LATINA

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Museo di Piana delle Orme

Il Museo di Piana delle Orme di Latina è un parco-museo tematico dedicato al Novecento. Il museo ospita la collezione di Mariano De Pasquale che viene arricchita continuamente. Il museo contiene più di 50.000 reperti che documentano la vita del Novecento come giocattoli, strumenti da lavoro, oggetti della vita quotidiana, armi, mezzi militari, strumenti usati per la bonifica e molto altro. Il museo è organizzato secondo due grandi nuclei tematici, uno dedicato alla Bonifica e alla vita agricola in Italia, il secondo prettamente relativo alla seconda guerra mondiale. Il museo si tratta di una delle più ampie testimonianze della vita quotidiana nelle campagne e dei mezzi comparsi per la prima volta durantel secondo conflitto mondiale. La parte del museo dedicata alla vita nelle campagne ricostruisce l’ambiente malarico delle paludi pontine e l’aspetto delle città nuove dopo la bonifica. Inoltre sono numerose le testimonianze delle trasformazioni degli usi e costumi della popolazione locale durante il boom del dopoguerra e la conseguente urbanizzazione. Dalla meccanizzazione agraria fino all’urbanizzazione il museo segue passo per passo la trasformazione degli usi e dei costumi del popolo pontino. Infine una parte del percorso è dedicata interamente al gicattolo d’epoca. La collezione di Piana delle Orme ospita auto giocattolo, aerei, navi, giocattoli didattici e tecnologici, gli automi, gli arredi per le case delle bambole, i robot, le riproduzioni dei mezzi militari, di polizia e dei pompieri, i soldatini, òe astrnavi e molto altro. Per quel che riguarda il percorso Bellico del Museo storico Piana delle Orme possiamo osservare un percorso storicamente strutturato che prende l’avvio fin dalle cause che poi condussero al conflitto mondiale. Molte le immagini, i filmati ed i reperti che documentano gli avvenimenti così come i mezzi bellici dell’epoca. Sono infatti osservabili veicoli storici come il carro armato impiegato per il film la vita è bella di Benigni e skipper il caccia USA venuto dal mare. Lo skipper infatti ammarò per un guasto al motore nelle acq ue di latina nel 1944 solo nove giorni dopo lo sbarco di Anzio, il velvivolo fu però ritrovato solo nel 1998 ben 54 anni dopo il suo ammareggiamento. Inoltre nall’esterno del museo è presente la Locotender FS835, una locomotiva a vapore che fu costruita nel 1907 dalle OFficine Meccaniche Breda i Milano. Durante la seconda guerra mondiale venne trasportata in Austria, ma poi restituita dopo la fine del conflitto. Il funzionamento della locomotiva è regolato da un sistema idraulico che permette il movimento delle ruote sulle rotaie. All’interno dell’area del museo è presente il ristorante agrituristico Eucaliptus dove è possibile gustare le specialità locali.
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Isola di Palmarola

L'isola di Palmarola è un'isola situata nell'arcipelago delle Isole Ponziane, nel Mar Tirreno. Si trova a circa 10 km ad ovest di Ponza ed è la terza isola per grandezza dell'arcipelago ponziano, dopo Ponza e Ventotene. Chiamata anche "la Forcina" per la sua forma, prende in realtà il nome dalla palma nana, unica palma originaria dell'Europa, che cresce selvatica sulla sua superficie. L'isola era nota in antichità col nome Palmaria. L'isola è una riserva naturale e, grazie al suo aspetto incontaminato, e alla varietà delle sue coste è considerata una tra le più belle isole del mondo. Abitata solo nel periodo estivo, diventa luogo di ritiro per i ponzesi che, sfuggendo alla caotica Ponza, si rifugiano nelle case grotta, tipiche abitazioni scavate nella roccia di Palmarola. Oltre alle case grotta le uniche costruzioni dell'isola si incontrano a Cala del Porto, il solo approdo di Palmarola; qui troviamo infatti due piccoli ristoranti e la villa delle sorelle Fendi. A Palmarola fu esiliato e morì papa Silverio, Santo patrono del comune di Ponza che viene festeggiato il 20 giugno. Lo scoglio di San Silverio accoglie sulla sua sommità una piccola cappella che la tradizione popolare narra sia sorta sui resti della forzata residenza del Santo.
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Casa del Martirio di Santa Maria Goretti

