COMPRENSORIO DELL'ADDA

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PARCO ADDA NORD - Geologia

L'ambiente fisico attraversato dal tratto di fiume Adda compreso nel Parco Adda Nord, che va da Lecco a Truccazzano, è caratterizzato dalla presenza di un sistema di terrazzi fluvio-glaciali. Il ghiacciaio che millenni or sono, nel quaternario, scendeva dalle Alpi verso la pianura, nel suo alterno avanzare e regredire, ha dato origine a formidabili anfiteatri morenici. Ritiratosi definitivamente il ghiacciaio, il fiume si è lentamente scavato il proprio letto trasportando con sé enormi quantità di detriti morenici. I territori attraversati dal fiume sono perciò costituiti sia da depositi fluvio-glaciali più antichi (argille rosso giallastre, i cosiddetti ferretti) e localmente, soprattutto tra Paderno e Trezzo, da banchi conglomeratici (ceppo), erosi dal corso del fiume che ha formato in loro ripide pareti verticali, sia da depositi di epoca più recente, materiali ghiaiosi e sabbiosi, che risultano presenti soprattutto tra Cassano e Truccazzano.
 
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PARCO ADDA NORD - Vegetazione

Passate le grandi ere glaciali, il mutato clima ha consentito la formazione di vaste e grandi foreste che ricoprivano in gran parte anche la zona padana, oltre a quella collinare. I grandi boschi, che fino al secolo scorso ricoprivano ancora in larga parte il territorio circostante il fiume, sono stati in seguito fortemente ridimensionati dalla presenza stabile e sempre più robusta delle comunità umane, cresciute unitamente allo sviluppo delle attività produttive agricole e industriali. Malgrado ciò, oggi rimangono ancora non poche aree interessanti per la vegetazione, quali le zone umide a canneto dell'Isola della Torre e dell'Isolone del Serraglio, circondate da prati e alberi di alto fusto: ontani neri, platani, pioppi, betulle, salici, querce. Lungo le rive a nord di Trezzo sono pure presenti pioppi neri, robinie, salici bianchi, ontani neri, farnie. Oltre al bosco di alto fusto, vaste aree sono ricoperte di essenze tipiche del bosco ceduo e del sottobosco: carpino, castagno, sanguinella, nocciolo, robinia. Tra la vegetazione palustre si possono ammirare i più bei fiori d'acqua: la delicata ninfea, il giglio selvatico giallo, il mughetto e numerose famiglie di veronica a spiga.
 
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PARCO ADDA NORD - La Fauna

In questo ambiente trova rifugio una ricca fauna. L'anfibio più bello e significativo della zona è senz'altro la raganella dalla livrea verde brillante con una striscia nera che corre lungo i fianchi ma troviamo anche le rane verdi, numerose e particolarmente rumorose, e la rana temporaria dal colore brunastro. Anche gli uccelli sono numerosi: cigni, anatre, germani reali, folaghe, cornacchie grigie, gabbiani comuni ma anche il magnifico airone cinerino presente con un numero di esemplari in continuo aumento.
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TREZZO SULL'ADDA - Castello Visconteo

Il Castello Visconteo, simbolo di Trezzo sull’Adda, viene considerata una delle meraviglie della città. Eretto nel 1300, su volontà di Bernabò Visconti, vicino alla rocca fatta costruire dalla regina Teodolinda come fortificazione del territorio, è stato testimone di lotte e conquiste tra il Barbarossa, i Visconti e i Torriani. Del castello restano la torre, alta 42 metri, il pozzo e i sotterranei; sono visibili anche la spalla e l’attacco del vecchio ponte in pietra distrutto nel 1416. E’ possibile visitare i giardini del Castello tutti i giorni, tranne il lunedì. All’interno del parco è possibilie visitare i resti del Castello e dalla Torre è possibile ammirare il borgo antico, il fiume, la Centrale Idroelettrica Taccani e le colline di Bergamo; il percorso guidato prevede anche il museo longobardo dove si trovano le immagini dei ritrovamenti e dei reperti dell’epoca longobarda e, degna di nota, è la tomba del “gigante” che testimonia uno dei più importanti ritrovamenti archeologici del XX secolo nel nostro paese. Per informazioni: www.prolocotrezzo.com
 
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VAPRIO D'ADDA - Palazzo Simonetta Archinto (Municipio)

