, a Borgo Sotto, conserva all'interno una bella tela raffigurante Cristo coronato di spine e opere di Sante Cattaneo. A Novagli si trova invece una chiesa più moderna, quella di S. Lorenzo Martire (1977) che conserva al suo interno una notevole opera di Francesco Paglia: una tela che raffigura il santo. Sempre a Novagli esiste un santuario dedicato alla Madonna che si distingue in eleganza per la purezze delle linee tardobarocche.
 
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Il sistema museale cittadino

Per valorizzare il patrimonio materiale e immateriale dei musei civici del borgo di Montichiari, viene istituito, nel 2009, un sistema museale in cui rientrano: il Castello Bonoris, il Museo Lechi, la Pinacoteca Pasinetti, il Museo Bergomi, il Palazzo dell'Archeologia e della Storia del territorio, il Museo storico del Risorgimento, il Teatro Bonoris
 
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Museo Lechi

La donazione Luigi Lechi 185 opere d’arte tra dipinti disegni e stampe alle quali si aggiungono un importante servizio da tavola composto da un centinaio di delicate porcellane e una biblioteca di circa 1500 volumi di argomento storico-artistico. Sono questi i numeri della cospicua donazione che il conte e notaio Luigi Lechi destinò al Comune di Montichiari nel maggio 2005 “come gesto istintivo di amore verso l’arte e la cultura”. Il Museo Lechi La scomparsa del conte Lechi nel novembre 2010 e il conseguente trasferimento a Montichiari della collezione, ufficialmente dichiarata dallo Stato di “particolare interesse storico e artistico”, ha avviato il lavoro di costituzione di uno specifico museo, intitolato ai fratelli Luigi e Piero Lechi e destinato in futuro a conservare anche la collezione di quest’ultimo composta di altri 65 dipinti di alto livello artistico. Il Museo è ospitato nelle sale di Palazzo Tabarino (ex sede municipale), approntato nel corso del 2009 dopo importanti lavori di riqualificazione e di adeguamento museografico che hanno reso disponibili oltre 1500 metri quadri di superficie espositiva disposta su due piani oltre a spazi specifici per laboratori didattici, biblioteca e archivio. Luigi Lechi nasce a Brescia nel 1926, è secondogenito di Fausto Lechi (1892-1979) il grande storico che fu promotore, negli anni trenta del Novecento, delle prime mostre dedicate alla riscoperta della scuola pittorica bresciana, dal Quattrocento di Vincenzo Foppa all’Ottocento di Angelo Inganni passando per gli esempi di Girolamo Romanino, Alessandro Bonvicino il Moretto e Girolamo Savoldo. Per 42 anni, dal 1957 al 1999 Luigi Lechi esercita la professione notarile a Montichiari maturando un forte legame affettivo con la comunità monteclarense, un legame che certo ha avuto grande parte nella scelta della pubblica donazione. Il collezionismo come tradizione di famiglia Le appassionate ricerche storico-artistiche del padre e la celebre ma travagliata storia delle collezioni di famiglia contribuiscono a indirizzare il gusto e gli interessi del giovane Luigi Lechi. Dal 1961 iniziano così le ricerche e gli acquisti antiquari che daranno forma a una collezione che privilegia la scuola lombarda dal Cinque al Settecento con un particolare occhio di riguardo verso i protagonisti e i comprimari della cosiddetta “pittura della realtà” ricca di notazioni realistiche sulla quotidianità sociale di cui Giacomo Ceruti fu tra i maggiori interpreti oltreché ritrattista della famiglia Lechi nella prima metà del Settecento. La collezione Lechi conserva infatti ben 7 dipinti del grande pittore di “pitocchi”, tra i quali - oltre ai ritratti di Angelo e Maria Gertrude Lechi - spicca per importanza la donna che fa la calza, vero e proprio capolavoro databile intorno al 1730 e in origine facente parte del famoso “ciclo di Padernello” realizzato dal “Pitocchetto” per una committenza aristocratica bresciana ancora misteriosa. Il Museo Lechi è aperto da mercoledì a sabato dalle 10 alle 13 e dalle 14.30 alle 18; domenica dalle 15 alle 19. Ingresso a pagamento. Info: Tel. 030.9650455
 
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Museo storico del Risorgimento Agostino Bianchi

