MAGIONE

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CASTELLO DEI CAVALIERI DI MALTA (DETTO LA BADIA)

Nato come ospedale dei Cavalieri Gerosolimitani, attuali Cavalieri di Malta, e intitolato a S. Giovanni Battista, il nucleo originario dello stesso fu edificato alla metà del secolo XII non lontano dall’importante asse viario tra Perugia, il Trasimeno e la Toscana. Anche se alcuni ritengono che la struttura sia stata in origine di proprietà dei cavalieri Templari, poi passata ai Gerosolimitani, non vi sono documenti che attestino tale proposta. Al contrario, tutti i documenti duecenteschi tendono a mostrare come lo stesso sia sempre appartenuto agli attuali proprietari. Questo ospedale, nel marzo 1261, fu quasi totalmente distrutto dalle milizie del comune di Perugia; della struttura originaria rimase parzialmente in piedi soltanto la chiesa, la base della torre campanaria e alcune parti dell’attuale ala occidentale. Ristrutturato già nella seconda metà del Duecento, nel 1367 fu ampliato nella parte orientale, mentre nel 1471 si realizzò un primo loggiato sopra la chiesa e, probabilmente, la torre circolare alla sinistra dell’ingresso attuale. Nel corso del secolo XVI si costruirono altri loggiati, gli stessi che possono ancora vedersi sui tre lati del cortile interno, inglobando in essi alcune parti di quelli quattrocenteschi. Fu probabilmente in occasione di questi nuovi lavori, o poco prima degli stessi, che all’interno della chiesa furono realizzati i due affreschi raffiguranti la Natività e una composizione con la Vergine, S. Giovanni Battista e S. Giacomo (v. gli affreschi del castello dei Cavalieri di Malta). Altri lavori, ma di minor entità, si ebbero nel 1644, quando fu costruito il puteale in pietra arenaria su una cisterna preesistente. Attualmente il castello è il centro operativo di una vasta azienda agricola e, alla fine della stagione estiva, il Gran Maestro dei Cavalieri di Malta è solito trascorrervi alcuni giorni di vacanza. Alla fine di queste brevi note credo sia il caso di ricordare come tra le mura di questo fortilizio, nel settembre-ottobre del 1502, si tenne la «dieta» di Magione contro Cesare Borgia. È da notare come la Compagnia Teatrale di Magione, nelle notti dell’ultima settimana di luglio o della prima di agosto, riproponga l’evento in forma teatrale fra le mura del castello. Il nome Badia, con il quale i magionesi chiamano questa struttura, si è affermato in epoca moderna, quando il termine Magione passò dall’indicare la stessa, cosa che avveniva ancora nel secolo XVI, a designare l’intero nucleo abitato in luogo del più antico Pian di Carpine. Del resto già sul finire del Quattrocento si parla di una abbatia Mansionis Plani Carpinis. Autore: Giovanni Riganelli (Fonte www.magionecultura.it)
 
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IL CASTELLO DI AGELLO

La cinta muraria di cui era dotato l’insediamento, realizzata intorno al Mille, nel corso del medioevo fu risistemata in almeno tre occasioni. Un primo intervento si ebbe intorno alla metà del secolo XIII, quando crollò buona parte delle mura a causa dell’incuria da parte degli abitanti. La questione fu di tale portata che le disposizioni del consiglio cittadino relative alla sistemazione delle mura agellesi, diedero vita ad un articolo statutario, il 39 dello statuto perugino del 1279. Una nuova risistemazione delle mura castellane si ebbe nel 1388 e l’ultima poco dopo il mese di maggio del 1390, a seguito dell’occupazione del castello da parte dei ribelli di Perugia. I danni patiti dalle strutture difensive in quest’occasione furono veramente ingenti e, a quanto è dato sapere, soltanto intorno alla metà degli anni ‘90 del Trecento il nucleo abitato tornò ad essere dotato di un apparato difensivo in piena efficienza. Anche se ora mancano le porte d’accesso al castello, la cinta muraria è ancora ben visibile e il cassero, con la torre principale ormai trasformata in campanile dotato di un pubblico orologio, è stato consolidato a rudere nella seconda metà del Novecento. Questa struttura fortificata, interna alla cinta muraria e realizzata successivamente alla cinta muraria originaria, mostra elementi architettonici o tracce degli stessi riconducibili ad un periodo compreso tra i secoli XII e XV. Autore: Giovanni Riganelli (Fonte www.magionecultura.it)
 
