LUMEZZANE

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Cenni storici

La storia di Lumezzane è fortemente legata alla sua posizione, all’essere parte delle Valgobbia, anche conosciuta come Valle di Lumezzane. La valle è percorsa dal torrente Gobbia (da cui appunto il nome del territorio), che in passato contribuì in maniera determinante allo sviluppo degli insediamenti umani prima, delle attività commerciali ed artigiane poi. Data la sua conformazione, la valle, che fa parte del comprensorio della Valtrompia, presenta il versante alla destra del Gobbia più adatto allo stanziamento umano. Quello sinistro infatti è scarsamente esposto al sole e in forte pendenza. Le ipotesi avanzate sull’origine del toponimo di Lumezzane sono numerose: alcuni studiosi lo fanno risalire a “lumen salum”, ossia luce sana, a sottolineare la felice posizione del paese, esposto al sole dall’alba al tramonto; secondo altri è da ricondurre al termine “mezzana”, data la sua posizione di valle mediana tra quelle di Lodrino e di Nave. Alcuni altri lo rimandano al latinismo “limitare”, dal quale “Lémédane”, a testimoniare anche l’esistenza di un presidio romano. Una ulteriore ipotesi vuole il toponimo derivare da “Mettiane”, cioè terra della famiglia romana Mettii. I primi abitatori del territorio furono i reti, seguiti poi dai liguri e dagli etruschi. Probabilmente si deve a questi ultimi, conoscitori dell’arte della lavorazione dei metalli, la massiccia introduzione nella zona di questa attività, che in breve tempo portò alla produzione di armi ed utensili di pregevole fattura. All’arrivo dei Romani seguirono i primi scontri tra questi e le tribù galliche che già erano stanziate, ed al contempo crebbe l’importanza strategica della valle. Opera tra le più importanti qui realizzate fu l’acquedotto che dalla Valgobbia portava acqua fino a Brixia (Brescia), del quale sono ancora visibili molte tracce. A protezione del territorio Roma pose un presidio di sorveglianza proprio a Pieve Lumezzane, la XXI Legione “Rapaces”. Con il IV secolo d.C., anche a causa della caduta dell’impero romano, il territorio venne scosso dalle invasioni e distruzioni perpetrate dai visigoti, che colpirono Brescia e tutte le cittadine vicine. Nei secoli a seguire si avvicendarono al governo i goti e i longobardi ed i franchi. Nel XI secolo Brescia si inserisce nei moti di autonomia dei primi comuni, anche con l’apporto del vescovo Arimanno, e, affrancatasi dall’impero, di elegge a libero comune. In questo periodo Lumezzane è coinvolto nella lotta tra i valvassori bresciani ed il vescovo, schierandosi dalla parte di quest’ultimo. Tra il 1100 ed il 1200 anche esponenti della Valtrompia entrano a far parte del governo della provincia, e Lumezzane viene dotata di vicario, rettori, soprastanti, ecc.; il primo documento in cui si cita il comune di Lumezzane è del 1232. Nel XIV secolo Brescia viene affidata a Pandolfo Malatesta. Cosciente di essere considerato uno straniero, quest’ultimo concesse ai valligiani notevoli benefici e privilegi ai lavoratori dei metalli nelle fucine e nelle miniere. Per ingraziarsi il potente Pietro Avogadro, nel 1409 gli regalò il castello di Polaveno ed i territori circostanti. Già prima dell’arrivo del Malatesta, a seguito della riorganizzazione territoriale dei Visconti del 1385, Lumezzane fu inserita nella Quadra di Nave, quindi separata dall’effettiva Valtrompia; sotto il governo malatestiano l’unica cosa che cambiò fu che Lumezzane divenne il territorio di riferimento per la Quadra. Quando i Visconti intimarono a Pandolfo di lasciare il governo bresciano e questi si oppose, le truppe guidate dal Carmagnola lo sconfissero sul colle Avogadro, incendiando anche il castello di Polaveno, e portando il governo meneghino. Delle vicende successive che coinvolsero il paese i protagonisti furono di nuovo Carmagnola e Avogadro: il primo passò contro i Visconti e dalla parte della Repubblica di Venezia, e Avogadro si schierò al suo fianco contro i milanesi a patto che, una volta passati sotto la Serenissima, i suoi territori potessero godere dei privilegi che avevano al tempo del Malatesta. E le cose andarono proprio così, anzi meglio: Venezia concesse alla Valtrompia anche più di quanto chiesto, e all’Avogadro venne concesso il feudo della Valle di Lumezzane, con decreto di investitura del 23 novembre 1427. La figura di Avogadro rievoca tristi vicende della storia di Lumezzane: i suoi rapporti con i cittadini del paese furono aspri, segnati da prepotenze ed abusi, richieste di tributi e promesse di privilegi e distribuzioni di beni mai mantenute. I secolo XVI e XVII furono abbastanza tranquilli per la zona, che non venne segnata dai transiti di spagnoli ed austriaci che invece colpirono il resto della Lombardia. Da segnalare però l’epidemia di peste del 1630. Nel 1681 il feudo di Lumezzane, in occasione della morte dell’ultima tenutaria, la contessa Emilia Avogadro, tentò di affrancarsi, ma l’epidemia da poco passata e la tremenda alluvione del 1676 avevano indebolito troppo le casse del comune; fu così che il feudo venne acquistato dai conti Francesco e Girolamo Avogadro, per una somma quattro volte superiore a quella che l’erario comunale poteva permettersi. Lumezzane rimase sotto la Repubblica della Serenissima fino all’avvento di Napoleone, con il quale andò a scomparire il feudo degli Avogadro. Alla caduta del Bonaparte il paese passò, come il resto del territorio, sotto l’impero austriaco. Poi vi furono le vicende legate al Regno d’Italia e all’indipendenza dallo straniero.

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