MILANO SUD-OVEST

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CORSICO - Cenni storici

... appunti tratti dal libro "Corsico, dalle origini al 1950" realizzato dal Comune di Corsico (1982) L'insurrezione popolare del 25 aprile 1945 pone fine all'oppressione nazifascista. Corsico, in festa, si stringe attorno ai partigiani e saluta gli alleati che il 29 entrano nel milanese. Esplode la gioia di vivere, si balla e si canta all'"Uscett" (Nuova Italia), alla "Bocca" (Unione Familiare) alla "Rosa" (Il Lavoratore). Si balla al circolo del Fronte della Gioventù, in Piazza al Ponte ed al "Borlagiò". Lentamente riprende vita l'attività politica e sindacale, si riorganizzano le Cooperative, riapre la Camera del Lavoro. Il 15 maggio del 1945 il "Comitato di Liberazione Nazionale" insedia la nuova Giunta Municipale, composta dai rappresentanti dei partiti antifascisti (Giuseppe Rossi ed Erminio Giavardi per il PCI, LuigI Barbieri per il PSIUP e Costantino Repossi per la DC) e presieduta dal Sindaco Dott. Maurizio Perego, del Partito d'Azione. In apertura di seduta, il Sindaco esprime esprime il suo compiacimento nel constatare che gli Assessori sono, come lui stesso, emissione diretta del locale CLN. Esprime poi il proposito di amministrare "... non per servire il proprio partito, ma tutta la popolazione, curandone l'elevazione materiale e morale nel rinnovato spirito dil libertà, giustizia e lavoro". La nuova amministrazione affronta i problemi più urgenti. Corsico mobilita tutte le sue energie nella ricostruzione: le cooperative sono le prime ad operare per gli interventi nell'edilizia; la vita politica, sindacale e associativa è intensa. Nelle elezioni amministrative del 18 aprile 1946 (5390 elettori di cui per la prima volta 2721 donne) si registra il successo della lista del "Blocco del Popolo" (comunisti e socialisti) con 3713 voti pari al 71,5%. Gli eletti al Consiglio Comunale sono: Giuseppe Porazzo, Luigi Rizzi, Ercole Danelli, Francesco Granata, Carlo Bossi, Angelo Abbiati, Gerolamo Rubinelli, Aldo Scrivanti (per il PCI); Enrico Vai, Ettore Zorzetto, Guido Giromini, Virginio Defendenti, Mario radaelli, Ernesto Magnaghi, Paolo Casati, Alberto Galli (per il PSIUP); Francesco Corno e Giuseppe Vaccari (per la DC); Ambrogio Moneta e Guglielmo Berra (Indipendenti). La Giunta viene formata con Giuseppe Porazzo, Sindaco e con Vai, rubinelli, Danelli, Casati, Assessori effettivi. Assessori supplenti sono Defendenti e Rizzi. Il 2 giugno 1946, nel referendum istituzionale, Corsico esprime il suo "SI" alla Repubblica con il 73,8% dei voti. Per l'amministrazione comunale, nei primi anni del dopoguerra, si impone la soluzione dei problemi trascurati dalle precedenti amministrazioni fasciste, con interventi nei servizi primari: illuminazione, opere fognarie ecc..., e nei servizi sociali e culturali. Le elezioni amministrative del 1951 confermano la scelta dell'elettorato corsichese per le liste di sinistra, che raccolgono complessivamente (PCI, PSI, Indipendenti di sinistra) 3460 su 5358 voti validi; alla Democrazia Cristiana e agli Indipendenti vanno 1898 voti. Per l'Unità popolare risultano eletti: Porazzo Giuseppe, Vai Enrico, Defendenti Virginio, Bossi carlo, Turati Giuseppe, Poiaghi Franco, Casati Paolo, Bellani Piera, Perrero Luigi Angelo, Magnaghi Ernesto, Giromini Guido, Ferri Feters, Bolognini Alfredo, Vecchi Luigi, Ruocco Giosuè. Per la Democrazia Cristiana risultano eletti: Margnelli Edoardo, Vaccari Giuseppe, Giovannini Gustavo, Zucchetti Federico. Con l'inizio del flusso migratorio dal Sud d'Italia e dalle aree depresse verso il Nord, centinaia di famiglie giungono anche a Corsico. Questo massiccio afflusso investe di responsabilità le nuove Amministrazioni comunali, che sono chiamate ad affrontare e risolvere problemi, come quelli della casa, della scuola, dei servizi, dell'organizzazione del territorio nel suo insieme e dell'integrazione sociale. Il lavoro di questi primi anni post-bellici sarà sostanziale e determinante per gettare le basi del futuro, attuale sviluppo della città. (Fonte: www.comune.corsico.mi.it)
 
