JESI

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Cenni storici

Si narra che Esio, mitologico sovrano, re dei Pelasgi, giunto direttamente dalla penisola Ellenica nel 768 a.C. fu fondatore di Jesi e che donò il simbolo di un leone rampante al blasone cittadino, come si legge anche su un'iscrizione presente sotto l'edicola recante lo stemma sulla facciata del Palazzo della Signoria. La leggenda sembra sia all'origine della storica denominazione di Jesi come "Città Regia". Più probabile invece che Jesi debba le sue origini ai Galli Senoni, i quali stabilirono sulle rive dell'Esino il loro ultimo avamposto in quel territorio che poi venne successivamente identificato dai romani come "Ager Gallicus" e dedicarono la città a Eso, Dio Toro Celtico. In epoca celtica Jesi aveva una grande importanza strategica perché situata sul fiume poco distante dalla costa e sulla valle dell'Esino, via di accesso attraverso la Gola della Rossa ai territori umbri. Dall'antichità ad oggi, segnaliamo due riferimenti storici significativi per il secolo XVIII: la trasformazione architettonica e urbanistica della città e la nascita di Giambattista Pergolesi e Gaspare Spontini, due grandi personalità nel campo della musica che si affermarono in tutto il panorama europeo. Nel 1808 le Marche furono annesse al Regno Napoleonico, nella cosiddetta Repubblica romana, e Jesi divenne così uno dei capoluoghi di distretto del Dipartimento del Metauro. Dopo Waterloo e la successiva Restaurazione del 1815, Jesi ritornò di nuovo sotto l'egemonia della Curia, ma cominciò a prendere forma una concezione laica e borghese dello Stato. Un graduale processo di industrializzazione vide la nascita delle prime manifatture per la seta e le vicende risorgimentali che condurranno all'unità d'Italia coinvolsero diversi personaggi jesini tra cui il marchese Antonio Colocci, eletto nel 1849 quale rappresentante della Provincia di Ancona all'Assemblea Costituente della Repubblica romana e poi, dopo l'Unità, deputato e senatore del Regno. Il 15 settembre 1860 i bersaglieri e il reggimento Lancieri di Milano entrarono a Jesi mentre cinque giorni più tardi, nella vicina Castelfidardo, le truppe piemontesi guidate dal generale Cialdini sconfissero l'esercito papale nella Battaglia di Castelfidardo, cui seguì il plebiscito che sancì la definitiva unione delle città al Regno d'Italia.

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