GONZAGA

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Cenni storici

Per una mera questione di radici il mio paesone desta in me sentimenti, che, al di fuori di qualsiasi convenzione, si possono definire d’amore. È dunque naturale che lo ritenga il più amabile, quello con meno difetti al mondo, il più adatto per fermarsi a vivere. Gonzaga! Mi riempie la bocca solo a pronunciarlo questo nome; antico e così pregno di storia e di vicende che inevitabilmente riportano alla memoria i fasti di una famiglia che era stata importante, è vero, ma che ora si trova seppellita tra i ricordi, quelli che solo qualche volta e per mera combinazione si vanno a rispolverare. Tuttavia la gente nostrana, come i visitatori, prestando un poco di attenzione possono rincontrarne qualche vetusta e scolorita traccia. Eppure quella gente, quei visitatori, non vengono a Gonzaga per la questione storica. Qualcuno forse! Sono altre le sirene che si ascoltano, altri gli interessi: la “Fiera Millenaria”, la “Fiera Verde”, quella dell’elettronica, dei cani e dei gatti, dell’Antiquariato, dei cavalli, dei... Ma come si possono ricordare tutte le manifestazioni? Gonzaga non sorge, come molte altre consorelle padane, sopra una rete viaria romana. Nessun decumano, nessun cardo l’intersecano ed attraversano. La cittadina è d’impronta medievale, vibrante ai piedi del castello, della cinta muraria oggi scomparsa, solcata da un canale di Bonifica anticamente denominata “Fossa Madama”, dove frati e villani lasciarono sudore e sangue, orazioni ed imprecazioni. Ma anche “Po Vecchio” solcava il paese da qualche parte e gli studi non hanno ancora e definitivamente consentito di individuare. Gonzaga! Connotata da una piazza larghissima, bella, ove il sole si spande inondandola di luce; dove le automobili ordinatamente parcheggiate paiono vigili soldati di un immaginario esercito, e le facciate delle case e palazzi, gaie e colorate, vivificano una proposta di arredo urbano raffinata ed elegante, mentre la gente passeggia sotto i portici e discorre d’affari, di sport e di politica, oppure - che importa? - di baggianate, nel rispetto di un canovaccio culturale antico ma non anacronistico, che dal portico trae origine e sostentamento. È sotto queste lunghe infilate di archi a tutto sesto, accattivanti negozi e scintillanti botteghe; fondaci pulsanti di vita e ridondanti di odori, colori, suoni; testimonianza di una raggiunta condizione di benessere passata attraverso il severo filtro della guerra, della sofferenza, della povertà e paura, di un sacrificio senza condizioni che aveva come unico orizzonte la speranza. Sì, lo vedo così questo mio paese che percorro lentamente, a piedi, alla ricerca di vecchie storie e dei miei passi incerti di bambino, di adolescente, pronto a rincontrare tenui sogni, a ricordare la fugace gioventù. Ma da allora Gonzaga è cresciuta, è cambiata. La cittadina si è dilatata invadendo parte cospicua della campagna circostante, autogenerando una realtà artigianale ed industriale importante, che ben si fonde con quella rurale preesistente, nella proiezione di un paese nel quale il sangue della gente operosa che lo popola, che lo vive, scorre senza tentennamenti, caldo e rutilante. Bonum nomen, bonum omen. Di Giancarlo Malacarne.

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