CARATE BRIANZA

Cambia Comune

Storia

Storia

Cenni Storici

Le origini storiche di Carate Brianza datano al periodo neolitico, come ha testimoniato il ritrovamento, nella valletta della Brovada, di massi erratici di serpentino, su cui erano incisi incavi semisferici, detti “coppelle”, attualmente conservati presso il Museo Archeologico di Milano. Sebbene non esistano numerose tracce della presenza romana, è molto probabile l’esistenza sul territorio comunale di alcuni insediamenti, dimostrata, peraltro, dalla scoperta, nei pressi della Cascina Peschiera, di un sarcofago scavato nel serizzo e risalente al basso impero. Relativamente al toponimo comunale sono state avanzate diverse ipotesi: secondo alcuni studiosi, esso deriverebbe dal nome personale romano “Carus”; per altri, invece, dal termine latino “quadra pietra”, in riferimento ai ceppi estratti dal burrone del fiume Lambro per le costruzioni; per altri ancora, l’origine sarebbe da ricercare nella forma dell’abitato a centuria quadrata (“quadratae”), ricorrente laddove vi erano strade che collegavano varie linee di centuriazione. Sembrerebbe convalidare questa ipotesi il fatto che, in epoca romana, Carate, costituisse con tutta probabilità un punto di confluenza di varie strade minori. Stando alla tradizione locale, il borgo sarebbe divenuto, durante il dominio longobardo, il centro favorito della regina Teodolinda, che vi avrebbe eretto una villa e una torre, poi divenuta il campanile della Chiesa dei SS. Ambrogio e Simpliciano. E’ certo che dopo il X secolo, Carate fu dotato di strutture difensive contro gli attacchi delle popolazioni barbariche, assumendo la fisionomia di un borgo protetto da cinta muraria, collocato sull’area dell’attuale Villa Cusani-Confalonieri. Anche Costa fu munita di un “castrum”, di cui lo stesso toponimo sarebbe una deformazione. Tra il IX-X secolo, fu eretta la basilica di Agliate, forse per volontà dell’arcivescovo milanese Ansperto da Biassono, la famiglia del quale assunse il cognome di Confalonieri grazie al privilegio concessogli di portare il gonfalone della chiesa ambrosiana. La basilica fu affidata ai Confalonieri e divenne chiesa battesimale, ottenendo, in qualità di pieve, la giurisdizione su Agliate, Verano, Carate e Costa. Questa pieve, insieme ad altre undici, faceva parte della Martesana, territorio del contado di Milano fino al XII secolo, quando divenne contado autonomo. A quell’epoca risale la sua organizzazione territoriale in Martesana di mezzo, gravitante su Cantù e comprendente anche Agliate, e Martesana verso l’Adda, gravitante su Vimercate. Tale suddivisione rimase pressoché invariata nelle sue linee fondamentali fino al Settecento. Il Medioevo fu contrassegnato dalla diffusione del messaggio cristiano: secondo Goffredo da Bussero, nel 1289 esistevano a Carate ben cinque chiese: Sant’Ambrogio, San Simpliciano, San Michele, Santo Stefano, San Sisino e San Salvatore. Ad esse si aggiunsero due comunità di Umiliati, i quali, perfezionando la lavorazione della lana, fondarono dei veri monasteri-opifici, nonché alcune istituzioni benefiche, tra cui l’”Hospitale di Carate”, nato forse nel XIII secolo per volontà del beato Pietro Zappelli. Sempre in epoca medievale Agliate e Carate furono coinvolte negli scontri tra Federico Barbarossa e i Comuni, durante i quali il castello di Carate sarebbe stato distrutto dal Barbarossa nel 1162 e poi ricostruito nel 1167. Ad esso resistettero, invece, la pieve di Agliate e l’antica famiglia lombarda dei Da Carate, vassalli dei Confalonieri, rimanendo entrambe fedeli a Milano. Agliate continuò così a legare le sue sorti a quelle milanesi, essendo sottoposta dal 1257 al dominio dei Della Torre, usciti vittoriosi dallo scontro con i Visconti, appoggiati dai Confalonieri. Nel 1277 i Visconti, guidati dall’arcivescovo Ottone Visconti, strapparono ai Torriani il controllo del territorio comunale, riconfermando i Confalonieri alla testa della pieve di Agliate. Alla metà del XV secolo, il declino visconteo aprì la strada alla lotta per la successione, in cui ebbe la meglio la signoria degli Sforza. Nel mentre anche il panorama politico europeo era squassato dalla rivalità tra le grandi potenze, come la Francia e l’imperatore Carlo V. Sfruttando questa situazione, Gian Giacomo Medici creò una sorta di piccolo stato nel Comasco, comprendente anche l’alta Brianza. Anche dopo la sconfitta subita nel 1527 ad opera delle truppe spagnole di De Levya, mantenne saldo il suo dominio sul territorio. Tuttavia, poco tempo dopo, passò dalla parte di Carlo V, il quale riconsegnò, almeno formalmente, il Ducato milanese agli Sforza e il Medici fu obbligato ad abbandonare la Brianza per divenire marchese di Melegnano. Fu probabilmente in questo periodo che le mura di Carate furono distrutte, in applicazione a una clausola di pace del 1532. La dominazione spagnola (1535-1713) coincise con un periodo estremamente difficile per Carate, sconvolto dalla miseria e dallo scoppio di due epidemie di peste nel 1577 e nel 1629. Gli Spagnoli, inoltre, facevano frequente ricorso alla pratica dell’alienazione dei feudi, a causa della quale, nel Seicento, la pieve di Agliate fu ceduta, in feudo, ai Crivelli. Allora Carate era sede di una delle due istituzioni assistenziali