DESENZANO DEL GARDA

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Itinerario attraverso la città

Al turista o al cittadino residente non risulta difficile ripercorrere, seppur a grandi linee, i momenti cruciali della storia di questa ridente città gardesana, se solo provi a rivolgere lo sguardo su alcuni edifici, monumenti e complessi archeologici, che ancor oggi ci ricordano la vita del passato. Cominciamo il nostro viaggio entrando dalla porta orientale dell’antico borgo. A pochi passi dal lago, in quello che fu il chiostro di S. Maria de Senioribus, è ubicato il Museo archeologico, la cui visita ci consente di risalire alle origini. Esso è intitolato a Giovanni Rambotti, studioso a cui si deve la scoperta dell’insediamento preistorico della cultura di Polada (2000 a.C.). Osservando i reperti gelosamente custoditi in teche di vetro, si deduce che i primi insediamenti umani della regione benacense risalgono ad un’epoca compresa tra l’età mesolitica (8000 a.C.) e quella del bronzo (II millennio a.C.). A quest’ultima età appartiene il reperto più importante lì conservato, il “gioiellino” dell’intera esposizione archeologica: l’aratro in legno più antico del mondo, risalente al 2000 circa a.C., estratto in buono stato nella zona del Lavagnone (a sud di Desenzano), grazie all’ambiente privo di ossigeno, caratteristico delle torbiere, in cui fu rinvenuto. Se proseguiamo per il lungolago verso la parte occidentale del centro storico, in prossimità del lago, è d’obbligo una visita al complesso archeologico della Villa romana, il cui proprietario “Decentius” avrebbe con molta probabilità dato il nome alla nostra città. I resti della villa, che ebbe più fasi costruttive, tra la fine dell’età repubblicana (I secolo a.C.) e la fine dell’età imperiale (V secolo d.C.), si estendono per circa un ettaro e rappresentano la più importante testimonianza in Italia settentrionale di grande villa tardo - antica romana. Si tratta indubbiamente di un edificio complesso, di grande estensione, con orientamento unitario, i cui settori residenziali si alternavano a strutture rustiche. La grande villa si affacciava sul lago, anzi questo dovette essere l’elemento determinante nella distribuzione dei diversi ambienti, concepiti per offrire dal loro interno molteplici punti di veduta verso l’acqua e insieme per essere visti dal lago. I percorsi principali della villa erano organizzati in sequenza dal lago verso l’interno e orientati ortogonalmente alla riva. La villa aveva poi senza dubbio le sue propaggini sul lago, costituite da moli, attracchi e banchine e forse da peschiere (piscinae) per l’allevamento ittico, che completavano le possibilità di godimento e di sfruttamento dell’ambiente lacustre. Osservando i pavimenti a mosaico rappresentanti diverse scene a carattere pagano, si viene rapiti dalla loro bellezza per la varietà di colori delle pietre musive impiegate: amorini vendemmianti, amorini su bighe in corsa; menadi e satiri; belve che assalgono animali selvatici, allegorie delle quattro stagioni; un personaggio (Orfeo o il Buon Pastore) con un cane e una pecora in un paesaggio bucolico. L’età romana ebbe termine con le invasioni di popolazioni germaniche e orientali, che distrussero anche la villa. Per far fronte ai saccheggi e alle devastazioni di una di esse, gli Ungari, venne costruito intorno al X secolo il Castello, posto sulla cima della collina che domina il porto e larga parte del territorio circostante, sulle fondazioni di un castrum romano di forma quadrangolare; l’interno dell’edificio era occupato da un vero e proprio piccolo borgo con le sue strade, la piazza, la torre campanaria, e la sua chiesa dedicata a S. Ambrogio. Di questa struttura difensiva oggi rimane il solo recinto fortificato e un fabbricato ad uso di caserma militare realizzato nel 1883. Scendendo lungo la via Castello, la via più rapida e più ripida che collega la parte alta con quella bassa della città, sbocchiamo nella piazza centrale di Desenzano: Piazza Malvezzi. Qui tutto ci parla dell’epoca del dominio veneto. In questa piazza per secoli si svolgeva prima ogni lunedì, poi ogni martedì, quello che era considerato il più importante mercato di grani della Lombardia, sotto il più stretto controllo delle autorità venete. Per l’economia desenzanese, strettamente connesso con la piazza era il Porto, oggi detto “vecchio”, realizzato sul finire del XV secolo con il riporto di enormi masse di roccia e sassi, rifatto ed ampliato dal doge Andrea Gritti nella prima metà del XVI secolo, durante il quale sui terrapieni risultanti sorsero alcuni fabbricati ad uso abitativo con capaci fondachi per l’ammasso delle granaglie. Questo porto capiente e fortificato