Il Museo storico del Risorgimento “Agostino Bianchi” si affaccia su Piazza del Teatro e trova sistemazione all'interno dell'ex Coro della Chiesa di S. Maria del Suffragio, la cui costruzione fu ultimata nel 1670. Dopo un restauro del 1944, il Coro fu adibito permanentemente a museo storico. Il Museo è dedicato alla memoria di tutti i Caduti nelle guerre che hanno consentito l'unità e la grandezza della nostra Patria. Il Museo nacque dal desiderio delle Associazioni Combattentistiche Monteclarensi di raccogliere lettere, armi, divise e bandiere perché queste divenissero memoria e riflessione del sacrificio di tanti giovani combattenti. Tra coloro che per primi cominciarono, con grande impegno e passione, a raccogliere e restaurare i vari cimeli, compare il nome di Mario Baratti, considerato ideatore e fondatore del Museo. Nel 1968, Agostino Bianchi, insegnante elementare, divenne presidente dell'Associazione e, impegnandosi profondamente, riuscì a dare al Museo un'adeguata sistemazione. Il Museo custodisce documenti e reperti che si riferiscono ad un lungo periodo: iniziando dalla "Campagna d'Italia" di Napoleone Bonaparte (1796), attraverso le Tre Guerre d'Indipendenza, si giunge alla Seconda Guerra Mondiale. Il Museo è composto da un piccolo ingresso, dove sono esposti: una statua raffigurante l'Italia, che ricorda con la sua lampada votiva, il sacrificio dei soldati per l'Indipendenza, una corona in bronzo commemora i militari francesi caduti nelle battaglie di Solferino e di san Martino (1859), un'ancora ed una lapide ricordano rispettivamente i marinai ed i soldati deceduti durante la prima Guerra Mondiale. Il Coro, nel quale sono sistemate le vetrine, è un unico ampio locale. Sulla parete, che un tempo accoglieva un altare, si trova la grande pala raffigurante la "Madonna del Suffragio" dei primi del seicento, attribuita al pittore Gandino, che operò nel bresciano fra il XVII e XVIII secolo. Quest'opera raffigura la Madonna intercedente per le anime del purgatorio. Tra gli altri dipinti, vi sono i ritratti del generale Garibaldi e di Giuseppe Portesi, primo monteclarense caduto durante la Resitenza. Nelle vetrine sono raccolti molti documenti ed oggetti: attestati, bollettini di guerra, medaglie commemorative, divise ed elmetti. Sono esposte, fra l'altro, due carabine federali svizzere Mod. 1851, alcuni moschetti austriaci Console-Austin da tiratore con doppio grilletto, diverse pistole ad avancarica e rivoltelle a spillo della metà dell'ottocento. Si può vedere inoltre, molto ben conservato, un fucile Winchester Mod. 1866 tipo militare, della guerra italo-turca del 1911. Tra le uniformi da segnalare la tunica di volo indossata da Arturo Mercanti (medaglia d'oro al valore militare) quando, con il famoso pilota Maddalena ed il secondo pilota Cagna, partecipò alle ricerche dei naufraghi del dirigibile "Italia" nel 1929. Al centro della sala, disposti a stella su un apposito sostegno, vi sono cinque apparecchi stereoscopici che, con 60 diapositive ciascuno, visualizzano i vari settori del fronte della guerra 1915/18. Questi apparecchi, piuttosto rari, permettono la visione tridimensionale di scene belliche, dando all'osservatore la sensazione di trovarsi in trincea, tra il fango e gli spari, insieme ai soldati. Recentemente il Museo è stato sottoposto ad un lavoro di aggiornamento degli apparati didattici e riordino dei reperti esposti (a cura di Emanuele Cerutti) grazie al finanziamento dei Lions Club Colli Morenici ed all'impegno delle associazioni combattentistiche e d'arma. ORARI DI APERTURA: domenica (dalle 15 alle 18), a ingresso libero, dalla 3^ settimana di aprile alla 1^ di ottobre. PER INFORMAZIONI E PRENOTAZIONE VISITE GUIDATE: Montichiari Musei - Tel. 030.9650455 e-mail: info@montichiarimusei.it
 
