CIVITANOVA MARCHE

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Dati generali

Regione: Marche; Provincia: Macerata; Altitudine: 3 m s.l.m.; Superficie: 46,07 km²; Abitanti: 41.395; Densità: 898,52 ab./km²; Comuni confinanti: Montecosaro, Porto Sant'Elpidio (FM), Potenza Picena, Sant'Elpidio a Mare (FM); Cod. postale: 62012; Prefisso: 0733.
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La città antica

Civitanova alta è rimasta inalterata nel suo impianto medioevale, circondata da mura castellane con chiese, dimore storiche, vicoli e scorci. Vi si entra ad est attraverso la quattrocentesca Porta Sant’Angelo o Porta Marina, trovandosi proprio in Piazza Garibaldi dove si erge la chiesa cinquecentesca del SS. Sacramento appartenente alla Confraternita della Misericordia che gestiva anche l’antico ospedale Santa Lucia. Lungo Via Minniti si affacciano i vicoli della Fortuna, della Luna (detto anche Ghetto degli Ebrei di cui rimane solo un modesto arco in mattoni con un fregio in ferro battuto), dell’Aquila e della Ginestra dai quali è possibile la vista delle mura settentrionali e del paesaggio a nord che spazia fino al promontorio del Conero. In Piazza dell’Unità è edificato Palazzo Donati, risalente al XVI secolo e poi rimaneggiato più volte, si distingue per il portale realizzato in laterizio a lesene e capitelli dorici di gusto settecentesco. Sulla sinistra, in Via Duca d’Aosta, si ammira Palazzo Centofiorini, residenza tra il XVI e il XVII sec. di una delle famiglie più ragguardevoli della nobiltà cittadina, con un bel portale risalente agli inizi del XVI secolo. Da Piazza della Libertà, invece, si dipana Corso Annibal Caro lungo il quale si affacciano l’ottocentesco teatro storico dedicato all’illustre letterato rinascimentale, la chiesa romanico-gotica di Sant’Agostino, oggi Auditorium, e la casa di Annibal Caro, oggi sede della Pinacoteca comunale “Marco Moretti”. Proseguendo, si incontrano i caratteristici vicoli del Pavone, di Sant’Agostino, della Notte e Bonaparte. Rimanendo in Corso Annibal Caro, si può osservare il seicentesco Palazzo Conti e più avanti Piazza della Vittoria, corrispondente all’antico Vicus Cluentensis, primo insediamento di epoca romana, con la Torre dell’Acquedotto fatta edificare nel 1935 dal podestà Pier Alberto Conti; dietro, in Via Croce Santa, la casa natale del ballerino e coreografo Enrico Cecchetti, vissuto tra il 1850 e il 1928. Si giunge così in Via del Sole dove, dall’alto delle mura, si ha una veduta panoramica della campagna marchigiana. Percorrendo Via del Tramonto e le stradine tra le case di mattoni rossi, per una scalinata si arriva in Via della Tramvia, tipica piazzetta del borgo a ridosso dell’ex mercato del bestiame, dove ancora oggi si notano il bastione della quattrocentesca Porta del Ponte, detta poi Porta Mercato, ed il Palazzo della Tramvia, completato nel 1910 in stile liberty. Se si entra nella Città Alta da sud, passando sotto Porta San Paolo, detta anche Porta Zoppa, si percorrono: Via Aurora, stradina caratteristica con casette addossate alla cinta muraria meridionale; Vicolo Paolo Ricci con il palazzo dei marchesi Ricci e l’elegante loggetta a ponticello; il Vicolo dell’Arco fino ad arrivare a Piazza della Libertà dove, oltre alla chiesa di San Paolo Apostolo e il Palazzo della Delegazione, si trova la chiesa di San Francesco, oggi Spazio Multimediale e, di fronte, Palazzo Frisciotti-Bernardini. Sulla piazza si può vedere in restauro il Palazzo Ducale, tardo cinquecentesco, con il bel portale in laterizi. Ammirevole la discesa di Via Oberdan, su cui si affacciano diversi palazzi nobiliari: il Palazzo Ferretti del XVIII sec.; il seicentesco Palazzo Natinguerra della nobile famiglia presente in città fin dal XII secolo; il Palazzo Paci rimodellato in stile neoclassico; l’elegante Palazzo Ciccolini del XVIII sec. dove la famiglia Ciccolini, originaria di Macerata, risiede dal 1622; il palazzo Frisciotti de’ Pellicani che ha ospitato nel 1860 Vittorio Emanuele II, sulla chiave di volta del portale lo stemma gentilizio raffigurante un cane che insegue un pellicano. Una volta arrivati a Porta Marina, se la giornata è serena, si puoi spaziare con lo sguardo fino alla linea dell’orizzonte che apre la vista sul verde della campagna circostante fino a Civitanova Porto e all’azzurro del mare.
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Civitanova Porto

