CITTA' DI CASTELLO

Cambia Comune

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Dati generali

Regione: Umbria; Provincia: Perugia; Altitudine: 288 m s.l.m.; Superficie: 387,32 km²; Abitanti: 39.913; Densità: 103,05 ab./km²; Comuni confinanti: Apecchio (PU), Arezzo (AR), Citerna, Cortona (AR), Mercatello sul Metauro (PU), Monte Santa Maria Tiberina, Monterchi (AR), Montone, Pietralunga, San Giustino, Sansepolcro (AR), Sant'Angelo in Vado (PU), Umbertide; Cod. postale: 06012, 06010, 06018; Prefisso: 075.
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Palazzo Comunale

Il Palazzo del Comune detto anche dei Priori, è uno dei palazzi pubblici più importanti in Umbria. La costruzione iniziò nel 1322; si interruppe dopo l’ultimazione del primo ordine di bifore nel 1338 e non fu mai portata a termine. Sulla lunetta della porta maggiore è scolpito lo stemma del Comune e sull’architrave un’iscrizione, ormai consunta, ricorda il nome dell’architetto, Attraverso un'ampia scalinata cinquecentesca si raggiunge la Sala del Consiglio comunale dove sono visibili frammenti di affreschi e numerose epigrafi romane che costituiscono una preziosa testimonianza della vita dell’antico municipio di Tifernum Tiberinum.
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Palazzo del Podestà

Edificio pubblico ultimato nel 1368. Il loggiato verso piazza Fanti fu costruito verso il 1620, mentre la facciata prospiciente piazza Matteotti fu completamente rifatta nel 1687.
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Palazzo Vitelli alla Cannoniera

Così chiamato perché costruito nei pressi di una fonderia (o deposito) di cannoni, è uno dei cinque Palazzi che la famiglia Vitelli eresse a Città di Castello tra la fine del ‘400 e la seconda metà del ‘500. Palazzo Vitelli alla Cannoniera è costituito da cinque corpi di fabbrica che testimoniano le varie fasi costruttive e si data fra il 1521 ed il 1545. L’impianto architettonico deriva da coevi modelli fiorentini, grazie agli stretti rapporti che legavano i Vitelli, signori della città, al capoluogo toscano. L’edificio ebbe una destinazione nuziale; la tradizione locale vuole che il Palazzo e i suoi bellissimi affreschi siano legati al matrimonio tra Alessandro Vitelli e Paola Rossi di San Secondo Parmense, evento ricordato in un’iscrizione all’interno dell’aristocratica dimora. Nel 1912 l’antiquario e restauratore tifernate Elia Volpi lo restituì all’antico splendore e lo donò alla municipalità per farne la sede della Pinacoteca Comunale.
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Palazzo Vitelli a San Giacomo

Fu costruito nei primi decenni del Cinquecento per Paola Rossi di San Secondo Parmense, moglie allora di Vitello Vitelli; rimasta vedova, nel 1528 sposò Alessandro, cugino del defunto marito. L’interno conserva il cortile a colonnati, la loggia al primo piano, i bei soffitti a cassettoni e soprattutto degli interessanti affreschi. Al termine dei lavori di restauro, attualmente in corso, il Palazzo diventerà la sede prestigiosa della Biblioteca comunale “Giosuè Carducci”.
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Palazzo Vitelli a Sant'Egidio

Splendido edificio costruito intorno alla metà del XVI secolo per Paolo II Vitelli (1519-1574), celebre condottiero a servizio dei Farnese di Parma e dell’imperatore Carlo V. La facciata verso il giardino mostra un alto porticato a cinque arcate sostenute originariamente da colonne che, danneggiate dal terremoto del 1789, sono state inglobate nei grandi pilastri. Il Palazzo prospetta su quello che un tempo era uno splendido giardino all’italiana, dove troviamo ancora un boschetto di lecci e un ninfeo. Il vasto giardino è recintato a nord-est dalle antiche mura urbiche e in fondo, su un rialzo, appare l’elegante architettura della Palazzina Vitelli, costruita attorno ad una torretta medievale.
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Palazzo Bufalini

