CARPENEDOLO

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Il Campanile

Il campanile ebbe al momento della sua costruzione il nome di Torre Nuova, sostituiva infatti il vecchio campanile demolito nel 1720, e che sorgeva a nord della chiesa parrocchiale, vicino alla Cappella dell'Immacolata. Fu eretto su un'area di proprietà privata a partire dal 1726, per iniziativa della Comunità, che aveva nominato un'apposita commissione per la scelta del luogo, e per merito delle generose offerte dei Carpenedolesi, come risulta da manoscritti conservati nella Fabbriceria Parrocchiale. L'opera, in stile barocco, venne costruita su progetto dell'architetto lonatese Paolo Soratini, proprio di fronte alla chiesa parrocchiale, da cui è separato da una piazzetta lastricata. Fu terminato nel 1736. Ancor oggi il campanile si erge maestoso, ben quadrato, proporzionato alla chiesa e raggiunge l'altezza di metri 66 (fra i più alti della provincia di Brescia). L'iniziale cupola in bronzo, opera di un certo Piamarta di Brescia, bruciata nel 1975 perché colpita da una fulmine, venne sostituita l'anno successivo. Alle varie riparazioni ha provveduto fin dall'inizio la Comunità. Le quattro campane di cui era dotato inizialmente, furono sostituite nel 1843 dalle nove attuali, fuse da Innocenzo Maggi di Brescia. Esse riportano sulla loro superficie esterna, oltre al nome del fonditore, motti latini, santi in gloria e scene del Nuovo Testamento.
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La Torre Vecchia (Torre di Carpenedolo)

Sul monte Rocchetta si erge la bruna e quadrata torre merlata che, insieme a resti di possenti mura, testimonia la presenza nel paese di un castello in epoca medioevale. Il Castello fu edificato intorno all'anno Mille, come documenta una pergamena del 1043 conservata nell'Archivio Vaticano, che attesta che a Carpenedolo sorgeva un castello con torrione. La tradizione locale riferisce che il castello fu eretto dalla famiglia Poncarale, una delle più potenti casate bresciane di parte guelfa, e ciò è confermato anche da indicazioni trovate in pergamene vaticane e ambrosiane. Il maniero dominava l'estesa pianura a sud e ad ovest; lo fronteggiavano altri luoghi ben muniti: Montichiari, Lonato, Castiglione. Ai piedi del colle sorgevano case modeste, situate a semicerchio, dai servi della gleba. Nel 1237, anno della discesa in Italia di Federico II, il castello fu assalito e distrutto da truppe reggiane ghibelline. La torre fu ricostruita nel XIV secolo sui resti della precedente ai tempi di Bernabò Visconti, contemporanea perciò alla Fossa Magna. L'attuale torre risale al 1650 e conserva tracce significative della torre medioevale nel muro interno orientale e nei due angoli ad esso adiacenti: tre corsi di sassi e due di mattoni. Nel 1917 la torre, con i ruderi del castello, è stata dichiarata monumento nazionale. Recentemente, verso fine 2006, un restauro ne ha rimesso in luce l'antico e possente splendore.
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Santuario della Madonna del Castello

L'opera, per concorde attribuzione, viene riferita al maestro architetto G.B. Marchetti, operante a Brescia e dintorni verso la metà del XVII secolo. Si accede alla chiesa per mezzo di un'ampia scalinata che sbocca su un sagrato pensile, circondato da un'elegante balconata, dalla quale lo sguardo si estende all'infinito sulla pianura circostante. La pianta del Santuario è di forma di due croci allineate; nel centro un gruppo di quattro semicolonne regge gli archi, sui quali poggia il tiburio poligonale con le finestre munite di timpano che proiettano luce all'interno, in ogni direzione per tutte le posizioni del sole. L'interno è definito dagli esperti un gioiello unico nel bresciano per la sintesi armonica di architettura, scultura e pittura. La disposizione a forma circolare della navata fa sentire il fedele accolto e partecipe. L'altare maggiore a ciborio è un tempietto, attribuito al comasco Solari, sorretto da quattro colonne cui poggiano altrettante statue rappresentanti le quattro virtù teologali. La chiesa magnificamente affrescata contiene due notevoli tele del Maffei: La natività di Gesù e La Visitazione di Maria Elisabetta alla Vergine.
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La Pieve Romanica di S. Maria in Carpino

La vecchia basilica dalle linee semplici e severe, di stile romanico assai primitivo e modesto, centro religioso e civile della rustica plebe che abitava nel circostante territorio, risale al secolo V o VI, quando al culto pagano subentrava lentamente il culto cristiano. All'esterno è ben visibile la composizione del muro semicircolare in pietra di Botticino, con massi di maggiori dimensioni alla base, lavorata e tagliata nelle forme dello stile romanico primitivo. Sul fondo vi sono tre sottili finestre a strombatura e centinate, tramezzate all'esterno da lesene leggermente sporgenti dal confine semicircolare. Interessante è quel che resta dell'affresco in facciata: si notano tracce della sinopia e delle incisioni eseguite sulla calce fresca per facilitare e sveltire l'opera del pittore. Nel 1966 fu demolita una piccola casa rustica, già sacrestia e abitazione del romito, che appoggiava al muro meridionale della chiesa, sul quale sono ancora visibili gli innesti delle travature del tetto demolito. Le pareti laterali recano sotto l'intonaco affreschi parziali; essi indicherebbero che, prima dell'erezione degli attuali pilastri, il tetto fosse sostenuto da capriate. All'interno due quadri rappresentanti San Luigi e l'Annunciazione, restaurati nel 1993 da Raffaella e G. Paolo Zuliani, bresciani di scuola fiorentina.
 
