GALLARATE

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Dati generali

Distanza da: - Varese: 19 Km; - Milano: 40 Km: Superficie: Kmq 20,97; Altitudine: mt 238 slm; Latitudine: 45° 39’ 30’’ Nord; Longitudine: 3° 39’ 28’’; Ovest Monte Mario; Prefisso telefonico: 0331; C.A.P.: 21013; Popolazione: 53.343 abitanti; Provincia: Varese; Confini: Cavaria con Premezzo, Cassano Magnago, Busto Arsizio, Samarate, Cardano al Campo, Casorate Sempione, Arsago Seprio, Besnate; Centri abitati: Gallarate capoluogo, Arnate, Cajello, Cascinetta, Cedrate, Crenna, Madonna in Campagna, Moriggia, Ronchi, Sciarè.
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Santuario di Madonna in Campagna

La prima pietra per la costruzione del Santuario fu posta nel 1602 e l’edificio risulta terminato nel 1622, ad eccezione della facciata (ad opera di Gaetano Borgomaneri, è del 1885) e del campanile (costruito nel 1756/7). L’attuale veste architettonica del Santuario è frutto di un rifacimento ottocentesco di gusto neoclassico. Nell’altare laterale di sinistra si trova un crocifisso cinquecentesco in legno policromo di grande qualità artistica: fu donato alla chiesa nel 1812 da Francesco Ambrosoli. Le tele secentesche ospitate dalle pareti della navata e del presbiterio raffigurano la Vergine della Mercede e la Gloria di San Raimondo, quest’ultima è uno dei pochi lavori documentati del pittore gallaratese Carlo Cane (1608-1679). L’opera d’arte più significativa del Santuario è però il monumentale complesso dell’altare maggiore dove è incastonata l’antica Vergine del gesiolo, la Madonna del latte di scuola foppesca affrescata nella cappella che sorgeva, fin dal XVI secolo, dove oggi sorge il Santuario, e che era venerata dai contadini.
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Palazzo del Broletto

Come monastero, detto di San Michele, fu fondato probabilmente verso la metà del XII secolo. Dalle Umiliate passò alle Benedettine, fino al 1784, poi fu ceduto ai Frati Minori Francescani, dopo una piccola parentesi che lo vide proprietà del Demanio, a cui tornò nel 1798 quale ambiente per casermaggio e pubblici uffici. Come sede della Municipalità di Gallarate, qui fu tenuta la prima solenne pubblica seduta nel 1799. Nel 1803 il Comune di Gallarate acquistò quanto ancora il Demanio deteneva del vecchio monastero e vi ospitò anche le scuole pubbliche maschili e il mercato cerealicolo settimanale. Fu sede della Pretura, delle carceri, di altri uffici, oggi è sede di parte degli uffici del Comune di Gallarate. Il cortile che sorge sull’antico chiostro del vecchio monastero è stato recentemente ristrutturato tenendo saldi i principi architettonici storici che lo hanno visto nascere.
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Palazzo Borghi

La sede del municipio di Gallarate, in via Verdi, è chiamata Palazzo Borghi, denominazione legata al nome di una famiglia, i Borghi, appunto, cui l’edificio fu ceduto nel 1775. Da quel momento i Gallaratesi usarono identificare la costruzione con il nome di Casa Borghi. Il nome di Palazzo Borghi per identificare la sede municipale, però, risale a una delibera di giunta comunale del giugno 1996: la costruzione non aveva, fino ad allora, alcuna denominazione e tramite il periodico comunale erano stati chiamati i cittadini a darne una. La maggior parte si era espressa, appunto, per “Palazzo Borghi”. L’edificio originario fu costruito, come palazzo padronale a uso di abitazione, circa due secoli fa, anche se non esiste una data certa. Inizialmente, accanto ad esso, si snodava il percorso originario del torrente Arno, che confluiva nel Sorgiorile proprio dove oggi sorge la fontana di piazza Libertà, davanti alla Basilica di Santa Maria Assunta. Fu casa dei Moneta, dei Rosnati, quindi dei Borghi, che nel 1785 ne affittarono parte all’Amministrazione Austriaca e il palazzo divenne dogana; nel 1786, con la designazione di Gallarate a sede di Intendenza Politica con le riforme dell’Imperatore Francesco Giuseppe II, nel palazzo fu installato per circa un anno un ufficio finanziario. I Borghi cedettero l’immobile all’Amministrazione della Finanza Generale nel 1803, il palazzo restò dogana fino al 1812 e fu adibito ad alloggio delle soldatesche nel periodo napoleonico. Tornò dogana al ritorno del Governo austriaco, funzione che ricoprì anche dopo la cacciata degli Austriaci. Fin dall’inizio del ‘900 le Amministrazioni tentarono l’acquisizione del palazzo, diventato bene demaniale, cosa che avvenne nel 1928. Subito iniziarono i lavori per il suo adeguamento a sede municipale.
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Museo degli Studi Patri

