GONZAGA

Cambia Comune

Itinerari

Itinerari

Le ville del contado - Corte Agnella

Posta sul confine del Comune di Gonzaga con quello di Reggiolo, l’”Agnella” si presenta come una palazzina cui sono affiancati i rustici di servizio e le abitazioni contadine, il tutto disposto attorno ad un’aia seguendo i criteri tipici dell’architettura settecentesca del nostro territorio.
Itinerari

Le ville del contado - Villa Canaro a Gonzaga

La villa detta Canaro dal “luogo da canne palustri adiacente alla Fossa Madama”, viene costruita nel 1468 probabilmente da Luca Fancelli per i marchesi Gonzaga come palazzo di rappresentanza. Alla fine del Seicento la dimora viene innalzata ottenendo al centro un arioso salone a doppio volume con balaustra e un grande vestibolo, poi affrescato da Pietro Mazzoccoli. Davanti all’ingresso principale resta un imponente arco settecentesco in muratura.
Itinerari

Le ville del contado - Villa Maraini-Guerrieri a Palidano

Il palazzo, fatto erigere dai conti Zanardi, è immerso in un secolare parco di faggi e platani. Le varie stanze che lo compongono sono ornate da decori rappresentanti personaggi, animali e piante. Uno scenografico scalone porta al piano superiore dove si apre, preceduto da figure monocromatiche ad affresco (attribuite al Campi), una magnifica sala di rappresentanza. La villa è affiancata da un suggestivo fienile a diciassette occhi. Villa Speroni a Gonzaga È tuttora abitata dalla famiglia omonima proveniente da Padova. Stefano, pittore, si era trasferito a Mantova, lavorando con Giulio Romano al Palazzo Te. Fu Francesco Speroni a stabilirsi a Gonzaga dando origine a questo ramo della famiglia. Ha una pianta compatta, con un corpo centrale quasi quadrato cui si collegano due piccole ali sul fronte sud. Alla facciata, abbastanza ricca, si contrappone la semplicità del lato nord, su cui si apre una sola arcata ornata di scritte arcadiche.
Itinerari

Le ville del contado - Villa Strozzi a Palidano

Esistente ad un solo piano nel 1582, viene ristrutturata e sopraelevata dopo la metà del sec. XVII dando vita ad ambienti singolari, come il vestibolo, il salone ovale con la balaustrata, la loggia, la sala delle insegne, tutti ornati da stucchi tra i più belli dell’arte barocca del mantovano. Pregevoli sono pure i settecenteschi dipinti.
Itinerari

La Chiesa Parrocchiale dedicata a S. Benedetto

La chiesa di San Benedetto di Gonzaga fa parte del gruppo delle chiese matildiche dell’oltrepò mantovano tradizionalmente assegnate alla fine del sec. XI. Tale datazione, pur in mancanza di elementi probanti certi, risulta attendibile e confermata dagli studi più recenti: l’edificio risente in modo significativo dei caratteri tipici delle chiese cluniacensi e della riforma avviata da Gregorio VII. La planimetria è pertanto emblematica di una specifica rispondenza a rinnovate esigenze funzionali: edificio di grandi dimensioni, a tre navate terminanti con altrettante absidi precedute da un transetto e quella centrale anche da un profondo presbiterio.L’attuale chiesa è il risultato di notevoli modifiche nel corso del tempo, in particolare nei secoli XVI e XIX. Agli inizi di questo secolo ha subito un maldestro tentativo di ripristinare falsi caratteri romanici nella facciata. Pertanto, mentre il presbiterio ed il transetto mostrano i caratteri originari del sec. XI, le tre navate riflettono le modifiche cinquecentesche e del secolo scorso. La chiesa conserva al suo interno opere pregevoli della scuola di Giulio Romano (come la pala del coro che raffigura la Madonna col bambino, San Benedetto e San Giovanni Evangelista), di Gianfrancesco Tura (pala della Natività), e di Lorenzo Costa il Giovane. Esse appartengono al periodo del rifacimento cinquecentesco ad opere del canonico Francesco Recordati. Un altro gruppo significativo di opere proviene dalla distrutta chiesetta del convento di Santa Maria e raffigura Santi Carmelitani, opere del sec. XVIII di Giovanni Cadioli e Pietro Fabbri.Sono significativi inoltre l’altare maggiore in marmi policromi del 1781 e l’ancona della Madonna dei Miracoli in stucco dipinto a finto marmo della fine del secolo XVIII: essa ospita l’immagine della B.V. dei Miracoli, opera di epoca incerta, già conservata nell’ex convento di S. Maria. Testi di Gabriele Vittorio Ruffi.
Itinerari