Si comincia ammirando Piazza XX Settembre, una delle più grandi delle Marche, e i giardini pubblici con una bella fontana e le aiuole all’italiana. Caratteristici sono la Vecchia Pescheria in stile liberty e il monumento alla Resistenza dell’artista maceratese Wladimiro Tulli. Da qui si ammirano il quartiere Shangai, che si connota per l’aspetto pittoresco di vecchio borgo marinaro, con le casette antiche che oggi ospitano negozi e ristoranti tipici e il Lungomare Sud, definito verso il mare da aiuole fiorite e verso la città, da aree verdi attrezzate per bambini, una spiaggia di sassi bianchi, stabilimenti balneari accoglienti ed attrezzati, lo Stadio Polisportivo Comunale e alla fin l’imponente monumento ai Caduti in guerra, inaugurato nel 1970, opera dello scultore torinese Giovanni Masoero. Poco lontano, alla foce del fiume Chienti, inizia la pista ciclopedonale del Parco Fluviale del Chienti, un progetto nato per salvaguardare, conservare e difendere il paesaggio. La nuova pista offre l’opportunità di vivere l’ambiente naturale del fiume che incontra il mare. Lasciandosi alle spalle la stazione ferroviaria, si percorre via Duca degli Abruzzi che delimita verso nord il Borgo Marinaro; in fondo a sinistra si innalza la chiesa di Cristo Re rivolta verso il mare con il suo imponente campanile dotato alla sommità di una lanterna-faro. A brevissima distanza dalla chiesa, si trova il porto turistico, circoscritto dal Molo Nord. Al suo inizio sorge lo storico Club Vela, promotore da decenni di prestigiose regate e di corsi di vela e il piccolo faro verde che sorveglia la bocca del porto: da qui si ha la possibilità di una bella veduta della sabbiosa Spiaggia Nord e, in lontananza, del massiccio profilo del Monte Conero. Il Molo Sud è articolato in tre bracci su cui sono ormeggiate le barche da pesca e le caratteristiche “vongolare”; anche da qui si offre uno splendido colpo d’occhio: lo skyline della città fino alla foce del Chienti e la Spiaggia Sud. A metà del Lungomare Nord, ad ornamento di una rotatoria, ecco la ‘lancetta’, tipica imbarcazione da pesca usata dai civitanovesi fino agli anni Cinquanta. La spiaggia si snoda lungo il quartiere di Fontespina fino al fosso Caronte, oltre il quale prosegue sino al torrente Asola, sabbiosa, ricca di arbusti e di specie botaniche tipiche degli ambienti marini delle Marche.
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Palazzo Sforza-Cesarini

Palazzo Sforza-Cesarini, oggi sede del Comune di Civitanova Marche, è edificato dal duca Lorenzo Sforza dal febbraio al dicembre 1862. Il palazzo, imponente nel suo stile tardo-neoclassico, è realizzato con mattoni di cotto ed arricchito da plastici motivi rinascimentali tra cui spiccano cornucopie, maschere e capitelli in terracotta. L’edificio è stato annesso al lato est della Fortezza del Porto, che era stata costruita nel Quattrocento per proteggere la costa e gli abitanti del piccolo borgo marinaro dalle incursioni dei pirati. Nel 1906 il complesso del Palazzo e della Fortezza viene acquistato dalla famiglia Cingoli che lo amplia e lo trasforma per una parte in civile abitazione e per l’altra in pastificio. Dopo la Prima Guerra Mondiale il palazzo diventa Municipio del nuovo Comune autonomo di Portocivitanova. L’unica modifica apportata alla facciata è l’installazione dell’orologio, ancora oggi funzionante. Sotto il loggiato si apre lo storico caffè “Annibal Caro”, detto “Maretto”, presente ancora oggi. L’ala ovest del complesso viene adibita a scuola e deposito di sali e tabacchi. Nel 1938, con la riunificazione della Città Alta con il Porto, diventa la sede ufficiale del Comune di Civitanova Marche. Negli anni Trenta, demolita la parte nord del complesso, viene costruito al suo posto il Cine-Teatro “Beniamino Gigli”, che cambia il nome in “Gioacchino Rossini” dopo la Seconda Guerra Mondiale. Nel 1999 si opera un nuovo restauro degli uffici del Comune e delle sue sedi di rappresentanza.
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Vecchia pescheria

