MARINO

Cambia Comune

Itinerari

 
Itinerari

Museo Civico

ll Museo Civico di Marino, inaugurato nel mese di Maggio del 2000, raccoglie l'eredità lasciata dalla precedente Antiquarium Comunale, che aveva la sua sede nella Sala dei Papi di Palazzo Colonna, dove vi erano esposti insieme a numerosi e pregevoli reperti di epoca protostorica, romana e medioevale, anche molti atti notarili, alcuni dei quali risalenti al XVI secolo. La nuova struttura museale oltre a conservare ed esporre i materiali archeologici del territorio evitandone la continua dispersione, ha come obiettivo anche quello di facilitare la conoscenza e la fruizione ad un'utenza vasta e differenziata, del patrimonio storico-artistico organizzando molteplici iniziative quali: mostre, convegni, attività didattiche, concerti, produzione di materiali divulgativi multimediali, visite guidate, creazione di percorsi tematici nel territorio e nel centro urbano; avviando anche collaborazioni con le altre istituzioni museali per favorire scambi e gemellaggi che concorreranno al progresso degli studi. La nuova sede del Museo è sistemata all'interno dell'ex chiesa medioevale di Santa Lucia, da poco finita di restaurare, conosciuta localmente come "Tempio Gotico" o "Chiesone" per le sue notevoli dimensioni e per l'uso profano cui è stato destinato nel corso dei secoli dopo la sua sconsacrazione. La chiesa costruita nei pressi dell'antica Rocca dei Frangipane, sorge sul punto più alto dell'abitato medioevale, la sua fondazione, viene fatta risalire al 1102 mentre nel 1225 si segnalano i primi restauri. Nel 1643, in concomitanza con la costruzione della Collegiata di S. Barnaba venne sconsacrata; seguì quindi un lungo periodo di spoliazione e decadimento, divisa tra vari proprietari fu adibita a lanificio, fienile, tinello. Nel 1850 passò ai Frati Missionari del Preziosissimo Sangue che la riaprirono al culto, ma dopo il 1870 l'edificio è compreso tra i beni demaniali e nuovamente utilizzata per scopi profani, tra i quali sala per spettacoli, Casa del Fascio e rifugio per gli sfollati. Infine nel 1974 venne venduta dal Demanio al Comune di Marino come sede di manifestazioni culturali. La chiesa sopraelevata rispetto alla quota delle strade circostanti, si presentava con un impianto basilicale a tre navate e abside centrale, con l'ingresso che avveniva tramite una scalinata. Attualmente sono rimaste solo la navata centrale e la destra in cui si aprono due cappelle, mentre la sinistra è occupata da costruzioni civili e dall'entrata attuale. L'interno che mostra un carattere gotico, conferito dagli arconi a sesto acuto su cui poggiano i muri portanti il tetto a capriate, è il risultato dei rifacimenti e delle ricostruzioni, alcune delle quali messe in luce durante i restauri. Durante i lavori di restauro sono state rinvenute numerose fosse e sepolture, mentre dietro i primi due archi gotici sono stati scoperti due frammenti di affresco raffiguranti: un santo vegliardo (S. Onofrio?) con aureola raggiata a rilievo e una parte di decorazione, ora staccati ed esposti al pubblico. Sotto il pavimento è stata rinvenuta anche una cisterna di epoca romana, costituita da un locale a pianta quadrata con quattro pilastri centrali rettangolari, portanti un sistema di volte. Nel Medioevo l'ambiente fu riutilizzato come luogo di culto cristiano, costruendo un gradino rialzato sul lato est, che conserva al centro la traccia di un elemento circolare probabile sostegno di una mensa d'altare. Sulla parete in corrispondenza del gradino, sono ancora presenti alcuni lacerti di un affresco delimitato da un riquadro dipinto. In esso si distinguono alcune figure appartenenti all'iconografia cristiana, simili stilisticamente agli affreschi trovati nella chiesa superiore, mentre al centro c'è l'impronta di un elemento lapideo rimosso successivamente.
 
