GAETA

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Dati generali

Regione: Lazio; Provincia: Latina; Altitudine: 2 m s.l.m.; Superficie: 29,2 km²; Abitanti: 20.876 ca.; Densità: 714,93 ab./km²; Frazioni: Arenauta, Ariana, Fontania, Sant'Agostino, San Vito; Comuni confinanti: Formia, Itri; Cod. postale: 04024; Prefisso: 0771.
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La Montagna spaccata

La Montagna Spaccata da sempre ha popolato racconti e leggende. Dal punto di vista geologico è una profonda fenditura scavata nella roccia dal Torrente Torrazzo. La sua particolare conformazione rocciosa è strettamente collegata alla  nascita delle Piccole Dolomiti  nel Triassico Superiore ed in particolar modo alla formazione del Calcare di Monte Spitz. Siamo in un periodo, circa 200 milioni di anni fa, in cui le terre della conca di  Recoaro erano sommerse dalle acque della Tetide, un mare caldo e limpido, sui cui fondali si depositava materiale sedimentario ricco di carbonato di calcio che nei vari strati poteva imprigionare residui organici vegetali ed animali (calcare di Recoaro) o presentarsi totalmente privo di essi (calcare di monte Spitz). Molte di queste rocce si impregnarono di gas e vapori ricchi di ossidi e di sali. Nacquero così i minerali metalliferi che ora rendono le rocce della Montagna Spaccata ma anche di tutta l’area recoarese così colorate e dissimili le une dalle altre. Esse contengono piombo, argento, zinco, rame, arsenico e ferro. Questi ultimi due elementi in particolare sono i più diffusi ed hanno contribuito alla formazione di alcune delle acque minerali per cui Recoaro Terme è tanto nota nel mondo. Si tratta quindi di un particolare tipo di roccia sedimentaria composta da un impasto di detriti e di resti organici calcarei prima depositatasi nel mare Mesozoico e poi spinta in superficie e ripiegata in varia maniera all’epoca del grande scontro tra la zolla tettonica africana e quella europea, lo stesso scontro che diede origine alle Alpi e alle Dolomiti . 
Da allora i venti, le piogge, le glaciazioni e i corsi d’acqua modellarono progressivamente l’assetto del paesaggio; la zona della Montagna Spaccata è stata interessata in modo notevole da movimenti tettonici con la conseguente formazione di faglie, è quindi verosimile che la fenditura derivi proprio da queste attività, con successiva azione erosiva operata dall’acqua torrentizia. Le ripide pendici presentano una ricca e variegata vegetazione caratterizzata da alberi e altre specie vegetali abituate ad ambienti poco illuminati e molto umidi. 
Nel versante esposto a sud possiamo trovare l’orno-ostrieto, ossia un bosco ricco di alberi, mentre nel versante esposto a nord prevalgono specie arboree amanti di un clima più fresco e umido. Il bosco di forra della Montagna Spaccata, per le sue caratteristiche fisiche e morfologiche, è un luogo appartato difficilmente raggiungibile, ideale come rifugio per varie specie animali.
Nei boschi circostanti la fenditura possiamo quindi trovare svariate specie di mammiferi, dalla volpe al capriolo senza dimenticare la frequentazione assidua di piccoli mustelidi. 
Numerosa  infine l’avifauna e varia anche la presenza di rettili, soprattutto negli ambienti più caldi e assolati.  Narra la leggenda che in anni lontani, nel vallone allora solitario dove oltre un secolo fa sorse la locanda alla Montagna Spaccata, vivessero delle bellissime Anguane, spiriti fatati femminili ammalianti che si udivano cantare e si vedevano danzare di notte, con la luna piena, tra le rocce, soggiogando gli uomini. Passò in quei boschi un giovane montanaro, Giordano, che lungo il cammino notò una di quelle meravigliose creature e se ne innamorò. Il suo nome era Etele e il giovane Giordano decise che ella sarebbe diventata la sua sposa. I vecchi e saggi montanari cercarono in tutti i modi di dissuadere il giovane dal proposito di sposare la fanciulla, essendo essi a conoscenza del sortilegio che gravava sul futuro di Etele: ella infatti sarebbe svanita quando sua madre, la Maga del bosco, fosse morta. 
La stessa Maga impietosita dall’amore infelice che sarebbe sorto da questa unione, parlò a Giordano. Ma nulla valse a fargli cambiare idea: l’amore per la meravigliosa anguana era tale da sfidare qualsiasi presagio. Si sposarono ed abitarono in una capanna costruita dal giovane montanaro con tronchi di abete. 
Ma una triste alba d’estate la Maga morì e tutto il vallone fu avvolto da un tragico silenzio. I due dormivano dolcemente abbracciati, Etele baciò lo sposo e cercò di levarsi senza destarlo. Ma i suoi lunghi capelli si mossero e lo svegliarono. Etele  fuggì per andare incontro al suo triste destino. Inseguita dallo sposo, giunse ai piedi di una rupe altissima, che le sbarrava il passo.
Si volse e vide Giordano che stava per raggiungerla. L’incantesimo si manifestò: un alto boato scosse la terra e la rupe si spaccò in tutta la sua altezza ed Etele, attirata all’interno, scomparve verso il cielo.
Giordano tentò di varcare l’enorme fenditura, ma una scrosciante cascata lo fermò e lo respinse verso valle.
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Il Santuario della SS. Trinità

