CASTELLO D'ARGILE - PIEVE DI CENTO

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Storia

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Castello d’Argile

Le prime notizie storiche certe in merito ad un nucleo abitato noto come Fundo Argele risalgono alla metà del X secolo, e precisamente all’anno 946, quando il luogo risulta tra i beni donati da un marchese al Vescovo di Bologna. Prima di quella data è presumibile che la zona sia stata abitata in epoca romana ed in seguito proprietà dei duchi di Modena per un periodo non ben definito. Tra il 946 e il 1223 Argele fu proprietà del Vescovo di Bologna, dopodiché venne sottoposta alla giurisdizione del Comune di Bologna. Alla metà del Trecento il borgo di Argele, ubicato a circa mezzo chilometro più ad ovest dell’attuale, venne distrutto dalle truppe viscontee in avanzamento per la conquista di Bologna. Nel 1380 esso venne ricostruito in forma di castrum, ovvero di castello fortificato, circondato da palancato in legno e fossati, con due porte e relativi ponti levatoi per l'accesso. Alla sua realizzazione intervenirono due dei migliori architetti bolognesi dell’epoca, Lorenzo da Bagnomarino e Berto Cavalletto. In quegli anni Castello d’Argile venne designato anche come sede di Vicariato, con giurisdizione sulle confinanti comunità di Argelata (che comprendeva anche Venezzano), Bagno e Volta Reno. Nella seconda metà del XV secolo l’attuale frazione di Venezzano si separò da Argelata ed acquisì una sua autonomia di Comune, pur rimanendo nell’ambito del Vicariato di Castello d’Argile. Il Quattrocento fu un periodo molto turbolento per la zona, caratterizzato dal passaggio di truppe e teatro di battaglie. Nella seconda metà del secolo i Bentivoglio si imposero come Signori di tutto il bolognese. Nel 1513 Bologna e il suo contado passarono allo Stato Pontificio. Seguirono secoli contrassegnati da altre incursioni e distruzioni, oltre alle rovinose rotture del fiume Reno. La zona si impoverì velocemente e andò spopolandosi. Nel 1796 allo Stato della Chiesa subentrò il governo napoleonico. Il comune di Argile venne sottoposto a diverse giurisdizioni, tutte comunque nell’ambito del Distretto di Cento e Pieve. Dopo un periodo di appartenenza ai comuni di San Pietro in Casale (1818 - 1820) e di San Giorgio di Piano (1820 - 1828), nel 1828 nacque ufficialmente il Comune di Castello d’Argile che nel 1861 si unì al resto del territorio nazionale.
 
Storia

Pieve di Cento

Le prime notizie certe in merito ad un insediamento presente nell’attuale territorio di Pieve di Cento risalgono all’VIII e IX secolo d.C. La zona si presentava allora ricoperta di paludi, ricca di valli da pesca e segnata dal corso del fiume Reno. L’antico nucleo abitato si formò sul luogo dove oggi sorge la Collegiata di Santa Maria Maggiore, mentre un insediamento più piccolo si costituì più tardi, poco dopo il Mille, attorno alla Chiesa di S. Biagio di Cento. In seguito i due centri si fortificarono, dotandosi di mura e organizzandosi in due borghi isolati l’uno dall’altro (Pieve e Cento), ma costituenti un’unica comunità dal punto di vista amministrativo, ovvero il Comune di Cento. Occorre attendere il 1376 per assistere alla nascita ufficiale del Comune autonomo di Pieve di Cento, costituitosi grazie al decreto del principe del Cento-pievese Bernardo de Bonnevalle, vescovo di Bologna, in seguito alle insistenti richieste dei Pievesi stessi. Qualche anno dopo, per contro, Cento ottenne il diritto di avere un fonte battesimale presso la sua Chiesa di San Biagio, anche se la completa autonomia ecclesiastica da Pieve fu raggiunta solo nel 1603. Nel 1381 i due borghi entrarono a far parte del territorio controllato dal Comune di Bologna, del quale seguirono le sorti e le vicende politiche. Ciononostante venne loro riconosciuta una larga autonomia e numerosi privilegi sia legali sia commerciali. Nel 1457 la grande rotta del Reno spostò l’alveo del fiume tra i due insediamenti, accentuandone maggiormente la divisione. Nel 1502 il territorio passò sotto la dominazione estense, quale dono di nozze di papa Alessandro VI Borgia alla figlia Lucrezia andata in sposa ad Alfonso I d’Este, duca di Ferrara. La signoria durò fino alla fine del XVI secolo, dopodichè subentrò il governo pontificio, al quale il Cento-pievese rimase legato per quasi duecento anni. Nel 1796 le truppe di Napoleone giunsero a Pieve e se ne andarono definitivamente nel 1814. Nel ventennio francese il territorio subì profonde modifiche: vennero eliminate quasi tutte le istituzioni ecclesiastiche, venduti i loro beni e distrutto o portato in Francia buona parte del patrimonio storico-artistico locale. D’altra parte, tuttavia, vennero istituite leggi e nuove istituzioni al servizio del cittadino, che costituirono la base del futuro ordinamento. Nel 1865 a Pieve venne fondata la Società Operaia di Mutuo Soccorso e, anni dopo, nel 1889, la Società Mutua Cooperativa fra braccianti, per dare lavoro ai contadini. Nel 1929 il Comune di Pieve di Cento entrava a far parte definitivamente della Provincia di Bologna.

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