GRASSOBBIO

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Cenni Storici

Lo stemma di Grassobbio racconta in due immagini il passato ed il presente del paese. Passato: la prima immagine è quella del castello in fiamme: esistono infatti in paese dei resti di un antico edificio fortificato del XIV secolo. Si tratta di due torri e di un muro. Il “castello”, così chiamato da molti, andò distrutto da un incendio durante il periodo delle cruenti lotte fra Guelfi e Ghibellini. Presente: la seconda immagine è quella dell’edificio industriale: nel 1961 Grassobbio venne dichiarato economicamente depresso e le agevolazioni che ne seguirono portarono ad un fortissimo sviluppo industriale che trasformò radicalmente l’economia del paese, che fino ad allora era esclusivamente basata sull’agricoltura, e la struttura urbanistica, da piccolissimo borgo agricolo a paesotto di medie dimensioni densamente industrializzato. Il primo documento, in cui compare il nome del paese, è dell’856 e vi è scritto Grassobio; in un altro del 904 si legge invece Grasobio. La prima sembra la più giusta non solo perchè corrisponde di più alla pronuncia odierna, ma anche perchè nei documenti dopo il 1000 appare quasi prevalentemente scritta così. Grassobbio sembra derivare dal diminutivo (col suffisso latino ubulus) da Grassus (grasso, pingue, riferito al terreno molto fertile). Come comune autonomo è menzionato negli Statuti di Bergamo del XIV e XV secolo, dove, ad eccezione della redazione del 1353, viene disposta l’unione fiscale con Orio. La sua circoscrizione territoriale in periodo medievale non doveva discostarsi molto da quella odierna. E’ quanto si ricava dalle indicazioni topografiche e di coerenza contenute nell’atto di definizione dei suoi confini del 1392 con i finitimi comuni di Azzano e Calcinate a Sud, Seriate ad Est, il territorio di Paderno (Seriate) a Nord, Padergnone (Zanica) ed ancora Azzano ad Ovest (Codice Patetta, 1996). La coerenza con Azzano sul lato meridionale, a prima vista poco comprensibile, trova una giustificazione nel fatto che quivi, tra il territorio di Zanica e quello di Urgnano, Azzano possedeva un ampio territorio destinato a pascolo (Campanea de Azano), completamente esterno alla circoscrizione comunale. Di questa enclave si fa menzione ancora alla fine del XVI secolo nella relazione di fine mandato del capitano Da Lezze. Sempre a Sud, il confine diretto con Calcinate, in località Grobio, o Verobio (oltre il fiume Serio in corrispondenza del confine tra Seriate e Cavernago, nei pressi del cascinale Speranza - Mazzi, 1880), era reso possibile grazie all’inclusione nella circoscrizione di Calcinate di quasi tutto il territorio di Cavernago. Dalle indicazioni di coerenza si può ritenere che il confine sui lati di levante (oltre il fiume Serio), con Seriate, e di ponente, con Zanica, non dovesse discostarsi molto da quello odierno. Una corrispondenza con l’assetto confinario attuale doveva sussistere anche sul lato Nord - occidentale, nonostante l’atto riporti la coerenza con Azzano e con Orio, e nonostante la presenza del territorium di Padergnone (o Curtis de Paterniono, come si specifica nell’atto di definizione confinaria di Orio) che, tuttavia, doveva estendersi prevalentemente in territorio di Zanica e solo in minima parte su quella di Grassobbio. Le fonti consultate non informano di variazioni di circoscrizione fino alla concentrazione dei comuni del 1809 quando viene aggregato con Comun Nuovo a Zanica. Nel 1816 viene ricostruito e da questa data non subisce altre modificazioni territoriali.

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