Costruita subito dopo la Prima Guerra Mondiale, di pianta rettangolare, presenta le decorazioni tipiche dello stile liberty a forma di delfino che adornano il tetto. Un tempo centro del commercio del pesce fresco locale, oggi viene utilizzata per la vendita al dettaglio di pesce ed ortaggi.
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Chiesa di Cristo Re

Moderna costruzione iniziata nel 1933 su progetto dell’ingegner Gustavo Stainer e terminata alla fine degli anni Ottanta grazie anche al contributo economico dei pescatori e degli armatori civitanovesi, la chiesa, a navata unica, si caratterizza per le vetrate di vetro policromo e per il campanile progettato dall’architetto Dante Tassotti di Roma, con torre a base circolare alta 33 metri e chiusa da una cuspide a tronco di cono. Il campanile funge anche da faro, indicando le lettere “C” ed “M” dell’alfabeto Mors, iniziali di Civitanova Marche. Il campanile è praticabile salendo 285 scalini o grazie ad un comodo ascensore.
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Lido Cluana

Nel luogo chiamato Lido Cluana dal 1922 viene eretto il primo stabilimento balneare, “Chalet Miramare”. Nel 1930 lo chalet viene distrutto da un incendio e sulle sue ceneri, nel 1933, vengono costruite le Palazzine del Lido Cluana: due edifici gemelli progettati dell’ingegner Gaetano Caradonna, che si dispongono simmetricamente all’antico asse che congiunge il Palazzo Comunale Sforza-Cesarini al mare attraverso Piazza XX Settembre. La decorazione dei fronti fa di questi edifici un esempio di Liberty nella sua manifestazione tarda. Per tutti gli anni Trenta, nella Portocivitanova diventata un centro rinomato di vacanza e di svago, vi si svolgono feste danzanti ed eventi mondani di rinomanza nazionale. Durante la seconda guerra mondiale i servizi del Lido Cluana vengono interrotti e ripresi nel Dopoguerra con la programmazione di serate in riva al mare. Dopo un periodo di abbandono e diverse inappropriate destinazioni d’uso, nel 2003 si avviano i restauri che riconsegnano alla storia ed alla Città uno dei monumenti liberty più interessanti della regione.
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Biblioteca comunale e Teatro civico

La Biblioteca Comunale “Silvio Zavatti” e il Teatro “Enrico Cecchetti” sono ospitati, dal 1998, nella ex Casa del Balilla, edificio di notevole interesse storico perché può vantare come paternità la genialità di Adalberto Libera (1903-1963), uno dei massimi esponenti del Movimento Italiano per l’Architettura Razionale. Il progetto, concepito nel 1931, viene eseguito nel biennio 1934-1935 ed inaugurato il 10 novembre 1935. La Casa del Balilla era il luogo dove i giovani futuri fascisti civitanovesi trascorrevano i pomeriggi in diverse attività intellettuali e ginniche. La fabbrica si presentava come un unico corpo a pianta rettangolare diviso in tre parti: quelle nord e sud, quasi uguali, con interni a tutta altezza destinati a palestra ed a cine-teatro; la parte centrale, divisa a metà sull’asse principale e destinata ad uffici e sale riunioni. Sul lato orientale, all’esterno, una lunga balconata con scale all’estremità, che si affacciava su un attrezzato impianto per l’atletica e, oltre questo, verso la distesa del mare. Nel dopoguerra l’edificio, non danneggiato durante il periodo bellico, ha subito continui mutamenti di destinazione d’uso, divenendo nel 1944 comando delle truppe di liberazione polacche, poi sede del Genio Civile, quindi Mostra della Calzatura e, poi ancora, palestra e sala cinematografica. Negli anni Novanta il restauro e la trasformazione, soprattutto al suo interno, per ospitare nell’ala sud il Cine-teatro “Enrico Cecchetti” e in quella nord la Biblioteca Comunale “Silvio Zavatti”.
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Chiesa dei SS. Pietro e Marone

Edificata tra il 1841 e il 1853 in forme neoclassiche, è stata per lungo tempo l’unica parrocchia di Porto Civitanova. Restaurata negli anni Novanta, presenta sulla facciata le statue dei due Santi Pietro e Marone e all’interno, sull’altare maggiore, un pregevole quadro raffigurante la Vergine della Misericordia.
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Santuario di Santa Maria Apparente e Torrione

