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Villa Belvedere (Aldobrandini)

lano il territorio tuscolano. Dopo diversi passaggi di proprietˆ, la struttura pass˜ alla Camera Apostolica ed il Papa Clemente VIII offr“ la villa al nipote, il Cardinale Pietro Aldobrandini, per aver nuovamente riportato Ferrara sotto l’egida della Chiesa. L’edificio originario fu trasformato in una villa di rappresentanza. Dopo la morte del cardinale, nel 1621, la dimora pass˜ alla nipote Olimpia Aldobrandini e, poi, nel 1683, fu ceduta al principe Giovanni Battista Pamphili. Con l’estinzione della famiglia Pamphili, nel 1760, la villa pass˜ ai Borghese. Nel 1837 and˜ nuovamente nelle mani degli Aldobrandini, che ne sono ancora proprietari. L’edificio originario, fatto costruire da Pier Antonio Contugi da Volterra, doveva corrispondere alla classica tipologia della villa rustica, caratterizzata da due piani. Solo nel 1598 Pietro Aldobrandini diede inizio a fondamentali trasformazioni affidandone l’incarico all’architetto Giacomo della Porta (1485-1555). L’edificio originario fu demolito anche se la nuova struttura ne ricalc˜ lo schema planimetrico. La villa, impostata su diversi livelli, si caratterizza attraverso quattro piani elaborati, composti da diverse sale di rappresentanza ed altri ambienti di servizio. Dopo la morte di Clemente VIII, nonostante il ridimensionamento del potere della famiglia Aldobrandini, si proseguirono, sotto la direzione di Carlo Maderno (1556-1629) e Giovanni Fontana (1540-1614), i lavori per la realizzazione del teatro d’acqua, dei terrazzamenti e dei complessi sistemi idraulici per i quali collabor˜ Orazio Olivieri da Tivoli. Con i Pamphili fu realizzata l’alta siepe all’italiana che delimita la villa. L’edificio, visibile anche a notevole distanza, si staglia al di sotto del Tuscolo su uno splendido fondale caratterizzato da lecci, pini e splendidi platani secolari. Durante la seconda guerra mondiale la villa fu danneggiata dai bombardamenti e Clemente Aldobrandini si adoper˜, attraverso l’architetto romano Clemente Busiri Vici, ad un’ratterizzato da pareti decorate con “sughi d’erbe“ di Annesio De Barba da Massa Carrara, fatte realizzare dai Pamphili e raffiguranti “l’Officina di Vulcano” ed il “Monte Parnaso”“Trionfo della casa Pamphili“. Le stanze nell’ala destra del palazzo sono decorate da affreschi, ispirati alle storie bibliche , eseguiti dal Cavalier d’Arpino (1568 –“Corami”’insieme lo splendido Teatro d’iacomo della Porta, da Giovanni Fontana e da Carlo Maderno. Pietro Aldobrandini, per l’occasione, fece captare ed imbrigliare in un apposito acquedotto l’acqua dell’Algido. A destra del Ninfeo si conserva la bellissima stanza del Parnaso, caratterizzata da affreschi del Domenichino e del Pass Giovanni Guglielmi e dai francesi Giovanni Anguilla e Jacques Sarrazin. (Fonte: www.comune.frascati.rm.it)
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Villa Falconieri

