CECCANO

Cambia Comune

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Dati generali

Regione: Lazio; Provincia: Frosinone; Altitudine: 200 m s.l.m.; Superficie: 61,06 km²; Abitanti: 23.565 abit. Densità: 384,93 ab./km²; Comuni confinanti: Arnara, Castro dei Volsci, Frosinone, Giuliano di Roma, Patrica, Pofi, Villa Santo Stefano; Cod. postale: 03023; Prefisso: 0775.
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Castello dei Conti de' Ceccano

Il millenario castello, posto sul luogo dell’antica acropoli, fu nel Medioevo il centro di comando della potente famiglia de’ Ceccano e successivamente, dei principi Colonna di Roma. Questi lo adibirono a carcere e svolse questa funzione fino al 1973, come si può vedere dai graffiti lasciati dai detenuti. Notevole è il oanorama che si gode dal bastione sterno, dal camminamento e dalla torre mastio.
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Chiesa di San Nicola

La struttura primitiva della chiesa, situata al di fuori della cinta muraria della città, aveva una forma romanica canonica a tre navate con il tetto a capanna e il primitivo campanile la forma di untiburioe, per cui le funi delle campane cadevano vicino all’altare maggiore. Nel XIII secolo, probabilmente perché in cattivo stato, l'edificio venne in parte distrutto e poi ricostruito a pianta irregolare da alcuni conti della famiglia De Ceccano, come testimoniano le iscrizioni in caratteri gotici su alcuni pilastri. Nel 1814 Domenico Sindici fece demolire il vecchio altare maggiore, fatto di laterizi e in stile barocco, e lo fece sostituire con uno in marmo. Il nuovo altare venne dedicato all'arcangelo Raffaele, in memoria di Raffaele Sindici, padre di Domenico, come ricorda un’epigrafe posta all’ingresso della chiesa. Nel 1882 fu invece costruita la sagrestia per volere di Mons. Lorenzo Gizzi, curiale e uditore della Sacra Rota, sfruttando i locali sopra il cimitero comunale, posto sotto la chiesa. In ricordo di Gizzi, finanziatore dei lavori, venne successivamente apposta una lapide commemorativa, ancora esistente, al di sopra della porta d'ingresso ai nuovi ambienti. L'intera costruzione venne restaurata nel 1923, ma fu danneggiata dai bombardamenti americani subìti dalla città nel 1943/44: la sagrestia e la cappella andarono distrutte, mentre il tetto e il campanile subirono ingenti danni. Il successivo restauro fu realizzato dal Genio Civile. Interessante la tela databile al XVII secolo realizzata da un pittore locale, in cui vi sono raffigurati San Nicola, il Crocefisso e Santa Caterina d'Alessandria, firmata PL 1600 O (obtulit) dove il paesaggio riprodotto sotto la Croce è riconducibile con molta probabilità a Ceccano, vista la presenza dei Monti Lepini sullo sfondo e la chiesa di San Nicola in primo piano, con il caratteristico campanile. Di tutti i dipinti esistenti, il tempo ha risparmiato solo un affresco esterno del XV secolo, posto dentro un lunotto che si trova tra il portale e il campanile. Il soggetto è la Vergine con il Bambino, meglio nota ai ceccanesi come "Madonna della Foresta", poiché in origine la chiesa sorgeva proprio in mezzo ad un bosco. Nel 2013 la chiesa è stata coinvolta in un grande progetto di restauro che ha coinvolto sia l'interno che l'esterno dell'edificio sacro. Il progetto ha permesso di riportare la chiesa al suo antico splendore, mettendo in mostra le diverse fasi che l'hanno coinvolta nel corso dei secoli.
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Chiesa di San Sebastiano