PALAZZO SIMONETTA ARCHINTO (MUNICIPIO) Il palazzo Simonetta Archinto, che oggi ospita il munucipio, si affaccia su Piazza Cavour, centro storico della località; l’edificio di origine barocca precedente al 1721, ha subito varie modifiche tra il XIX e il XX secolo. La famiglia Archinto è nota fin dal periodo del principato sforzesco. Nel XVI, quando il ramo diretto della famiglia si estinse, i beni vennero ripartiti tra i cugini, alcuni dei quali residenti a Vaprio, dove si trovava la Filanda di loro proprietà, tuttora in funzione con il nome di “Velvis”.
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CASSANO SULL'ADDA - Castello Visconteo

Il castello, che svetta sull'argine del canale Muzza, si presenta privo delle fondamentali caratteristiche che accompagnano i castelli lombardi: nessun merlo, una sola torre, nessun bastione, nessun fossato: è il risultato di una plurimillenaria storia di rimaneggiamenti e di abbandoni. Non è possibile datare con esattezza il maniero ma nell'anno 887 accolse il tedesco re Carlomanno che fu il primo di una non trascurabile serie di ospiti che soggiornarono tra le sue possenti mura, tra gli altri re Enzo, figlio di Federico II di Svevia vi si trattenne nel 1245, Ezzelino III da Romano vi fu fatto prigioniero nel 1258 prima di essere tradotto a Soncino. Il Castello fu conteso tra Torriani, Visconti e Sforza, nel 1446 visse una breve parentesi veneziana con il dominio della Serenissima che lo fortificò, lo cinse di un fossato e lo dotò di bastioni e fortilizi all'imbocco della Muzza. Qualche anno più tardi tornò definitivamente sotto la potenza ambrosiana alla quale legò fortune e sventure. Fu ulteriormente rimaneggiato tra il 1451 e il 1474 dall'architetto Bartolomeo Gadio, che saldò il suo nome all'unica torre presente nella struttura militare cassanese, eseguì lavori che ne interessarono la rocca, il revellino e i contrafforti sull'Adda. Carlo Emanuele III di Savoia, re di Sardegna, fortificò il castello su progetto del capomastro Perrucchetti. Nel 1764, in pieno illuminismo, venne demolito il portone del ricetto e si procedette ad altre opere di smantellamento e, nel 1776, si ipotizzò una definitiva demolizione di tutto il maniero per utilizzare l’area per la edificazione di una dimora di residenza per il principe Ferdinando, figlio di Maria Teresa; il progetto fu abbandonato per via della grande spesa, della distanza da Milano e, soprattutto, per l'umidità della zona. Superata la sua funzione bellica il castello fu riadattato ad usi diversi: prima sede di pretura e carceri, poi di caserma militare, nel Novecento finì per ospitare una filanda, sede di Pretura, officine, laboratori artigianali, malsane abitazioni. Fino ai primi anni Ottanta vi si trovava anche una frequentatissima discoteca ricordata con nostalgia dai giovani dell'epoca. Nei primi anni Novanta si sbaraccò tutto quanto non attinente all’importanza del luogo e si diede il via a lavori di restauro che restituirono, almeno esternamente, un certo decoro all'antico castello. Nel 1999 ritrovarono la luce alcuni meravigliosi affreschi di scuola giottesca in una cappella patrizia che aveva finito per diventare una coppia di miniappartamenti.
 
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INZAGO - Le Chiese

Nel IX secolo ha inizio la storia delle chiese del paese, grazie all’arrivo dei monaci del Monastero di Sant’Ambrogio di Milano. Attorno all’850 edificarono la prima chiesa parrocchiale di Inzago dedicandola al grande Vescovo di Milano. Un’altra chiesa dedicata a San Apollinare venne costruita, ma non se ne ha testimonianza se non nel testamento del Vescovo Garibaldo dell’870. Le antichissime chiese si presume fossero collocate dove oggi sorge la Chiesa Parrocchiale in Piazza Maggiore. La Chiesa di Sant’Ambrogio fu demolita verso la fine del XVI secolo dopo essere caduta in rovina. Per quanto riguarda la chiesa di San Apollinare si crede sia stata inglobata nella nuova chiesa parrocchiale dedicata a Santa Maria Assunta. La centralissima chiesa di San Rocco è il risultato di alcune trasformazioni, avvenute nel tempo, di una cappellina eretta al termine di una delle ricorrenti epidemie di peste che hanno colpito Inzago. Grazie ad una serie di interventi di restauro, alla fine del secolo scorso, ne sono stati riportati alla luce gli affreschi originali, compreso quello dell’"Ultima cena” di autore ignoto. A nord della parte abitata del paese, vicino al cimtero, si trova il santuario dedicato alla Madonna del Pilastrello, risultato della trasformazione e ampliamento di una piccola edicola votiva campestre forse esitente già nella seconda metà del 1500. Sulla sponda sud del Naviglio Martesana, nel secolo XV fu fondato un convento periferico con funzione di ricovero per monaci malati o convalescenti. Il complesso comprende una chiesa dedicata a Santa Maria delle Grazie. Il Monasterolo di Inzago conserva ancora un fascino particolare e la chiesa continua ad essere frequentata da fedeli anche dei paesi vicini.
 