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LA ROCCA - Zocco

Indicata a livello orale come Rocca Pompilj in quanto proprietà di questa famiglia sul finire del secolo XIX e all’inizio del successivo, questa struttura fortificata fu edificata intorno alla metà del secolo XIV a quanto sembra da Nicola di Tommaso, detto Pesciaiolo per il suo essere iscritto all’Arte dei Pesci di Perugia. Alla fine del medioevo la struttura divenne una proprietà della famiglia Della Corgna e, come Rocca della Corgna, compare in alcune mappe dei secoli XVI e XVII. Autore: Giovanni Riganelli (Fonte www.magionecultura.it)
 
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LA ROCCA - Monte del Lago

Questa possente struttura, ubicata all’ingresso orientale del castello di Monte del Lago, negli ultimi secoli del medioevo, ne era il principale caposaldo difensivo. Durante la dominazione pontificia di Perugia, con l’insediamento divenuto sede della Camera Apostolica, la rocca, munita di prigioni, divenne residenza dell’affittuario dei diritti di pesca nel Trasimeno e, ancora intorno alla metà del secolo XIX, veniva chiamata dalla gente del luogo «Palazzo del Governo». Autore: Giovanni Riganelli (Fonte www.magionecultura.it)
 
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PALAZZO COMUNALE

Situato a monte dell’attuale piazza Fra Giovanni da Pian di Carpine (già piazza del Mercato), l’attuale palazzo municipale, nonostante i numerosi richiami stilistico-architettonici alle tipologie degli edifici pubblici dei comuni medievali, tradisce in realtà origini ben più vicine nel tempo. Ancora all’inizio dell’Ottocento, il Priore, la magistratura cittadina più importante, di diretta nomina vescovile, svolgeva i propri limitati uffici, coadiuvato da tre soli dipendenti (un segretario, un medico e una guardia), in un vetusto e malagevole casalino, situato proprio al centro della piazza e antistante l’attuale municipio. Di proprietà ecclesiastica, appartenente alla Chiesa della Madonna delle Grazie, sormontato da un campanile «a ventaglia» – un’alta ala di muro su cui si apriva una nicchia che ospitava un’unica campana –, il palazzo non poteva vantare che un piano terra dove si pigiavano la posta dei cavalli e due misere bottegucce, e un primo piano dotato di due stanze, una adibita a pubblica scuola, l’altra destinata a sala consiliare e segreteria. Anche l’attuale palazzo comunale faceva parte dei beni del clero locale, riconducibile alle proprietà della Casa pia Remedi, ed usato prevalentemente come dormitorio e casermaggio per le truppe che di frequente si trovavano a transitare per il territorio comunale. Dietro proposta dai consiglieri Giovanni Pompili e Giuseppe Orsi «premurosi ed impegnatissimi per il buon andamento e decoro della Comune», l’edificio fu acquistato dalla municipalità il 5 giugno 1829, per la somma di 850 scudi «da pagarsi entro un combinato termine con frutti compensativi» al vescovo di Perugia, mons. Carlo Filesio Cittadini, erede fiduciario della Casa pia Remedi. «Una simile compra ha riscosso l’ammirazione dell’intera popolazione», riconosce Giuseppe Fabretti: il Comune si liberava non soltanto delle onerose pigioni annuali, che gravavano pesantemente sui già magri bilanci, ma acquisiva locali adeguati per trasferirvi non soltanto gli uffici amministrativi, la cancelleria, l’archivio e la residenza del Priore, ma anche le funzioni del Governatorato che proprio in quegli anni si installava a Magione nella nuova sede, ufficialmente inaugurata con una solenne udienza civile il 5 agosto 1829. Preoccupazioni di ordine logistico e igienico-sanitario, legate al crescente traffico di carrozze e alla fastidiosa presenza dei cavalli di posta e delle relative stalle proprio sulla piazza centrale di rappresentanza, convinsero gli amministratori, col priore Paolo Massini in testa, a decentrare il servizio postale a Caserino e a demolire (previo indennizzo delle relative proprietà ecclesiastiche) l’antico edificio comunale, avendo tuttavia cura di trasferire il campanile (vinte non poche resistenze di bottega) in facciata alla nuova sede, nella posizione attuale, adattandolo apiù moderne forme su disegno del signor Tessoni di Perugia. Al suo interno trovò posto la nuova campana, fusa a Foligno, e l’orologio realizzato da Teodoro Zucchetti, che battè i primi rintocchi il 24 giugno 1834, giorno di San Giovanni «con universale gradimento, sia per la nuova forma della piazza, sia per abbellimento stante il nuovo campanile ed altri restauri fatti». La mole crescente delle funzioni politico-amministrative, non disgiunta dalla promozione di Magione a sede di Pretura, all’indomani dell’Unità posero drammaticamente in evidenza le carenze strutturali e logistiche del palazzo municipale: è dell’11 febbraio 1869 la prima delibera del Consiglio Comunale (poi ribadita il 30 novembre 1870) che approva il progetto di innalzamento e ingrandimento dell’edificio, affidato agli ingegneri Giovanni Boschi e Guglielmo Rossi. Il 25 luglio 1871 la pubblicazione dell’avviso d’asta per l’appalto dei lavori andò completamente deserta, a causa dei prezzi di perizia giudicati eccessivamente bassi, al punto che il 28 settembre dello stesso anno il Comune si vide costretto ad affidare l’appalto mediante trattativa privata al signor Giustino Guarnieri. Nel 1875 è possibile eseguire i primi collaudi di un edificio che ora si articola su tre piani: al pianoterra, incardinato su una corte centrale interna ed un piccolo giardino, trovavano posto «il quartiere per la Guardia Nazionale, l’Archivio, l’officio di posta e degli uscieri, nonché alcune comodità per l’abitazione del Pretore», ai cui uffici giudiziari è interamente riservato il primo piano, relegando invece al secondo «le comodità tutte necessarie alla Municipalità». Un recentissimo restauro permette di apprezzare nuovamente appieno l’essenzialità degli elementi architettonici e decorativi del progetto originario: la merlatura terminale della facciata e del campanile a pianta quadrangolare, le numerose finestre a tutto sesto, l’imponente portale d’ingresso che conduce direttamente all’atrio contraddistinto da volte a crociera e colonne in cotto, inframmezzate da sezioni in pietra arenaria. Di particolare rilevanza la decorazione pittorica che impreziosisce la sala consiliare situata all’ultimo piano, che nel 1948 il sindaco Publio Trento Bartoccioni volle affidare alle sperimentazioni futuriste di Gerardo Dottori. Il ciclo pittorico si compone di due sezioni distinte: una prima scena, sulla parete di fondo, raffigura fra Giovanni da Pian di Carpine nell’atto di consegnare la pergamena di papa Innocenzo IV al gran Khan dei Mongoli; una seconda figurazione, dai motivi più marcatamente debitori dell’aeropittura del maestro perugino, si sviluppa in una ricca fascia che incornicia la semivolta del soffitto e raffigura in successione Magione e tutte le sue frazioni, ciascuna delle quali connotata dalle proprie peculiarità paesaggistico-architettoniche o dai tipici prodotti locali. Autore: Vanni Ruggeri (Fonte www.magionecultura.it)
 