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Museo Archeologico

Il GAM - Gruppo Archeologico Monteclarense Il Gruppo archeologico di Montichiari è un'associazione culturale fondata nel febbraio 1989 da alcuni appassionati di storia locale allo scopo di contribuire alla conoscenza, alla tutela e promozione del patrimonio archeologico-monumentale di Montichiari e del territorio della bassa pianura orientale bresciana in genere. Essa si caratterizza come un vero e proprio nucleo operativo costituito da volontari che durante il tempo libero effettuano sistematiche ricerche di superficie, controllano gli interventi nel sottosuolo ed eseguono scavi archeologici di emergenza. La sede sociale si trova in centro a Montichiari (via XXV Aprile n°40) e consiste in un edificio di proprietà comunale restaurato allo scopo; qui i soci si ritrovano con un appuntamento fisso il martedì per coordinare le iniziative, le altre sere per incontri operativi ed il sabato per uscite sul campo; gli interventi si effettuano di concerto con la Soprintendenza ai beni Archeologici della Lombardia poiché si opera su realtà soggette a vincoli di legge. In questi anni il GAM ha raccolto una mole di informazioni ragguardevole documentando su supporto informatico i dati relativi ad un centinaio di aree archeologiche, nella quasi totalità mai segnalate in precedenza, ha costruito un archivio cine-fotografico e grafico, ha promosso lo studio dei materiali archeologici rinvenuti. Tutte queste attività vengono solitamente rese note al pubblico tramite articoli sulla stampa, mostre documentarie e conferenze pubbliche la cui efficacia divulgativa, per quanto rilevante, rimane molto limitata nel tempo. Si è avvertita la necessità di costruire un rapporto più organico e continuativo con tutte le persone od enti che hanno a cuore la storia del territorio; perciò, al fine di elevare la sensibilità generale nei confronti della tutela del patrimonio storico monumentale e per rispondere con efficacia alle sempre più numerose richieste di informazione, in particolar modo dalle scuole, è nato il Museo Multimediale. www.archeologiamontichiari.it
 
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Museo Demologico Giacomo Bergomi

Il Museo “Giacomo Bergomi – Beni demologici del mondo agricolo alpino e padano”, istituito dal Comune di Montichiari e ubicato presso il Centro Fiera del Garda in Montichiari, intende valorizzare la collezione etnografica creata dal pittore Giacomo Bergomi. L’esposizione si articola attraverso due sale, quella permanente e quella temporanea: la prima si snoda attraverso le principali tappe del ciclo della vita e dell’anno tradizionali, mentre la seconda è destinata ad accogliere mostre tematiche a rotazione. Il Museo è inoltre dotato di un’area riservata alle attività didattiche, di una sala proiezioni con 50 posti a sedere e di una sala consultazione dotata di postazioni informatiche, di un bookshop e di una biblioteca-mediateca, aperta al pubblico, specializzata in antropologia museale e in didattica dei beni demo-etno-antropologici. I visitatori possono disporre dell’ampio parcheggio e del punto di ristoro del Centro Fiera. Mediante l’attuazione di uno specifico programma di ricerca folklorica, il Museo contribuisce ad approfondire la conoscenza scientifica del proprio patrimonio e lo accresce progressivamente con l’acquisizione di nuovi Beni demologici materiali e con la documentazione di testimonianze culturali non tangibili (testi orali, esecuzioni di musiche popolari, azioni rituali). Il collezionista Giacomo Bergomi (1923-2003), discendente da una famiglia di malgari bergamaschi in seguito divenuti affittuali nella Bassa Bresciana, fu pittore di forte impronta realista ispirata all’esperienza del mondo dei campi. I primi pezzi che entrarono a far parte della sua vasta collezione di Beni etnografici di provenienza bresciana furono suppellettili domestiche tradizionali e antichi attrezzi da lavoro usati dall’artista come soggetti per i suoi quadri. Bergomi affinò la propria formazione a Brescia e a Milano, dove frequentò l’accademia Cimabue e quella di Brera. In seguito compì numerosi viaggi nel sud dell’Italia e in altri paesi del Mediterraneo, visitò i Balcani e si recò più volte in Sud America. In ogni luogo egli rappresentò sempre la condizione umana dei lavoratori agricoli più poveri, che seppe ritrarre con sincera partecipazione e notevole scrupolo etnografico. La collezione donata da Giacomo Bergomi al Comune di Montichiari è formata da circa cinquemila reperti tradizionali provenienti dalle Valli alpine e dalla pianura bresciana. Nell’insieme essa documenta pressoché ogni aspetto del mondo agrario locale: dalle tecniche di lavorazione dei campi, all’allevamento del bestiame, dai lavori domestici, all’artigianato rurale, dai riti che scandivano il ciclo dell’anno a quelli connessi alle varie fasi della vita umana. Il Museo organizza durante l’anno scolastico percorsi didattici rivolti a insegnanti e allievi delle Scuole di ogni ordine e grado. Essi si articolano nella visita guidata alle esposizioni del Museo e nell’attiva partecipazione a un laboratorio differenziato per temi e classi d’età. La durata complessiva del percorso è di due ore e mezza. Attraverso un approccio interattivo e coinvolgente, la visita guidata si propone di far conoscere le principali tappe del ciclo della vita e dell’anno tradizionali, introducendo a un propositivo confronto con la realtà attuale, realizzato grazie all’ausilio di reperti materiali, immagini, suoni e video del passato. Nell’ora di laboratorio gli alunni delle scuole dell’infanzia e primarie possono cimentarsi, presso l’Area didattica interna al Museo, nella manipolazione di oggetti e strumenti della tradizione, e nella riproduzione di alcune attività lavorative caratterizzate dall’uso di materiali ecologici. Gli studenti delle scuole secondarie saranno invece guidati a esercitarsi sulle postazioni informatiche del Museo per approfondire e personalizzare i contenuti della loro visita. Laboratori tematici • L'ALPEGGIO E LA MALGA (La manipolazione dei principali attrezzi per la mungitura e la produzione del burro e del formaggio, precedono la fabbricazione guidata del burro riproducendo la metodologia tradizionale). • IL RACCOLTO (Si propone la scoperta di diversi cereali e la sgranatura delle pannocchie, dalle cui brattee si realizza una piccola bambola, giocattolo tradizionale autocostruito). • LA FILATURA E LA TESSITURA (Alla manipolazione dei principali utensili e dei diversi tessuti segue la realizzazione guidata di un frammento di tela colorata mediante un piccolo telaio didattico). • L'INCISIONE DEL LEGNO (Partendo dall'osservazione di alcuni reperti lignei del Museo impreziositi da incisioni decorative si propone il disegno e l'incisione personalizzata di una tavola di legno tenero da portare con sé). • IL CICLO DELL'ANNO (Si invitano gli allievi alla costruzione guidata di un oggetto rituale da portare con sé, scelto in corrispondenza del periodo in cui viene svolto: la lanterna, la Stella, la maschera di carnevale, le Colombine.
 