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PARCO ADDA NORD - Descrizione

Dalla città di Trezzo sull’Adda è possibile visitare il Parco d’Adda Nord, parco naturale creatosi nei millenni grazie al ghiacciaio che dalle Alpi scendeva dando origine a bellissimi anfiteatri morenici e che, una volta ritiratosi definitivamente, ha lasciato al fiume la possibilità di costruire il proprio letto. I territori attraversati dal fiume sono quindi costituiti da depositi fluvio-glaciali antichi (argille rosso giallastre), da banchi conglomeratici (ceppo), erosi dal corso del fiume che ha formato in loro ripide pareti verticali e da depositi di epoca più recente, materiali ghiaiosi e sabbiosi. Dopo le ere glaciali si sono formate grandi foreste, zone umide a canneto circondate da ontani neri, platani, pioppi, betulle, salici e querce; lungo le rive a nord di Trezzo si trovano pioppi neri, robinie, salici bianchi, onani neri e farnie. Sono inoltre presenti carpini, castagni, sanguinelle, noccioli e robinie. Tra la vegetazione palustre si possono ammirare i più bei fiori d'acqua: ninfee, gigli selvatici gialli, mughetti e numerose famiglie di veronica a spiga. Tra le specie animali, degne di nota sono le raganelle dalla livrea verde brillante a strisce nere; numerosi gli uccelli, tra cui cigni, anatre, germani reali, gabbiani comuni, aironi cinerini, ... Per informazioni: www.parcoaddanord.it
 
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TREZZO SULL'ADDA - Centrale Taccani

Edificata in stile liberty nel 1906 dall’architetto Gaetano Moretti, la Centrale Idroelettrica Taccani rappresenta un classico dell’archeologia industriale. Con la sua entrata in funzione, la Centrale ha segnato l’inizio di una nuova epoca per Trezzo sull’Adda, dando vita a nuove attività produttive e incrementandone l’economia. Per edificarla venne costruita la diga Poiret, alta circa dieci metri, per convogliare le acque del fiume Adda attraverso dodici bocche di presa verso le turbine. Tuttora attiva per la produzione di energia, la Centrale è visitabile all’interno tutte le prime domeniche del mese (ad eccezione dei mesi di gennaio e agosto) grazie alle visite guidate organizzate dalla Pro Loco di Trezzo.
 
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TREZZO SULL'ADDA - Chiesa prepositurale di S.Gervasio e Protasio

La Medioevale chiesa risalente al XV secolo, è dedicata ai Santi Gervaso e Protasio. Al suo interno è possibile ammirare affreschi giotteschi nella cappella del Crocifisso, alcune pitture e un bassorilievo di pregio.
 
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TREZZO SULL'ADDA - Villa comunale

Lungo il fiume Adda, ai margini del borgo medioevale, si trovano alcune delle più interessanti ville patrizie, tra cui la Villa Comunale in tardo stile rinascimentale che ospita la Bibilioteca comunale “Alessando Manzoni”. Al suo interno importanti opere d’arte, tra cui, recentemente restaurate, Edipo a Colono di Giuseppe Bossi, e Maddalena e Andromeda allo scoglio di Agostino Comerio.
 
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TREZZO SULL'ADDA - Santuario di Concesa

A Concesa, frazione di Trezzo, si trova il famoso Santuario dedicato alla Madonna costruito, nel 1641 in stile barocco, sul luogo di una apparizione miracolosa, con la chiesa parrocchiale, in stile neogotico con pianta a croce latina con tre altari, dedicata all’Assunta.
 