Itinerari

Chiesa di Santa Lucia

L’edificio dell’ex chiesa di S.Lucia, attuale sede del Museo Civico “Umberto Mastroianni”, è conosciuto localmente come “Tempio Gotico” o “chiesone” per le sue notevoli dimensioni e per l’uso profano cui è stato destinato nel corso dei secoli dopo la sua sconsacrazione. Restituito da poco alla cittadinanza dopo un lungo e paziente lavoro di restauro eseguito dalla Provincia di Roma, si può annoverare come una tra le più importanti testimonianze architettoniche del passato cittadino. Dalla sua fondazione si sono susseguiti interventi e rifacimenti che ne hanno modificato via via la forma e le dimensioni, coincidenti con la storia di Marino: dall’epoca romana al borgo medioevale, dai principi Colonna all’Unità d’Italia, per arrivare ai nostri giorni. La chiesa sorge sul punto più alto dell’abitato medioevale arroccato su uno sperone di peperino che si allunga verso l’Agro Romano, nei pressi si elevava l’antica rocca dei Frangipane, con cui presenta analogie per tecniche costruttive e materiali utilizzati, La sua fondazione, secondo i frammenti di un’epigrafe studiata dal Seccia Cortes nel 1915, viene fatta risalire al 1102 mentre nel 1225 si segnalano i primi restauri, forse finanziati da Jacopa de’ Settesoli, sposa di Graziano Frangipane proprietario del castello e amica di S. Francesco, che aveva conosciuto a Roma nel 1212. Insieme con la chiesa di S. Giovanni databile al XIII secolo (di cui sono rimaste solo alcune strutture murarie inglobate nelle costruzioni attuali) che sorgeva all’altro capo del centro abitato nel quartiere chiamato il “Castelletto”, era uno dei due poli religiosi del borgo medioevale; entrambe furono chiuse e sconsacrate nel 1669, in concomitanza con la costruzione della Collegiata di S. Barnaba. Dopo la soppressione seguì un lungo periodo di spoliazione e decadimento, divisa tra vari proprietari fu adibita a lanificio, fienile, tinello. Nel 1850 passò ai Frati Missionari del Preziosissimo Sangue che la riaprirono la culto, ma dopo il 1870 l’edificio è compreso tra i beni demaniali e nuovamente utilizzata per scopi profani, tra i quali sala per spettacoli, Casa del Fascio e rifugio per gli sfollati. Infine nel 1974 venne venduta dal Demanio al Comune di Marino come sede di manifestazioni culturali. La chiesa sopraelevata rispetto alla quota delle strade circostanti si presentava, nella sua fase finale, con un impianto basilicale a tre navate e abside centrale, con l’ingresso che avveniva tramite una scalinata da via S.Lucia, uno degli assi viari medioevali più importanti del paese. Attualmente sono rimaste solo la navata centrale e la destra in cui si aprono due cappelle, mentre la sinistra è occupata da costruzioni civili e dall’entrata attuale. L’interno che mostra un carattere gotico, conferito dagli arconi a sesto acuto su cui poggiano i muri portanti il tetto a capriate, è il risultato dei rifacimenti e delle ricostruzioni, alcune delle quali messe in luce durante i restauri. La chiesa, nel suo aspetto originario, si presentava con il soffitto più basso ed con una serie di archi a tutto sesto che dividevano le campate, questa fase è testimoniata da alcuni pilastri ed un grande arco a tutto sesto costruiti con conci di peperino non molto grandi. Successivamente le pareti furono affrescate, dietro i primi due archi gotici sono stati scoperti due frammenti di affresco raffiguranti: un santo vegliardo (S. Onofrio?) databile agli inizi del XVI secolo, vestito solamente dei capelli e della barba e con aureola raggiata a rilievo e una parte di decorazione, entrambi ora staccati ed esposti al pubblico. Mentre nel pavimento, che sembra dovesse essere del tipo “cosmatesco”, erano state deposte numerose sepolture coperte da lastre tombali marmoree. Nel corso del ‘300 l’edificio fu radicalmente restaurato, si rialzarono le pareti, si costruirono i grandi archi a sesto acuto e si dette l’aspetto che ha mantenuto fino ad ora. Una vera e propria rivelazione è stata quella di scoprire che la chiesa fu eretta su un edificio preesistente, una cisterna di epoca romana. Costituita da un locale a pianta quadrata con quattro pilastri centrali rettangolari, portanti un sistema di volte, venne costruita con scaglie di selce e tufo ed impermeabilizzata con cocciopesto. L’accesso era forse costituito da una vera in peperino posta sul lato nord del soffitto, mentre un foro nell’angolo sud-est del pavimento doveva servire allo svuotamento completo della cisterna per permetterne la manutenzione. Alcune indagini compiute durante i restauri all’esterno del lato est, hanno permesso inoltre di scoprire anche un vasto sistema di cunicoli e grotte, da porre in relazione con la cisterna. Successivamente l’ambiente fu riutilizzato come luogo di culto cristiano, sul lato est venne costruito un gradino rialzato di circa 10 cm. rispetto al pavimento, con al centro la traccia di un elemento circolare probabile sostegno di una mensa d’altare; vicino a questo, infisso nel gradino, c’è un tubo di terracotta da mettersi verosimilmente in relazione ai riti che si svolgevano all’interno del locale. Sulla parete in corrispondenza del gradino, si conservano alcuni lacerti di un affresco delimitato da un riquadro dipinto. In esso si distinguono ancora alcune figure appartenenti all’iconografia cristiana, simili stilisticamente agli affreschi trovati nella chiesa superiore, mentre al centro c’è l’impronta di un elemento lapideo rimosso successivamente. L’unico accesso al vano, in questo periodo, si trova sul lato ovest con un’apertura rialzata di alcuni gradini rispetto al pavimento, mentre sul lato nord furono aperte tre piccole finestre a bocca di lupo con l’intento di illuminare l’interno. Nello scavo dell’ambiente sono stati recuperati anche numerosi reperti archeologici, conservati momentaneamente presso i magazzini del Museo dell’Abbazia di Grottaferrata, riguardanti sia la decorazione medioevale della chiesa, che corredi tombali. Finora le indagini non hanno chiarito se fosse esistita comunicazione tra i due luoghi sacri, che sicuramente hanno convissuto per un certo lasso di tempo. Il proseguimento degli studi e delle ricerche, che si auspica riprendano al più presto, porterà sicuramente a sciogliere gli interrogativi che sono stati posti da queste scoperte, contribuendo così a meglio definire la topografia del sito in epoca romana e medioevale. (Fonte: www.comune.marino.rm.gov.it)
 