Palazzo Bufalini sorge su un lato di Piazza Matteotti, ma la sua facciata principale è rivolta verso Piazza Andrea Costa. L’edificio fu costruito dai marchesi Giulio Bufalini e Francesca Turina. La facciata, rimasta incompiuta, venne ripresa dal primo piano e terminata nel 1767. Alla fine del XVI secolo fu costruito anche il porticato a colonnati, riedificato su pilastri nell’aspetto attuale intorno al 1877. La facciata prospiciente Piazza Matteotti risale al 1899, quando con la nuova sistemazione della piazza furono demoliti la chiesa di San Fortunato ed alcuni edifici che sorgevano lì accanto. Dal 1873 Palazzo Bufalini divenne sede del Circolo degli Illuminati, ospitando nelle sue sale varie iniziative culturali, così come nel “Quadrilatero”, spazio espositivo recentemente restaurato. Tra il 1905 e il 1908 fu realizzata la copertura in vetro e metallo del loggiato a pianterreno, ancora oggi utilizzato per iniziative di vario genere e sede dell’Ufficio Informazioni Turistiche.
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Ospedali Riuniti

Fino all’anno 2000 il grande edificio posto in via G. Oberdan è stato sede dell’ospedale cittadino. Nel 1773 mons. Luigi Gazzoli (1735-1809), Governatore di Città di Castello, riunì qui gli ospedali di Santa Maria della Misericordia e di San Florido ai quali si aggiunse la torretta campanaria con orologio e la loggia laterale sinistra. Nella zona centrale della facciata, sotto le finestre del primo piano, si trovano tre armi in pietra raffiguranti rispettivamente i Santi Florido e Amanzio, patroni della città, lo stemma del Comune di Città di Castello e quello di mons. Gazzoli. La lapide murata al di sotto delle tre insegne ricorda le vicende che portarono al completamento dell’opera nel 1785.
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Palazzo Vitelli in piazza

Iniziato probabilmente nel 1487 da Camillo, Paolo e Vitellozzo Vitelli, fu terminato da Alessandro dopo il 1546. Il cornicione è stato aggiunto nel corso del XVIIII secolo, quando ormai il Palazzo era passato di proprietà alla famiglia Bufalini. La facciata posteriore si apre su un ampio cortile luminoso che è limitato a nord da un altro corpo di fabbrica, indicato come Palazzo Vitelli all’Abbondanza. In realtà questo è il primo nucleo dell’edificio e certamente già in origine costruito come magazzino del grano, onde il nome all’Abbondanza. All’interno sopra il sotterraneo si estende la scuderia.
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Campanile cilindrico

Risalente ai secoli XI e XII, il Campanile cilindrico del Duomo è testimone unico delle lontane origini romaniche della Cattedrale tifernate. La parte inferiore è la più antica, mentre la congiunzione superiore gotica, caratterizzata da un doppio ordine di aperture indica interventi successivi, risalenti al 1283-1284. Il Campanile ha una circonferenza esterna di m. 7, interna di m. 4,50 ed una altezza di m. 43,50. La struttura termina con un coronamento a cono in cui è ubicata la cella campanaria.
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Palazzo Vescovile

Il Palazzo Vescovile deve la sua forma attuale ai vari rifacimenti effettuati nel corso dei secoli, in particolare dopo il rovinoso terremoto del 1789 che provocò numerosi crolli in città. Il primitivo Vescovado, risalente forse all’XI secolo, era collocato in origine nel luogo dove oggi sorge il Palazzo Comunale o dei Priori, attiguo alla Cattedrale di San Florido, mentre la sede delle magistrature cittadine si trovava presso l’odierno palazzo vescovile, accanto alla Torre civica. Per circa un secolo il Comune fece pressione sui vari vescovi tifernati affinché acconsentissero ad una permuta fra le due sedi. Il definitivo cambio di proprietà degli edifici avvenne nei primi decenni del XIV secolo, quando il vescovo si stabilì presso il Palazzo Comunale contiguo alla Torre e il Comune ottenne il Vescovado per trasformarlo nel Palazzo dei Priori. Tra il 2003 e il 2006 sono state realizzate opere di miglioramento sismico, consolidamento e restauro; tali interventi hanno portato alla luce i resti dell’antica chiesa di Santo Stefano, inglobata all’interno dello stesso Palazzo Vescovile.
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Il ''Torrione'' di via Gramsci