Una leggenda vuole che quando Gesù Cristo morì sulla croce il velo del Tempio di Gerusalemme si squarciò provocando tre profonde fenditure nelle dura roccia di quella che oggi è conosciuta come la Montagna Spaccata di Gaeta. Su questo promontorio si erge il Santuario della SS. Trinità. Edificato nell'XI secolo dai monaci benedettini su un pendio di Monte d'Orlando, la configurazione attuale del complesso risale alla fine del XVII secolo e riprende elementi del barocco napoletano e spagnolo. In questo Santuario hanno pregato numerosi pontefici, sovrani vescovi e santi. La leggenda vuole che San Filippo Neri abbia vissuto all'interno della Montagna Spaccata trovando rifugio su di un giaciglio in pietra oggi conosciuto appunto come il "letto di San Filippo Neri". Lungo le pareti della roccia, è possibile ammirare dei riquadri in maiolica raffiguranti la Via Crucis, risalenti al 1849 e attribuite a S.Bernardino da Siena, contenenti i versi del Metastasio. Nel 1434 dall'alto dei due costoni di roccia che hanno dato origine al nome di "montagna spaccata" si è staccato un macigno che è andato ad incastrarsi più in basso tra le pareti della fenditura. Su di esso è stata realizzata una piccola cappella dedicata al Crocifisso (sec. XIV).
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Grotta del Turco

Scendendo attraverso una scalinata di 300 gradini, che dal Santuario conduce fino al livello del mare, si giunge alla meravigliosa Grotta del Turco. Durante la discesa si nota su una parete la scritta in latino: "Un incredulo si rifiutò di credere ciò che la tradizione riferisce, lo prova questa roccia rammollitasi al tocco delle sue dita" con a fianco scolpita nella roccia la cosiddetta "Mano del Turco". Secondo la leggenda, pertanto l'impronta della mano si sarebbe formata nel momento in cui un marinaio turco miscredente si appoggiò alla roccia che miracolosamente divenne morbida sotto la sua pressione, lasciando così per sempre l'indelebile segno della mano. Una volta arrivati alla fine della scalinata si ammira lo spettacolo naturale della gola che si tuffa nel mare.
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Parco Naturale Regionale Monte Orlando