presenti nella Martesana (l’altra si trovava a Vimercate). Dato il forte radicamento, anche patrimoniale, sul territorio, essa svolgeva funzioni solitamente di competenza comunale, ad esempio erogando servizi non strettamente sanitari (i malati, infatti, erano ricoverati presso l’Ospedale Maggiore di Milano, a cui l’istituto fu aggregato). Le istituzioni assistenziali, aumentate a tre nel Settecento (confraternita di San Rocco, luogo pio dei poveri e ospedale), furono poi ridotte a una. La dominazione degli Austriaci (1746-1796) coincise con la prima ripartizione organica del territorio milanese, a seguito della quale la pieve di Agliate entrò a far parte del distretto di Carate, a sua volta inglobato nella provincia di Milano. Le pievi, in periodo napoleonico, furono sostituite da dipartimenti, distretti e cantoni: quella di Agliate formò il cantone II del distretto di Monza, a sua volta appartenente al dipartimento d’Olona. Nella prima metà del XIX secolo, Carate ospitò il celebre giurista e filosofo Gian Domenico Romagnoli che, assolto dalle accuse di cospirazione, qui visse fino alla sua morte, ospite di Luigi Azimonti. Il cimitero di Carate conserva le salme di entrambe gli intellettuali. Dopo le guerre risorgimentali, a cui presero parte anche due nobili milanesi dimoranti a Carate, Giacomo Ciani e Giacomo Battaglia (caduto garibaldino), l’ingresso nel Regno d’Italia portò il declassamento del paese da capoluogo di distretto a capoluogo di mandamento, ossia semplice circoscrizione elettorale. Nel 1863 al toponimo comunale venne aggiunta la specificazione di Brianza per distinguerla da Carate Urio sul lago di Como, e nel 1869 furono accorpate a Carate, come frazioni, Agliate e Costa Lambro. Dalla seconda metà dell’Ottocento fino allo scoppio della guerra, il Comune fu dotato di importanti infrastrutture tra cui il tram a vapore che collegava Milano a Carate (1866), l’impianto di illuminazione pubblica elettrica, l’ospedale costruito grazie alle cospicue donazioni di alcuni caratesi (famiglie Vigano e Caprotti), la ferrovia Monza-Oggiono (1911) con la stazione di Carate-Calò. L’espansione del settore tessile e cotoniero e, più in generale, lo sviluppo economico che coinvolse il paese agli inizi del XX secolo, fu accompagnato da forti tensioni sociali, culminate negli scioperi del 1889 e del 1901. Essi furono peraltro sostenuti da Don Costante Mattavelli, fondatore nel 1901 della Lega cattolica tra operai e contadini, della Società Anonima Cooperativa di Consumo fra lavoratori e agricoltori e della Cassa Rurale di Depositi e Prestiti, tesa a migliorare le condizioni materiali dei suoi soci. Nel periodo fascista Carate venne dotata di altre strutture pubbliche, quali la torre dell’acquedotto, denominata anche Torre del Littorio (attuale Torre Civica), e la Casa del Fascio, opere in stile razionale dell’epoca. Durante le due guerre mondiali pure Carate pagò il suo tributo di sangue alla patria con vittime cadute in battaglia, fucilate o perite in campi di concentramento. Relativamente allo stemma comunale, esso raffigura uno scudo di forma sannitica sovrastato da una corona di mura merlate e suddiviso in senso orizzontale in due parti: nella zona inferiore si alternano tre pali neri e tre argentei, mentre nella parte superiore su fondo azzurro sono rappresentati due leoni d’oro che sostengono un anello dorato (antico stemma della famiglia Da Carate). La posizione è splendida; dal culmine della collina, il “bel dosso”, che dà il nome alla villa (il toponimo appare già, accanto all’ incerto disegno di una cappella, in una carta topografica del 1578) si domina la Valle Del Lambro e, a Nord, tutta la catena delle Prealpi. Già citata nello storico volume VILLE E CASTELLI D’ITALIA, LOMBARDIA E LAGHI (Milano 1907), la villa fu iniziata nella seconda metà del Cinquecento da Pietro Toso, fabbriciere della Basilica di Agliate, e fu ampliata e abbellita dal figlio Marco Antonio, uno dei dodici vicari di provvisione di Milano. Nel 1635, attraverso i nipoti di Marco Antonio Toso, la villa passò di proprietà a Carlo Pirovano e dai Pirovano, in seguito al matrimonio di Margherita Pirovano col Marchese Ludovico Busca, nel 1658 passò ai Busca, che la tennero per più di un secolo. Nel 1821, la Marchesa Luisa Busca Serbelloni fece aggiungere lo splendido Oratorio Neoclassico ,dovuto all’arte dell’architetto SIMONE CANTONI, meritevole ai giorni nostri della pubblicazione sul volume “SIMONE CANTONI ARCHITETTO”. Negli anni settanta dell’Ottocento, la Contessa Antoniola Busca Arconati Visconti e il marito Conte Andrea Sola, deputato al Parlamento, fecero restaurare ed ampliare la villa, un vero e proprio rifacimento; decisivo intervento per il risultato finale che oggi possiamo contemplare. Tramontata la fortuna dei Sola, Villa Beldosso, tra il 1938 ed il 1939, venne acquistata dal caratese Gino Galli; oggi il Beldosso appartiene alla figlia di Gino Galli e a suo marito Guido Lamperti, che nella nobile dimora, custodita con amore e rispetto, continua l’attività di antiquario, intrapresa dal suo fondatore.

Visita per

Scarica la App

Tutti i contenuti di ilmiocomune.it a portata di mano sul tuo smartphone!

Scarica l'app

Scopri i contenuti in mobilità con l'app completamente gratuita