La prima delle Ville Tuscolane ad essere realizzata fu la Rufina, cos“ chiamata dal nome del committente, identificato nel Vescovo di Melfi, Alessandro Rufini. Essa fu realizzata tra il 1540 ed il 1550. Dopo diverse vicende, nel 1628 ne divenne proprietario Orazio Falconieri e con suo figlio, Paolo Francesco Falconieri, l’edificio sub“ un totale rifacimento. Nel 1865, con l’estinzione della famiglia Falconieri, la villa pass˜ per successione al conte Luigi Falconieri Carpegna. Nel 1883 fu venduta al principe Aldobrandini Lancellotti, che la cedette ai Trappisti delle Tre Fontane. Nel 1905 il barone prussiano Mendelsson Bartholdy acquist˜ la villa deputandola ad uno dei luoghi d’incontro degli intellettuali tedeschi di Roma. Il barone decise, in seguito, di donarla all’imperatore prussiano Guglielmo II. Nel 1918, dopo l’esito della prima guerra mondiale, nel 1918 il Governo italiano confisc˜ la villa, che, dopo un restauro effettuato tra il 1945 ed il 1959, fu assegnata al CEDE, Centro Europeo dell’’edificio fu impiantato sui resti di una villa romana. La sua struttura originaria doveva corrispondere a quella di una villa rustica dalla pianta rettangolare, contenuta all’interno di una cinta muraria con quattro torri angolari. Secondo alcuni studiosi la progettazione della villa potrebbe ascriversi a Nanni di Baccio Bigio, o, comunque, alla cerchia di collaboratori di Antonio da Sangallo il Giovane. Attualmente la struttura si presenta cos“ come fu trasformata per volere di Paolo Francesco Falconieri, che, probabilmente, affid˜ l’incarico al Borromini. Il vecchio edificio fu inglobato nel nuovo, caratterizzato da due ali laterali che ne sottolineano l’imponenza. Tra il 1710 ed il 1735 , la dimora fu oggetto di restauri di modesta entitˆ operati da Ferdinando Fuga. Nel 1943 e nel 1944, in seguito ai bombardamenti, la villa fu gravemente danneggiata e parzialmente distrutta. Imponenti lavori di restauro l’hanno restituita allo splendore borrominiano. La realizzazione della Peschiera della Galera, della Fontana delle Colonne, del Pe’o parzialmente nella Stanza della Ringhiera e dovevano presumibilmente far parte di un progetto unitario, probabilmente realizzato da Perin del Vaga (1501-1547) e dalla sua cerchia di collaboratori. Le decorazioni dell’ala destra sono andate perdute a causa dei bombardamenti della seconda guerra mondiale. Nella volta del grande salone d’’Omaggio a Venere di Niccol˜ Berrettoni (1637-1682), mentre sulle lunette sono raffigurati personaggi della famiglia Falconieri. Nell’ala sinistra si conservano affreschi realizzati tra il 1672 ed il 1680. Ciro Ferri (1634-1689) dipinse nella volta della prima sala l’Allegoria dell’inverno rappresentata dal “Ratto di Proserpina”. Sulle pareti Pier Leone Ghezzi (1674-1755) dipinse finte prospettive nelle quali compaiono personaggi della nobiltˆ settecentesca intenti nella cura degli “otia”, e l’’Allegoria dell’autunno con scena di vendemmia di Ciro Ferri, mentre la terza sala presenta l’Allegoria dell’estate, l’Omaggio a Cerere, di Giacinto Calandrucci. Nell’’Allegoria della Primavera, il Trionfo di Flora, sempre di Ciro Ferri e sulle pareti uno splendido giardino con fontane, alberi, uccelli, piante e fiori, di Giovan Francesco Grimaldi (1545-1630). (Fonte: www.comune.frascati.rm.it)
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Villa Tuscolana o Rufinella

Villa Rufinella, ubicata più in alto delle altre, fu edificata su un terreno dell’Abbazia di Grottaferrata che lo cedette in enfiteusi ad Ascanio Rufini nel 1564. Probabilmente fu fatta edificare dal vescovo di Melfi Alessandro Rufini, già proprietario della Rufina e che, per distinguerla da questa, chiamò la nuova villa “La Rufinella“. Dopo diversi passaggi di proprietà, nel 1740 fu acquistata dai Padri Gesuiti che la fecero trasformare dall’architetto Luigi Vanvitelli (1700-1773) in villa-convento. Nel 1773, con la soppressione della Compagnia di Gesù, la villa tornò nuovamente di proprietà della Camera Apostolica. Nel 1804 fu venduta a Luciano Bonaparte, principe di Canino, il quale fece apportare alcune modifiche. Nel 1820 la villa fu venduta a Maria Anna di Savoia, duchessa di Chiablese. Per successione l’antica dimora passò a Maria Cristina, moglie del re Carlo Felice di Sardegna. Tra il 1838 ed il 1839, la villa passò al Re Vittorio Emanuele II e, successivamente, fu venduta ad Elisabetta Aldobrandini Lancellotti. L’edificio restò alla famiglia Lancellotti fino al 1966, anno in cui fu acquistata dai Padri Salesiani. Attualmente è adibita ad albergo ristorante. La struttura originaria doveva essere caratterizzata da una pianta rettangolare, affiancata a breve distanza da un altro edificio, probabilmente di servizio. L’aspetto attuale della villa fu determinato dalla trasformazione voluta dai Padri Gesuiti e realizzata dall’architetto Vanvitelli. L’edificio antico costituisce l’ala posteriore a cui fu aggiunto un corpo perpendicolare di quattro livelli che ne ha determinato la caratteristica pianta a forma di T. Durante le opere di trasformazione, si rinvennero resti di una villa romana identificata da alcuni con il famoso Tullianum, la villa di Cicerone. Alcuni splendidi mosaici antichi, ivi rinvenuti, confluirono nel Museo Nazionale Romano, ora a Palazzo Massimo. L’edificio fu gravemente danneggiato dai bombardamenti della seconda guerra mondiale e tuttavia l’aspetto attuale corrisponde ancora a quello della villa-convento voluta dai Gesuiti. La villa è impostata su un pianoro ed è delimitata da un giardino all’italiana. Il complesso era circondato da boschi di elci, pini e cipressi. Quando, nel 1740, la villa fu trasformata, anche la cornice vegetale subì delle modifiche attraverso la realizzazione di un ninfeo e di una fontana a conchiglia. Luciano Bonaparte, che in quegli anni fece condurre scavi presso il vicino sito dell’antica città di Tusculum, asportandone numerose statue che poi furono vendute a numerosi musei stranieri, arricchì la villa di viali e giardini. L’unica opera pittorica superstite è l’affresco con la rappresentazione della SS. Trinità, compresa tra gli stucchi della piccola cupola della cappella. (Fonte: www.comune.frascati.rm.it)
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Palazzo Marconi