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CORSICO • Simbolo del Comune

Lo stemma della città di Corsico, riconosciuto con D.P.C.M. 8 gennaio 1954, è così blasonato: d'argento, alla croce di rosso. Esso è cimato da una corona muraria del rango di città, a seguito della concessione del titolo avvenuta con D.P.R. 22 luglio 1987. Sempre nel 1954 venne concesso anche il Gonfalone ai sensi del D.P.R. 16 ottobre 1955.
 
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CORSICO • Cultura

Istruzione: A Corsico è situato uno dei più importanti centri onnicomprensivi di scuole superiori della provincia milanese. Dell'Omnicomprensivo fanno parte il Liceo Scientifico "Giambattista Vico", l'Istituto Tecnico Commerciale "Giovanni Falcone" - riconosciuto come polo nazionale per l'informatica, test center Ecdl - e l'Istituto Tecnico Industriale "Augusto Righi".
 
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CESANO BOSCONE • La Storia

La storia "Il terreno del Comune di Cesano Boscone è tutto piano e per la maggior parte irriguo. Confina a levante con Baggio, a mezzo dì con Corsico, a ponente con Trezzano sul Naviglio e a sud con Baggio. La popolazione è in massima parte agricola e vive del prodotto del proprio suolo, cioè farina di frumento di granoturco, riso, latticini e fa uso di carne relativamente alle proprie condizioni" (b.35, f.873, introduzione al foglio di statistica delle imposte di consumo del 1923). La descrizione del 1923 colloca il Comune geograficamente e fotografa la situazione economica della cittadinanza. Il nome Cesano rievoca l'antico periodo romano, quando molti territori padani venivano assegnati ai veterani delle campagne militari in compenso dei servizi resi; si avanza così l'ipotesi che Cesano stia a significare "territorio di Caesius", il primitivo colonizzatore. Si presume che l'aggiunta "Boscone" sia dovuta al fatto che il territorio di Cesano fosse circondato da boschi. Scavi archeologici, effettuati nell’area della chiesa di San Giovanni Battista, ne testimoniano l’origine romana come anche la posizione di due strade principali, Via Roma e Via Milano, anticamente via Dante e via Monegherio, che si incrociano come il "Decumanus Maximus". Sulla piazza della chiesa vi é un sarcofago di forma rettangolare , scavato all'interno, mancante di coperchio e con un foro laterale, e una stele votiva con una dedica al dio Giove. Altri scavi archeologici hanno portato alla luce una necropoli databile alla dominazione longobarda. Fu proprio l'esame della disposizione degli scheletri, sistemati in linee parallele, e non sparsi senza un ordine preciso com'era in uso presso i Romani, a consentire di far risalire le sepolture all'epoca della dominazione longobarda. Si ipotizza che la chiesa di San Giovanni Battista sia stata fondata dalla regina Teodolinda nel 613, dopo la sua conversione al Cristianesimo. Nel tardo periodo imperiale , si trasforma in un’ importante Pieve che ingloba le terre di Rosate Decimo e di Locate Triulzi con le relative pievi (Archivio Storico Lombardo) includendo così, durante il Medio Evo, ventisei chiese della diocesi milanese ( "Liber Sanctorum Mediolani" del 1300). Il primo documento in cui viene citato è datato 7 agosto 1264 ( ?Atti del comune di Milano?), mentre nel 1346 viene elencato come la località, "el locho da Cisano" a cui è demandata la manutenzione delle strade "da Bagio" e "dal Naviglio". La conferma di questa attività è testimoniata dal più antico dei documenti dell’archivio storico datato 1787. Nei registri dell’estimo del Ducato di Milano del 1558 e nei successivi aggiornamenti