MOLINELLA

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I primi insediamenti

A partire IV-V secolo d.C., a causa dei depositi dei fiumi e dei torrenti che qui scaricavano le loro acque, si iniziò a formare un ampio dosso che emergeva dalle acque denominato Ludurium (luogo fangoso). Questa è il più antico toponimo dell'area. La relativa sicurezza di questo luogo, protetto dalle continue alluvioni, permise all'uomo di creare i primi insediamenti stabili. Le prime abitazioni erano di canne, intonacate con il fango, mentre i resti testimoniano la presenza di focolari in cotto. Pare che il primo nucleo di abitazioni avesse il nome di Corte del Poggio, ma ben presto si cominciò ad usare il nome di Vico Canale per la presenza di una via d’acqua che attraversava l’ abitato.
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Il toponimo

Il toponimo si riferisce sicuramente ai mulini presenti in gran numero sul territorio. I mulini erano importanti per l’economia del territorio e potevano macinare sia quando l’acqua scorreva verso il mare sia viceversa, per le alte maree. Il toponimo Molinella, o meglio Torre di Santo Stefano della Mulinella, compare per la prima volta in un documento del 1322. La torre di Santo Stefano venne eretta nel medioevo sul Ludurium per rafforzare il confine bolognese di nord-est, dato che la Torre dei Cavalli, che ne era il baluardo più importante, non garantiva più un controllo efficace dell'esteso confine.
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Il Quattrocento

La Torre che sorge al centro della città non è la primitiva, costruita all'inizio del XIV secolo. Quella originaria fu infatti rasa al suolo, insieme al castello di S. Stefano, nel 1390 dalle truppe di Gian Galeazzo Visconti. La Torre che oggi vediamo costruita sulle fondamenta della precedente fu terminata solamente verso il 1404. Durante il XV secolo a Molinella si combattè la battaglia della Molinella (o della Riccardina): la battaglia, datata al 25 luglio 1467, combattuta tra le truppe della Repubblica di Venezia, coalizzate con gli Estensi e i fuoriusciti Fiorentini e comandate da Bartolomeo Colleoni e le truppe della "Lega italica" (Milano, Firenze, Napoli, Bologna) guidate da Federico di Montefeltro, Duca di Urbino, ebbe esito incerto. La battaglia è celebre perché il Colleoni fece uso in modo massiccio in quell’occasione di armi da fuoco, suscitando per ciò grande scalpore.
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Il Cinquecento

Durante il XVI secolo Molinella entrò a far parte dello Stato della Chiesa. Oltre all’agricoltura, si svilupparono notevolmente i commerci, grazie anche alla posizione strategica al confine fra il territorio bolognese e quello ferrarese. I commerci erano sorvegliati da numerosi dazieri, doganieri e guardie confinarie, essendo il territorio infestato dalle scorribande di ladri e fuoriusciti, il cui punto di ritrovo era la zona del porto del Pesce, che tuttora conserva il toponimo di Malborghetto. Non è un caso se la chiesa parrocchiale, istituita nel 1522, fu dedicata a San Matteo, protettore dei dazieri. A Molinella fu costituito un Comune rurale nel 1562, i cui funzionari, investiti di qualche potere giudiziario e di controllo, continuarono ad essere sottoposti al Comune di Bologna o ai feudatari. La sede municipale fu insediata nel Palazzo di Santo Stefano, che inglobava anche la torre. Durante il XVI secolo si verificarono numerosi conflitti, causati dalle lotte continue tra gli Estensi e il Senato bolognese, dipendente dall’autorità politica del Pontefice. A Molinella il conflitto era inasprito dalle vertenze irrisolte sui confini civili ed ecclesiastici del territorio, confini labili e sempre compromessi dalle continue piene dei fiumi. Il 12 febbraio 1579 fu firmato dalle parti un compromesso in cui veniva fissata una linea di demarcazione tra il territorio bolognese e quello ferrarese. Il confine scorreva all’interno della città di Molinella e passava lungo la strada principale del paese: questo veniva così diviso in una zona ad ovest, bolognese ed una ad est, che rimaneva sotto giurisdizione ferrarese.
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Seicento e Settecento

Durante il XVII secolo Molinella fu afflitta dalla peste del 1630 che colpì tutta l’Italia settentrionale. Durante il Settecento Molinella rimase sotto la giurisdizione dello Stato pontificio e fu afflitta da una pesante carestia. Le condizioni economiche furono peggiorate anche dall’innalzamento dei terreni per i depositi alluvionali e dall’interramento progressivo dei canali fluviali, in seguito a cui sparirono anche i caratteristici mulini. Dopo la Rivoluzione Francese i territori furono occupati dai francesi, che portarono scompiglio e agitazioni. Nel 1797 in seguito ad una transizione il territorio di Molinella passò completamente sotto la giurisdizione bolognese.
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Il Villanoviano

Secondo gli studi più recenti il Villanoviano è il nome convenzionale di un aspetto “culturale” protostorico definito sulla base delle caratteristiche dei resti materiali. I reperti archeologici che si possono ricondurre al villanoviano sono databili alla prima età del ferro (tra il IX e l'VIII secolo a.C.) e sono stati rinvenuti in diverse zone del territorio italiano: l'Etruria tirrenica, l'Emilia-Romagna (in particolare, la zona di Bologna e Verucchio nel riminese), le Marche (Fermo), la Campania (Capua, Capodifiume, Pontecagnano, Sala Consilina) e la Lucania (zona del Vallo di Diano). Ai Villanoviani, che occuparono l’Emilia fino al mare, fondando anche la città di Spina, si può attribuire un geniale sistema di canalizzazione che utilizzava le vie d’acqua per frenare la tendenza delle acque vallive ad espandersi. Grazie a questo sistema di canalizzazione la grande pianura chiamata Padusa, dove sorse l’abitato di Molinella, in origine spesso allagata da acque stagnanti, si trasformò in terra feconda.
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L’Ottocento

I moti rivoluzionari ottocenteschi infiammarono anche la popolazione di Molinella. Nel 1848 anche a Molinella fu fondata la Guardia Civica e da Molinella partirono numerosi patrioti impegnati nella cacciata degli Austriaci da Bologna l’8 agosto 1848. Intanto si era diffusa nel territorio la coltivazione del riso, che subì però una brusca frenata nella seconda metà dell’Ottocento in seguito alla diffusione di epidemie di colera e di malaria. Il malcontento dei braccianti, delle mondine e dei risaioli portarono a massicce manifestazioni di protesta e fece di Molinella uno dei primi luoghi di creazione delle associazioni sindacali.
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Il Novecento

Come conseguenza dell’impegno per la difesa dei diritti dei lavoratori, in cui si distinse la personalità di Giuseppe Massarenti, fondatore anche di organizzazioni produttive di carattere cooperativo, si instaurò al potere ai primi del Novecento una maggioranza socialista. Nel 1900 Luigi Ploner fu eletto primo Sindaco socialista. Dopo la prima guerra mondiale, l’avvento del fascismo interruppe bruscamente l’esperienza cooperativa, che riprese dopo la fine della seconda guerra mondiale.

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