Maria Goretti, terzogenita di sette figli, nacque a Corinaldo, in provincia di Ancona, il 16 ottobre 1890, da Luigi Goretti e Assunta Carlini. Verso la fine del 1896 i Goretti si trasferirono a Paliano, in provincia di Frosinone, stabilendosi in località Colle Gianturco. Vi restarono circa tre anni. Dapprima lavorarono da soli; poi, durante il terzo anno, si unirono in società con Giovanni Serenelli, il quale aveva due figli: Gaspare, che presto si separò, e Alessandro. Nel febbraio del 1900 i Goretti e i Serenellì si trasferiscono insieme a Ferriere di Conca, a circa undici chilometri da Nettuno. Il clima dell'Agro Pontino, allora malsano, spezzò in pochi mesi la fibra robusta del patriarca Luigi Goretti, il quale, colpito da malaria e successivamente da tifo, meningite e polmonite, morì il 6 giugno 1900. L'infelice vedova, temendo che nel paese di origine non avrebbe potuto in nessun modo guadagnare sufficientemente per il sostentamento dei suoi sei figli (il primo dei quali era morto a soli otto mesi di età), decise, a malincuore, di rimanere a Ferriere e di lavorare ancora in società con i Serenelli. Maria, sensibile e affettuosa, ebbe il cuore lacerato per la morte del babbo, tuttavia con tenerezza più che filiale e con profondo senso cristiano si dette a confortare la mamma affranta dal dolore. L'assennata fanciulla all'epoca della perdita del padre non aveva fatto ancora la sua Prima Comunione, nonostante avesse circa dieci anni; ne aveva tuttavia vivissimo desiderio e lo manifestava alla Madre che, presa dal lavoro e sempre a corto di denaro, la rimandava a tempi migliori. Finalmente il 16 giugno 1901 Maria Goretti ricevette la Comunione per la prima volta. La bellezza di Maria, per quanto difesa e nascosta gelosamente, non sfuggì a Alessandro Serenelli, di otto anni più grande di lei, il quale aveva già il cuore guasto a causa delle cattive compagnie e delle letture piene di fatti scandalosi. Egli cominciò a nutrire per la fanciulla un vivo affetto, che non controllato degenerò in una cieca, morbosa e irrefrenabile passione. Ai primi di giugno del 1902 il giovane fece a Maria proposte insane. Ella, inorridita, le rigettò e fuggì piangendo. Confuso e irritato per la resistenza dell'innocente fanciulla, stabilì in cuor suo che la terza volta, se non l'avesse ascoltato, l'avrebbe uccisa. E con fredda premeditazione preparò un punteruolo lungo 24 centimetri. Da quel momento la vita divenne per Maria un vero incubo. Alessandro la trattava con durezza, la rimproverava per ogni inezia e la sovraccaricava di lavoro. Ella, da parte sua, evitava di incontrarlo, obbediva in silenzio e si raccomandava incessantemente alla Madonna, stringendo spesso in pugno la corona. Più volte, in quel mese e anche alla vigilia della terribile tragedia, ripeté alla mamma: "Mamma, per carità, non mi lasciate sola". Ma la povera mamma purtroppo non riuscì ad accogliere il terrore che si nascondeva dietro quelle parole, e Maria, sola e indifesa, andò incontro al martirio. Il 5 luglio 1902 Alessandro Serenelli confessò in seguito, l'omicidio di Maria. Il calvario di Maria Goretti cessa alle 15,45 del 6 luglio 1902. Il 27 aprile 1947, Maria Goretti, con dispensa dai miracoli, fu solennemente beatificata in S. Pietro a Roma da S.S. Pio XII. Il 24 giugno 1950, sotto lo stesso Pontefice, ebbe luogo la sua solennissima Canonizzazione.
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Museo della terra Pontina