Cesano Boscone risulta locato nella medesima pieve. Cesano Boscone fece parte del contado di Milano; nel X secolo, quando era un borgo di discrete dimensioni, fu sotto la giurisdizione della comunitá religiosa Olivetana di Lorenteggio. Con il passare del tempo l'importanza di Cesano cominciò a diminuire, soprattutto per il progressivo depauperamento demografico del comune, che subì un'ulteriore drastica diminuzione degli abitanti a seguito della pestilenza del 1629-1630. La situazione peggiorò nei decenni successivi, tanto che al censimento effettuato dal governo austriaco tra il 1770 e 1778, la popolazione residente risultò di sole 364 unitá. Una testimonianza dell'epoca tardo-medioevale è la cosiddetta "corte del fabbro", un edificio sito tra le vie Dante e Libertá, noto come la "casa del Barbarossa", poiché si era trovato uno stemma che faceva vagamente pensare che l'edificio fosse di quell'epoca. Questa ipotesi è comunque da escludersi in base alla documentazione reperibile nella biblioteca di Baggio e soprattutto in base agli elementi gotici della costruzione, che la fanno risalire al Quattrocento. Testimonianza dell'epoca asburgica a Cesano è "Villa Marazzi", il cui restauro conservativo è stato recentemente completato. La Villa apparteneva agli omonimi Marazzi, proprietari latifondisti, che in seguito si associarono ai conti Lattuada. Dal censimento del 1751 esso è diviso fiscalmente in due comuni, uno dominante e uno detto de’ Fieschi, l’organo amministrativo è formato da un’assemblea dei capi di casa della comunità con funzioni deliberative, da un console con l’incarico di sovrintendere alla polizia locale e da due dei maggiori estimati con funzioni esecutive e di giustizia. La contabilità e le riscossioni sono affidate ad un cancelliere di Milano. Durante la dominazione austriaca, il Comune e la sua pieve vengono inclusi nella provincia di Milano. Con la legge del 26 marzo 1798, relativa all’organizzazione del dipartimento di Olona, viene inserito nel distretto di Baggio. Il decreto n. 4 del novembre 1809 lo aggrega al Comune di Muggiano e nel 1811 con decreto n.8 viene incluso nel Comune di Baggio. Con la suddivisione delle province lombarde, durante il Regno Lombardo Veneto viene ricostituito il comune di Cesano Boscone, (notificazione del 12 febbraio 1816) e inserito nel II distretto di Milano. L’unione delle province lombarde al Regno di Sardegna fa sì che esso venga incluso nel mandamento X di Corsico, Circondario I di Milano, provincia di Milano. Il primo censimento, disposto dal Regno d’Italia appena nato (1861) , informa che la popolazione cesanese conta 654 abitanti, ed è amministrata da un Sindaco, da una Giunta e un Consiglio Comunale. Inoltre pare significativo segnalare che la popolazione resta numericamente invariata e al disotto del migliaio fino all’inizio del 1900. Pertanto degni di menzione sono: il primo verbale del Consiglio Comunale del 1869 e il primo regolamento edilizio datato al 1875. Interessante è il legame dell’ Amministrazione Comunale con la chiesa di San Giovanni Battista, come attesta il mutuo acceso dal 1897 al 1903 per i lavori di riparazione, e quello con l’Ospizio Sacra Famiglia. Come emerge dal carteggio, molte sono le pratiche relative alle sovvenzioni comunali per la gestione e l’attività di questo ente, che principalmente si occupava di assistenza psichiatrica. La riforma dell’ordinamento comunale (1926) affida l’amministrazione al Podestà. Nel 1929 viene eseguito il primo censimento dell’agricoltura , da cui emerge l’organizzazione economica di Cesano Boscone. Essa è basata sull’agricoltura