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TREZZO SULL'ADDA - Le Foppe, l'oasi WWF

La Riserva WWF è composta da alcuni piccoli stagni, radure e zone boschive, è un'importante base d'appoggio nelle migrazioni per l'avifauna. Attrezzata con punti di osservazione per gli amanti del birdwatching, ospita aironi, nitticore, gallinelle d’acqua, folaghe, martin pescatore, capinere, merli, pettirossi, scriccioli, codibugnoli, cinciarelle, cinciallegre e usignoli. Per informazioni: www.oasilefoppe.it
 
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VAPRIO D'ADDA - Villa Melzi d'Heryl

Sul fiume Adda si affaccia la residenziale villa, costruita nel 1482 per conto del conte palatino Giovanni Melzi su un terreno da lui acquistato che ospitava, in precedenza, fabbriche militari difensive. La villa ospitò, Leonardo da Vinci, tra il 1511 e il 1513, periodo durante il quale realizzò disegni (relativi ad un grandioso restauro dell’edificio mai eseguito) e macchine conservati nella villa durante tutto il Cinquecento e che, attualmente, è possibile ammirare presso la Biblioteca Ambrosiana e a Windsor. Tra le personalità di passaggio: nel 1598 Margherita d’Austria, promessa sposa al re Filippo III di Spagna; nel 1708 Elisabetta Cristina di Brunswick-Wolfenbüttel, in viaggio per le nozze con l'imperatore Carlo VI d'Asburgo; nel 1716 il governatore della Lombardia Karl di Löwenstein; nel 1700 fu anche residenza di villeggiatura di Ercole III d'Este e della figlia Maria Beatrice d'Este. L’attuale forma della villa in stile classico con richiami all’architettura romana risale alla fine del Cinquecento per opera dell’architetto Giuseppe Bonacina su incarico della duchessa Elisa Sardi Melzi d’Heryl, ed è circondata da un vasto giardino con labirinti, terrazze, scalinate e grotte. Sul naviglio Martesana venne realizzato un attracco privato attraverso il quale la famiglia poteva raggiungere Milano con la propria imbarcazione. Tra le stanze del piano terra troviamo il salone d’onore che ospita un medaglione in bronzo raffigurante il profilo di Leonardo Da Vinci e la biblioteca con opere antiche e moderne. Sopra il portico una galleria, oggi inglobata nella costruzione, riporta il celebre affresco del “Madonnone”.
 
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VAPRIO D'ADDA - Villa Castelbarco

Splendida villa in prossimità del Naviglio Martesana, circondata da 75 ettari di parco, dove è ancora possibile scorgere cervi e daini in libertà. Costruita, si crede, sul sito di un monastero vallombrosano, è disposta attorno a un doppio cortile centrale accanto alla settecentesca Cappella Gentilizia. La trasformazione del monastero in villa di delizia avvenne nel tardo Seicento ad opera del conte Simonetta. In particolare risalgono a quell’epoca la ricostruzione della chiesetta (alla quale il conte dedicò particolare attenzione) e del campanile, la realizzazione dell’esedra e la creazione del cortile di servizio. Al centro della piccola cappella sono riposte le ceneri del conte Giuseppe Simonetta e del pronipote Giuseppe Castelbarco. Per volere di Maria Teresa d’Austria, nel 1736, il parco risulta essere riserva di caccia e luogo di villeggiatura del duca Francesco II, governatore della Lombardia. Una generale ristrutturazione venne eseguita nel 1804 dal conte Cesare Castelbarco, sposo di Francesca Simonetta, nella quale vennero ampliati e decorati i saloni di rappresentanza, vennero costruite la limonaia e le serra nell’ala sud ed edificate due palazzine in stile impero e adibite a museo e teatro. Splendidi i sotterranei della villa, realizzati tra il 1835 e il 1837 da Carlo Castelbarco per stupire gli ospiti: cinque sale a tema ricoperte da mosaici di sassi di fiume e conchiglie: la sala romana, la sala del mare, quella rinascimentale o raffaellesca, la sala egizia e la sala etrusca; sono presenti anche grotte ipogee rivestite di pietra. Due scale gemelle conducono dalle grotte all’interno del teatro e del museo; un lungo corridoio mosaicato, al termine dei sotterranei, porta alla villa e all’orto botanico. La villa passò ai Massimini alla fine dell’Ottocento, subentrarono poi, nei primi del Novecento, i Quintavalle che la occuparono fino alla metà degli anni sessanta realizzando la portineria, il muro di cinta che chiude la proprietà, un circuito ippico con siepi di ligustro nella parte anteriore della villa e il lungo viale alberato di fronte all’attuale ingresso. La proprietà, attualmente, fa capo a una società privata: “centro arte e cultura del Barco”.
 