Tipica chiesa di campagna risalente al XV sec., più volte rimaneggiata, sorge dove la tradizione vuole che il 5 giugno 1411 sia apparsa ad un contadino la Vergine Maria. La credenza popolare afferma che le puerpere, bevendo l’acqua santa del pozzo inglobato nella chiesa, abbiano grande abbondanza di latte. Ogni anno il 5 giugno si celebra la festa di Santa Maria Apparente, co-patrona con San Marone della Città di Civitanova Marche. Nello stesso quartiere si trova il Torrione, un antico mulino fortificato risalente al sec. XIV.
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Chiesa di San Marone

San Marone, patrono della città, primo apostolo del Piceno, martirizzato tra il I ed il II secolo d.C., forse già nel IX secolo ebbe una chiesa a lui edificata per custodirne le reliquie, sempre più venerato dalla popolazione. Intorno al sacro edificio si forma nel Medioevo un piccolo nucleo urbano chiamato Ripa di San Marone, che però viene distrutta dai fermani. Alla fine dell’Ottocento la chiesa subisce un radicale restauro che la dota di un nuovo campanile. L’autore del restauro è l’architetto Giuseppe Sacconi, cui si dovrà la costruzione del Vittoriano a Roma. Lavori di ulteriore restauro eseguiti nel 1946 portano alla luce nuovi reperti che attestano che nell’area circostante esisteva un insediamento romano e paleocristiano. Oggi la chiesa-santuario di San Marone si presenta con una navata centrale e due laterali e conserva resti architettonici antichi provenienti dal primitivo complesso; la facciata presenta una lunetta sul portale principale, opera eseguita alla fine dell’Ottocento dall’artista Sigismondo Nardi.
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Spazio Multimediale San Francesco

La chiesa di San Francesco di Civitanova Marche Alta, costruita con il titolo di Santa Maria Maddalena, diventa in seguito chiesa di Santa Maria e San Francesco. Il suo primo impianto si fa risalire al XIII secolo, con rimaneggiamenti successivi operati nella metà del Settecento, che l’hanno configurata come oggi si può vedere. Dopo la soppressione degli Ordini Religiosi la chiesa di San Francesco è stata abbandonata, l’attiguo convento utilizzato come caserma dei Carabinieri e poi come sede della Pretura e delle carceri. Prima dell’attuale restauro evidenti erano i segni del lento ed irreversibile degrado, dovuto all’incuria e al sisma umbro-marchigiano del 1997. Oggi lo Spazio Multimediale “San Francesco” è nel circuito delle attività culturali che connotano da tempo il lavoro della Pinacoteca Comunale “Marco Moretti” e tutta la Città Alta gode di un sistema museale diffuso.
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Chiesa di San Paolo

Già esistente nel 1212, la chiesa di San Paolo viene elevata a Collegiata nel 1592 con papa Clemente VIII. In occasione della sistemazione urbanistica della piazza principale della Città Alta, oggi Piazza della Libertà, nel 1734 la chiesa viene demolita e posta in senso orizzontatale alla piazza. La prima pietra viene posta nel 1736 e i lavori terminano nel 1753 con l’apertura al culto. Durante la ricostruzione viene demolita la torre civica e costruita a destra della facciata principale quella con l’orologio. Da notare il fonte battesimale del secolo XV formato da una pietra legata secondo la tradizione a san Marone che poggia su un capitello medievale. Nella chiesa di San Paolo è conservata una parte delle reliquie del santo patrono. (Foto: Tramannoni)
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Palazzo della Delegazione Comunale

Nel 1867 l’antico Palazzo Priorale viene demolito e al suo posto viene costruita la nuova sede municipale nell’atrio del quale è affissa la lapide romana con inciso Cluentensis Vicus, antico nome della città. Un’ampia scalinata fa accedere agli uffici comunali e alla sala consiliare affrescata dal famoso pittore civitanovese Ulisse Ribustini che, a fine Ottocento, vi raffigura le storie dell’Eneide in onore di Annibal Caro e i ritratti di nobili locali.
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Teatro “Annibal Caro”

Il 5 febbraio 1859 la Municipalità decide di demolire il vecchio teatro in legno di Civitanova Marche Alta. Nell’edificare il nuovo teatro si pone all’ingresso il portale del 1480 appartenuto al Palazzo Santucci. Viene inaugurato il 20 luglio 1872. Nel 1997, dopo il restauro e una chiusura di 14 anni, il teatro “Annibal Caro” riapre al pubblico e da allora è sede suggestiva di iniziative culturali e di spettacoli di danza e prosa.
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Pinacoteca Comunale “Marco Moretti”