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Pinacoteca Laura e Antonio Pasinetti

“Antonio Pasinetti, un pittore dalla dolce malinconia, un artista perfetto, sempre elegante nell’abito, con l’umore serenamente uguale, pacato ed arguto nella conversazione; si sentiva nel suo intimo un signore e lo rivelava nei modi e nella sua arte”. Nel 1942 Laura Pasinetti condensava in queste parole il ricordo del padre morto a settantasette anni nel 1940 e celebrato proprio in quel 1942 da una grande mostra organizzata a Milano col sostegno di Giovanni Treccani degli Alfieri, che del pittore fu sempre grande estimatore e fraterno amico, forse in virtù della comune nascita monteclarense. È dunque un felice destino quello che oggi ha idealmente ricongiunto a Montichiari l’amicizia di questi due uomini strettamente legati all’arte e alla cultura, attraverso due istituzioni civiche quali la Biblioteca Treccani (nata nel 1966) e la Pinacoteca Pasinetti, recentemente allestite insieme nell’elegante palazzo neoclassico del vecchio ospedale cittadino, già sede nel XVI secolo della chiesa di San Rocco. L’intuizione di tale connubio non sfuggiva all’intelligente e appassionata personalità di Laura Pasinetti - nipote del pittore, nata a Milano nel 1935 e docente di astrofisica all’università di Milano - che nell’aprile 2006 donava alla Città di Montichiari il patrimonio famigliare di oltre quattrocento opere, tra dipinti, bozzetti e disegni, firmati in buona parte da Antonio Pasinetti e originariamente conservati nella casa e nell’atelier milanesi del pittore, in via Carroccio. A oltre un anno dalla scomparsa della professoressa Laura, l’Assessorato alla Cultura del Comune di Montichiari ha dunque portato a termine lo sforzo da lei tenacemente avviato per la costituzione di una Civica Pinacoteca, destinata a conservare in modo permanente l’opera di Antonio Pasinetti. Orari di apertura: Mercoledi: 9-12 e 15-18.30 Venerdi: 9-12 e 15-18.30 - Sabato: 9.30-12. Per informazioni e visite guidate: Pinacoteca Pasinetti - Tel. 0309656323 Montichiari Musei tel. 0309650455 www.montichiarimusei.it info@montichiarimusei.it

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