Questo museo, documenta l'evoluzione agricola del territorio pontino nella storia della prima metà del XX secolo. Attraverso la ricostruzione di ambienti e l'esposizione di fotografie, cartine e immagini viene illustrato il processo di bonifica e di trasformazione delle tecniche agricole del territorio. Una sezione è riservata alle problematiche legate alla malaria, patologia estremamente diffusa nel secolo scorso.
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L'Antiquarium comunale

L'Antiquarium comunale è stato istituito nel 1997 a integrazione del fondo superstite dell'Antiquarium degli Anni Trenta, e si articola all'interno del Procojo di Borgo Sabotino, l'antica struttura proto-industriale ottocentesca per la lavorazione del latte.
Dato che i reperti archeologici esposti nell'Antiquarium sono stati rinvenuti spesso casualmente nel territorio circostante e in particolare durante i lavori di bonifica, la preistoria, la protostoria, l'età arcaica e l'età romana rappresentano le tappe di un racconto che giunge fino alla Bonifica Integrale. Nella prima sala è esposto materiale cartografico e fotografico inerente la nascita del Borgo. Il popolamento dell'Agro Pontino è documentato da reperti preistorici, da frammenti architettonici, scultorei e fittili rinvenuti durante i lavori della bonifica, oltre da cartografia originale del XVII-XVIII sec. che testimonia le grandi trasformazioni del territorio.
Dai reperti datati da 500.000 a 6.000 anni orsono si passa all'industria litica del musteriano pontiniano rinvenuta lungo le valli dell'Astura, del Gorgolicino-Cicerchia e sulle paleo rive del Lago di Fogliano. Apparati didattici relativi alla formazione geologica dell'area accompagnano il visitatore.
Nelle due sale successive è esposto materiale epigrafico, scultoreo, fittile e architettonico, una campionatura di marmi importati e una interessante campionatura di ex-voto (in terracotta, piombo e bronzo), bolli laterizi e reperti legati alla tessitura. E' inoltre raccolto un nucleo di reperti legati alle antiche rotte e allo stivaggio delle anfore (ceppi di ancore, tipologia di anfore, oggetto ritrovati nei relitti etc.). In varie vetrine sono esposte lucerne, vasi etrusco-romani, magno-greci, campani e romani a documentare l'antica frequentazione dei luoghi pontini. Dal Museo "M.Valeriani" vi è stata trasferita la sezione numismatica.
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La Galleria civica d'arte moderna e contemporanea

Fondata nel 1937 come Pinacoteca di Littoria con le opere donate a istituzioni e dagli artisti invitati alla XX Biennale veneziana e alla II Quadriennale romana, la collezione venne in gran parte dispersa a seguito degli eventi bellici. In occasione del 62° Natale della città di Latina, il 18 dicembre 1994, le opere residue e quelle recuperate dall'Arma dei Carabinieri vennero esposte in modo permanente. Dal 1996 è partito un progetto di acquisizioni attraverso ulteriori donazioni, per tentare una ricomposizione, colmando i grandi vuoti che quella dispersione aveva provocato e dilatando il confine cronologico del nucleo originario, per stabilire una continuità nel necessario collegamento con la realtà artistica contemporanea. La Galleria è ospitata in sette sale del Palazzo della Cultura e raccoglie opere d'arte che permettono un percorso dell'arte italiana tra le due guerre, privilegiando gli anni Trenta. Nel 1999 è stata istituita una sezione di arte contemporanea, connotata da arti figurative, arti applicate, fotografia e installazioni con opere dal 1955 ad oggi, rappresentativa delle correnti artistiche più aggiornate.
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Il museo Duilio Cambellotti

Il Museo è allestito dal 2005 presso l'edificio dell'ex l'Opera Balilla, un edificio della città di fondazione progettato dall'architetto Oriolo Frezzotti nel 1932. Vi sono conservate sculture, disegni, tempere, xilografie, ceramiche, libri, medaglie, manifesti e documenti, che documentano in modo pressoché esaustivo circa mezzo secolo di attività dell'artista romano nel territorio pontino.
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Un percorso urbano, un itinerario lineare

