CASTELFRANCO VENETO

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La storia

Le origini storiche di Castelfranco Veneto risalgono alla fine del secolo XII, quando il Comune di Treviso decise di fondare un borgo murato non lontano dal villaggio medievale di Pieve Nova. L’insediamento aveva caratteristiche innovative per i tempi: era sia castello che “borgo franco”, ovvero i suoi abitanti erano liberi da imposte e gabelle in cambio del servizio armato di difesa del luogo. Da qui l’origine del toponimo Castelfranco (l’aggettivo “Veneto” venne aggiunto secoli più tardi con Decreto Regio del 10 novembre 1867). La scelta del luogo su cui realizzare la fortezza non fu casuale: nacque dalla strategica collocazione geografica della zona, crocevia di importanti vie di comunicazione, ma anche presidio fondamentale per il controllo dell’espansionismo padovano e delle giurisdizioni feudali locali. Il borgo sorse su un territorio ospitante già una trentina di villaggi con i loro centri religiosi e civili, le loro pievi battesimali (di cui Godego era il riferimento arcipretale) e le cappelle filiali. All’interno di un contesto territoriale pienamente sviluppato, anche Castelfranco vide una certa crescita economica già a partire dall’inizio del XIII secolo, soprattutto ad est delle mura, in cui fu costruito un ospizio per i viandanti e i poveri. La rocca, a pianta quadrangolare, fu dotata di quattro torri angolari e un torrione merlato, collocato sul punto mediano della cinta muraria. Un sesta torre venne aggiunta sul lato meridionale della fortezza da Ezzellino III da Romano dopo il 1246, anno in cui lo stesso riuscì a strappare il controllo del Castello al Comune di Treviso. Castelfranco tornò di nuovo ai Trevigiani nel 1259, anno della morte di Ezzelino III. Diverse dominazioni si alternarono in seguito al governo del borgo: prima gli Scaligeri, che rimasero fino al 1339, poi il primo dominio veneziano, a cui si sostituì, nel 1380, il governo padovano di Francesco da Carrara, ed infine la seconda dominazione veneziana, estesa a tutto il territorio trevigiano a partire dal 1388. Il prolungato periodo di stabilità politica che l’ingresso nella Repubblica Veneziana garantì al Comune pose le condizioni per la nascita e lo sviluppo di una “civiltà di villa”, il cui apice si manifestò nel corso del Cinquecento. Diverse famiglie patrizie veneziane, infatti, intrapresero importanti investimenti fondiari nella Castellana e, in particolare, i Corner a Poisolo e Sant’Andrea nel 1358, i Soranzo nell’omonima località (precedentemente conosciuta come il villaggio medievale di San Colombano) a partire dal 1317, i Barbarigo e gli Emo a Fanzolo; i Renier a Castello di Godego nel 1379 e i Priuli a Treville nel corso del ’400. La tranquillità politica venne interrotta dallo scoppio della guerra di Cambrai nel 1509, durante la quale il Castello fu occupato dalle truppe tedesche dell’imperatore Massimiliano, poi riconquistato, per ben due volte, dai soldati della Repubblica di San Marco e, infine, assediato dalle truppe francesi. Questi avvenimenti misero a nudo l’obsolescenza militare e difensiva della fortezza, non più in grado di contrastare l’utilizzo massiccio dell’artiglieria e le moderne tecniche di assedio. Per tale motivo, la rilevanza strategica di Castelfranco si ridusse progressivamente e dalla fine della guerra, nel 1517, il paese si indirizzò verso la crescita economica, incentrata soprattutto sul mercato degli animali e dei cereali, e urbanistica. Relativamente a quest’ultimo settore, furono realizzate molte opere pubbliche, tra cui la costruzione del Duomo di San Liberale, iniziata nel 1724 e affidata all’architetto Francesco Maria Preti e l’apertura dei cantieri per il Teatro Accademico (1754), progettato anch’esso dal Preti. L’invasione della Serenissima nel 1797 da parte degli eserciti francesi e austriaci segnò la fine di un periodo di pace e prosperità e anche la popolazione di Castelfranco fu costretta a subire requisizioni, violenze e angherie dalle truppe straniere, che trasformarono la città in un campo di battaglia. Dopo che nel maggio dello stesso anno Napoleone istituì la Municipalità democratica, Castelfranco, con la firma del Trattato di Campoformio, passò sotto il controllo austriaco, nuovamente interrotto nel 1805, quando, il Comune, entrò a far parte del napoleonico Regno d’Italia, rimanendovi fino al 1814. A partire dal 1866, con l’ingresso nel Regno d’Italia, le sorti politiche di Castelfranco seguirono quelle del Veneto. Su iniziativa del sindaco conte Francesco Revedin cominciò un’importante fase di riqualificazione urbanistica come la costruzione della stazione ferroviaria (1877), il passeggio e i giardini pubblici sul versante orientale delle mura (1865-1869), il monumento a Giorgione (1878), la nuova sede municipale e le nuove scuole elementari (1883). Con la partecipazione dell’Italia alla Grande Guerra, Castelfranco subì gravi danni, dovuti soprattutto ai pesanti bombardamenti che colpirono diverse zone del paese, tra cui l’area della stazione ferroviaria. Quest’ultima, data la sua rilevanza strategica per il sistema ferroviario veneto, venne presa di mira anche nel corso della Seconda Guerra Mondiale e nuovamente, sottoposta a duri bombardamenti, i quali terminarono il 29 aprile 1945 con la liberazione della città da parte di colonne alleate.

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