Il promontorio tondeggiante di Monte Orlando si protende nell'azzurro Golfo di Gaeta e termina con una spettacolare falesia a picco su mare. Rappresenta l'estrema propaggine verso il mare della catena dei Monti Aurunci, la cui posizione, estremamente ravvicinata al mare, ha determinato e determina tutt'oggi, caratteristiche climatiche che favoriscono particolari associazioni vegetali. Tale contesto, inserito nella fioritura della macchia mediterranea che avvolge l'intera collina offre numerosi spunti per una visita in ogni stagione dell'anno. Da un punto di vista geologico, le acque meteoriche e l'erosione marina hanno determinato grotte, cavità e crepacci come la "Montagna Spaccata", "La Grotta del Turco" e le caratteristiche falesie a picco sul mare. Storicamente, invece, il territorio di Gaeta è stato considerato da Papi e Imperatori un rifugio sicuro nei momenti di difficoltà. Nei secoli, quindi, sono nate numerose opere di edilizia militare quali bastioni, polveriere, depositi di munizioni e piazzole di sparo. Di tali opere è oggi ben visibile la testimonianza all'interno del parco come dei numerosi resti archeologici di epoca romana, tra cui un Mausoleo in perfetto stato di conservazione. Indimenticabili le immersioni nei fondali del tratto di acqua marina protetta antistanti le falesie, con una grande varietà di specie viventi e strutture geologiche di grande interesse.
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Le sette spiagge di Gaeta

La costa che va da Gaeta a Sperlonga sono i 10 Km tra i più belli in assoluto di tutta la penisola. Separate da punte rocciose, le spiagge sono ognuna contraddistinte da una torre genovese, fino alle splendide falesie di monte Orlando e della montagna spaccata. Allontanandosi dalla Spiaggia di S.Agostino inizia un bellissimo tratto di calette e grotte facilmente raggiungibili a nuoto. Le grotte e le pareti a picco si susseguono passando per la spiaggetta detta del Sombrero, verso e oltre la punta di torre Capo Vento, fino alle belle spiagge di Sperlonga e la grotta di Tiberio.
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Borgo Elena

Porto Salvo, ovvero Borgo di Gaeta, è un importante quartiere della cittadina di Gaeta. Il Borgo si è sviluppato nelle adiacenze del castello di Gaeta durante il corso dei secoli, come luogo di abitazione e lavoro della popolazione, attiva nel lavoro della terra e sul mare. Il Borgo di Gaeta, separandosi dalla zona di Sant'Erasmo, nel 1897, diventò comune autonomo, e prese il nome di Comune di Elena in onore dell’allora principessa Elena, futura regina d'Italia. Nel 1927, dopo una divisione di trent'anni, i Comuni di Gaeta e di Elena vennero uniti nuovamente sotto il nome Gaeta. Vi si trova la Chiesa S. Giacomo che sorse appunto nel borgo dei pescatori e si sviluppò tra il 1571 e 1605. Agli inizi del XVIII sec. assunse la conformazione di chiesa tardobarocca. Subì danni nell'assedio del 1734 e fu parzialmente danneggiata nel 1944 per poi essere ristrutturata nel 1964. Da segnalare anche la Chiesa degli Scalzi o di SS. Cosma e Damiano. La struttura attuale è frutto della ricostruzione post-bellica avvenuta negli anni '50. Ridotta a due campate (l'originale era a tre) il suo interno è privo di ogni valore artistico poiché i pregevoli altari marmorei del Seicento sono stati trasferiti e messi in deposito negli annessi della chiesa di Santa Maria di Porto Salvo che tuttora funge da sede dell'antica parrocchia dei SS. Cosma e Damiano. Sul fianco destro della facciata si innesta un campaniletto ottocentesco. Nel suo interno, nudo e austero, vi è una pregevole fonte battesimale in pietra voluto del 1591. Per quanto riguarda la Chiesa S. Cosma Vecchio, le prime notizie attendibili si hanno da una pergamena del 997. La distruzione della chiesa, forse nell’884, fa risalire la sua edificazione a molti anni addietro, almeno intorno all’800: affreschi di notevole interesse, purtroppo perduti, ricoprirono le povere pareti della piccola chiesa. Ebbe sei altari, oltre quello maggiore col titolo dei Ss. Cosma e Damiano. Dopo i bombardamenti della II guerra mondiale, della chiesa non era rimasto che l’altare maggiore con la nicchia dei Santi Cosma e Damiano; il vescovo decise che la parrocchia venisse momentaneamente trasferita presso la vicina chiesa di Maria SS. di Porto Salvo (l’attuale parrocchia). Da segnalare è il caratteristico e rinomato "Mercato del Pesce". I pescatori escono in mare al mattino e ritornano in tempo per il mercato del pesce alle 16, in modo che i clienti possono scegliere tra una selezione sorprendente di pesci e frutti di mare freschi.
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Gaeta Medioevale

