MONTECCHIO MAGGIORE

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Cenni Storici

Dai più antichi reperti archeologici finora rinvenuti si può datare al periodo eneolitico, cioè tra la fine dell’età della pietra e l’inizio di quella del bronzo, l'insediamento antropico nel territorio di Montecchio; risalgono infatti e tale epoca o a quelle immediatamente successive numerose selci, raschietti, bracciali, frecce e svariati manufatti litici recuperati nella zona dei Castelli e in alcune località di pianura. Montecchio è zona di popolazione venetica, che subisce però qualche incursione gallica tra il VI e il V secolo avanti Cristo. Maggior numero di testimonianze ci sono però pervenute dall'età romana. Infatti col II secolo a.C., con la costruzione della strada consolare Postumia, che attraversa il territorio di Montecchio, la zona si avvia ad una lenta gravitazione nell’orbita romana. Gli abitanti avranno quindi dapprima lo status di Latini, poi con la trasformazione da Colonie a Municipi dei maggiori centri della Transpadania, l’acquisizione della cittadinanza romana con l’iscrizione alla tribù Menenia. Numerosi sono i rinvenimenti di materiale di epoca romana, da colonne miliari, stele funerarie, sepolture, fondamenta di costruzioni, bolli laterizi, pesi per telai, statuette in bronzo, monete ed altro materiale, in buona parte conservato presso il locale museo civico. Si è inoltre provata l'esistenza di una comunità cristiana in epoca tardo-imperiale e di una cappella protocristiana sorta su di una precedente area cimiteriale romana, divenuta poi Pieve di S. Maria (sec. VII) e poi chiesa matrice per tutta la valle dell’Agno. Montecchio passò sotto l'influenza del Comune di Vicenza legando così le proprie sorti a quelle del capoluogo soggetto, a quel tempo, all'influenza della vicina Padova: successivamente però Cangrande I nel 1311 e più tardi Cangrande II, conquistarono Montecchio e i territori del vicentino e, in un'ottica di potenziamento delle strutture militari, fecero ricostruire i castelli ponendovi come castellano, Giovanni della Scala. Agli Scaligeri succedettero i Visconti sino al 1404, anno in cui Montecchio si dette, come buona parte del territorio vicentino, al “bon governo" della Serenissima Repubblica. Nonostante però una certa prosperità, anche Montecchio risentì degli avvenimenti che per secoli funestarono l’Europa intera: le guerre della lega di Cambrai, della Lega Santa e le lotte tra Impero, Spagna e Francia coinvolsero la Repubblica di Venezia e, indirettamente, anche i territori che ne facevano parte. Di particolare interesse, la “Terminazione Morosini”, documento emanato nel 1786 dal rappresentante della Repubblica di Venezia in Vicenza, che regolava tutta la vita politica e amministrativa di Montecchio Maggiore e che costituisce una specie di “statuto” del comune, ante litteram. Alla fine del XVIII secolo il territorio viene investito dal ciclone napoleonico e, con la conseguente caduta della Repubblica di Venezia, Montecchio col trattato di Campoformio nel 1797, passa sotto il dominio austriaco, poi al Regno napoleonico d’Italia nel 1806 fino al 1815, quando con la definitiva sconfitta di Napoleone passa nuovamente all’Austria. La dominazione austriaca instaura una amministrazione ordinata e funzionante, sostanzialmente accettata dalla popolazione, che però incontra opposizione nel nascente sentimento nazionale che sfocia nei moti del 1848, i quali vedono la partecipazione di volontari montecchiani alla battaglia di Montebello-Sorio e alla difesa di Vicenza. Con la terza guerra d’indipendenza, nel 1866 avviene l’unificazione al Regno d’Italia. Nella seconda metà dell’Ottocento, pur con una economia scarsamente dinamica, soggetta alle diverse fasi critiche che caratterizzano l’epoca, vengono realizzate alcune importanti strutture, come il nuovo Duomo e l’Ospedale civile. Durante la Prima Guerra Mondiale il Comune venne a trovarsi nelle immediate vicinanze del fronte con il costante pericolo di uno sfondamento delle linee italiane. Vengono ospitati numerosi reparti militari che si avvicendano in linea, tra cui anche truppe francesi ed inglesi, e vari comandi militari. Anche la Seconda Guerra Mondiale lasciò indelebili tracce di sofferenza e di dolore che non impedirono però agli abitanti, nell’immediato dopoguerra, di essere artefici di un progresso economico che, con la creazione del centro abitato di Alte Ceccato e con le industrie Ceccato e Fiamm, che daranno il via alla nascita di numerose altre attività industriali e alla trasformazione dell’economia montecchiana da agricola a industriale-commerciale, ha pochi eguali nella provincia di Vicenza. Lo sviluppo economico ha portato anche un consistente sviluppo urbanistico e demografico. La popolazione è passata infatti dai 9.332 abitanti al censimento del 1951 ai 21.134 abitanti al censimento del 2004.

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