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Chiesa Parrocchiale

La chiesa parrocchiale intitolata a San Giovanni Battista fu costruita nei secoli XVII e XVIII. L'edificio è ad una sola navata, di vaste proporzioni ed altezza, a croce latina. La facciata attuale risale ai primi anni del XX secolo. Al suo interno è presente una pala raffigurante la natività di San Giovanni Battista che con i suoi 80 metri quadrati di superficie, ricopre gran parte dell'abside della chiesa. Quest'opera di pregevole fattura risale al XVIII secolo ma sebbene si siano fatte numerose ipotesi, risulta ancora di autore ignoto. Sugli altari laterali si possono ammirare tele recentemente restaurate: Il martirio di San Bartolomeo, patrono della città, del Maffei; L'ultima cena e San Francesco che riceve le stimmate di F. Zugno, Il Martirio di San Lorenzo di Gandin il Vecchio. Oltre a queste opere bisogna ricordare come le pareti, le volte e la cupola siano tutte interamente affrescate. Di notevole pregio è inoltre l'organo, un Serassi risalente al tardo '800 e restaurato verso la fine degli anni '90.
 
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Chiesetta di S. Pietro (San Gottardo)

L'antichissima chiesetta di S. Pietro è situata nella zona campestre della periferia del paese, a poca distanza dalla strada per Calvisano. Si può presumere che la sua costruzione risalga all'anno 974, come risultava da una piccola lapide, ora scomparsa, ritrovata durante lavori di sistemazione della piazzetta antistante. Il titolo di S. Pietro rimanda ad altre chiese bresciane ugualmente denominate, sorte sui possedimenti del monastero di S. Pietro in Monte di Serle, esistenti anche a Carpenedolo in epoca medioevale, passati poi al vescovo di Brescia. In più di mille anni di storia, la chiesetta ha subito parecchie ristrutturazioni e oggi porta il segno della sovrapposizione di vari stili. Sulle pareti laterali interne spiccano pregevoli affreschi quattrocenteschi, il cui restauro è stato completato nel 2001. Sebbene tale chiesetta sia intitolata a San Pietro, è conosciuta anche con il nome di chiesetta di San Gottardo, poiché situata in una località avente il medesimo nome.
 
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Palazzo Deodato Laffranchi

In facciata porta ancora la scritta "OSPEDALE" il bel palazzo ora sede di alcuni uffici comunali e spazio privilegiato per attività culturali, mostre, concerti e rassegne teatrali, nonché del museo permanente di Ugo Adriano Graziotti. La sua storia pubblica iniziò il 14 aprile 1635, quando morì Deodato Laffranchi e nel suo testamento lasciò scritto: «Voglio, lascio, ordino e comando sia eretto un ospitale nella terra di Carpenedolo, quale abbia a durare perpetuamente a beneficio e comodo dei poveri infermi, nel quale siano alloggiati, alimentati, medicati e serviti, con le entrate che ci caveranno de' i miei beni; e in caso non vi siano infermi che spendessero tali entrate siano in detto ospitale allevati e nutriti orfanelli». L'ospedale ebbe così la sua sede nella casa del Laffranchi situata in via Tre Ponti (il tratto della Fossa Magna che scorre da via Zanardelli a via Baronchelli era a cielo aperto e attraversato da tre ponti) nello stesso luogo ove ora sorge l'edificio che ha ottenuto l'attuale immagine architettonica dopo i vari interventi di ristrutturazione tra il 1858 e il 1900. Con il passare degli anni vi fu un crescente aumento dell'attività ospedaliera specialmente rivolta alle donne e con l'offerta alla popolazione di molti servizi medici e paramedici. Nel 1970 cessò di esistere l'Ospedale di Carpenedolo "Infermeria Acuti" e prese il nome di "Casa di riposo di Carpenedolo". Negli anni successivi sorse l'Ente Casa di Riposo "Santa Maria del Castello" che, grazie ad un lascito, progettò e realizzò la nuova sede della casa di riposo sul monte Paletta. Nel 1995 iniziarono una serie di radicali lavori di ristrutturazione del palazzo che portarono nel 1999 alla riconsegna alla cittadinanza con una solenne cerimonia; il palazzo, (ora doverosamente intitolato a Deodato Laffranchi), ospita attualmente, una serie di alloggi per anziani, Biblioteca Comunale, ufficio Cultura, Pubblica Istruzione, Servizi Sociali.
 
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Palazzo Tommaso Caprioli

Antico palazzo risalente al 1500, e abitato per lungo tempo dalla famiglia Caprioli, diviene nel '900 palazzo pubblico. È prima sede del Municipio Comunale per poi passare a scuola media e elementare. Verso gli anni '80, con la costruzione di una nuova scuola elementare, viene adibito ad utilizzo culturale ospitando l'Accademia Musicale Vivaldi, la Corale Polifonica Ars Nova, Nel 2005 viene intrapresa una radicale opera di ristrutturazione durata due anni, la quale ha portato alla luce affreschi risalenti ai secoli scorsi. Ad oggi è stato rinominato il Palazzo della Cultura e ospita, oltre all'Accademia Musicale Vivaldi e alla Corale Ars Nova, anche il Corpo Musicale Carpenedolese, la Commissione Giovani e la sede della Pro Loco Carpenedolo.

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