Il primo varco di accesso via terra alla Piazzaforte di Gaeta è la Prima Porta della città, che prosegue su Lungomare Caboto. La Seconda Porta conosciuta come Porta di Carlo V (o della Cittadella), fino al 1928 è stata l'unico accesso alla Città fortificata per chi proveniva dalla via di terra e per questo motivo è nota anche come Porta di Terra, come il rione circostante. Si può visitare la Chiesa dell'Annunziata (1321), originariamente di stile gotico, si presenta attualmente come un magnifico esempio di architettura barocca. Ristrutturata nel 1621, ha una facciata a doppio ordine e in alto un campanile a vela con orologio maiolicato. All'interno, la sacrestia e la Cappella dell'Immacolata o Grotta d'Oro, in cui pregarono vari pontefici, detta così per la volta a botte costituita da cassettoni di legno intagliati e dorati. Nella Chiesa dell'Annunziata si conservano decine di codici preziosissimi di musica sacra copiati a mano dai monaci amanuensi. E' allestito nell'antico Ospedale della SS. Annunziata il Centro Storico Culturale, raccolta che presenta notevoli testimonianze pittoriche locali altomedioevali e tardo-gotiche e opere di età rinascimentale e barocca provenienti da edifici sacri della città e del circondario. Vi è altresì esposto il prezioso Stendardo di Lepanto: cimelio della storica battaglia navale combattuta tra Cristiani e Turchi. Dal Lungomare si può ammirare la neogotica Chiesa di San Francesco, il Castello Angioino - Aragonese e la Chiesa S. Maria della Sorresca, sorta per suffragio popolare in onore della Vergine nel luogo in cui, nel '500, vi era un magazzino della famiglia Albito di Gaeta, nel quale si custodiva un quadro della Madonna ritenuto miracoloso. In questo deposito, prima della vendita, veniva conservato in barili di legno la "sorra", ossia la pancia del tonno salata. Da qui la denominazione di "Madonna della Sorresca". Continuando su Via Duomo ci si trova l'imponente Palazzo De Vio con annesso Museo Diocesano risalente al 1903, ed inaugurato nel 1956. Superato l'edificio si arriva al Duomo di S. Erasmo il cui assetto attuale è il risultato della ricostruzione settecentesca voluta da Ferdinando IV di Borbone. All'interno vi sono molte opere d'arte, come il Cero Pasquale del XIII secolo ornato con bassorilievi dedicati alle vite di Gesù Cristo e Sant'Erasmo, e nella cripta sono sepolti i corpi dei santi Erasmo, Marciano, Innocenzo, Secondino, Porbo, Casto ed Europa. Sul fianco destro del Duomo, verso il transetto, vi è l'accesso al monumentale Campanile dei secc. XII e XIII. Alto 57 metri, la base è stata costruita con il reimpiego di materiali edilizi provenienti dai monumenti romani della zona, in particolare dal Mausoleo di Atratino. Sull'imponente scalea centrale, su entrambi i lati vi è un sarcofago romano, provenienti dalla zona archeologica di Minturno, e bassorilievi alle pareti, raffiguranti, secondo l'interpretazione abituale, Giona e la balena. Gravemente danneggiato durante l'ultima guerra, come tutta la zona di Piazza Cavallo, il campanile del Duomo, reastaurato, rimane uno degli elementi imprescindibili del panorama gaetano. Arrivando sul porticciolo antistante la Scuola della Guardia Di Finanza si può ammirare la Chiesa di S. Giovanni a Mare che presenta come caratteristiche la cupola in stile arabo ed è una delle più caratteristiche chiese della Gaeta medievale per le diverse influenze architettoniche che vi si fondono. Tra il duomo e punta Stendardo si incontra, salendo le pendici del promontorio, il caratteristico quartiere medievale, un piccolo complesso di arte che rappresentò il centro politico e religioso del periodo ducale (secoli IX-XII). Vicoli tortuosi, costruzioni dei secoli XII-XIII e seguenti, angiporti, torri, scale, portali e campaniletti compongono un insieme architettonico di rilevante interesse, fino al castello, che domina tutto il centro medievale mentre l'opposto versante roccioso scende a precipizio sul mare. Il grande complesso monumentale può dividersi in una parte superiore ("castello aragonese") ed una inferiore ("castello angioino"). L'edificio superiore, di forma rettangolare, ha torri cilindriche in tre dei suoi angoli: quella a nordovest è molto più alta delle altre; l'angolo opposto manca di torre. L'edificio inferiore, di forma irregolare, ha gli angoli dei due lati verso il quartiere medievale ed il monte Orlando rafforzato da torrioni a forma di cono tronco. Le origini del castello datano, forse, dal periodo ducale (sec. X), ma è certo che un consistente sviluppo si ebbe in età normanna ma ancor più in quella sveva; fu distrutto per ordine del pontefice Gregorio IX nel 1229. Ricostruito dagli Angioini (verso il 1279), non era ancora dimora regia. Grandi trasformazioni avrà, invece, con Alfonso d'Aragona (dopo il 1436) ed assurse a regia e fastosa dimora: sala del trono, appartamenti, biblioteca, armeria, cappella e zecca. Nuove torri e bastioni si ebbero con Carlo V (1516/38). Proseguendo per via Angioina si giunge alla neogotica chiesa di S. Francesco, che Ferdinando II volle far erigere per tramandare il ricordo di Pio IX esule a Gaeta (1848/49). Fu edificata poco dopo il 1850 su di un complesso conventuale della fine del sec. XIII (ma già dedicato a S. Francesco nel 1236 a ricordo della sua presenza in Gaeta nel 1222), stravolto in caserma ed ospedale militare durante la dominazione francese (1809/15), fu riaperta solo nel 1927.
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Castello Angioino-Aragonese