Itinerari

Basilica di San Barnaba

Originariamente la santa patrona di Marino era santa Lucia, la cui festa si celebra tuttora in città il 13 dicembre di ogni anno. A santa Lucia era dedicata una chiesa, situata nella parte basso-medioevale dell'abitato, ed eretta probabilmente nel XII secolo su una cisterna romana, ma rifatta agli inizi del XIII secolo per volere dell'allora signora di Marino beata Giacoma de Settesoli[3]. Parte di questa chiesa, unico esempio dell'architettura gotica nei Castelli Romani, ospita il Museo Civico Umberto Mastroianni. San Barnaba sarebbe divenuto patrono di Marino in seguito a una calamità naturale che colpì le campagne marinesi: l'11 giugno 1615 infatti una violenta grandinata devastò i raccolti dei marinesi. L'anno seguente un'altra grandinata, lo stesso giorno, cadde sulle campagne marinesi. Infine nel 1617 una terza grandinata sconquassò ancora, sempre nella giornata dell'11 giugno, i campi e le vigne locali. Per porre fine a questo flagello, venne convocata, il 2 febbraio 1618, un'assemblea popolare plenaria, che votò di scrivere una lettera al cardinal Francesco Sforza di Santa Fiora cardinale vescovo di Albano chiedendo di poter venerare san Barnaba, la cui festa ricorre proprio l'11 giugno, come santo patrono «appresso Sua Divina Maestà». Il 4 giugno 1619 il cardinal Sforza rispose affermativamente e da quella data si iniziò a celebrare solennemente la festività di San Barnaba. (Fonte: Wikipedia)
 