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VAPRIO D'ADDA - Chiesa parrocchiale di San Nicolò

La chiesa dedicata a San Nicolò, edificata nel 1816 in stile neoclassico, su progetto attribuito all’architetto Luigi Cagnola è situata nel centro abitato di Vaprio in una piazza disegnata appositamente per accoglierla. Fu inaugurata l’8 dicembre 1817, ma consacrata solo nel 1901 dall’Arcivescovo di Milano Andrea Carlo Ferrari. Nella facciata il grande frontone ricorda un tempio greco, con sei colonne e capitelli ionici; sul lato ovest si trova l’alto ed elegante campanile, risalente al 1833, la cui costruzione è attribuita a Luca Della Somaglia. All’interno, nella navata unica, sono presenti gli affreschi tardo-ottocenteschi della volta (1881) del pittore locale Natale Riva, deceduto nel 1895 mentre dipingeva una cappella laterale della chiesa. Degna di nota è la presenza del grande Organo Bernasconi a 3600 canne, recentemente restaurato. L’altare maggiore e il Tabernacolo dell’eucarestia sono costruiti interamente in marmo e decorati solo con lamine di rame indorato; sulla destra, si trovano due cappelle, una delle quali dedicata alla Beata Vergine del Rosario. Innumerevoli busti e teche di varie dimensioni ospitano le reliquie di 32 santi e martiri della Chiesa (tra questi: S. Colombano Abate, S. Antonio da Padova, SS. Apostoli Pietro e Paolo, S. Ambrogio, S. Nicolao e S. Giovanni Battista), a cui vanno aggiunte le Reliquie della S. Croce.
 
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VAPRIO D'ADDA - Chiesa di San Colombiano

La chiesa di San Colombano è un monumento medievale di assoluto interesse, sia sotto l’aspetto architettonico, sia sotto quello decorativo. L’attuale edificio risale agli inizi del XII secolo, eretto, forse, su un tempio più antico, che la tradizione vorrebbe fondato dal monaco irlandese attorno al 612, durante la sua permanenza in terra lombarda. La chiesa è situata alla periferia del paese sull’alta sponda dell’Adda e deve il suo aspetto austero al rivestimento di masselli di ceppo, la pietra locale. Lavori ottocenteschi ne alterarono il fronte: in basso un portale strombato, con una serie di semicolonne, decorato da una fascia scolpita e da sculture inserite nelle lesene. Sui lati si trovano altri due ingressi, sormontati da lunette istoriate, mentre l’abside, caratterizzata da tre finestre monofore che sovrastano tre oculi, presenta un motivo ad archetti con una ricca cornice modanata. All’interno un grande arco trasversale caratterizza la navata, dividendola in due parti nettamente separate. Particolarmente interessante la zona absidale, preceduta da tre fornici. Della chiesa sucita interesse l’apparato decorativo scultoreo: il fregio di sinistra del portale centrale riporta alcune figure umane insieme ai corpi di due animali che condividono un’unica testa. Più sotto, fra altri rilievi piuttosto deteriorati, riconosciamo quello di una sirena a due code, metà donna, metà pesce, simbolo frequente di “doppiezza” e della disumanizzazione causata dal peccato. Nelle lunette delle porte laterali compaiono, in quella meridionale, un personaggio benedicente circondato da altre tre figure, in quella settentrionale un uomo fra due quadrupedi e un uccello. Sempre all’esterno, altre due sculture “misteriose” si trovano sugli spigoli della parte absidale: una figura, forse femminile, dalla lunga veste e un personaggio a cavalcioni di un animale, di cui si intravede solo la testa.
 
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VAPRIO D'ADDA - Chiesa di Sant'Antonio

La chiesa, risalente al XVII secolo, fra il 1300 e il 1566, costituiva una delle due fondazioni ecclesiastiche presenti a Vaprio assieme a quella dedicata a Sant’Agostino. L’edificio divenne parte integrante del complesso della Villa della famiglia Paleni Falcò dopo che l’ordine del Cardinale di demolirlo completamente non fu rispettato (i materiali di recupero si sarebbero dovuti impiegare per il restauro della chiesa di San Colombano e sulle sue rovine si sarebbe dovuta erigere una croce). Sede parrocchiale del paese fino al 1817, nel cosro del tempo ha subito vari restauri che non ne hanno, tuttavia, alterato l’interno in stile barocco.
 