Probabilmente eretto nel VI secolo durante la guerra dei Goti o nel VII secolo quando le zone marittime del Lazio e della Campania erano oggetto delle mire espansive dei Longobardi, notizie certe dell'esistenza del Castello di Gaeta si hanno al tempo di Federico II di Svevia, il quale durante il periodo delle lotte col papato, soggiornò in diverse occasioni in Gaeta, e, intuendone la posizione strategica, nel 1223 vi fece fortificare il castello. La struttura che oggi ammiriamo, grande circa mq 14.100, è detta Castello Angioino-Aragonese perché è composta da due edifici comunicanti realizzati in due momenti storici diversi, uno più in basso detto "Angioino", realizzato durante la dominazione francese degli angioini, e uno più in alto detto "Aragonese", fatto costruire dall'imperatore Carlo V insieme a tutte le altre opere di difesa militare che andarono a rafforzare la Piazzaforte di Gaeta. L'ala angioina fino a pochi anni fa è stata sede del Carcere Militare di Gaeta mentre l'ala aragonese fino al termine della II Guerra Mondiale è stata sede di un Battaglione Allievi Carabinieri, oggi invece ospita la Scuola Nautica della Guardia di Finanza. Nella cupola della torre più alta del castello vi è la Cappella Reale, voluta dal re Ferdinando di Borbone nel 1849.
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Museo Diocesano

