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Capannoli

Il periodo esatto della fondazione del nucleo originario dell’abitato non è noto ma sembra risalire al periodo longobardo, come testimoniano alcuni documenti conservati presso l’archivio arcivescovile di Lucca risalenti agli anni 843 e 1051. Nel 1061 Capannoli risulta tra i territori ceduti dal marchese Alberto figlio del marchese Opizzo di Casalmaggiore alla Badia di Poggibonsi. In epoca medievale, a partire dall’XI secolo, Capannoli divenne una contea dominata dal nobile casato della Gherardesca ma in seguito la Contessa Matilde di Canossa ne concesse un terzo al vescovo di Lucca. Ciononostante, intorno alla fine del XII secolo la dinastia dei Della Gherardesca ritornò a dominare Capannoli con Ugolino III. Nei secoli XIII e XIV vi esercitarono un forte potere anche i Gambacorti di Pisa. Il territorio di Capannoli fu oggetto di conquista da parte di Firenze in un primo tempo nel 1384 e poi definitivamente nel 1406, insieme a quasi tutto il territorio del contado pisano. Capannoli ha dunque seguito le sorti della città egemone per quasi cinquecento anni, fino all'unità d'Italia.
 
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Chianni

L’origine di Chianni è sicuramente etrusca visti i recenti ritrovamenti di tombe che ne testimoniano il periodo. Il nucleo primitivo rivela una fondazione nedievale. Nel 1186 Arrigo VI assegnò il borgo di Chianni al Vescovo di Volterra Ildebrando de' Pannocchieschi, ma nel 1193 Chianni fu assegnata alla Repubblica di Pisa. Il castello fu a lungo oggetto di contesa tra le due parti: nel 1288 gli abitanti di Chianni si dichiararono fedeli al vicario del Vescovo di Volterra ma nello stesso anno il borgo fu riconquistato dai pisani comandati da Guido di Montefeltro. Nel 1325 Chianni si ribellò a Pisa e a metà del secolo l'imperatore Carlo IV riassegnava nuovamente il controllo del paese al vescovo di Volterra. Nel 1406 Chianni insieme al territorio di Rivalto fu sottomessa a Firenze, che nel 1515 le concesse statuti speciali, poi rinnovati nel 1576 dai Medici. Nel 1629 Ferdinando II la concesse in feudo alla famiglia fiorentina dei Riccardi, che ne mantenne la signoria fino al 1776. Nel Settecento ottenne l’autonomia comunale.
 
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Lajatico

La fondazione dell’abitato di Lajatico si deve agli etruschi, come testimoniano i reperti ritrovati sul territorio. Sicuramente possesso longobardo, come testimonia il suffisso -atico del toponimo, Lajatico viene citato per la prima volta in un documento dell’891. Tuttavia il consolidamento del borgo attuale avvenne a partire dal XII secolo, quando il borgo si sviluppò attorno a un castello di proprietà dei Conti Pannocchieschi del ramo degli Elci. Successivamente il conte Ildebrando vescovo di Volterra ne entra in possesso con giurisdizione politica, grazie all'imperatore Arrigo VI. Nel 1193 Lajatico passa sotto il dominio di Pisa, ma la sconfitta di Pisa contro Genova, nella battaglia delle Melorie (1284), porta il castello sotto la giurisdizione della Repubblica di Firenze che lo tiene fino alla pace di Fucecchio del 1293. Dopo un periodo di varie lotte e contese, Firenze, nel 1406, ne riacquistò il controllo, facendone abbattere le mura del paese. Nel 1644 Lajatico diventa un feudo del marchese Bartolomeo Corsini di Firenze fino a quando, nel 1776, viene proclamato libero comune.
 