Situata ora in piazza Municipio, fu costruita extra moenia, nei pressi di una porta delle mura castellane, per volere del cardinale Annibaldo IV de Ceccano, su una proprietà del fratello Giacomo. Nel 1346 papa Clemente VI, su richiesta del cardinale Annibaldo, concede la licenza di poter costruire nel castello di Ceccano una cappella con campanile, cimitero e chiostro, per i frati Minori della Provincia Romana. Ma la maggior parte delle sue disposizioni sono disattese e il patrimonio messo a disposizione per il progetto viene disperso. La Chiesa viene così costruita con i pochi mezzi giunti a Ceccano ma senza convento. Inoltre le lotte intestine dei De Ceccano portano alla decadenza della chiesa stessa e al suo abbandono. Sono i Colonna, infeudati ufficialmente da papa Clemente VII, come conti di Ceccano, che nel 1523 riedificano la Chiesa inglobando la precedente chiesa medievale e la dedicano a San Sebastiano come comprotettore insieme a San Rocco. Questo ritorno all'antico splendore spinge i frati Minori a riprenderne il possesso fino al 1652, quando papa Innocenzo X ordina la soppressione dei piccoli conventi e la chiesa di San Sebastiano entra a far parte della parrocchia di San Giovanni Battista. Dal 1868 la struttura viene affidata alle Suore di Carità congiuntamente alle Figlie di Maria. Ma subentrata la crisi degli ordini religiosi del dopo concilio giovanneo, le Suore di Carità sono costrette ad abbandonare la cura della chiesa di San Sebastiano portandola ad una nuova fase di degrado che durerà fino al 1980, quando la Confraternita del SS.mo Sacramento e Rosario decide di far restaurare e riaprire la chiesa con una solenne cerimonia. Da segnalare l’organo portativo del 1736, commissionato alla bottega artigianale Catarinozzi/Spadari di Affile in ricordo del Giubileo del 1775 e il labaro processionale ottocentesco che rappresenta l’Immacolata e i confratelli della Congregazione della Concezione davanti a uno sfondo rappresentante il panorama di Ceccano come era in quegli anni.
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Badia dei Padri Passionisti

Nel luogo in cui si trova oggi il convento dei Passionisti sorgeva, già a partire dal XII secolo, un insediamento dei Benedettini che comprendeva l'abitazione dei monaci, terreni, strutture rurali e una cappella intitolata a S. Maria di Corniano. Secondo la tradizione, infatti, la Madonna sarebbe apparsa a un pastore sui rami di un corniolo. Nel 1747 il vescovo di Ferentino, mons. Borgia, affidò la struttura a San Paolo della Croce, fondatore dell'ordine dei Padri Passionisti. Concluse le pratiche legali per la fondazione della nuova comunità religiosa, cominciarono i lavori per rendere la struttura della Badia adatta a ospitarla. Negli accordi di fondazione si affidava ai Passionisti l'incarico di assistere il popolo nella salute e nello spirito, un compito che i religiosi assolsero pienamente durante la seconda guerra mondiale: a seguito dei bombardamenti che colpirono la città, infatti, i Padri Passionisti offrirono accoglienza e sostentamento agli sfollati. Il convento ospitò la V Batteria tedesca e per breve tempo anche l'ospedale militare. Durante gli scontri che seguirono l'avanzata degli alleati, i religiosi continuarono a offrire assistenza ai bisognosi; alla Badia erano presenti la Croce Rossa, il pronto soccorso, l'ospedale da campo, l'artiglieria, il centro di sussistenza e di polizia, gli uffici comunali. Anche la statua di S. Maria a Fiume e il quadro dell'Addolorata, conservato a S. Nicola, furono trasferite nel convento passionista, a seguito dei bombardamenti che colpirono le due chiese. “Sembrava che in quelle tragiche giornate alla Badia battesse il cuore di tutta Ceccano.” In una cappella sul lato sinistro della chiesa è custodita l'urna del Beato Grimoaldo Santamaria, morto alla Badia nel 1902 e beatificato in S. Pietro il 29 gennaio del 1995. Nel convento ha sede la biblioteca del Ritiro di S. Maria di Corniano, comprendente 10.240 volumi e opuscoli, tra opere antiche e moderne.
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Castel Sindici

E’ un’elegante costruzione del XIX secolo in stile neogotico commissionato dal Cavaliere del Lavoro Stanislao Sindici, inizialmente finalizzato alla conservazione del suo pregiato vino bianco “Castel Sindici”. Tuttavia con il tempo la dimora divenne una raffinata residenza, visti i numerosi ospiti illustri frequentanti la famiglia (tra i quali anche Gabriele D’Annunzio), circondato da un grande parco di tre ettari con numerose specie arboree.
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Piazza XXV Luglio