Lo storico palazzo De Vio, appartenuto al Cardinale Tommaso De Vio, nato a Gaeta il 20 febbraio 1469, ha subito nel corso dei secoli varie e complesse trasformazioni, che ne hanno profondamente modificato l'aspetto originario. La prima idea di un Museo Diocesano risale al 1903, in occasione della posa della prima pietra per la costruzione della nuova facciata della Cattedrale, dedicata all'Assunta e a S. Erasmo. Questa idea tendeva a raccogliere reperti dell'età classica e del periodo medievale salvati sia nell'area urbana che nel vicino territorio. Negli anni successivi fu iniziata un'altra raccolta, che comprendeva anche dipinti, nella navata superstite del duomo duecentesco. I reperti depositati rappresentavano un consistente nucleo per l'inizio di una vera e propria pinacoteca e di un piccolo museo archeologico. Si trattava delle opere pittoriche di edifici religiosi danneggiati nell'ultima guerra, di chiese distrutte o non più officiate. Negli anni Cinquanta dello scorso secolo il progetto andò a conclusione con il Museo Diocesano, inaugurato sul pronao della Cattedrale il 4 novembre 1956. Dal 1998 sono iniziati i lavori di recupero e di ristrutturazione del palazzo De Vio per adibirlo a Museo Diocesano e della religiosità del Parco dei monti Aurunci. Il nuovo museo raccoglie i dipinti presenti nell'altro nonché molteplici altre opere provenienti da chiese di Gaeta e della Diocesi. La pinacoteca raccoglie dipinti su tela e su tavola dal secolo XIII al primo decennio della seconda metà dell'Ottocento. Le opere, quasi tutte di soggetti religiosi, provengono dal Museo Diocesano del 1956, dalla Cattedrale e da altre chiese chiuse al culto. Nella pinacoteca sono esposte molte opere di cui sono noti gli artisti e, pertanto, rappresenta un giacimento di particolare valore, che permette un'attenta lettura dei corrispondenti periodi delle correnti artistiche in Campania. A questa considerazione è da aggiungere che la pinacoteca è il più consistente nucleo di opere d'arte nel Lazio meridionale, già territorio campano fino al 1927. E' esposto, anche, lo Stendardo di Lepanto, raffigurante il Crocefisso tra i Santi Pietro e Paolo, che sventolò sulla nave ammiraglia della flotta pontificia, comandata da Don Giovanni d'Austria durante la battaglia che portò alla sconfitta delle navi ottomane il 7 ottobre 1571.
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Mausoleo Lucio Munazio Planco

Lucio Munazio Planco nacque da una famiglia di cavalieri nel 90 a.C. presso Tivoli od Atina e morì a 90 anni a Gaeta nell'anno della nascita di Gesù. Console e censore, ottenne l'Imperium per due volte, fu Generale, accorto uomo politico, prefetto dell'Urbe, Legatus pro Pretore e fondò due colonie romane. Nella sua vita politica cercò di soppravvivere, riuscendoci, in tempi estremamente pericolosi cambiando le proprie alleanze secondo le circostanze. Fu generale al seguito di Gaio Giulio Cesare durante le campagne militari per la conquista delle Gallie e lo seguì pure durante la Guerra civile, attraversando al suo fianco il fiume Rubicone. Giulio Cesare, dopo la vittoria, lo invia in Spagna e nel 46, dopo essere stato nominato Dittatore a vita e Imperatore, lo nomina praefectus urbi. L'evento è ricordato da una moneta, un aureo: al diritto è rappresentata la vittoria con la scritta C CAES DIC TER ed al rovescio una brocca con la scritta L. PLANC PRAEF.VRB... Nel 45 gli viene conferito il governo della Gallia e l'anno successivo, subito dopo l'assassinio di Giulio Cesare, Marco Tullio Cicerone gli fece giurare fedeltà alla Repubblica. Nel 43 il Senato Romano, su proposta di Cicerone, gli affidò l'incarico di fondare una colonia nella Gallia, che prese il nome di Lugdunum, e fu proprio Planco a tracciarne i confini con un aratro, evento commemorato dalla coniazione di una moneta. Di lì a poco fondò un'altra colonia romana, Augusta Raurica, che prenderà poi il nome di Basilea. Nel frattempo i Triumviri Ottaviano, Antonio e Lepido presero il potere in Roma e Munazio Planco si schierò dalla loro parte. I Triumviri decisero di disfarsi dei loro nemici e crearono le liste di proscrizione, ossia liste contenenti i nomi di coloro che dovevano essere messi a morte, tra cui vi furono inseriti i nomi di Cicerone (ucciso dai sicari di Marco Antonio presso Formia), Gaio Plozio Planco (fratello di Lucio) e Paolo Lepido (fratello di Emilio Lepido). Lucio Munazio Planco amò tanto Gaeta da possedere nel suo territorio una splendita villa di cui restano solo dei ruderi e un grande mausoleo, posto in cima a Monte Orlando, molto ben conservato, in cui venne sepolto quando morì e al cui interno è presente una sua statua. Il mausoleo è un monumento funerario cilindrico alto 13.20 m e diametro di 29.50 m ed è coronato da un fregio con emblemi guerreschi, fu fatto edificare dal Generale di Cesare.
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Mausoleo Lucio Sempronio Atratino

