FANO

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Dati generali

Regione: Marche; Provincia: Pesaro e Urbino; Altitudine: 12 m s.l.m.; Superficie: 121,84 km²; Abitanti: 61.205; Densità: 502,34 ab./km²; Frazioni: Bellocchi, Caminate, Carignano Terme, Carrara di Fano, Centinarola, Cuccurano, Falcineto, Fenile, Fosso Sejore, Magliano, Metaurillia, Ponte Sasso, Roncosambaccio, Rosciano, Sant'Andrea in Villis, Tombaccia, Torrette di Fano, Tre Ponti. Comuni confinanti: Cartoceto, Mombaroccio, Mondolfo, Pesaro, Piagge, San Costanzo.
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Tombe dei Malatesti

Le Tombe dei Malatesti sono un autentico capolavoro della scultura tardogotica affidata al veneziano Maestro Filippo di Domenico e, dal 1659, si trovano nel sottoportico della ex Chiesa di San Francesco, iniziata a metà circa del secolo XIII e consacrata nel 1336, tra le maggiori e più belle della città. Le Tombe, in origine, si trovavano all’interno della chiesa, scelta dai Malatesti per ospitare le proprie sepolture. La ricostruzione del portico, in stile neogotico, è stata ultimata dall’ingegner Filippo Bandini nel 1850 e, della struttura originaria, restano le paraste in pietra e il portale trecentesco dalla strombatura decorata a tortiglioni. Degna di nota è la grandiosa Tomba di Paola Bianca Malatesti (la “Gran Signora”, prima moglie di Pandolfo III, morta nel 1398), trasferita nel sottoportico nel sec. XVII con tutto l’apparato ornamentale a coronamento della bellissima immagine della defunta sul coperchio del sarcofago. In stile gotico è la Tomba di Bonetto da Castelfranco, voluta da Sigismondo Malatesti per ospitare le spoglie del fedelissimo medico, con la soprastante pietra tombale in marmo rosso veronese. Sigismondo nel 1460 fece disegnare in stile rinascimentale, con ogni probabilità da Leon Battista Alberti, la Tomba di Pandolfo III. Nel corso di recenti restauri, a cui è stato sottoposto l’intero complesso monumentale, è avvenuto il ritrovamento del corpo mummificato di Pandolfo III.
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Piazza XX Settembre

Piazza XX Settembre è collocata nel cuore della città, è caratterizzata da un disegno ornamentale con una grande stella centrale sul selciato e ospita le cerimonie civili e il mercato cittadino. Sulla piazza si affaccia l’imponente trecentesco Palazzo del Podestà con la Torre Civica, ricostruita dopo la guerra al posto dell’antico campanile distrutto dalle mine dalle truppe tedesche nel 1944. Attraverso il monumentale Arco Borgia-Cybo, innalzato alla fine del sec. XV., dal Palazzo del Podestà si passa all'androne che conduce alla Corte Malatestiana. Sul lato occidentale è situata la Fontana della Fortuna con i suoi marmi colorati, rinnovata tra il 1697 e il 1699, abbellita da una riproduzione della statuetta bronzea della Dea Fortuna (copia fedele dell’originale modellata e fusa nel 1593 oggi visibile presso il Museo Civico). Sul lato meridionale della piazza vi è l’elegante facciata in cotto e pietra arenaria della Chiesa di S. Silvestro, conosciuta anche come Madonna di Piazza grazie all’omonima immagine custodita al suo interno. Viene datata al 1565 e sembra che sia stata aggiunta una zona superiore nel 1606, oggi non più visibile. All’interno della chiesa è esposta l’immagine della Madonna di Piazza, attribuita a Giovanni Baglioni (1606).
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Palazzo del Podestà