Piazza del Quadrato è il simbolo del primo nucleo e del primo progetto di Littoria e rappresenta il più autentico significato dell'insediamento: il Borgo rurale che si trasforma in città. La piazza ha il tono "vernacolare" che le conferiscono i bassi edifici, destinati a residenza e ad uso commerciale e dotato di portici ad arco, sotto i quali era previsto il mercato agricolo; al di là della circonvallazione, a chiudere la piazza, sorge la sede dell'ex Opera Nazionale Combattenti, oggi Museo della Terra Pontina. Al centro della piazza la fontana, con una statua bronzea dello scultore bolognese Pasquale Rizzoli (1871-1953), rappresenta la palude liberata dalle acque. Alla piazza dei Bonificatori fa da fondale l'edificio della Posta, progettato dall'arch. Angiolo Mazzoni del Grande (1894-1979) che nel 1934 aderirà al Futurismo, firmando il Manifesto dell'Architettura Aerea. Osservando gli edifici originali si evidenziano le scelte architettoniche che allora caratterizzavano la città: la dimensione bassa e a sviluppo orizzontale per l'edilizia residenziale, quella monumentale e con un andamento verticale per gli edifici pubblici. Nella Piazza del Popolo la Torre Civica, rivestita completamente di travertino che ne esalta la verticalità, è tutt'uno con l'arcone d'ingresso alla sede del Municipio e per questo sembra autonoma rispetto al porticato dell'intero edificio, di cui è invece parte integrante. La sua forma ricorda il ricco e vario repertorio di torri medievali italiane, decorate dai simboli civici, che anche qui si affiancano all'arco, all'orologio, alle sculture, alla campana. Gli edifici che circondano la piazza sono: l'attuale Circolo Cittadino (ex O.N.D. e F.N.F.), l'ex Albergo Littoria, poi Albergo Italia, e l'ex Cinema Teatro dell'Aquila. Piazza Dante si caratterizza per la sua misura e per i due edifici INCIS che la racchiudono, realizzati nel 1932-33 su progetto dell'ing. Petrilli, a corte interna e a blocchi separati, collegati da un portico che unifica i prospetti. La Scuola Elementare venne realizzata nel 1932 e si articola intorno ad un cortile interno; in corrispondenza del vano scale si qualifica come Torre dell'orologio, indizio dell'uso pubblico dell'edificio. Il ruolo educativo è sottolineato, oltre che dalle ampie finestre, dalle sculture in travertino: teste di giovani, libri aperti, bassorilievi allegorici, che ornano le facciate intere ed esterne del complesso. Il Viale Mazzini, su cui si affaccia il prospetto laterale della Scuola, è delimitato ai lati degli interventi residenziali INCIS e INA, realizzati nel 1936-37. I due gruppi di edifici che, come quelli di Viale Italia, si allargano all'inizio e alla fine del viale alberato per sottolineare l'accesso alla piazza, presentano lunghi prospetti dalle semplici forme geometriche, attenuate nella loro uniformità con logge, pensiline, bucature e rivestimenti differenziati. L'Istituto Tecnico, che è stato inserito tra i due interventi residenziali del 1936, si qualifica come edificio pubblico per l'alto zoccolo di travertino e per l'imponente portone a doppia altezza, che anticipa quello del Tribunale, situato sullo sfondo del viale a chiudere piazza B.Buozzi. Il Palazzo di Giustizia, inaugurato nel 1936, s'impone per l'avanzamento del corpo centrale, esaltato dal colonnato a tutta altezzai. L'arredo degli interni è molto curato nei particolari e nell'Aula della Corte d'Assise emerge, in un teso rapporto tra architettura e decorazione, l'altorilievo di D.Cambellotti, il Ciclo della Giustizia con il suo ordine gigante rappresenta il tentativo di correggere l'immagine urbana rispetto all'iniziale carattere rurale: la sua accentuata monumentalità fa da contrasto al tono arcaico e familiare della sede dell'Opera Nazionale Combattenti, da dove appunto inizia quell'asse che, passando sotto l'imponente porticato della sede dell'Intendenza di Finanza, si conclude al Tribunale, tracciando un percorso che coincide con quello ideale della storia della città.
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Cercando la città