era in grado di accogliere le imbarcazioni dei mercanti che dalla parte settentrionale della Riviera trasportavano a Desenzano olio, agrumi, vini, pannilana, drappi e ferrarezze, ritornandosene alle terre di partenza con i navigli carichi di cereali. A sud del porto, a metà circa dei portici, fa bella mostra di sé l’incompiuto Palazzo del Provveditore, prospiciente la piazza principale, a lato dell’inizio di via Castello, a testimonianza dell’aspro contrasto sorto tra cinque comuni della Riviera (Desenzano, Rivoltella, Padenghe, Pozzolengo e Bedizzole) e Salò, città dove risiedeva il Provveditore veneto inviato ogni sedici mesi da Venezia. Essi chiesero a più riprese alla Dominante tra il 1532 e il 1588 di potersi sottrarre alla giurisdizione dei salodiani e di ottenere un proprio Provveditore indipendente da quello di Salò. Per questo motivo la comunità di Desenzano, evidentemente fiduciosa nell’accoglimento della richiesta, commissionò il progetto per la dimora di tale autorità all’architetto Todeschini e fece iniziare i lavori di costruzione. Ma il Senato veneto non acconsentì, così il palazzo non fu mai completato, rimanendo mutilo della terza arcata, mai realizzata. Sempre durante la seconda metà del XVI secolo si pose mano alla costruzione del “granarolo”, un ampio porticato che circonda su due lati una serie di fondachi prospicienti il porto ed al cui piano superiore avrebbe dovuto trovare posto la “Casa del Comune”, che invece non fu mai eretta. Anche questo progetto fu realizzato dal Todeschini, e corrisponde all’odierno Palazzo del Turismo. La dominazione veneta terminò con l’invasione napoleonica del 1796 ed ufficialmente decadde il 18 marzo 1797. Il 20 maggio di quell’anno i giacobini locali abbatterono la statua della Beata Angela Merici, innalzata al centro della piazza principale nel 1782, e la portarono nella parrocchiale. Al suo posto collocarono “l’albero della libertà” che altro non era che un palo dipinto con i colori nazionali francesi, sormontato da un berretto frigio, simbolo della rivoluzione. Comunque la statua fu ricollocata in piazza tre anni più tardi, il 1° maggio 1800, quando gli austriaci, approfittando dell’assenza di Napoleone Bonaparte, occupato nella campagna d’Egitto, riconquistarono tutto il territorio ex-veneto. Il nostro breve viaggio si conclude a San Martino, località posta a sud del territorio del Comune di Desenzano. Proprio i Francesi diedero il loro tributo di sangue all’indipendenza del nostro Paese. La torre alta oltre 65 metri che venne innalzata nel 1893 ci ricorda quella drammatica giornata del 24 giugno 1859, in cui per ben 15 ore (dalle sei del mattino alle nove di sera) si scontrarono gli eserciti franco -piemontese da una parte e quello austriaco dall’altra. La battaglia, nella quale le truppe piemontesi si presero la rivincita sulle sconfitte della prima guerra di indipendenza, annientando l'esercito austriaco e conquistando la Lombardia, fu assai cruenta e costò la vita ad oltre 25.000 soldati; 15.000 furono i feriti. Essa fu combattuta in due settori: quello nord attorno a S. Martino, dove i piemontesi agli ordini di Vittorio Emanuele II respinsero gli austriaci; quello sud, attorno alla rocca di Solferino, quando Napoleone III vi gettò le quattro divisioni della sua Guardia fra i corpi d’Armata comandati da Baraguay D’Hilliers e da Mac Mahon. Fra coloro che la sera della battaglia si preoccuparono di prendersi cura dei feriti abbandonati sui campi vi fu Jean-Henri Dunant, un cittadino svizzero che fu poi il fondatore della Croce Rossa. Oggi, se durante una giornata nitida si sale sull’alto della torre, si offre alla vista uno spettacolo affascinante: il lago, i monti che lo cingono ai lati, le colline moreniche coltivate a vigneto e ad uliveto, e la pianura sembrano abbracciarsi con un effetto indimenticabile. Due percorsi di particolare interesse turistico - culturale sono tracciati e segnalati: "Percorsi nel verde - Itinerari in bicicletta sui colli morenici del Garda", che si snoda attraverso l'irripetibile paesaggio delle colline moreniche del Garda, e "I luoghi di S. Angela Merici - Itinerari religiosi e turistici", che ripercorre i luoghi dove visse e operò la patrona della città.
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Dati generali

Superficie: Kmq. 60,1; Altitudine: mt 67 slm; Prefisso telefonico: 030; C.A.P.: 25015 Desenzano del Garda; C.A.P.: 25010 Rivoltella del Garda; Popolazione: 28.312 abit.; Provincia: Brescia; Confini: Nord: Lago di Garda; Sud: Pozzolengo; Est: Sirmione; Ovest: Lonato; Centri abitati: Desenzano del Garda, Rivoltella del Garda, San Martino della Battaglia.

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