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PALAZZO NICOLAJ

Imponente edificio privato in stile rinascimentale, insolito per una cittadina delle dimensioni di Magione, fu finito di realizzare nel 1889 per volonta' dei fratelli Stanislao e Benedetto Nicolaj, proprietari terrieri e protagonisti molto attivi del Risorgimento locale. Il palazzo si affaccia sulla più importante via di Magione, Corso Raffaele Marchesi, creata ex novo in quegli stessi anni con lo sventramento del vecchio centro abitato per deviarvi il tracciato della nuova Strada Cortonese che, con il nome di Strada statale 75 bis del Trasimeno, univa Perugia a Firenze e alla Toscana più in generale. Sulla facciata del palazzo una lapide in marmo reca quest’iscrizione: stanislaus nicolaius a fundamentis erexit an. mdccclxxxviiii. Testimonianze orali sostengono che il palazzo sia stato concepito come ospedale cittadino, forse per desiderio dell’avvocato Stanislao Nicolaj che, in quegli anni di grande crescita e sviluppo per Magione e il Trasimeno, fu sindaco particolarmente apprezzato dai cittadini. La tesi dell’edificio nato come ospedale, non supportata da documenti ufficiali, trova due conferme indirette: la struttura interna del palazzo, con lunghi corridoi sui quali si affacciano singole camere, nonché il ruolo politico che ebbe il sindaco Stanislao Nicolaj in occasione dell’epidemia di colera che nel 1866, a Magione, provocò 56 morti e fu resa ancora più tragica dalla mancanza di un ospedale cittadino. Autore: Giampietro Chiodini (Fonte www.magionecultura.it)
 
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IL MUSEO DELLA PESCA DEL LAGO TRASIMENO