e sull’allevamento del bestiame. Nel carteggio è rilevante e continuativa la corrispondenza relativa al servizio di approvazione della monta dei tori e alla statistica della macellazione per l’imposta di consumo. L’economia, legata alla consistenza del bestiame, si sviluppa secondo due modalità: la prima sulla distribuzione e sulla vendita di latte alimentare, la seconda sulla macellazione e vendita di derivati. Quest’ultima comporta l’adesione al Consorzio Veterinario fin dal 1909 e l’efficiente attività del veterinario consorziale per la certificazione delle carni macellate e dell’igiene dei locali adibiti . A conferma dell’impegno dell’Amministrazione Comunale è la cura per l’istruzione: la scuola dell’ obbligo ha inizio nel 1882 con la nomina del primo maestro, la prima testimonianza di Scuola Serale risale al 1916 e non meno importante è l’ istituzione della Biblioteca popolare nel 1935. Una particolare segnalazione merita la storia di un edificio, che tanta parte ha avuto nella vita quotidiana dei Cesanesi, esso è prima sede dell’Associazione Vinicola Vittorio Veneto, durante il ventennio ospita la casa del fascio, negli anni cinquanta diventa Scuola Elementare, quindi dopo aver accolto parte degli uffici comunali, per motivi di stabilità è stato demolito nel 2008. Nel 1946 il Comune torna ad essere amministrato dal Sindaco e dagli organi: Consiglio e Giunta. Sito alle porte di Milano, esso diventa sede di accoglienza di sfollati dalla guerra, di terremotati della Sicilia, delle Marche, del Friuli e infine dagli anni sessanta di emigrati dal meridione. Proprio in questo periodo storico si andranno ad addensare nuove costruzioni, come dimostrano le domande di edilizia privata e di case popolari. Rilevante è la crescita dei quartieri Pasubio e La Cascina, il primo si sviluppa per la presenza di fontanili e rogge, la cui prima manutenzione risale al 1862 (Fontanile Gera) e il secondo perché più periferico e vicino a Milano. Dai censimenti degli anni sessanta dell’industria e dell’agricoltura è visibile quanto il settore economico dell’agricoltura sia ancora preponderante rispetto all’industria. Solo in seguito, il settore secondario trasformerà i quartieri periferici in residenze per pendolari verso Milano. In questi anni anche la sede municipale si rinnova, infatti, viene deliberata la costruzione del nuovo edificio comunale in Via Pogliani, eseguito dal 1963 al 1969 ed ancora più importanti sono la realizzazione dell’ acquedotto dal 1958 al 1964, l’apertura di nuove strade di collegamento, l’ampliamento del cimitero dal 1963 al 1967 e della rete fognaria dal 1961 al 1969. L’incremento costante della popolazione è un altro dato che dimostra la piena crescita del Comune . Infatti i risultati dei censimenti della popolazione evidenziano un aumento che avrà la sua curva massima negli anni settanta: n.2.837 nel 1931; n.3.336 nel 1936, n. 3.699 nel 1951, n.5.617 nel 1961 e 21.253 nel 1971, essi segnano ad un tempo l’evoluzione in cittadina e le conferiscono il volto, l’identità e l’assetto attuale. Al 5 marzo del 1958 risale il decreto del Presidente della Repubblica relativo al gonfalone di Cesano Boscone. È uno stendardo giallo e azzurro con uno stemma parlante: la metà superiore presenta una testa di cinghiale su un fondo dorato, la parte inferiore raffigura un bosco tagliato a metà da una strada in campo azzurro. Il bosco riprende la tradizione medievale della presenza di fitta boscaglia intorno al paese, la testa di cinghiale era l’emblema della famiglia Baggio o Badagi, proprietaria del luogo. (Fonte: www.comune.cesano-boscone.mi.it)
 