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Palaia

Il primo insediamento nel territorio di Palaia, confermato da ritrovamenti di tombe ed altri reperti, risale al periodo etrusco. La zona conobbe poi probabilmente anche la colonizzazione romana, come rivelerebbe la toponomastica di origine latina sia di Palaia che di frazioni come Gello (da agellum, piccolo campo). Le prime fonti scritte in cui il luogo è menzionato risalgono all’Alto Medioevo e riguardano per lo più contratti di terreni. Da questi emerge che il territorio palaiese era di proprietà dei Vescovi di Lucca. Solo nella seconda metà dell’anno Mille il Castello e la Pieve di San Gervasio risultano concessi per metà in enfiteusi ai due fratelli Ugo e Tegrimo, figli di Azzo, da Anselmo Vescovo di Lucca. La particolare posizione geografica di Palaia ai limiti delle zone di influenza lucchese, fiorentina e pisana, fu pretesto di numerosi scontri tra queste potenze. Palaia fu al centro della guerra tra Lucchesi e Pisani già nel 1172. Che nel secolo successivo il borgo godesse di una certa influenza è testimoniato dalla costruzione della grandiosa Pieve di San Martino, eretta, probabilmente, sul luogo di una preesistente cappella. Il 1406 segna la sottomissione di Palaia, al pari di molte altre località vicine, alla repubblica fiorentina. Ciononostante i tentativi di ribellione e le insistenti mire di Pisa non ebbero termine, caratterizzando i secoli XV e XVI. Con l’egemonia del Granducato Mediceo e, successivamente dei Lorena, per Palaia iniziò un periodo di stabilità politica e sociale.
 
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Peccioli

L’antica Picciole viene menzionata per la prima volta in una pergamena del 793, nella quale si faceva riferimento ad una Chiesa di San Quirico in Picciole. Cionostante è solo a partire dalla seconda metà dell’anno Mille che si hanno notizie più consistenti in merito ad una località denominata Petiole posta sull’Era. Il borgo di Peccioli cominciò a svilupparsi in epoca medioevale attorno ad un castello di proprietà dei Conti della Gherardesca, i quali, nel XII secolo lo cedettero ai Vescovi di Volterra che ne fecero un baluardo difensivo del loro territorio per fronteggiare l’espansione pisana. Nel 1186 un diploma dell’imperatore Arrigo VI confermava la giurisdizione di Peccioli al vescovo di Volterra, revocata solo sei anni più tardi dallo stesso in favore della repubblica pisana. L’intento fu probabilmente quello di dividere il potere spirituale da quello politico, ma il risultato fu, al contrario, un inasprimento delle tensioni fra Volterra e Pisa che coinvolse anche Firenze (sotto la cui protezione si pose Volterra). Una prima tregua si ebbe nel 1293 con la pace di Fucecchio in cui Peccioli passò sotto la Repubblica pisana. Già nel 1362, però, le tensioni si riacutizzarono. Il castello di Peccioli fu preso di mira dai fiorentini che ne tentarono l’assedio, riuscendo a distruggere la torre e a far prigioniero il capitano pisano. Nell’agosto del 1364 Peccioli, con tutta la Val d’Era, per accordi presi tra le due rivali, ritornò nelle mani di Pisa rimanendovi fino al 1406, quando il borgo ricadde sotto il dominio fiorentino. Durante il periodo mediceo Peccioli divenne sede di Podesterie, comprendendo, nella sua giurisdizione, le comunità di Ghizzano, Fabbrica, Lajatico, Terricciola, Rivolta e Chianni. Nel 1776 divenne capoluogo di comune.
 
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Terricciola

Sebbene le prime fonti storiche ufficiali a menzionare il borgo di Terricciola risalgano ai primi anni del XII secolo, alcuni ritrovamenti ascrivibili al periodo etrusco scoperti nel territorio, ne confermano un’origine ben più antica. Si tratta nel dettaglio di tombe ipogee, ovvero di ambienti scavati nella base del rilievo tufaceo utilizzati in seguito dalle popolazioni locali come magazzini o come rifugio. In epoca medioevale il centro del borgo si trovava presso la vicina Castelvecchio o Castrovecchio, di proprietà dei Vescovi di Volterra. L’attuale toponimo rivela l’origine castellana di Terricciola, derivando probabilmente dal latino turris, in riferimento alle costruzioni difensive erette in protezione del borgo. La storia locale, d’altronde, registra secoli di lotte per le mire espansionistiche di Pisa e Firenze sul territorio. L’alternanza delle due dominazioni è ancora oggi manifesta nello stemma comunale che riporta su uno scudo cinto da corona il Giglio Fiorentino e la Croce Pisana sopra ad un ulivo su un campo azzurro. Tra i fatti curiosi emersi dalle fonti storiche è degno di nota un editto del 1735 della Sacra Inquisizione di Pisa nel quale si vietava l’uso della Fonte delle Donne, pena la scomunica. Pare, infatti, che l’acqua bianca della fonte favorisse le donne nel periodo dell’allattamento e, per tale motivo, fosse divenuta un luogo frequentato da molte persone.

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