Il Museo della Pesca del Lago Trasimeno è situato a San Feliciano, accanto al porto nord dei pescatori. Dal 19 luglio 1997 è stato riaperto al pubblico nella nuova e definitiva sede che un tempo ospitava il Consorzio Pesca ed Acquicoltura del Trasimeno. Il ricchissimo patrimonio di conoscenze, riversate nel tempo in numerose pubblicazioni, mostre tematiche e allestimenti stabili, costituisce la base dell’attuale allestimento del Museo della Pesca del Lago Trasimeno. Qui è stato raccolto il meglio di oltre due decenni di indagini svolte da tanti studiosi (Progetto A.L.L.I. - Università di Perugia), studenti e ricercatori che, con il contributo determinante dei pescatori-cacciatori, hanno indagato la "cultura dell’acqua”, la "lingua, la storia e la vita delle comunità insediate lungo le rive del grande lago seguendo in particolare l’evolversi dell’attività produttiva che per molti secoli ha costituito la prima risorsa di queste popolazioni: la pesca. Per meglio comprendere i passaggi fondamentali dello sviluppo della pesca di professione si è voluto inquadrare questa attività produttiva, oltre che nell’ambito locale, anche all’interno di quei processi e avvenimenti di più ampia portata in cui è risultata coinvolta e spesso sconvolta. Le 44 differenti tecniche di cattura vengono quindi poste in relazione sia con il contesto storico-sociale sia con quello ambientale. Vengono così chiarite le interrelazioni tra questi due contesti e tra la realtà locale e le realtà più vaste entro cui la prima è incastonata. Oltre a questo approccio "olistico”, l’allestimento si caratterizza per il suo carattere multidisciplinare, per il tentativo di leggere questa realtà utilizzando metodi e contenuti complementari. Più scienze hanno collaborato a chiarire e portare in superficie la trama profonda che lega a doppio filo l’attività di pesca con la storia del Trasimeno. Grazie alla collaborazione di vari studiosi è stato possibile "osservare” il lago da punti di vista molteplici: geologico, archeologico, storico, geografico, antropologico, linguistico e ambientale. Entrare al Museo della Pesca del Lago Trasimeno significa per il visitatore perdere la sua abituale cognizione di abitante della terra e immettersi nel mondo fluido dell’acqua. Può seguire passo dopo passo una storia affascinante e poco nota, piena di utili informazioni non solo per leggere in modo nuovo il passato più remoto e più recente della storia del Trasimeno, ma per comprendere la grandiosità e i messaggi che vengono da una tradizione, di regole, di consuetudini, di saperi e di saggezza che possono rappresentare uno stimolo e fornire suggerimenti per ripensare il futuro. (Fonte www.magionecultura.it)
 
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LA TORRE DEI LAMBARDI

Circondata da una vegetazione di lecci e cipressi, la Torre dei Lambardi – o "Lombardi” - dall’alto della sua posizione domina il paese e la sottostante pianura. Rappresenta insieme al Castello dei Cavalieri di Malta uno dei simboli della Magione medievale. Fu edificata a cavallo dei secoli XII e XIII dai Cavalieri Gerosolimitani, gli attuali Cavalieri del Sovrano Militare Ordine di Malta. Il possesso della Torre del Pian di Carpine era molto importante per garantire o bloccare il flusso delle derrate alimentari, che dovevano raggiungere Perugia, in particolare il pesce proveniente dalla sponda settentrionale del lago Trasimeno. I restauri recentemente eseguiti dalla Soprintendenza per i Beni Artistici e Architettonici dell’Umbria sull’intera struttura hanno riproposto tre piani interi e due semipiani, una scala d’accesso e l’istallazione di un ascensore per il beneficio di tutta la collettività. Oggi, la Torre dei Lambardi si configura come testimonianza rinnovata della propria identità storica, luogo d’incontro per manifestazioni artistiche e spazio culturale. Alta circa trenta metri e a pianta quadrangolare, la Torre dei Lambardi in origine doveva essere strutturata internamente in tre piani in pietra ed altrettanti in legno a cui si accedeva mediante una scala a chiocciola, di cui rimane solo una piccola testimonianza nella parte superiore. Al primo piano si possono intravedere resti di architettura romanica del piano in legno e delle volte a botte della soffittatura in mattoni. Le aperture presentano archi a sesto acuto alternati ad archi a tutto sesto. Esternamente era dotata di un corpo avanzato a difesa della porta d’ingresso. Questo corpo avanzato racchiudeva un fossato e un ponticello in pietra che consentiva il passaggio di una sola persona alla volta. Attualmente il muro del corpo avanzato è andato completamente distrutto, mentre il fossato ed il ponticello sono interrati. La base della torre presenta un alto zoccolo foggiato a bastione. Il primo piano della torre è oggi adibito a sala conferenze, concerti, matrimoni, rassegne cinematografiche e aula didattica. I due semipiani, che coincidono con il secondo piano e il quarto, insieme al terzo piano sono zone adibite a mostre temporanee. (Fonte www.magionecultura.it)

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