Il Palazzo del Podestà, in Piazza XX Settembre, originariamente si presentava isolato su tutti e quattro i lati con un triplice loggiato che ne occupava l’intero piano terra e un grande salone, con pareti affrescate, che si estendeva al piano superiore. Nella parte inferiore è tutto in pietra viva, nella parte superiore, ad eccezione delle colonnette in pietra e degli stemmi podestarili, è tutto in laterizi. Il nome dell’architetto 'Magister Paulutius me fecit' è riportato sul bordo della cornice. Il Trittico dei Protettori, tra cui S. Paterniano è visibile sull’arcata centrale del prospetto e risale, in parte, ai primi anni del secolo XIV. Sul pilastro angolare di destra sono riportati i nomi di Papa Bonifacio VIII e di Bernabò di Lando 'primus capitaneus gubernator et defensor et reformator populi comunis civitatis Fani'. Il Palazzo del Podestà fu sede delle riunioni del Gran Consiglio dei capi famiglia per discutere e gestire le alleanze, la pace e la guerra durante il periodo più difficile della città a causa delle competizioni delle famiglie Del Cassero e Da Carignano. Fu qui che il il cardinal Egidio d’Albornoz convocò, nel 1357, il Parlamento della Marca che promulgò le famose 'Constitutiones Aegidianae'.
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Corte Malatestiana

La Corte Malatestiana è situata sul lato occidentale di Piazza XX Settembre, in origine ospitava le antiche Case dei Malatesti e, successivamente, la residenza dei Governatori e il relativo Tribunale; fu poi manomessa e ridotta allo stato di completo abbandono e restaurata dall’architetto Alberto Calza Bini per farne la sede della locale Cassa di Risparmio (1929-30). La parte sinistra dell’edificio (innalzata, per ordine di Pandolfo III fra il 1414 e il 1421, in stile tardogotico da un ignoto architetto) presenta un ampio portico con sottili colonne in pietra (i capitelli hanno la caratteristica rosa malatestiana a quattro petali) e quattro bifore archiacute in cotto. Sulla parte destra è incisa la data del 1544 con il nome di Papa Paolo III ed è caratterizzara da uno scalone e da una bella loggia erroneamente attribuita al Sansovino. All’interno della Corte si possono ammirare, della struttura antica, due sale con volte trecentesche a crociera e un salone di rappresentanza dal soffitto a travature scoperte con mensole intagliate, dove oggi si trovano i dipinti che costituiscono la preziosa Quadreria della Fondazione Cassa di Risparmio di Fano: lo Sposalizio della Vergine del Guercino (1649), una Madonna con il Bambino su tavola (attribuita a Giovanni Santi), tre tele del Cantarini, quattro del Guerrieri, un S. Gerolamo e l’Angelo (attribuito a Lorenzo Garbieri), ritratti e soggetti sacri e profani di Sebastiano Ceccarini, Gaetano Lapis e Carlo Magini, oltre una ricca collezione di monete dell’antica zecca fanese (secoli XIV-XVIII). Attraverso una botola è inoltre visibile parte di un pavimento romano in lastre di marmo e fascia a mosaico con motivi di fauna marina. Dal 1954 la Corte Malatestiana è sede, durante l’estate, di rappresentazioni liriche e di prosa, di concerti e balletti atti a richiamare numerosi spettatori dall’intera riviera adriatica.
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Chiesa di San Pietro in Valle

La medioevale Chiesa di San Pietro, in stile barocco, sorge presso l’antico dislivello fra la città romana e il litorale adriatico e fu consacrata nel 1617. L’ornamentazione della chiesa iniziò nel 1619 dallo stuccatore romano Pietro Solari e dal pittore urbinate Antonio Viviani detto il Sordo che ha affrescato le volte della navata e del presbiterio e i lati del finestrone di facciata; sue anche l’Annunciazione sulla parete dell’altare maggiore e le due tele laterali della cappella dedicata a S. Paolo. Si possono ammirare inoltre il Sogno di S. Giuseppe di Gian Francesco Guerrieri, l’Annunciazione di Guido Reni (1621), la Vergine che appare a S. Filippo Neri di Luigi Garzi (1699), il ligneo Crocifisso di Pietro Liberi, la Crocifissione e la Deposizione di Alessandro Vitali, la Natività di S. Giovanni Battista e la Decollazione di S. Giovanni Battista di Gian Giacomo Pandolfi poste un tempo ai lati del bel S. Giovanni al fonte del Guercino (1661) che fu asportato nel 1797 e sostituito con la Natività di San Giovanni Battista di Sebastiano Ceccarini. La decorazione della cupola fu eseguita dal pittore e plasticatore bolognese Lauro Buonaguardia nel 1699-1700; le ornamentazioni delle due cantorie ai lati del transetto furono realizzate nel 1710 dal comasco Giorgio Ferretti. La facciata è rimasta priva del previsto rivestimento, a contrasto con l’interno che si presenta ricco di ori, stucchi, marmi e pitture: certamente uno degli esempi più cospicui di arte barocca in terra marchigiana.
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Chiesa di S. Paterniano