L’ex Convento di Santa Maria

In un giorno dell’anno 1488, Francesco II Gonzaga, marchese di Mantova, percorreva la strada da Gonzaga verso Reggiolo, quando, per una improvvisa impennata del cavallo, cadde a terra e l’animale gli rovesciò addosso: il marchese rimase a terra privo di sensi. Don Girolamo Redini da Castelgoffredo, dignitario al seguito implorò la B.V. Maria, inginocchiandosi davanti ad una immagine dipinta su un capitello, facendo voto di fabbricare una chiesa in onore della Vergine e di ritirarsi in quel luogo a condurre vita eremitica. Già nel 1490 iniziava la costruzione della chiesuola e del conventino, ove il Redini aveva radunato un gruppo di romiti che, seguivano la regola di S. Agostino: essi costituirono una congregazione indipendente ottenendo nel 1502 l’approvazione della regola degli Eremiti di Santa Maria in Gonzaga. Dopo la soppressione della congregazione eremitica, nel 1580 il duca Guglielmo affidò il convento ai Carmelitani, ed essi lo tennero fino al 1777 quando anche il loro ordine fu soppresso per disposizione imperiale. Le origini del convento sono strettamente connesse con quelle della Fiera Millenaria di Gonzaga. Nel 1495 il marchese stabiliva che la prima domenica di luglio si sarebbe dovuta celebrare la festa della Madonna e che intorno al convento si potesse commerciare ogni bene, senza pagamento di dazi, spostando successivamente la fiera all’8 settembre. Il complesso monumentale ha subito notevoli integrazioni, modifiche e spesso purtroppo demolizioni nel corso dei secoli: esso può essere avvicinato alla architettura degli ordini mendicanti, utilizzando un linguaggio architettonico arcaico: le colonne ed i capitelli a scudo, come pure l’impostazione generale del fabbricato, l’impiego di murature con giunti stilati e di finiture con intonaco dipinto a finto mattone si avvicinano alla tradizione locale tardo-gotica. Dopo la soppressione della congregazione carmelitana il convento fu abbandonato, la chiesa demolita, ed il fabbricato passò attraverso vari proprietari: nella prima metà del nostro secolo era abitato da circa una trentina di famiglie che vivevano nella miseria. Nel 1980 la maggior parte del complesso fu acquistata dal Comune di Gonzaga che avviò le prime opere di restauro finalizzate alla riutilizzazione come contenitore culturale e sociale. Il recupero è pressoché completato (1997), almeno per quanto riguarda il chiostro e le sale adiacenti ed è aperto al pubblico in occasione di mostre d’arte ed esposizioni. Testi di di Gabriele Vittorio Ruffi.
Itinerari

Dati generali

Distanza da Mantova: 30 km; Superficie: Kmq. 49,74; Altitudine: mt 18 slm; Prefisso telefonico: 0376; C.A.P.: 46023; Popolazione: 8.386 abit.; Provincia: Mantova; Confini: Nord: Pegognaga; Sud: Reggiolo; Sud-Est: Moglia; Nord-Ovest: Suzzara; Sud-Ovest: Luzzara; Centri abitati: Gonzaga, Bondeno, Palidano.
Itinerari