Un intero bastione delle mura urbiche tornato recentemente alla luce grazie ad un sapiente lavoro di recupero storico e conservativo. Si tratta di una costruzione che per secoli ha conservato ben tre livelli di imponenti strutture architettoniche: il basamento di una torre cilindrica risalente al XII secolo, maestose e possenti mura difensive e camminamenti sotterranei che conducevano all’arteria principale della città. Intorno al Torrione sono riemerse le arcate delle mura cinquecentesche e la successiva stratificazione del XIX secolo. Appartenuto in passato alla famiglia Mignini, il Torrione era coperto da uno dei più bei giardini pensili della città. Attualmente la struttura viene utilizzata per iniziative culturali.
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La Cattedrale

La Cattedrale di Città di Castello è dedicata ai Santi Florido e Amanzio, La costruzione primitiva, secondo la tradizione, sorse sulle rovine di un tempio pagano eretto da Plinio il Giovane, “patrono” di Tifernum Tiberinum, attuale Città di Castello: il vescovo Florido (ca. 520-600), dopo la distruzione della città da parte dei Goti, animò la ricostruzione di Tifernum e la riedificazione della chiesa in onore di San Lorenzo. Successivamente nel 1032 il vescovo Pietro consacrò una seconda Cattedrale, dedicandola ai Santi Florido e Amanzio, Patroni della città e della diocesi. Testimone di questa fase costruttiva è il Campanile cilindrico. Nel 1356 il rinvenimento nella chiesa inferiore del sepolcro e delle reliquie dei due protettori suscitò un grande fervore popolare che si tradusse in numerose opere di abbellimento. Per la terza e definitiva consacrazione bisognerà attendere il 1540, quando la chiesa ha assunto l’attuale conformazione che richiama un ambito culturale decisamente fiorentino. La facciata rivolta verso il giardino del Cassero fu iniziata nel 1632, ma non venne portata a termine per la morte (1646) del vescovo Raccagna che ne aveva promosso la realizzazione. L’attuale scalinata principale risale al 1877, mentre quella laterale fu realizzata da Venanzio Righi nel 1780. La cupola fu ricostruita dall’architetto Tommaso Catrani dopo il disastroso terremoto del 1789 e fu interamente affrescata da Tommaso Conca ed aiuti tra il 1795 ed il 1797.
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Chiesa di San Francesco

Consacrata nel 1291, della primitiva costruzione rimangono le tre absidi poligonali e il fianco destro dove compaiono delle bifore tamponate e un portale ogivale. L’interno, a croce latina e ad un’unica navata, fu completamente trasformato in forma barocca tra il 1707 ed 1727. In fondo a sinistra vi è la cappella Vitelli costruita verso la metà del 1500 su disegno di Giorgio Vasari. Dello stesso artista è anche la grande tavola raffigurante l’Incoronazione della Vergine (1563), commissionata da Gentilina Della Staffa Vitelli, madre di Paolo e di Chiappino, qui tumulati insieme a Nicolò Vitelli, il “Padre della Patria”, morto nel 1486. Sull’altare dedicato a San Giuseppe, appartenuto alla famiglia Albizzini, si trovava lo Sposalizio della Vergine (oggi sostituito da una copia), dipinto da Raffaello nel 1504, sottratto nel 1798 dalle truppe napoleoniche e conservato attualmente a Milano nella Pinacoteca di Brera.
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Chiesa e chiostro di San Domenico