La Chiesa di S. Paterniano, che si affaccia su Piazza San Sansovino, è dedicata al patrono della città e venne eretta a metà del secolo XVI dopo l’abbattimento dell’antica abbazia omonima dovuta a ragioni di ordine militare. La progettazione della chiesa e del convento cinquecenteschi è stata attribuita (senza alcun riscontro di documenti) a Jacopo Sansovino e la costruzione fu autorizzata nel 1547 da Papa Paolo III; appartenuta ai Canonici Regolari Lateranensi, fu trasformata in caserma e ceduta nel 1922 ai frati Cappuccini. La facciata della chiesa è rimasta allo stato grezzo, ad eccezione del portale in pietra realizzato nel 1573; l’interno fu invece portato a termine prima della consacrazione, avvenuta nel 1558. A destra dell’ingresso, sul primo altare, è presente una buona copia di Giusto Cespi del celebre Sposalizio della Vergine del Guercino (1649), attualmente conservato nella quadreria della Fondazione Cassa di Risparmio di Fano. Proseguendo si possono ammirare la Vergine adorata dai Santi Nicola da Bari e Onofrio di Bartolomeo Giangolini, la Vergine con il Bambino e i Santi Sebastiano e Carlo Borromeo di Claudio Ridolfi, il Transito di S. Giuseppe attribuito a Giuseppe Cesari, la Vergine con le Sante Caterina, Lucia, Agata e Agnese attribuita a Bartolomeo Morganti, il S. Paterninano in Gloria di Alessandro Tiarini, tre tele di Carlo Bonone (S. Paterniano vegliato da un Angelo, S. Paterniano che guarisce una cieca e Morte di S. Paterniano); da menzionare anche il Crocifisso ligneo, opera dello scultore Giacomo Colombo (1706) e due tele del Ceccarini (S. Barbara e Deposizione) conservate presso la Sagrestia. Dalla porta laterale sottostante la monumentale cantoria seicentesca si accede al chiostro dominato dal campanile, ricostruito secondo il primitivo disegno dopo il diroccamento ad opera dei tedeschi nel 1944.
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Biblioteca Federiciana

La Biblioteca Federciana si trova in via Castracane; fu fondata dall’abate Domenico Federici presso la sede fanese della congregazione dei Filippini alla quale lasciò la sua raccolta libraria con la richiesta, dopo la sua morte, di tenerla aperta al pubblico per almeno un’ora al giorno. L’edificio, che fu parzialmente ricostruito e interamente ristrutturato, in origine ospitava la residenza dei Filippini e fu poi ceduta, dopo l’unificazione d’Italia, al Comune che ha continuato a tenerla aperta al pubblico, rendendola una delle più importanti della regione, dotata di oltre duecentomila opere a stampa di cui fa parte un cospicuo fondo antico costituito da manoscritti, volumi e documenti rari, anche in edizioni straniere, alcuni risalenti al XV secolo. è possibile continuare la visita anche presso la sezione fanese dell’Archivio di Stato alla quale si accede attraverso il portaletto in stile barocco situato sulla destra del cortile della biblioteca. Qui sono custoditi i codici malatestiani (1367-1469), una collezione di pergamene (1137-1807) e altri documenti ufficiali, pubblici e privati.

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