FANO

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Cenni storici

Il territorio fanese ha restituito reperti preistorici e protostorici (dal paleolitico all’'età del ferro) sufficienti a testimoniare la presenza di insediamenti preromani disseminati sia in pianure che lungo le pendici collinari di tutta la bassa valle metaurense. La denominazione più antica che si possiede della città è Fanum Fortunae che rimanda al Tempio della Fortuna intorno al quale si sarebbe poi sviluppato l’abitato, probabilmente eretto a testimonianza della battaglia del Metauro (era l'anno 207 a.C. e le legioni romane sbaragliarono l'esercito del generale cartaginese Asdrubale, uccidendone il condottiero che, dopo aver varcato le Alpi con gli elefanti da guerra, intendeva ricongiungersi al fratello Annibale). La città ebbe un notevole sviluppo durante il dominio romano grazie alla sua posizione strategica sulla via che congiungeva la valle del Tevere alla Gallia Cisalpina. Al tempo dell'imperatore Cesare Ottaviano Augusto, il suo nome fu quello di Colonia Julia Fanestris. Fu comunque solo con la deduzione della colonia che l'abitato acquistò le dimensioni e l’importanza di centro urbano con mura, le stesse ancora parzialmente conservate (Arco d'Augusto). Alcuni secoli dopo, nel 271 d.C., si svolse nei suoi pressi la Battaglia di Fano che segnò la fine del tentativo degli Alemanni di raggiungere Roma, sconfitti dall'imperatore Aureliano. Con l’editto di Costantino (313 d.C.), il credo cristiano trovò in S. Paterniano (275-360 circa) il suo più fervido predicatore e primo vescovo certo della città. Duecento anni dopo, durante la Guerra gotica, tutto avrebbe cessato di esistere. I Goti di Vitige, in disperata lotta contro le milizie del generale bizantino Belisario (558 d.C.), a causa della posizione nei collegamenti tra nord e sud Italia della Colonia, la assediarono e la devastarono. Risorta dalle distruzioni barbariche dall'esercito bizantino di Belisario e Narsete, Fano ebbe uno sviluppo lento entrando a far parte della Pentapoli Marittima (Rimini, Pesaro, Fano, Senigallia, Ancona) di cui era a capo. Una situazione durata fino alla ribellione delle città pentapolitane contro il decreto dell'Imperatore d’Oriente Leone III l’Isaurico riguardante la distruzione delle immagini sacre (727 d.C.) e alla successiva invasione delle terre dell’esarcato da parte dei Longobardi e dei Franchi, quando Ottone III la donò a Papa Silvestro II. Intorno al secolo XII Fano divenne libero comune, ma venne distrutta durate la guerra scatenata dal nuovo Imperatore Federico II di Svevia per il possesso dei territori marchigiani a danno di Papa Gregorio IX. In una Fano costellata di torri gentilizie e ancora solidamente protetta dalle antiche mura augustee la città andò verso la perdita delle proprie libertà e assoggettata per un breve periodo al dominio estense. Dopo di che fu dilaniata dalla lotta intestina tra le famiglie dei Del Cassero e i Da Carignano. Alla fine del XIII secolo la città passò sotto il dominio Malatesta di Rimini, grazie ad un complotto ordito da questi ultimi contro le due famiglie rivali. La famiglia Malatesta rimase al potere nella città per centosette anni, periodo in cui i cittadini fanesi condussero una vita piuttosto agitata, attiva e abbastanza prospera, favorita dalla presenza di una piccola corte che seppe dare impulso alle arti e alle lettere e che accrebbe, abbellì e fortificò la città con opere ancora oggi parzialmente conservate. Nel 1463, però, Sigismondo Malatesta dovette lasciare Fano al duca di Urbino Federico da Montefeltro dopo un lungo assedio, nel corso del quale fu danneggiato l'Arco d'Augusto, simbolo della città. La popolazione si rifiutò di entrare a far parte del Ducato di Urbino e perciò divenne Vicariato ecclesiastico (Libertas ecclesiastica). Nel 1498 il Governatore Paolo Cybo (congiunto di Papa Innocenzio VIII) veniva ucciso in un tumulto di popolo e nel 1501 otteneva la nomina di “Vicario perpetuo” della città il sanguinario Cesare Borgia che con amici e alleati fece di Fano uno dei capisaldi del suo