Ha sede nell’antico convento di San Francesco, in via Borgo Antico, caratterizzato ancora dal “chiostrino”. Il Museo raccoglie a pianterreno materiale archeologico di epoca preistorica (Lagozza di Besnate, civiltà di Golasecca), gallica, etrusca, romanica e longobarda, mentre al primo piano si trova la Pinacoteca, con dipinti del XVII, XVIII e XIX secolo, tra cui opere di Giovan Battista Crespi, Adolfo Wildt, Jacopo Zucchi
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La Civica Galleria d’Arte Moderna

Fondata nel 1966, la Civica Galleria d’Arte Moderna di Gallarate è, per ricchezza della collezione permanente, una delle più importanti sul territorio nazionale. Concepita dal suo fondatore, Silvio Zanella, come “Museo delle correnti e dei movimenti dell’arte italiana della seconda metà del XX secolo”, offre ai visitatori un ricco e articolato panorama degli orientamenti che hanno animato la scena artistica nazionale dalla metà del Novecento ai giorni nostri. Attualmente le sale della Civica Galleria di Gallarate documentano le espressioni degli ultimi esiti del “Novecento italiano”, l’arte figurativa del dopoguerra, l’influenza dell’astrattismo sulla figurazione pittorica e scultorea, il naturalismo astratto, il neonaturalismo padano, l’astrattismo e il concretismo, l’arte cinetica e tecnologica, l’arte ambientale, surreale, fantastica e del sogno, l’arte informale, l’arte concettuale, la “pittura-pittura”, la transavanguardia, il post-moderno, i “nuovi-nuovi”, il magico primario, gli anacronisti e la pittura colta, il nuovo realismo, il nuovo futurismo, l’astrazione ridefinita, l’astrazione povera, l’arte multimediale, i nuovissimi linguaggi e il design italiano. Tra i principali artisti in collezione, le cui opere sono visibili nelle sale espositive presenti al pubblico, compaiono Carrà, Sironi, De Grada, Omiccioli, Tomea, Consadori, Mencio, Del Bon, De Rocchi, Della Zorza, Tassinari, Migneco, Treccani, Morlotti, Zanella, Corpora, Paolucci, Santomaso, Romiti, Ajmone, Tavernari, Afro, Soldati, Veronesi, Chevrier, Prampolini, Munari, Arnaldo e Gio Pomodoro, Melotti, Fontana, Bonalumi, Vedova, Colombo, Dadamaino, Varisco, Gilardi, Studio Azzurro, Mauri. Da settembre a maggio la Civica Galleria ospita anche mostre temporanee di arte contemporanea e moderna. Orari di apertura al pubblico: da martedì a domenica dalle 10.00 alle 12.20 e dalle 14.30 alle 18.20. Ingresso libero.
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Chiesa di Sant’Eusebio

Chiesa parrocchiale del rione di Cajello; già esistente nel ‘500, negli Anni Venti del ‘900 fu ristrutturata su tre navate (precedentemente era a una sola navata) prive di transetto e nel 1926 fu nuovamente consacrata. Il campanile è dotato di un orologio a quattro quadranti. All’interno, l’altare maggiore è in marmi policromi e a tempietto con angeli adoranti lignei del ‘700. Nel sepolcreto vi sono le reliquie di San Felice e di San Feliciano.
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Chiesa di Sant’Antonio Abate

Piccola chiesa in zona pedonale, non distante dalla due precedentemente citate. I suoi precedenti sono nell’omonimo Oratorio attivo nel ‘400 e sede di varie confraternite, mentre la costruzione attuale è della seconda metà del ‘700. Lo stile è un barocco misurato e armonioso. Fu restaurata nel 1962 dall’architetto Francesco Moglia, con la creazione di una facciata posteriore verso corso Italia.
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Chiesa di Sant’Alessandro

Chiesa parrocchiale del rione di Cascinetta, ha festeggiato nel settembre 2003 i 70 anni della consacrazione: la sua costruzione è legata alla figura del primo parroco di Cascinetta, Don Domenico Labria, cui è stata dedicata anche la piazza su cui sorge il tempio. Da segnalare, al suo interno, il crocifisso ligneo policromo recentemente restaurato, a grandezza naturale, posto a destra dell’altare maggiore. Databile alla prima metà del XV secolo, è forse il più antico crocifisso di questo tipo della provincia di Varese. Ai lati dell’altare maggiore, nel periodo pasquale del 2004 sono state poste e benedette due sculture marmoree di Marie Michèle Poncet dedicate alla misericordia: rappresentano la visita di Maria a Elisabetta e la parabola del Figliol Prodigo.
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Chiesa di San Zenone