Nei pressi della"vecchia" stazione ferroviaria, esattamente sulla collina Atratina, è sito un maestoso fabbricato circolare (molto rovinato): il Mausoleo di Lucio Sempronio Atratino, il quale fu console nel 34 a.C. e famoso accusatore di Celio Rufo. Dalle sue mura esterne sono state asportate, vari secoli or sono, i blocchi di travertino e molte decorazioni marmoree che lo rivestivano. Il Mausoleo, ridotto oggi al solo scheletro, ha la circonferenza di 114 m. ed è alto 13.30 m. oltre al torrino che misura altri 4.80 m. Ha quattro camere a reticolato, di cui tre ancora ben conservate; una cisterna di forma ellittica. Nel 1815, essendo stato adibito a fortilizio dalle truppe che assediavano Gaeta, il prode Generale Begani, difensore della città, vi diresse il fuoco delle artiglierie, che riuscì a far scoppiare una riserva di polvere rinchiusa nel monumento, producendone lo smantellamento del lato nord. Nei pressi del Mausoleo si osservano altri ruderi di probabili ville romane, fra le quali la più importante quella proprio del console Lucio Atratino.
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Mausoleo Romano detto Sepolcreto Marittimo

Edificio rettangolare composto da una cella funeraria cruciforme, a quattro grandi nicchie, e da un vestibolo con volta a botte. Il suo prospetto, alla cui mezza altezza corre una fascia di pochi centimetri, è costituito da una sovrapposizione di lastroni in pietra calcarea squadrati e sagomati da un arco a sesto ribassato in muratura. Lungo tutto il profilo e all'altezza della piccola porta d'ingresso (posta lateralmente sulla destra), si sviluppa con forte aggetto una cornice modanata. In basso si evidenzia lo zoccolo anch'esso in calcare. Al piano superiore, in perfetta proiezione sull'ipogeo, esiste un vano con volta a crociera; sulle pareti si individuano (almeno su tre lati) gli stessi blocchi del paramento esterno. Locali annessi, ma non tutti della stessa epoca, esistono a ridosso della costruzione.Il mausoleo secondo alcuni studiosi sarebbe la tomba di un patrizio romano dell'età di Adriano, per altri la tomba di Cicerone (1° sec. a. C.). Più comunemente è conosciuto come Sepolcreto Marittimo edificato in una località campestre vicina al mare (Zona Calegna). Storicamente non si hanno notizie sulla sua costruzione. Comunque il poderoso manufatto è stato adibito fin dal medioevo a stalla e a magazzino, uso a cui è stato destinato, fino a pochi anni fa.

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