La Pinacoteca Comunale “Marco Moretti” ha un'intensa attività espositiva, educativa e formativa, rivolta a diverse tipologie di pubblico. Nasce nel 1972 per volere del maestro elementare Luciano Moretti e intitolata al figlio prematuramente scomparso. Nel 1998 trova idonea collocazione con il trasferimento nella casa natale del letterato rinascimentale Annibal Caro.
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Auditorium di Sant’Agostino

Nel Settecento la chiesa a navata unica, di impianto romanico-gotico, intitolata prima a Sant’Antonio e poi a Sant’Agostino, edificata nel cuore della Città Alta, viene radicalmente rinnovata all’interno, adeguata alla moda Rococò, abbellita con gli eleganti stucchi, rialzata per far posto all’organo Callido e nuovamente coperta a ‘botte’. Negli anni Novanta l’ex chiesa di Sant’Agostino viene restaurata e destinata ad Auditorium, luogo privilegiato ad ospitare mostre d’arte ed eventi culturali di alto livello. Restaurato negli stessi anni, oggi perfettamente funzionante, il magnifico organo del veneziano Gaetano Antonio Callido, allievo di Pietro Nacchini, stimato organaro di origini dalmate. L’Auditorium di Sant’Agostino, dirimpetto alla Pinacoteca Comunale “Marco Moretti”, da anni è lo spazio eccellente per eventi eccellenti: mostre d’arte di risonanza nazionale, concerti di musica antica, convegni, performance di danza classica e moderna, happening culturali.
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Chiesa dei Padri Cappuccini

La chiesa, dedicata a S. Giovanni Battista, fu ricostruita nel 1819. Il suo interno è ricco di opere d’arte.
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Chiesa di S. Maria degli Angeli detta della Madonna dei Lumi

Edificata nel 1794, la chiesa contiene una cappellina con l’affresco, di autore ignoto, dedicato alla Vergine Maria con Bambino tra i Santi Giovanni Battista e Giacomo Maggiore. Il complesso è stato edificato per ricordare la miracolosa apparizione e gli straordinari bagliori volti a suggerire il luogo dove edificare la futura chiesa. Questi eventi prodigiosi spiegano il nome di Madonna dei Lumi con cui la devozione popolare indica il luogo e la chiesa.
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Museo storico del trotto

Struttura unica nel suo genere in Italia, il Museo espone al pubblico una notevolissima quantità di materiale documentario delle corse al trotto: programmi di corse, manifesti, documenti iconografici, cinematografici, una ricchissima biblioteca, una vasta emeroteca e cimeli dedicati al mondo del cavallo “attaccato”. In questa struttura sono inoltre conservate opere d’arte sempre dedicate al cavallo, raffinate stampe inglesi ed americane, opere di grafica, ex voto.
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Villa San Michele e Villa Conti

Villa San Michele, situata tra il Porto e la Città Alta, è stata la residenza della famiglia Conti, aristocratici terrieri originari della cittadina di Fiastra. La villa si presenta come un complesso di edifici ed attrezzature di servizio distribuite all’interno di un vasto parco, arricchito da pregevoli essenze arboree. Nata fin dalla seconda metà dell’Ottocento come dimora agricola per il controllo dei vasti possedimenti terrieri, è nel Novecento che diviene una dimora di villeggiatura e di mondanità realizzata nelle forme di uno sgargiante eclettismo. Oltre a personaggi appartenenti all’alta aristocrazia romana, vi trovano soggiorno politici ed artisti. Il progetto dell’intera sistemazione del parco e degli edifici viene affidato all’architetto bolognese Paolo Sironi che, oltre ad eseguire interventi di maquillage sugli edifici esistenti, realizza la sua opera più importante: Villa San Michele, l’esempio più significativo del Liberty marchigiano, iniziata nel 1907 e terminata nel 1910. Le facciate dell’edificio sono arricchite da pregevoli decori in pietra artificiale di colorazione variabile dal grigio al bianco che riprendono i temi tipici del nuovo stile. D’interesse particolare sono il portale in forma di cuore rovesciato, i bow-windows poligonali e la torretta angolare. Durante i bombardamenti dell’ultimo conflitto mondiale, l’edificio e la chiesetta in stile neogotico rimangono illesi, al contrario della villa padronale e di altri edifici che successivamente vengono ricostruiti nelle forme di un’architettura oramai contemporanea. (Foto: Enrico Lattanzi).

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