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BUCCINASCO • Cenni Storici

Sull'origine del nome Buccinasco esistono diverse interpretazioni e la più accreditata collega il suffisso Buccina al temine tardolatino "bucina", che ha significato di rete da pesca ed evoca dunque la ricchezza di acque del territorio. La desinenza "asco" risale invece al periodo etrusco e daterebbe i primi insediamenti umani al periodo fra il 600 e il 300 a.C. Il primo documento che attesta con precisione l'esistenza di Buccinasco risale comunque al 1290: il "Liber notiae sanctoru Mediolani di Goffredo da Bussero, che costituisce un elenco molto preciso delle chiese esistenti all'epoca nel territorio milanese: il Liber cita la presenza di edifici religiosi presso le località Bulcinasco, Romano, Gudo Gambara e Grancino. Sappiamo da Goffredo da Bussero che nel 1290 Buccinasco aveva una chiesa dedicata a San Michele. Interessante la testimonianza di due visite pastorali di Carlo (1572) e Federico Borromeo (1604) alle tre chiese allora esistenti. Le cronache del tempo testimoniano che Buccinasco dipendeva dal centro Parrocchiale di Romano Banco e che la sua popolazione era di circa 150 persone, suddivise in 20 famiglie. Fino all'inizio del Novecento, quando fu costituito come Comune autonomo, Buccinasco era suddivisa in pievi, zone, frazioni, aggregate di volta in volta al possesso di un feudatario o di monasteri. Per secoli comunque è rimasto un territorio poco abitato, che presentava zone di intensa vocazione agricola (e la sopravvivenza delle numerose cascine ne è una significativa testimonianza) e zone selvatiche di grande interesse faunistico: non a caso una delle più antiche architetture presenti (assunta nello stemma a simbolo del Comune stesso) è l'edificio definito Castello. L’edificio si presenta come un monoblocco a pianta quadrata in mattoni a vista, intonacato sul fronte d’accesso (lato sud-est) e sulla facciata opposta che risulta ornata da un elegante colonnato a cinque campate al piano terra, sormontato da un loggiato a dieci campate al primo piano. I tre lati privi di colonnati, in virtù dell'irregolarità nella collocazione delle numerose finestre (di foggia e proporzioni anche molto diverse tra loro), mostrano i segni delle numerose trasformazioni subite nel tempo dalla fortezza. Sono presenti tracce di murature trecentesche, mentre il loggiato risulta di origine cinquecentesca. Il paesaggio agricolo che caratterizza tutt’ora Buccinasco, deriva soprattutto dalla presenza di acqua: secoli di trasformazioni hanno portato alla creazione di un reticolo irriguo esteso, generato dalle acque che provengono dalla falda freatica (attraverso fontanili e risorgive) e dal Naviglio Grande. Ebbero inizio oltre mille anni fa, ad opera dei Romani, le prime azioni di bonifica dei suoli, il cui perfezionamento portò alla realizzazione, a partire dai primi secoli del 1000 D.C., di strutture artificiali uniche al mondo, i Fontanili. Una risorgiva, o fontanile, è una sorgente di acqua dolce di origine naturale, talvolta fatta emergere dall'uomo, tipica dei terreni di piana alluvionale. L’uso del termine risorgiva è corretto quando l'affioramento è spontaneo, mentre si dovrebbe usare il termine fontanile quando l'affioramento è di origine antropica. La sovrapposizione dei due termini deriva dal fatto che spesso i fontanili venivano scavati in aree già interessate da risorgive. La vocazione principale di questo paesaggio e dell'economia correlata è quella della coltivazione del riso: questa coltura perdura da secoli e costituisce la base economica di questo territorio. Sin dal XVIII secolo, infatti, la maggior parte della superficie è ricoperta da risaie. (Fonte: www.comune.buccinasco.mi.it)
 
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ASSAGO • Storia, età contemporanea

Nel 1841 gli austriaci ritornarono sui loro passi, e decisero la seconda e definitiva annessione di Bazzana e Bazzanella. Nel 1854 Assago era abitato da 762 persone. Il territorio apparteneva principalmente a cinque possidenti: conte Luigi Confalonieri, nobili Luigi e Benedetta Peluso, la parrocchia e Luigi Simonetta. Nel 1881 il territorio era diviso fra le famiglie Galloni, Monfrini, Olginati, il comune di Assago e la parrocchia. Il 20 gennaio 1900 il comune acquistò al costo di 14 500 lire un terreno di 768 m² dalla famiglia Olginati per la realizzazione della casa municipale e della scuola elementare costate 17 300 lire. Il 16 ottobre 1906 si avviarono le procedure per la realizzazione di una linea elettrica mentre il 1º ottobre 1908 quelle per la costruzione di una linea telefonica. Il 17 gennaio 1915 il consiglio comunale deliberò un preventivo di 15 500 lire (prezzo poi lievitato) per la realizzazione di un asilo d'infanzia di 400 m² che avrebbe ospitato 70 bambini. Durante la prima guerra mondiale partirono per il fronte 167 assaghesi di cui 28 non fecero ritorno. L'amministrazione comunale decise di sostenere le famiglie più bisognose attraverso un'indennità straordinaria e una sussidio a decorrenza ventennale di 116 lire per gli orfani dei morti in guerra. Il 13 agosto 1926 il podestà, Ernesto Moro, approvò la realizzazione di una cabina elettrica. Nel 1929 la prefettura di Milano avviò un progetto di fusione tra i comuni di Assago, Rozzano e Basiglio che però fallì dopo poco tempo. Nel 1940 Assago contava 1100 abitanti. Nel 1946 si fece un resoconto delle conseguenze della guerra e della lotta antifascista: 84 reduci rientrati, 25 ancora all'estero, 13 dispersi e 2 partigiani uccisi. Nel 2008 la direzione distrettuale antimafia di Milano ha documentato attraverso l'inchiesta Cerberus il monopolio delle 'ndrine calabresi Barbaro-Papalia nell’area di Buccinasco, Assago e Corsico. (Fonte: Wikipedia)

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