Teatro Comunale

L’immobile, alla fine del secolo scorso, pur in precario stato di conservazione, si mostrava esteriormente ben recuperabile, permanendo invece grossi problemi sia dal punto di vista funzionale che normativo, oltre che di recupero strutturale, per quanto riguarda l’interno. Fu quindi valutata la possibilità, anche con la Soprintendenza per i Beni Architettonici di Brescia, di realizzare la platea direttamente al piano terra, destinando il livello intermedio sempre al teatro, mentre superiormente i locali sarebbero stati utilizzati dalla scuola di musica e banda municipale. Su tale progetto furono ottenute le necessarie autorizzazioni e, nel 1999, anche una parte dei finanziamenti tramite il F.R.I.S.L. - Regione Lombardia, accollandosi il Comune il resto dell’impegno di spesa. I lavori furono quindi appaltati ed assegnati alla ditta Edil Atellana S.c.r.l. di Casagiove (CE) e consegnati per l’esecuzione in data 9 aprile 2001. Il recupero del teatro ha avuto come obiettivo l’esigenza di disporre di uno spazio che si dimostrasse versatile rispetto a diverse utilizzazioni e cioè non solo quale sala teatrale, ma anche ad uso polivalente e cioè per proiezioni cinematografiche, concerti, conferenze e dibattiti. Il progetto ha cercato di conservare le caratteristiche architettoniche e funzionali del fabbricato esistente, completamente per quello che riguarda l'esterno, mentre per l'interno è stata attuata una conservazione rigorosa della parte storicamente più significativa dell'edificio (la palazzina di ingresso risalente agli inizi del secolo ed arricchita dalla scala in marmo nel periodo fascista) attuando invece una inversione della collocazione della sala teatrale, fatto giustificato anche dalla compromissione delle strutture portanti e del solaio della sala. La sala teatrale, trasferita al piano terra, ha conservato le dimensioni originarie, così pure il palcoscenico. I primi interventi sull’edificio hanno riguardato la rimozione delle macerie determinate dai crolli. Successivamente sono state eseguite le opere strutturali consistenti per la maggior parte in ricuciture delle murature, consolidamento di solai esistenti, in gran parte recuperati, realizzazione di nuove fondazioni, pilastri e solai intermedi per la nuova balconata, solaio tra il teatro e la scuola di musica; rifacimento della copertura sempre in legno: per la palazzina di facciata sono stati recuperati tutti i materiali originari, reintegrati con legnami recuperati da altre parti, mentre per il resto della struttura è stato necessario ricorrere ad una nuova struttura in legno lamellare. E’ stato conservato il manto di copertura in tegole marsigliesi. Gli interventi sono poi proseguiti all’interno con la realizzazione di nuovi servizi igienici, impianti elettrici e di riscaldamento, rifacimento di serramenti ed infissi in legno, reintegro intonaci ed opere di finitura, pavimentazioni. All’esterno sono stati ripristinati gli intonaci, per la maggior parte irrecuperabili e ritinteggiato l’edificio, a calce, evidenziando come in origine il corpo della palazzina di facciata rispetto alla parte posteriore.
Itinerari

Le frazioni - Palidano

Palidano viene menzionata per la prima volta in una pergamena dell’anno 865 come “Lictora Paludana”. In seguito risulta possesso del Monastero di San Sisto di Piacenza, per passare poi sotto il controllo dei Canossa e seguire i destini della eredità matildica sotto i Gonzaga. Nel 1708 passa all’imperatore Giuseppe I che la venderà ai banchieri bresciani Zanardi. Sarà con gli eredi di quest’ultimi, i marchesi Guerrieri Gonzaga e, per successione, i conti Maraini, che Palidano vedrà la realizzazione di importanti opere pubbliche nella prima metà del nostro secolo, quali la bonifica, strade, abitazioni e scuole elementari, il telefono, la stazione ferroviaria, la luce elettrica, l’asilo, oratorio e casa materna, Istituto Tecnico Agrario. Donna Maria Maraini Guerrieri Gonzaga ospitò, nella sua villa di Palidano, la grande pedagogista Maria Montessori, il cui metodo educativo è ancora oggi diffuso in tutto il mondo. Insieme fondarono, intorno al 1925, una delle prime “Case dei Bambini”. A quest’epoca, a Gonzaga, risale l’avvio della produzione di materiali educativi e arredi per le scuole Montessori, un’attività che si è sviluppata nel corso dei decenni fino a diventare il fulcro di una delle due aziende nel mondo la cui produzione di materiale Montessori è riconosciuta dalla A.M.I.-Association Montessori Internazionale. La parrocchiale settecentesca, a navata unica, sorge sul luogo di un oratorio dedicato a Papa Sisto II voluto dalle monache benedettine di Piacenza nell’anno 870, poi sostituito da una “ecclesia” per volontà di Matilde verso il 1105.
Itinerari

Le frazioni - Bondeno

Meritevole è la parrocchiale sorta nel 1768: è dedicata a San Tommaso. La costruzione è a navata unica con due sale ai lati del presbiterio, una adibita a cappella, l’altra a sagrestia. E’ opera dell’architetto Davide Terzani da Laino che vi operò anche come scultore e stuccatore. L’edificio si presenta ricco di elementi decorativi e di arredo, di quadri ed affreschi di vari autori, per la maggior parte della fine del sec. XVIII. Di particolare interesse è il coro in legno di noce intagliato e scolpito, proveniente dallo smembramento del coro della chiesa di San Domenico a Mantova (ora non più esistente). Esso può essere datato alla metà del Seicento: consta di tredici stalli, di cui quello centrale raffigura la Cacciata di Eliodoro e quelli laterali Santi Domenicani. Le divisorie sono arricchite da rigogliose volute vegetali. Sul lato orientale della chiesa sorge il campanile eretto nel 1793 su progetto dell’architetto Paolo Pozzo.

Visita per

Scarica la App

Tutti i contenuti di ilmiocomune.it a portata di mano sul tuo smartphone!

Scarica l'app

Scopri i contenuti in mobilità con l'app completamente gratuita