Itinerari

Siti archeologici

Il territorio di Marino "innumeris antiquitatum vestigiis refertissimus est" ("è ricchissimo di innumerevoli vestigia dell'antichità"), come ebbe a dire Athanasius Kircher nella sua opera sul Lazio. La più antica testimonianza archeologica disponibile è rappresentata da un fondale di capanna dell'età del ferro rinvenuto nel quartiere Cave di Peperino negli anni settanta dall'attuale direttore del museo civico di Albano Laziale Pino Chiarucci. Altri rinvenimenti pre-romani erano già stati portati in luce fin dall'Ottocento e per tutti gli anni dieci del secolo successivo durante lo scavo delle necropoli individuate nelle località Riserva Del Truglio, Pascolari di Castel Gandolfo, Campofattore ed in altri luoghi lungo la corona del Lago Albano. L'individuazione dell'antica città latina di Mugillae presso Santa Maria delle Mole, seppur a lungo discussa, attualmente sembra essere veritiera, e Legambiente assieme ad alcuni cittadini cercano di salvare il probabile sito della città (mai esplorato da archeologi) dall'espansione edilizia dilagante. Per quanto riguarda il sito di Bovillae, scavi archeologici furono effettuati tra il 1823 ed il 1825 e poi nel 1910 e nel 1930, portando alla luce numerosi interessanti reperti tra cui il famoso circo, ed individuando il sito del teatro e della "scola actorum", del tempio di Veiove e del sacrario della gens Iulia. Al centro di Marino, il ritrovamento più sensazionale è stato, nel 1962, quello del mitreo di Marino, uno dei tre mitrei dipinti in Italia e tra i migliori al mondo per stato di conservazione e qualità artistica. Un altro importante rinvenimento è stato fatto sotto l'ex-chiesa di Santa Lucia, alla fine degli anni novanta, con il ritrovamento di una cisterna romana adattata in seguito a luogo di culto cristiano: proprio negli spazi dell'ex-chiesa è stato collocato nel 2000 il museo civico "Umberto Mastroianni", che raccoglie alcuni resti archeologici già conservati nell'antico antiquarium comunale costituito nel 1904 a Palazzo Colonna e disperso dai bombardamenti aerei anglo-americani del 1944. (Fonte: Wikipedia)
 
Itinerari

Fontane dei Quattro Mori

La fontana, diventata simbolo della città, venne realizzata nel 1632 su commissione della Comunità per celebrare la vittoria di Marcantonio II Colonna nella battaglia di Lepanto del 1571: il progetto, realizzato dall'architetto Sergio Venturi, venne stravolto per desiderio del duca Filippo I Colonna e per gusto dello scultore Pompeo Castiglia. Alla fine si presentò come una colonna di marmo bianco a cui erano legati quattro mori, il tutto sorretto da otto sirene in una vasca di peperino. La fontana, collocata nell'attuale piazza Lepanto, venne gravemente danneggiata dal crollo di Palazzo Colonna in seguito al bombardamento aereo anglo-americano del 2 febbraio 1944, ed è stata ricostruita nel 1969 da un gruppo di scultori marinesi nell'attuale collocazione di piazza Giacomo Matteotti. La fama della fontana è indissolubilmente legata al "miracolo delle fontane che danno vino" che si svolge durante la Sagra dell'Uva: infatti fu la prima fontana a dare vino il 4 ottobre 1925. (Fonte: Wikipedia)

Visita per

Scarica la App

Tutti i contenuti di ilmiocomune.it a portata di mano sul tuo smartphone!

Scarica l'app

Scopri i contenuti in mobilità con l'app completamente gratuita