CARPANETO PIACENTINO

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Cenni storici

Carpaneto Piacentino è il capoluogo naturale della Val Chero; sorge ai piedi delle colline sull’incrocio delle strade provinciali Piacenza-Lugagnano e Cadeo-Velleia. Dista 20 km da Piacenza e 13 da Fiorenzuola d’Arda ed è conosciuto per dato i natali a Edoardo Amaldi, celebre fisico italiano del XX secolo nonché membro del gruppo dei ragazzi di via Panisperna. Nel territorio di Carpaneto è stata attestata la presenza romana da tracce di centuriazione e da numerosi rinvenimenti archeologici (disseminati in varie località): tombe, tracce di lastricato, frammenti di oggetti da mensa in ceramica; nella frazione Badagnano fu rinvenuto un dolio di ragguardevoli dimensioni (ora conservato nell’antiquarium di Velleia). Il primo documento che cita Carpaneto è una Carta Longobarda del 25 settembre 758 e riguarda le vendite avvenute tra alcuni nobili longobardi di un appezzamento di terreno boschivo composto in prevalenza da “carpinus betulus”. La denominazione del luogo si trova inoltre in un testamento olografo del 7 luglio 801, conservato nell’archivio capitolare di Piacenza. Altro documento importante è un rogito di vendita su pergamena longobarda datato 25 novembre 816 relativo alla vendita di parte di una selva “in loco ubi dicitur Carpenetus” da parte di Gastaldo del fu Gautperto al vescovo di Piacenza, Podone (809-840). L’attuale stemma è rappresentato da una pianta di carpinus betulus, essenza assai diffusa un tempo in questa zona ed è stato riconosciuto ufficialmente il 26 novembre 1931 dal Re d’Italia Vittorio Emanuele III, che decretò e riconobbe al Comune di Carpaneto il diritto di far uso di questo stemma comunale e dispose che tale decreto fosse registrato alla Corte dei Conti e trascritto nei registri della consulta araldica e dell’archivio di Stato. Dal XV secolo all’inizio del 1900, il castello di Carpaneto è stato proprietà della famiglia Scotti Douglas di Vigoleno la quale, per motivi difensivi e per ambiziosi progetti espansionistici, rinforzò le difese del castello con un paramento murario scarpato in laterizio con merlatura guelfa munito di quattro poderose torri angolari circolari e di una largo fossato circostante. Dopo la morte violenta, avvenuta nel 1521 ad Agazzano, del conte feudatario Pier Maria Scotti, detto “il Buso” per la velocità e la destrezza con cui riusciva ad infilzare con la spada i suoi nemici, il borgo decadde. Insieme a Diolo e a Vigoleno, Carpaneto fu elevato a marchesato da Ranuccio I Farnese nel 1606 in favore di Cesare Maria Scotti e alla famiglia Scotti il castello rimase fino al 1908, anno in cui fu venduto al Comune. In esso presero ufficialmente stanza, oltre agli uffici comunali, anche la scuola elementare, la Pretura ed alcune attività commerciali. Solo da alcuni decenni l’edificio è adibito esclusivamente ad attività amministrativa del Comune. Nel palazzo si conservano le sole aeropitture murali realizzate nel 1934 dal pittore futurista piacentino BOT (Barbieri Oswaldo Terribile) nel salone a lui dedicato al piano superiore nel 1934 e ultimamente restaurate. Di tutti i dipinti, svolti sui temi riguardanti la guerra e l’industrializzazione, solo quelle del lato est, raffigurante la Marcia su Roma, venne ricoperto dopo la seconda guerra mondiale per evidenti ragioni politiche. Le pareti dello scalone d’accesso furono affrescate nel 1937, su commissione del Podestà Carlo Nazzani, con tre dipinti di cui due (metri 5x4 ciascuno) ricordavano l’Impero mentre il terzo (metri 2x1,50) raffigurava una prosperosa Donna Italica. I lavori di recupero e restauro conservativo dell’antico palazzo hanno restituito al Castello la vetusta bellezza e la maestosa possanza.

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