Si trova nella piazza che dà accesso al centro storico. Venne costruito alla fine del ‘600, quando Antonio Gabrielli, erede della famiglia Lancellotti, scelse l’area a ridosso delle scuderie Aldobrandini come luogo di residenza, affidando l’incarico all’architetto di famiglia Carla Francesco Bizzaccheri. Nel 1744 la proprietà passò al nipote Antonio Gabrielli Carpegna e da questo momento il palazzo prese il nome di Palazzo Carpegna, fino a quando nel 1807 venne venduta al politico Luigi Marconi che incaricò l’architetto Giuseppe Camporese di realizzare una grande galleria per ospitare la sua raccolta di sculture antiche. Lo storico palazzo fu anche la residenza della musicista e scrittrice americana Mary Alsop King e dal 1880 è sede del Comune di Frascati. L’ingresso è costituito da un ampio corridoio che immette in un cortile con una fontana monumentale sullo sfondo. A sinistra si trova una scalinata decorata con stucchi che porta al primo piano, dove nel 2007 è stato operato un importante lavoro di restauro che ha riportato alla luce le decorazioni delle sale di rappresentanza. Il grande salone che si affaccia su Piazza Marconi conserva il soffitto in legno e una fascia decorativa sulle pareti che riproduce paesaggi e maschere. I lavori eseguiti nei primi anni del ‘900 sono opera dell’artista frascatano Arnaldo Mecozzi. In una sala vicina sono conservati dei dipinti monocromi, con scene che richiamano episodi di storia romana e miti greci. Le sale erano ornate con importanti tele, sculture e specchi. Questi ambienti, insieme all’elegante sala semicircolare decorata con sculture e stucchi, ospitano oggi i consigli comunali, le riunioni della giunta, conferenze e matrimoni. Nei corridoi sono ancora visibili delle iscrizioni marmoree di epoche diverse, inserite nelle pareti. (Fonte: www.comune.frascati.rm.it)
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Palazzo Vescovile

Antica rocca della città, oggi è sede della Diocesi Tuscolana. La struttura attuale consiste in un blocco rettangolare in pietra sperone, con avancorpi agli angoli e torre quadrangolare al centro. La storia dell’edificio è strettamente legata a quella della città: intorno alla rocca, o castello, sorse il primo nucleo dell’abitato cittadino, dopo che alcuni abitanti di Tuscolo, costretti a fuggire a causa della distruzione della loro città nel 1191, decisero di stabilirsi sulle rovine de in’antica villa romana. Nei pressi della rocca sono ancora visibili le antiche sostruzioni della città. La prima costruzione risale al periodo di papa Pio II Piccolomini (1458-1464). Nel corso degli anni il castello fu residenza di uomini illustri legati alla corte pontificia )Colonna e Orsini), fino a quando Guglielmo d’Estouteville, consigliere di papa Sisto IV Della Rovere (1471-1484) divenne signore di Frascati. A lui si devono importanti interventi di restauro della rocca. Per quanto riguarda la decorazione degli interni bisogna aspettare la fine del ‘700, quando il cardinale Enrico Stuart duca di York fu nominato vescovo tuscolano (1761-1803). Nel 1780 l’edificio divenne sede dei vescovi della Diocesi Tuscolana. Gli ambienti al piano terra e al primo piano furono decorati dal pittore polacco Taddeo Kuntz, il quale affrescò la cappella con le rappresentazioni della navicella di S.Pietro con le virtù teologali e lo Spirito Santo con le cardinali, la sala dei vescovi con i ritratti in bassorilievo dei vescovi tuscolani e la sala dei paesaggi, decorata con vedute di giardino incorniciate da finte architetture. In quest’ultima sala si ipotizza anche l’intervento di Giovan Battista Marchetti. Lo stile riprende modelli decorativi di epoca romana. All’interno dell’edificio si conservano inoltre vari reperti archeologici: statue di epoca romana, stemmi medievali scolpiti in pietra, il sarcofago delle Stagioni e un sarcofago che per anni è stato utilizzato come vasca per la fontana delle Tre Cannelle. (Fonte: www.comune.frascati.rm.it)
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Parco regionale dei Castelli Romani

Questo parco regionale di interesse naturalistico e artistico si estende nell'area dell'antico Vulcano Laziale. Molti dei comuni dei Castelli Romani condividono aree protette del parco, tra cui spicca Nemi, il cui territorio ricade per intero entro la sua delimitazione. Di interesse particolare sono il sito archeologico di Tuscolo, come anche le numerose ville tuscolane. Del parco fanno parte anche il lago Albano (detto anche impropriamente lago di Castel Gandolfo) e il lago di Nemi.
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Dati generali

Regione: Lazio; Provincia: Città metropolitana di Roma Capitale; Altitudine: 320 m s.l.m.; Superficie: 22,48 km²; Abitanti: 21.993; Densità: 978,34 ab./km²; Frazioni: Cisternole, Cocciano, Colle Pizzuto, Colle Reti, Macchia dello Sterparo, Pantano Secco, Prataporci, SS. Apostoli, Selvotta, Spinoretico, Vermicino, Villa Muti, XXIII Rubbia; Comuni confinanti: Grottaferrata, Monte Porzio Catone, Roma.

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