La monumentale chiesa domenicana fu iniziata nel XIV secolo e terminata nel 1424. La facciata è incompiuta, sul fianco sinistro si trova la quadrata torre campanaria e il portale a ogiva. All’estremità della navata, i due altari rinascimentali custodivano due autentici capolavori, quello a destra la Crocifissione di Raffaello, dipinta attorno al 1503 per conto della famiglia Gavari, oggi alla National Gallery di Londra, e quello a sinistra il Martirio di San Sebastiano di Luca Signorelli, realizzato nel 1498 per la famiglia Brozzi e attualmente conservato nella Pinacoteca Comunale. L’altare maggiore della chiesa conserva il corpo della Beata Margherita (1287-1320), terziaria domenicana, detta la Cieca della Metola, dal luogo in cui nacque. Nell’attiguo ex convento sorge il chiostro seicentesco, recentemente acquisito dal Comune di Città di Castello, con duplice ordine di arcate sovrapposte. Terminato tra il 1662 e il 1667, nelle lunette sono dipinti ad affresco fatti e miracoli della vita della Beata Margherita.
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Chiesa di Santa Maria Maggiore

La chiesa, appoggiata alle mura dell’antico pomerio, risale in origine al XIII secolo ed era intitolata a Santa Maria della Neve. Quando Niccolò Vitelli, appartenente alla famiglia egemone della città, nel 1482 conquistò Città di Castello, decise di riedificarla usando come materiale da costruzione i resti della rocca, situata nelle vicinanze e fatta demolire dopo il 1474. I lavori di costruzione della chiesa nelle forme attuali sono documentati dal 1483 al 1509. L’edificio è stata restaurato negli anni 1935-1939. Dietro l’altare maggiore sono stati adattati gli stalli del coro, già nella chiesa del monastero di Ognissanti, realizzati nella seconda metà del XVI secolo su commissione di Beatrice Vitelli, che nel 1536 entrò nel convento agostiniano come educanda e vi rimase poi come suora.
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Santuario della Madonna delle Grazie

La chiesa, oggi Santuario, fu costruita tra il 1363 e il 1381 dai Padri Serviti; della primitiva costruzione gotica rimangono soltanto il portale laterale, con i resti di un affresco tardogotico nella lunetta, l’abside e il campanile, mai ultimato. La costruzione rettangolare che sporge su via del Gonfaloniere è l’ampliamento seicentesco di un’antica cappella edificata nel 1489. Di fronte alla cappella si trova l’Oratorio della Compagnia della Madonna, sul cui altare, dietro uno sportello, è collocata l’immagine della Madonna col Bambino tra i Santi Florido e Filippo Benizi (1456), venerata come “Madonna delle Grazie”, dipinta da Giovanni da Piamonte, seguace ed aiuto di Piero della Francesca che qui ha lasciato l’unica sua opera firmata e datata. L’opera, oggetto di grande devozione da parte dei tifernati, in passato veniva scoperta alla venerazione dei fedeli soltanto due volte l’anno, il 26 agosto per la festa liturgica e il 2 febbraio, festa della Presentazione di Gesù al Tempio; di recente invece il 26 di ogni mese. Adiacente alla chiesa è l’ex Convento servita, dove nel secolo scorso ebbero sede il “pellagrosario” e successivamente una sezione dell’Ospedale Psichiatrico di Perugia.
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Chiesa degli Zoccolanti

Uscendo dal centro storico della città, troviamo su una leggera altura il Convento di San Giovanni Battista dei padri Minori Osservanti, detti gli Zoccolanti. La chiesa fu costruita tra il 1473 ed il 1529 e venne in seguito trasformata nei secoli XVII e XVIII. Della primitiva costruzione, portata a termine grazie al prezioso apporto del vescovo Giulio Vitelli, rimane il portale ed il chiostro al centro del quale vi è una cisterna ben conservata che reca un’antica iscrizione e una data: DOMINUS JULIUS DE VITELLIS MDXXVI. Sotto il portico della facciata della chiesa è collocata una copia del San Giovanni Battista eseguito da Donatello nel 1457 per il Duomo di Siena. Anche questo complesso religioso, a riprova del profondo attaccamento dei tifernati verso i francescani, venne costruito con il concorso della popolazione locale ed ebbe anche la protezione di nobili famiglie. Si narra che Angela Rossi dei Conti di San Secondo Parmense, madre del cardinale Vitellozzo Vitelli, fece costruire in una sola notte la strada che dalla città portava al convento.
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Pinacoteca comunale