Anticamente chiamata "Piazza degli Turròn" (Piazza del Torrione), nel 1870 fu denominata Piazza Vittorio Emanuele II. Nel 1931 vi fu eretta la fontana in onore dei Caduti del 1915-18 e dopo la Seconda Guerra Mondiale cambiò il nome in quello attuale, a ricordo del giorno in cui cadde il Regime Fascista. Adiacente a Piazza XXV luglio si trova Piazza della Lotta, famosa in passato perché vi fu piantato l' Albero della Libertà. Si trattava di un palo sormontato dal berretto frigio rosso e decorato con bandiere, un simbolo dell'ideologia liberale repubblicana CHe veniva usato durante le cerimonie civili. Fu ideato dai rivoluzionari francesi e arrivò in Italia durante la Repubblica Romana nel 1798. Oggi la piazza è chiamata Largo Tommasini, in onore del deputato Pietro Tommasini, fondatore a Ceccano del Monte di Pietà e della Cassa di Risparmio Tommasini.
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Palazzo Gizzi

Ubicato in Piazza XXV Luglio, venne fatto costruire da Nicola Gizzi, erede di una delle famiglie più importanti di Ceccano. Dalla loggia del palazzo il famoso Cardinale Tommaso Pasquale Gizzi teneva le prediche per la festa del Patrono e quelle della sera del Venerdì Santo.
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Piazza Municipio e Palazzo Ageletti Antonelli

La piazza è circondata da Palazzo Angeletti Antonelli, dalla Chiesa di San Sebastiano e da una delle antiche porte d’accesso all’antico borgo. E’ arricchita, inoltre, da una bella fontana ottocentesca e da un’imponente parete di roccia calcarea al di sotto della quale è posta un'epigrafe commemorativa di Oreste Sindici, illustre ceccanese che compose la musica dell'inno nazionale colombiano nel 1887. Un'altra epigrafe ricorda Luigi Mastrogiacomo, ceccanese ucciso dai tedeschi nella strage delle Fosse Ardeatine il 23 marzo 1944. Palazzo Angeletti Antonelli è oggi sede dell'amministrazione comunale e della biblioteca. Venne costruito nel XVI secolo dalla famiglia Angeletti, proveniente dalla nobiltà romana. Il palazzo, insieme con le proprietà della nobile famiglia, nel XIX secolo fu acquistato dal principe Poniatowski, discendente del re di Polonia Stanislao II Augusto. Alcuni anni dopo il principe lo cedette al conte Domenico Antonelli. La struttura è costituita da un insieme di più edifici e il piano terra è caratterizzato da resti di costruzioni più antiche, tra cui archi di sostegno medievali. Sul retro è possibile visitare la villa comunale, anticamente parco signorile del palazzo e tipico esempio di giardino all'italiana. All'interno, nella sala consiliare, è conservato un mosaico a tessere bianche e nere scoperto nel 1924 a Santa Maria a Fiume insieme ad un secondo, oggi conservato nel Museo Nazionale Romano. Nel mosaico è visibile un’iscrizione che attesta la denominazione Vetusculani per indicare i Fabraterni Veteres.
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Piazza Vecchia

Antica piazza su si affacciavano il Palazzo del Comune, varie botteghe, la spezieria e la loggia della chiesa di San Giovanni Battista, sotto la quale si tenevano i consigli cittadini. Un tempo vi era ubicata la fontana che si trova oggi sulla scalinata di Via Mura Castellane. Dalla piazza si può accedere al caratteristico vicoletto medievale Stretta Criscio.
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Collegiata di San Giovanni Battista

La chiesa di San Giovanni Battista, uno dei primi Santi venerati nella città, fu edificata su antichi resti, tuttora visibili, di mura poligonali. Nella chiesa originaria la facciata e l'ingresso principale, anticipati da un loggiato, erano rivolti verso Piazza Vecchia ma nel corso dei secoli la struttura è stata posta a diversi rimaneggiamenti che hanno completamente modificato le caratteristiche originarie.
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Piazza San Pietro