Domina la collina del Belvedere di Crenna: a San Zenone era dedicata una cappella fin dal ‘200, ma il radicale rifacimento è del 1752. Fondamentale l’ampliamento effettuato a cavallo tra l‘800 e il ‘900, con l’abbattimento della vecchia torre campanaria, la costruzione della nuova facciata e del nuovo campanile su cui domina la statua di San Zenone. Iconograficamente al suo interno la chiesa è molto ricca: è composta da un’unica navata coperta da una volta a botte con tre cappelle su ogni lato (da segnalare la prima cappella, che ospita il Fonte Battesimale ligneo secentesco, e la terza cappella, dedicata alla Madonna, incorniciata da 15 medaglioni di rame che rappresentano i misteri del Rosario).
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Chiesa di San Pietro

In centro, poco distante dalla Basilica di Santa Maria Assunta, è un piccolo gioiello d’arte lombarda in stile romanico con successivi elementi gotici. Eretta - si suppone - tra l’XI e il XIII secolo, reca l’impronta dei maestri comacini: è monumento nazionale dal 1864 e conserva un altare barocco in marmi policromi del XVII secolo e un capitello corinzio del III-IV secolo adattato ad acquasantiera.
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Chiesa di San Francesco

Costruita all’inizio del ‘900 in stile gotico lombardo, si richiama a una chiesa trecentesca annessa al vicino convento francescano che fu demolita negli Anni ’30 (la parte sud del vecchio chiostro del convento fu salvata dalla Società Gallaratese degli Studi Patri e oggi è il Chiostrino del Museo prima citato). L’esterno è in mattoni rossi a vista, la facciata è tripartita e la parte superiore porta la dedica a San Francesco d’Assisi.
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Chiesa del Sacro Cuore dell’Alloisianum

Sorto nel 1839 come seminario di gesuiti, dedicato a San Luigi Gonzaga, l’Aloisianum si stabilì alla periferia di Gallarate nel 1936 grazie alla donazione della contessa Rosa Piantanida Bassetti Ottolini. Nel 1937 all’Aloisianum fu riconosciuta la facoltà di conferire i gradi accademici in filosofia; dal 1970 non è più sede universitaria, ma resta centro primario di attività culturali con una biblioteca ricca di migliaia di testi accessibili agli studiosi, l’Index Thomisticus (elaborato da padre Roberto Busa dal 1946 al 1980), i Convegni Filosofici. Accanto al complesso sorge, su un belvedere naturale, dal 1959 la Chiesa del Sacro Cuore, di ispirazione paleocristiana, con una Via Crucis a formelle bronzee di Francesco Messina e opere del gesuita Fratel Venzo.
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Chiesa dei SS. Nazaro e Celso

Chiesa parrocchiale del rione di Arnate: le prime notizie di una chiesetta dedicata a San Nazaro sono del decimo secolo, mentre il nome di San Celso fu associato solo nel 1541, anno di fondazione della parrocchia stessa di Arnate. Nella sua struttura attuale, la Chiesa risale al 1892, appare decorata all’inizio del ‘900 dal Castiglioni e dal Barni. Negli Anni ’70 l’interno della chiesa fu ristrutturato.
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Basilica di Santa Maria Assunta

Sorge sull’area di due chiese preesistenti; nella sua forma attuale fu costruita tra il 1856 e il 1861 in stile neoclassico su disegno dell’architetto Giacomo Moraglia e la facciata fu completata tra il 1868 e il 1870 da Camillo Boito. Aperta al culto nel 1861 e consacrata nel 1870, nonché nel 2000 annoverata fra le Chiese Giubilari, è ricca di affreschi (tra cui i lavori di Luigi Cavenaghi e stucchi di Celso Stocchetti e Carlo Maciachini) e di sculture (citiamo l’Assunta di Rusnati, l’altare maggiore di Tabacchi e San Giovanni Battista del Duprè), annovera tra le sue bellezze anche lo splendido organo del 1922, recentemente restaurato. L’interno è imponente, con un’unica navata lunga 89 metri e larga oltre 17, sui cui lati si aprono sei cappelle (da segnalare quella dell’Immacolata, con una statua lignea settecentesca, e quella del Crocifisso, con un altare barocco della fine del ‘600 e un simulacro ligneo di Cristo in croce del ‘700). La cupola centrale è una delle più grandi in Lombardia. Il pavimento, a mosaico, è del 1925 su disegno dell’architetto Romeo Moretti. La Pinacoteca del Museo della Basilica conserva importanti dipinti, tra cui opere di Nicolò Pisano, Daniele Crespi e il Morazzone. La costruzione del campanile, in cotto, risale al 1454.

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