La saldatura tra il vecchio centro e il suo ampliamento si ritrova a ridosso del quartiere delle Case Popolari, attraversato da via Romagnoli, che esprime nella sua forma e nella tipologia degli edifici l'interpretazione severa e rarefatta del razionalismo, data dall'arch. G.Nicolosi (1901-1981) in questo intervento del 1934-36: con le case a corte, in linea, a ballatoio, verranno realizzati più di 500 alloggi. Il complesso, concepito come un quartiere autonomo rispetto al resto del disegno urbano, costituisce una piccola città nella città, essendo stato dotato di esercizi commerciali e di ampi cortili interni, che svolgono quasi la funzione di piazza; un forte riferimento è inoltre costituito dalla vicina Chiesa di S.Maria Goretti, realizzata dopo la guerra, decorata con i graffiti di M.Ferrazzi. Presso la sede dello I.A.C.P. sono conservate all'interno e all'esterno opere in bronzo di Duilio Cambellotti. La piccola Casa dei Cursori, con ingresso in via Rattazzi, ora sotto il vincolo di tutela dei Beni Culturali, è il più antico edificio rimasto del nucleo originario di Quadrato. All'intersezione tra via C.Battisti e Corso della Repubblica si apre piazza Roma, sulla quale da un lato si affacciano gli edifici curvi della Questura e della sede dell'ENEL, dall'altro le case I.N.A. progettate dagli architetti G.Pediconi (1906) e M.Paniconi (1904-1975). Realizzato alla fine degli anni '30, l'intervento prevede su entrambi i lati una parte più alta rivestita in cortina, che fa fondale alla piazza, e una più bassa, ortogonale alla prima, con facciate intonacate e mosse da logge; una pensilina collega i due corpi di fabbrica e permette di vedere il verde retrostante. Percorrendo corso della Repubblica e deviando sulla circonvallazione a destra, si costeggia il giardino della sede del Consorzio di Bonifica con accesso da corso Matteotti. L'interessante edificio, che sorgeva quasi di fronte alla Casa del Contadino (demolita per la costruzione del grattacielo Pennacchi), espone sotto la copertura dell'atrio, svuotato in angolo a tutta altezza, un rilievo verticale che registra lo stato della Bonifica Integrale al 1937. Proseguendo per Corso Matteotti, a sinistra ci si immette su via A.Diaz che porta in piazza della Libertà, quella che in maniera più significativa rappresenta per la sua monumentalità le nuove ambizioni del Capoluogo, espresse dal Piano Regolatore e di Ampliamento del 1935. Sulla piazza rettangolare si affaccia il Palazzo del Governo. Il Palazzo "M" (ex Casa del Fascio) con l'ex Caserma G.I.L. faceva parte del Foro Mussolini rimasto incompiuto. E' considerata l'architettura più "fascista" della città, con la sua pianta a forma di M e il totale rivestimento di travertino; durante la guerra è andata distrutta la torre centrale, che nella parte terminale assumeva la forma di un'aquila imponente e che nei diversi colori dei materiali avrebbe dovuto suggerire quelli della bandiera italiana. Ha ospitato per decenni le scuole della città e conserva nello spazio antistante due delle quattro statue in marmo di Carrara, che decoravano l'ingresso della distrutta Casa del Contadino. Girando a sinistra sul viale XXI Aprile è riconoscibile l'ex Caserma G.I.L., realizzata nel 1942 su progetto dell'arch. O.Frezzotti, incorporata nell'attuale Palazzo della Cultura (ospita il teatro e i musei civici), che doveva delimitare il Foro Mussolini.
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Percorso costiero