La Pinacoteca Comunale trovò sistemazione nell’attuale sede quando nel 1912 Elia Volpi, pittore, restauratore ed antiquario tifernate di fama internazionale, donò al Municipio il cinquecentesco Palazzo Vitelli alla Cannoniera. Costruito in tempi diversi, l’edificio assunse il definitivo aspetto nella prima metà del cinquecento e fu così denominato per la vicinanza di una fonderia o deposito di cannoni. Il Palazzo, nobile esempio di dimora rinascimentale, venne edificato in occasione delle nozze di Alessandro Vitelli e Angela Paola dei Rossi di San Secondo Parmense. La collezione d’opere qui conservata è, per importanza, seconda in Umbria soltanto alla Galleria Nazionale di Perugia. La grande pala con la “Madonna in trono” col Bambino e sei angeli del Maestro di Città di Castello, fedele seguace di Duccio di Boninsegna, è il dipinto più antico qui conservato. Unico esemplare di oreficeria è il “Reliquiario del braccio di Sant’Andrea”, datato 1420, attribuito allo scultore fiorentino Lorenzo Ghiberti. Di Luca Signorelli, attivo a Città di Castello tra il 1474 ed i primi del ‘500, la Pinacoteca conserva importanti opere: la più antica è il frammento di un affresco raffigurante San Paolo dipinto sulla parete esterna della Torre Civica. L’attività documentata di Raffaello a Città di Castello è compresa tra il 1499 e il 1504, quando dipinse lo “Sposalizio della Vergine” per la Cappella Albizzini nella chiesa di San Francesco, oggi conservato nella Galleria di Brera, a Milano. In Pinacoteca, di Raffaello giovane, si conserva lo Stendardo della S.S. Trinità (1500 c.), ex voto per la peste.
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Museo del Duomo

Il Museo del Duomo di Città di Castello, tra i più estesi tra quelli adibiti a musei d’arte sacra, risulta distribuito su due piani attigui alla Basilica Cattedrale dei Santi Florido e Amanzio. Vi sono conservate importanti opere di oreficeria. Vi si conserva il Tesoro di Canoscio, una collezione di 25 oggetti usati per la liturgia eucaristica, esemplari d’arte paleocristiana del VI secolo, rinvenuti nel 1935 presso il Santuario di Canoscio, nei dintorni di Città di Castello, durante lavori di aratura. La scoperta archeologica è una delle più importanti degli ultimi secoli. L’elevato numero di pezzi che lo compongono (calici, piatti, patene, cucchiai, pisside e colatoi) rendono la collezione rara e di immenso valore storico. Troviamo poi la Madonna col Bambino e San Giovannino, tempera su tavola della seconda metà del Quattrocento (1486 ca.), opera di Bernardino di Betto detto il Pinturicchio. Importanti documenti d’archivio trovano degna sistemazione al piano superiore della struttura museale tra cui una Pergamena dell’imperatore Federico Barbarossa (1163) e un Codice pergamenaceo dell’XI secolo contenente la Regola di Sant’Agostino. Da segnalare anche un Sigillo in piombo di una bolla pontificia di Papa Alessandro II (1061 - 1073) e la Targa funeraria di Alessandro Vitelli, in piombo, del 1554.
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Percorso Natura

Un territorio caratterizzato da ampie pianure, da dolci colline coltivate, boschi, antichi pievi, casali, ville e castelli; dovunque le testimonianze di un passato ben vivo del quale il Tevere ha determinato la storia e la fortuna, grazie alla fertilità che ha portato a tutto il territorio circostante. Ancora oggi è possibile godere di questo patrimonio percorrendo vecchi e nuovi sentieri, primo fra tutti quello francescano che partendo da La Verna si sviluppa in tutta la valle ripercorrendo i luoghi cari a Francesco: conventi, pievi, eremi situati marginalmente rispetto ai circuiti turistici più frequentati ma un percorso a forte valenza spirituale lungo itinerari riproposti con precisione e ricchezza di particolari storici.

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