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VAPRIO D'ADDA - Chiesa di San Bernardino (Resti)

I resti del complesso denominato “ex Chiesa di San Bernardino”, venuti alla luce nel 1985, sono stati attribuiti a tre diversi periodi: all’epoca romana o tardo antica, a quella altomedievale o romanica e al periodo tardomedievale. Rimangono visibili solamente alcuni muri perimetrali che delimitano una pianta rettangolare con abside e parte dei muri in alzato. Della fase di costruzione più antica restano le fondamenta di un grosso muro orientato lungo l’attuale Via Sant’Antonio. Nell’epoca altomedievale l’edificio venne riutilizzato per la costruzione di un piccolo oratorio dedicato a San Paolo, successivamente demolito dopo il 1450° anno di canonizzazione di San Bernardino, per far spazio alla più recente chiesa dedicata al santo. Ulteriori scavi hanno portato alla luce nuove strutture che si pensa siano tombe appartenenti all’edificio religioso di S. Bernardino.
 
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CASSANO SULL'ADDA - Villa Borromeo

Villa Borromeo può considerarsi un gioiello del neoclassicismo lombardo e perla tra le bellezze architettoniche cassanesi. Simbolo della cittadina, vanta una lunga e tormentata storia. Nel 1781 Giovanbattista D'Adda, investito del feudo di Cassano ed alla ricerca di una dimora degna di tanto titolo, incaricò l’architetto Giuseppe Piermarini (autore di capolavori quali il Teatro alla Scala di Milano e la Villa Reale di Monza), di realizzare una nuova residenza, rimaneggiando la preesistente struttura barocca opera di Francesco Croce (che ancora sopravvive nella facciata posteriore del palazzo). L'abbinamento tra lo stile barocco e quello neoclassico ha così contribuito alla nascita di una tra le più pregevoli bellezze architettoniche in Italia. Nel 1879, con la morte del marchese Vitaliano, il titolo nobiliare e, conseguentemente, la prestigiosa residenza passarono alla famiglia Borromeo che dimorò a Cassano fino ai primi decenni del secolo XX, dando un nuovo nome al palazzo. Passata la buia parentesi bellica, durante la quale Villa Borromeo, per volere dei comandi tedeschi e delle autorità della Repubblica Sociale, venne adibita a scuola, l’incuria portò allo smembramento delle sue austere sale in tanti piccoli appartamenti destinati dapprima ad ospitare autorità locali e, poi, ad essere occupati da decine di inquilini ignari dell'artistico rilievo del luogo. Ulteriore degrado fu a causa dei successivi passaggi di proprietà che per anni, offuscarono l'originario splendore della dimora settecentesca. L’opera di recuperò cominciò alla fine degli anni Ottanta. Villa Borromeo, di proprietà privata, è oggi un centro di congressi, meeting e cerimonie, talora set per produzioni cinematografiche o spot pubblicitari. Nel 1986 Poste Italiane ha celebrato il palazzo cassanese dedicandogli un francobollo della apprezzata serie "Ville dItalia".
 
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CASSANO SULL'ADDA - Il portone del Ruscett

Il portone del "Ruscett", da circa tre secoli, separa la piazza principale della cittadina dall’antico villaggio fortificato. è un monumento molto importante per il paese, anche se poco conosciuto. Nel 1764 il Procuratore generale del feudo cassanese, Cesare Somazzi, fece demolire il vecchio portone e quello che rimaneva del ponte levatoio del vicino castello e al suo posto, progettò di innalzare un nuovo arco. Venne eretta una grandiosa porta con l'arma della allora potente casata dei Bonelli. Si procedette, in quegli anni, alla progettazione della piazza cassanese negli spazi che ancora oggi, sommariamente, la caratterizzano. Nel 1787 ebbe termine l’edificazione del nuovo arco e ai suoi lati furono eretti due palazzi dalle facciate "nobili". A disegnare il nuovo ingresso del Ruscett fu chiamato Martini, allievo del Piermarini, il pittore Bonacina eseguì ornamenti con finte lesene, greche e accorgimenti da "tromp-loeil". Le lontane affrescature sono ricomparse nel 2002 grazie al sapiente lavoro dei restauratori che hanno saputo riportare all'antico splendore uno degli angoli più suggestivi della cittadina, con i busti di Vittorio Emanuele II e di Giuseppe Garibaldi, collocati ai lati del "Purtun" tra il 1909 e il 1910.

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