FORLI'

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Dalle origini ai nostri giorni

Le chiare origini classiche del toponimo cittadino, ovvero Forum Livii, testimoniano come la fondazione dell’antico nucleo abitato sia da ascrivere al periodo romano. Non sono tuttavia certe le date: secondo alcune ipotesi, infatti, il Foro nacque nel 188 a.C., mentre altre ne posticipano la fondazione di circa centocinquanta anni, ai tempi di Cesare. Altro nome con cui troviamo menzionata Forlì nell’antichità è Figline (fino al 1116), in riferimento alla diffusa arte dei vasai in città (figulus in latino). Un dato certo è che il territorio era già abitato in tempi lontani sia da popolazioni autoctone che dai Galli che si stanziarono in queste zone fin dal V secolo a.C. Con la conquista romana e la realizzazione della Via Emilia che collegava i vari centri abitati, mutarono le condizioni di tutta la Romagna. Il ruolo di Forlì all’epoca fu probabilmente quello di punto di raccolta e smistamento della produzione agricola. Dopo la caduta dell’Impero Romano, Forlì seguì le sorti di gran parte dell’Italia, subendo le devastazioni per mano delle popolazioni barbare di passaggio. A partire dalla fine del IX secolo, è accertato che essa fosse una repubblica apertamente schierata con il Sacro Romano Impero contro la Chiesa, affermandosi in tal modo come la città ghibellina per eccellenza. Il suo intervento nel 1241 in appoggio all’imperatore Federico II nella presa di Faenza, le valse la facoltà di adornare lo stemma con l’aquila sveva. Potè inoltre godere di altri privilegi, tra cui il diritto di coniare moneta e che i suoi senatori indossassero la toga di porpora foderata di ermellino. Le imprese della città a fianco della fazione ghibellina continuarono anche dopo la decadenza della Casa di Svevia. Guido da Montefeltro fu chiamato ad assumere la carica di Capitano del Popolo e con lui la città fu protagonista di note vittorie sui nemici guelfi, tra tutta la battaglia di Forlì del 1282 nella quale il nobile feltrano riuscì a respingere l’esercito francese inviato da papa Martino IV. L’episodio ispirò Dante nella sua Divina Commedia che si riferì a Forlì come “la terra che fè già la lunga prova e di Franceschi sanguinoso mucchio” (Inferno XXVI, 43-44). Il pontefice reagì alla bruciante sconfitta con pesanti minacce che indussero il Senato forlivese alla resa. Guido da Montefeltro abbandonò la città. Il potere del Legato Pontificio su Forlì fu di breve durata. All’inizio del Trecento, infatti, la Signoria degli Ordelaffi risulta già instaurata, governando la città per quasi due secoli. Tra gli esponenti più illustri della famiglia si ricorda Pino III, al quale si deve il completamento delle mura perimetrali, la sistemazione della Rocca di Ravaldino e la realizzazione di numerosi monumenti in città. Dopo la sua scomparsa alla fine del XV secolo, Forlì vide succedersi velocemente al governo cittadino Caterina Sforza, poi Cesare Borgia e di nuovo gli Ordelaffi tra il 1503 e il 1504. Il periodo di transizione si concluse con l’accorpamento allo Stato Pontificio sotto il quale la città rimase per tre secoli, ovvero fino al 1796 quando anche Forlì venne travolta dall’avvento di Napoleone. Furono molte le novità che la dominazione francese portò con sè, soprattutto dal punto di vista civile e amministrativo. Per Forlì iniziò così un lungo momento di partecipazione alle sorti non solo locali, ma anche nazionali. Tra i numerosi forlivesi che presero parte alle guerre risorgimentali per l’Unità d’Italia si ricorda Achille Cantoni, giovane eroe caduto a Mentana nel 1867. Forlì è oggi una città di oltre 115.000 abitanti, ricca di cultura e di attività imprenditoriali.

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