La porzione di territorio comunale più prossima alla costa è percorsa da due strade pressocché parallele: la Litoranea, che collega il Promontorio del Circeo con le città di Anzio e Nettuno, e la Lungomare, che invece pur nella stessa direzione segue la duna costiera. La prima, caratterizzata da filari di pini marittimi, venne realizzata su progetto del 1929 nell'intento di mettere direttamente in comunicazione i due villaggi operai di Borgo Sabotino e Borgo Grappa, che rispettivamente servivano i due grandi cantieri per i lavori del Canale delle Acque Alte e di Rio Martino; tale collegamento, prolungandosi verso sud, attraversava poi i Borghi di Bella Farnia, Sacramento e Molella, fino al Promotorio del Circeo. La seconda, realizzata nel 1935 dall'O.N.C., segue l'andamento della duna costiera, collegando Foce Verde a Capoportiere, i due Borghi della Marina di Latina ormai completamente saldati tra loro. Sia per la Litoranea che per la Lungomare si avanza l'ipotesi di un'origine più antica, in quanto la stessa area risulta attraversata dalla Via Severiana, che fu realizzata nel III sec. d.C., per collegare Ostia a Terracina. Il piccolo Borgo di Acciarella, frazione di Latina dal 1934, si caratterizza per l'azienda ottocentesca, cui fece capo la Bonifica dei Borghese e che negli anni '20 ospitò un centro diagnostico antimalarico della Croce Rossa, presidio sanitario per il vicino Borgo delle Ferriere. Prima di superare l'Astura, l'antico fiume di Satricum, è possibile una deviazione pedonale lungo l'argine destro del fiume fino alla sua foce, dove si incontra la pineta cresciuta sull'antico insediamento di Astura e sono visibili i resti della villa romana e del suo porto, emergenti intorno all'attuale Torre Astura. L'Astura, nascendo dai Colli Albani, attraversando l'intera pianura e passando per Satricum, costituì insieme al Fiume Antico l'accesso più facile all'entroterra. La zona fino a Foceverde faceva parte della Tenuta di Valmontorio dei Borghese, che anche qui tentarono una bonifica. Nel ventennio furono costruiti gli edifici intorno all'idrovora, che attualmente rientrano nell'area militare. L'idrografia della zona è stata completamente trasformata, rettificando fiumi e canali più antichi, interrandone altri, come il Canale di Mastro Pietro, che fino al secolo scorso era servito a far confluire l'acqua dolce dell'Astura nel Lago di Fogliano durante i mesi estivi, quando le pescherie ivi realizzate soffrivano per l'abbassamento del livello del lago. Del resto le Ferriere, essendo per quei mesi inattive, non avevano bisogno della portata dell'Astura per il funzionamento del maglio. Altro fiume scomparso è quello, parallelo alla costa, che diede il nome alla Torre di Foceverde, la quale si trovò ad essere maggiormente difesa grazie a tale posizione del corso d'acqua. Progettata ed edificata a spese dei Caetani su ordine della Camera Apostolica, nel piano di difesa della costa dai pirati, la torre entrò in funzione con la sua guarnigione tra il 1660 e il 1670 e fu ricostruita nel 1681, quando assunse l'aspetto che ancor oggi conserva. Il Borgo Sabotino venne costruito nel 1929 all'incrocio con la Litoranea, come villaggio-operaio prebonifica nell'area denominata, come già detto, passo Genovese. Ospita due edifici preesistenti la bonifica integrale: il Casale Colajanni e il Procoio, una costruzione circolare, che fungeva da centro di raccolta e di trasformazione del latte, ora sede dell'Antiquarium Comunale. Già nel secolo scorso fu restaurata dai Caetani, la cui munificenza è ancora ricordata da una lapide. A Capoportiere dal 1934 funziona l'idrovora omonima. Dal piazzale di Capoportiere parte la Via del Lido che permette di raggiungere il centro urbano di Latina; proseguendo invece lungo la duna si attraversa un'area compresa nel Parco Nazionale del Circeo, caratterizzata dalla vegetazione del tumuleto e del restrostante Lago di Fogliano con l'omonimo borgo, che oggi ospita un interessante giardino botanico. Borgo Grappa durante gli anni venti ospitò il villaggio-operaio degli addetti al cantiere di Rio Martino; si dotò così di alloggi, chiesa, torre dell'acquedotto, scuola rurale e magazzino, che si aggiunsero all'ottocentesco Casale dei Pini. Attraversato dalla Litoranea e dal prolungamento della migliara settecentesca che porta sull'Appia, Borgo Grappa si caratterizza ancor oggi per gli imponenti pini marittimi e costituisce un riferimento anche per i recenti insediamenti turistici, sorti a ridosso del borgo, che ricadono anche nel territorio del vicino comune di Sabaudia.

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