Ducato di Romagna. Caduto il Borgia, rappresaglie, vendette e nuovo ritorno della città sotto la diretta potestà del pontefice, l’energico Papa Giulio II. Nel 1516 fu nominato “Governatore perpetuo” Costantino Comneno, esule principe di Macedonia, che ebbe ostili la popolazione e le fazioni nobiliari, fino alla rinuncia della carica nel 1526. Nel frattempo (febbraio 1517) ci fu anche un breve periodo di dominazione medicea quando Lorenzo de’ Medici, che da Papa Leone X aveva ottenuto il ducato di Urbino, si asserragliò a Fano con le sue truppe, sostenendo vittoriosamente l’assedio delle forze dello spodestato Francesco Maria della Rovere. E fu ancora la volta della famiglia de’ Medici quando Papa Clemente VII promise nel 1526 la signoria di Fano allo sventurato Giovanni dalle Bande Nere; né la potente famiglia fiorentina avrebbe rinunciato alle sue aspirazioni senza l’impedimento di una sollevazione di popolo che nel 1533 costò la vita a non pochi partigiani medicei. La città è infatti orgogliosa dell’ottenuta Libertas Ecclesiastica e si dimostra fermamente decisa a volerla conservare, anche negli anni seguenti, soprattutto contro i pertinaci tentativi di assoggettamento da parte del duca Guidobaldo II della Rovere, signore di uno stato destinato ormai ad avvolgere (da Senigallia a Fossombrone, a Urbino e a Pesaro) e quindi ad isolare il piccolo territorio del Governo di Fano. Un tale stato di cose e tante lotte intestine finiscono per gettare la città in mano ad un’oligarchia nobiliare egoista e litigiosa, origine e causa di ambizioni, odi e gelosie che non incrementarono il già disastroso stato di depressione economica e amministrativa. Fra gli aspetti positivi, da segnalare il mecenatismo di nobili e prelati che sostenne ed alimentò gli studi, la cultura e l’arte. Nel settembre del 1791, sulla scia della rivoluzione parigina, si registrò una ribellione popolare per l’aumento del prezzo della farina contro il Governatore pontificio e il Consiglio civico. Fu saccheggiato un magazzino del grano e fu occupato il bastione del Sangallo, ponendo la città sotto la minaccia dei cannoni. Nel febbraio del 1797 la città subì la prima invasione di francesi e cisalpini (Napoleone passò per Fano l’8 di febbraio) i quali, ritiratisi poco dopo, ritornarono nel dicembre. Tempi agitatissimi che videro Fano aggregata alla Repubblica Romana, centro di confine con la Cisalpina. Nel 1799 cominciarono gli attacchi, gli sbarchi e i saccheggi delle truppe austro-russo-turche con contrattacchi, nuovi saccheggi e fucilazioni da parte francese. Guerra atroce che restituì in un bagno di sangue Fano alla sovranità di Papa Pio VII, durata fino al 1808, quando la città entrò a far parte del Regno Italico, fino alla sconfitta di Napoleone a Lipsia nel 1814. Nel 1831, Fano, unita ai rivoluzionari romagnoli, inviò i suoi volontari alla Vanguardia del Sercognani e nel 1848 i volontari fanesi combatterono nel Veneto. La città ospitava invece la legione di Garibaldi in marcia verso Roma ed eleggeva deputato alla Costituente romana l’avvocato Marino Froncini, ardente mazziniano e futuro carcerato, deportato ed esule. Il 16 giugno 1859 la città insorgeva, proclamando l’annessione al costituendo Regno d’Italia e nominando una propria Giunta provvisoria di governo. Rioccupata dalle truppe pontificie ancora per poco, la mattina del 12 settembre 1860 accoglieva in festa le truppe liberatrici del generale Cialdini. Durante la prima guerra mondiale (1915-1918) subì numerosi bombardamenti navali austriaci ed anche nella seconda guerra mondiale (1940-1945) trovandosi sulla Linea Gotica subì numerose incursioni aeree alleate miranti alla distruzione dei suoi ponti ferroviari e stradali e, da parte dell'esercito tedesco in ritirata, la distruzione di quasi tutti i suoi campanili (tranne quelli di S. Francesco di Paola e di San Marco), della torre civica, del maschio della rocca malatestiana e del suo porto peschereccio, ritenuti dal nemico infrastrutture sensibili da non lasciare nelle mani degli alleati.

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