La piazza ospita un monumento ai caduti della Seconda Guerra Mondiale, dove un tempo sorgeva la settecentesca chiesa di San Pietro Apostolo, rasa al suolo durante i bombardamenti americani e della quale rimangono i ruderi delle fondamenta. Sulla piazza si affacciano anche le mura poligonali dell’antica Fabrateria, costruite con massi di roccia calcarea tagliata direttamente dalla sommità della collina intorno al VI-V sec. a. C.
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Casa palaziata ''Domenico Gizzi''

Il palazzo settecentesco fu costruito per volere di Domenico Gizzi, celebre cantante “evirato” con straordinarie capacità vocali e compositore di primo piano del panorama artistico e musicale italiano del periodo. Le sue doti musicali lo portarono a ricoprire prestigiosi incarichi: Musico Soprano presso la Reale Cappella di Napoli, Sopranista della Reale Cappella del Tesoro di San Gennaro, interprete stimato nei maggiori teatri italiani (Napoli, Venezia, Roma) e a lavorare a fianco dei principali artisti del tempo. Si dedicò anche all'insegnamento, istituendo nel 1720 a Napoli una scuola di canto nella quale si formarono artisti di grande spessore.
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Chiesa di Santa Maria a Fiume

La chiesa sorge in un’antica area utilizzata dagli antichi, probabilmente come luogo di riposo e villeggiatura, come è riscontrabile da diversi ritrovamenti. L'iscrizione dell'imperatore Adriano (76-138), ancora presente all'interno della chiesa, parlerebbe appunto di una ricostruzione di un edificio pubblico, con tutta probabilità un edificio termale, grazie alla presenza del fiume e delle acque sulfuree, come dimostrano anche recenti ritrovamenti. Durante il periodo romano la chiesa prende forma probabilmente da un preesistente edificio pagano. Il campanile è databile al XII secolo e presenta uno stile diverso rispetto al resto della chiesa, probabilmente perché costruito in un momento diverso. Si ipotizza infatti che in un primo momento fosse staccato rispetto all’edificio. Tra il 1170 e il 1196 la Chiesa viene modificata dal cardinale Giordano e dal nipote Giovanni della famiglia De Ceccano, ampliandola e invertendone l’orientamento. A metà del XIII secolo il cardinale Annibaldo De Ceccano, che amava molto questa chiesa, la abbellì dandole una caratteristica forma a T. Tuttavia, il 26 gennaio 1944 Santa Maria a Fiume fu completamente rasa al suolo da un bombardamento anglo americano e molte delle splendide opere custodite al suo interno andarono distrutte. Il nuovo santuario fu ricostruito ex novo utilizzando i materiali ricavati dalle macerie e riaperto al culto il 26 luglio del 1958.
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Palazzo Gaetano Latini

L’antico palazzo, appartenente alla nobile famiglia dei Leo, ospitò il patriota Gaetano Latini, che durante i moti del 1848 si arruolò ai volontari italiani ricevendo la medaglia d’argento al valor militare per la sua dedizione. In seguito all'arresto e alle rivelazioni sotto tortura di un cospiratore, molti patrioti, tra cui lo stesso Latini, furono imprigionati e condannati a morte, pena tramutata dall'Imperatore d'Austria in carcere duro. Ma Gaetano Latini potè commutare la pena in domicilio coatto grazie all’intervento di Papa Pio IX, visto che Latini aveva sposato la nobildonna Apollonia Berardi, sorella di Mons. Giuseppe Berardi di Ceccano, personaggio molto influente nella Curia Romana. Il 2 novembre del 1861 Latini fu ferito alla testa con un colpo di fucile partito, si presume accidentalmente, durante la pulizia dell'arma che era in mano al suo amico Giuseppe Luzzi. La famiglia del patriota, in realtà, pensò ad una punizione impartita dai compagni marchigiani, convinti che Latini si fosse asservito al Papa. Quale che fosse la causa, la ferità gli comportò la totale cecità e all’età di 74 anni, morì. Le sue spoglie riposano nella Cappella Latini del vecchio cimitero di Ceccano e un epitaffio lo celebra come eroe del risorgimento italiano.

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